UniMc, la risposta del Rettore ad Officina Universitaria

UniMc, la risposta del Rettore ad Officina Universitaria

Carissime studentesse e carissimi studenti,

Voi ben sapete dell’attenzione e della cura che l’Ateneo e il Rettore rivolgono alla componente studentesca del corpo accademico e quanto costante e fruttuoso sia il nostro dialogo. Un dialogo basato sul rispetto reciproco, anche quando le posizioni si rivelano divergenti. Anzi, abbiamo considerato le differenze un valore su cui fondare e irrobustire il nostro percorso formativo e la nostra crescita durante gli studi universitari.

Comprendo l’esigenza di rappresentare la Vostra opinione in difesa degli ideali di laicità (dello Stato e dell’Università) ed è un bene che lo abbiate fatto anche con passione, con la stessa passione con cui scrivo a Voi, davanti ad un pensiero semplificato e culturalmente fragile in cui noi tutti ci siamo imbattuti.

La supponenza fideistica non aiuta al confronto e, in quanto tale, non richiede né smentite, né prese di posizione. Su quest’ultimo punto, rispetto al precedente episodio svoltosi in un’aula universitaria, è fuori luogo intervenire perché trattasi di una individuale espressione di pensiero, magari oltraggiosa, che va affrontata sul piano culturale.

Non possiamo cadere nello schematismo uguale e contrario del “boicottare la Chiesa dell’Immacolata”.

Non abbiamo bisogno di guerre di religione e non bisogna caderne in tentazione. Abbiamo bisogno di coesione e di fiducia reciproca. L’Università, e l’Ateneo di Macerata in particolare, è un luogo laico per definizione che non sopporta l’oscurantismo, ma lo oltrepassa, illuminandolo di proposizioni culturali inclusive, che, invece dell’altezzosità dogmatistica, ricorrono al dubbio e all’umiltà.

La fede religiosa non va sbandierata con vessilli o spirito crociato, quanto invece deve essere animata dalla comprensione dell’altro e, in questo caso, dalla comprensione di quanto possa essere dolorosa per una donna la scelta di abortire, ancorché la legge lo consenta.

Carissime studentesse e carissimi studenti, capisco la Vostra indignazione e ne sono solidale.

Reagite, però, come raccomandava Tacito: “sine ira et studio”.

Con l’affetto di sempre,

 

il Vostro Rettore

Francesco Adornato

Come rappresentanti degli studenti e portatori di valori che la nostra associazione – Officina Universitaria –
incarna, è per noi doveroso prendere le distanze dai contenuti dell’omelia di Don Andrea Leonesi, avallati dal
vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, ripresi e condivisi da una docente della nostra Università, Clara
Ferranti, che ha già fatto parlare di sé nel 2017, guadagnandosi l’appellativo di “prof. dell’Ave Maria”, avendo
coinvolto un’intera classe in una preghiera collettiva e violando la laicità della comunità della quale fa parte.
La nostra denuncia oggi è a mezzo lettera indirizzata al nostro Magnifico Rettore, chiedendo una presa di
posizione necessaria e uno schieramento al nostro fianco.
Il paragone aborto-pedofilia e aborto-omicidio accendono un dibattito non ancora superato che vede al centro
le donne e le scelte sui propri corpi, di cui ancora non sembrano essere legittime proprietarie. Nessuna
argomentazione sarebbe comunque valida per provare a decriminalizzare un reato, perché di questo parliamo
se citiamo la pedofilia.
Don Leonesi, ergendosi a giudice supremo ed appropriandosi indebitamente delle parole dei Testi Sacri,
inneggia alla sottomissione della donna all’uomo, senza considerare che è pericolosamente alla base della
violenza di genere, da cui spesso scaturiscono quegli abusi da cui senza il diritto di aborto è impossibile
tutelarsi. Inoltre la lotta per la conquista del diritto di interruzione di gravidanza in Polonia viene
impropriamente citata come un esempio negativo da condannare. Questa “condanna” genera in noi l’effetto
opposto, convincendoci ancora di più a seguire la scia polacca, scendendo in piazza al fianco di “Non Una di
Meno” per rivendicare l’autodeterminazione femminile che le sopracitate becere affermazioni tentano di
annientare.
Invitiamo, pertanto, tutta la comunità studentesca e cittadina ad unirsi a noi in questa battaglia, volta a
denunciare un problema e una mentalità ancora troppo radicati.
Di seguito la nostra lettera aperta al Rettore dell’Università di Macerata.

 

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