Garanti e Sloganisti

Garanti e Sloganisti

Lo ricordo bene in quegli anni in cui, resosi conto che forse non faceva più tanto ridere a teatro, cercava una ‘nuova via’. Io ci andavo a sentirlo, al Palalottomatica di Roma che stava ad un passo da dove lavoravo.

Correvano il 2006 e il 2007 e montava l’interesse per l’”innovativo” Pietro detto Beppe che la ‘nuova via’ testava. Già ne aveva individuato il tracciato nel trasferimento teatrale degli innumerevoli spunti che la politica italiana concedeva giornalmente e nell’agire degli stessi personaggi politici di riferimento. Il successo teatrale gli arrise ma il frutto della tentazione ormai era là, pronto ad essere colto ed era una tentazione che superava a pié pari l’idea vincente del connubio politica-teatro comico per considerare l’evoluzione, extra-scenica, di riunire ed amalgamare e rendere catalizzante il numero più alto possibile di tutti quegli spettatori plaudenti nelle cavee italiane che lui imboniva. Serviva anche un Amico con cui far leva su quel pubblico e l’amico c’era. E cosi’, ecco che il Beppe ti lancia (e subito brevetta) un Blog che dispensa i comandamenti di un novello credere politico contrapposto alle negatività che evidenzia sulla scena; è cosi’, ecco che l’Amico ti lancia (e subito brevetta) una Piattaformatelematica su cui concretizzare il più importante dei comandamenti, la Democrazia Diretta (!), da estrinsecarsi attraverso votazioni sulla Piattaforma da parte degli iscritti al Blog. Due iniziative mica da niente, geniali… Ma di tutto cio’ ne ho già parlato in un recente scritto pubblicato in questo giornale (“Per aspera ad astra”).

Qui , invece, voglio meravigliarmi e sbalordirmi d’altro.

Il Beppe è riuscito senza meno a strapparsi da quelle sue radici teatrali originarie che, d’altra parte, lo stavano abbandonando ma , lo deduco dai fatti, non ha voluto scrostarsi di dosso i crismi fondamentali della teatralità in lui innata e sostanzialmente comica: l’ha ottimizzata a proprio vantaggio, il Beppe, quella comunicazione scenica, traslandola spesso in slogan. A partire dal notissimo e monolitico ‘Vaffanculo’ , fino ad incontrare anni dopo, per esempio, quel “ O noi o Renzi”, transitando quindi, sempre per esempio, per “ O Conte o morte” : purtroppo per lui , di questi slogan, non uno che si sia concretizzato nel medio-lungo.

Pero’ sono stati tutti slogan inizialmente pregnanti, converrete: che alle politiche del 2018 hanno concorso a persuadere ben un terzo della popolazione italiana votante! ma, a seguire, l’apporto comunicazionale persuasivo è apparso meno graffiante, più contenuto : alle europee del 2019, infatti, raggiunge solo il 17% di consensi e le ipotesi di proiezioni recenti a stento planano su un 15% ancor più preoccupante in presenza – non ci voleva! – di un’annunciata scissione interna dei blogghisti storici.

Qui serve un altro slogan subito-subito, deve aver pensato l’ex comico ormai da tempo divenuto il Garante di tutti i blogghisti da tempo consorziatisi in Movimento: là si parla con la stessa voce del Garante, uguagliandone e amplificandone il verso che molti scambiano per quello del grillo.

Serve un altro slogan subito-subito!, deve aver pensato e, giusto l’altro ieri o il giorno prima, eccolo servito:

E’ arrivato il momento d’andare lontano”.

Lo slogan è una brutta bestia. Lo slogan, prima o poi, puo’ venir denudato e messa in luce l’insipienza del contenuto cosi’ spesso nascosta dal suono armonico delle parole; puo’ venir scoperta la nullità del concetto trasmesso quando ne abbia uno ma spesso concetti non ha; puo’ venirne denunciato il tentativo di persuadere chi possegga poche capacità di discernimento, la comunicazione quasi sempre è subdola.

Ora, considerando l’”Idiota” come persona che riveli sconcertante stupidità, mentalmente rozza ed inabile (Treccani), sembra questi il soggetto prediletto dalla comunicazione sloganista?

Pero’, una volta nudo, lo slogan puo’ tradire anche lo sloganista che l’ha elaborato: nel caso del nostro Beppe, poi, la ripetitiva comunicazione sloganista è stata vieppiù massimizzata con contestualizzazioni scenico-teatrali eclatanti. Mi sovvengono ricordi, quasi dei flash-back! Prima del casco da astronauta, era lui che s’era messo in testa una corona di spine mentre passeggiava sulla spiaggia di casa? Era lui che s’era infilato una maschera da lupo in gomma a tutta testa? Era lui che aveva indossato un’identica maschera da tigre?

E poi, non era lui ad indossare sempre quei mascheroni di scena da anfiteatro greco antico?

Confesso un dubbio: questi ultimi, erano suppellettili o la naturale espressiva faccia del capo-comico stesso? ( FdA)

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