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The Flaming Lips “American Head”

di | in: Primo Piano, Recensioni

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Etichetta: Bella Union
Brani: Will You Return When You Come Down / Watching The Lightbugs Glow / Flowers Of Neptune 6 / Dinosaurs On The Mountain / At The Movies On Quaaludes / Mother I’ve Taken LSD / Brother Eye / You n Me Sellin’ Weed / Mother Please Don’t Be Sad / When We Die When We’re High / Assassins Of Youth / God And The Policeman / My Religion Is You
Produttore: Dave Fridmann

 

“American Head” è la nuova avventura sonora dei Flaming Lips, che per il sedicesimo capitolo della loro discografia escono dalla bolla in cui si erano cacciati e si trasformano in un gruppo che non disdegna la forma canzone, anzi la persegue con romanticismo – meno giochi di prestigio, più normalità. Certo, avendo a che fare con Wayne Coyne e soci, si tratta di una normalità acida e sognante, condita da una disperazione trattenuta e dignitosa. Non è (soltanto) l’ennesima scorribanda nei territori rigogliosi di un’ostinata psichedelia, “American Head” è una riflessione sulla perdizione, sulla perdita e infine sulla morte. E’ un disco che scorre liquido ma lascia l’amaro in bocca. Il rifugio nelle droghe (basta scorrere i titoli per trovarne un ricco campionario) offre un punto di vista diverso per leggere una realtà brutale, ansiogena, avvelenata: quello che viene osservato e raccontato non è quasi mai piacevole. “We’re so high that we/Forget that we’re alive/As we destroy our brains/’Til we believe we’re dead/It’s the American dream/In the American head”, canta Wayne in At The Movies On Qualuudes, riassumendo in pochi versi il senso del disco. “Now all your friends are dead/And their ghosts/Floating around?your?bed”, canta in Will You Return When You Come Down, come in un commiato generazionale. In un lento riannodare un passato che dagli ovvi Beatles passa per i Pink Floyd finendo per autocitare i Lips di un paio di decenni fa (quelli di “The Soft Bulletin”, per intenderci), il disco regala melodie strepitose, che a volte danno la sensazione del già sentito senza che questo rappresenti un problema. Il piano langue dove la chitarra respira, mentre il basso rimane sullo sfondo; le orchestrazioni sono ricche come è giusto che siano. La cupa Assassins Of Youth e le avvolgenti Flowers Of Neptune 6 e At The Movies On Qualuudes, finiscono dritte nell’ideale best of del gruppo. Tutto molto zuccheroso, tutto piacevole e disturbante come una favola nera.

 

 

© 2020, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.


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26 Settembre 2020 alle 15:27 | Scrivi all'autore | | |

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