Organizzazione Covid nel Piceno: si investa in una strategia territoriale e dei pronto soccorso

Organizzazione Covid nel Piceno: si investa in una strategia territoriale e dei pronto soccorso

San Benedetto del Tronto, 2020-11-23 – Riceviamo e Pubblichiamo

“La Pandemia non sta salvando nessun territorio ma se dovessimo ragionare guardando indietro ne avremmo da dire moltissime. Iniziando dal perché sia stato scelto il Madonna del Soccorso come ospedale covid ( in tanti affermano che il Madonna del soccorso sia in grado di esprimere una organizzazikne di buona qualità); dal perché nella prima fase tutta la gestione tecnica covid  sia stata affidata al Mazzoni, producendo enormi problemi gestionali al Madonna del Soccorso, dalla macchina dei tamponi alla impossibilità di gestire un reparto di malattie infettive. In quel frangente la fase peggiore la vissero però i pazienti no covid perché mentre san benedetto era blindata, il Mazzoni viveva problemi di ricezione, tanto che di fretta e furia fu necessario riaprire a pieno ritmo il pronto soccorso di san benedetto ed a seguire, anche gli altri reparti. A gran voce chiedevamo, nel silenzio più assordante, un reparto di malattie infettive associato alla vicinanza di un pronto soccorso solo covid ( locali ex pronto soccorso al piano +1 ). Invece no, il Madonna del Soccorso doveva essere solo la manovalanza, la periferia, lo spoke di un hub non ben definito. Nel frattempo sono trascorsi oltre 7 mesi e a nostro parere, l’organizzazione non può essere improvvisata come in precedenza, soprattutto vendendo come panacea la trasformazione del Madonna del Soccorso a ospedale covid. Il covid “vive” in tutti gli ambienti, poi sta a noi saper gestire al meglio percorsi e protezioni individuali. La separazione netta di due pronto soccorsi, covid e no covid, con annessa sala per gestire i sospetti covid rappresenta la via maestra. Obiettivo tra l’altro spinto e raggiunto al pronto soccorso di san benedetto,  a suon di legale, incaricato dagli inf e medici del pronto soccorso di san benedetto. Ma i corridoi vanno separati nettamente dal transito dei pazienti, così come l’uso degli strumenti tecnologici. In 7 mesi si sarebbe potuto fare molto ma ragionando al presente ed in virtù di una curva infettiva piuttosto allargata, la gestione del paziente a domicilio, covid e no covid, rappresenterebbe un obiettivo da aggiustare ed in fretta, a favore di pazienti e lavoratori della prima e seconda linea.

Auspichiamo pertanto che la nuova giunta regionale si avvalga di un comitato tecnico in grado di sviluppare ciò che sino ad oggi non è stato fatto: 1) maggiore attenzione alle attività del pronto soccorso; 2) nuova progettualità di prevenzione e cura in ambito territoriale e domiciliare. “

Orgoglio Civico 

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