Movida Molesta: serve una “Città Educante”

Movida Molesta: serve una “Città Educante”

“Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, recita un proverbio africano molto noto e spesso citato.
In che modo è possibile considerare valido tale detto oggi, visto che i contesti in cui i ragazzi vivono sono più ampli e superano i confini territoriali di un villaggio?

Rachele Laversa

Al di fuori di scuola e famiglia oggi i ragazzi frequentano molto più di un tempo contesti sociali differenti, sia reali che virtuali; tuttavia il vero problema consiste nel fatto che questi non sono luoghi significativi dal punto di vista educativo.

L’adolescente ha diritto ad un ambiente che ne tuteli e sviluppi le potenzialità e le risorse; deve essere messo in grado di poter scegliere, di essere parte attiva del proprio sviluppo e di quello della comunità di appartenenza per il raggiungimento del più alto grado di salute e benessere possibile. Per questo ci vuole un “villaggio”, come recita il proverbio, ci vuole una Comunità educante in cui costruire un comune terreno di valori.

Ma il rischio che oggi possiamo correre nella città di San Benedetto del Tronto come nel resto del Paese è rappresentato dal fatto che la scuola e la famiglia offrono determinati modelli educativi agli adolescenti, mentre la città nella quale vivono non propone nulla per il loro benessere, non si prende cura di loro, non ascolta le loro esigenze e non colma i loro bisogni. Il non prendersi cura dei nostri giovani determina così il disagio sociale, che si manifesta in atti vandalici compiuti quotidianamente per le strade della nostra città e di cui ampiamente i giornali locali ogni giorno ci danno triste notizia; e tale desolazione misura la povertà educativa di cui spesso soffre la famiglia oggi, poiché abbandonata dalle istituzioni pubbliche. E’ troppo facile, infatti, di fronte ai fatti incresciosi relativi alla movida molesta prendersela con i genitori scrivendo che i ragazzi sono maleducati oppure cavalcando slogan scontati come “ma dove sono i loro genitori”.

Una efficace risposta al fenomeno della povertà educativa minorile invece dovrebbe essere una intera città educante che comprenda non solo la scuola e la famiglia, ma anche organizzazioni del Terzo settore, centri educativi privati, parrocchie, università: dev’essere insomma l’intera collettività a ruotare intorno ai giovani. Una comunità che cresca con loro, e non solo per loro; che educhi gli adulti del domani, ma che si faccia anche educare e cambiare da loro.

Per far nascere una città educante è necessario che l’Amministrazione Comunale coinvolga tutti i soggetti del territorio nei progetti, per riportare i ragazzi e le loro famiglie al centro dell’interesse pubblico: si comincia condividendo strumenti, idee e buone pratiche con cui sia possibile raggiungere l’obiettivo comune di migliorare le condizioni di vita di bambini e ragazzi, che diventeranno così non solo destinatari dei servizi, ma soprattutto protagonisti e soggetti attivi di iniziative programmate sostenibili nel tempo. Sarà fondamentale a questo punto anche individuare luoghi pubblici idonei, in grado di costituire l’infrastrutturazione educativa del territorio di riferimento e di offrire risposte organiche, integrate e multidimensionali.


Noi insegnanti e genitori di San Benedetto sentiamo il grido e la richiesta di aiuto che i nostri ragazzi ci stanno lanciando ogni giorno con i loro gesti “maleducati”, ma noi da soli non possiamo farcela. Spero lo senta anche il sindaco della nostra città, poiché non bastano solo le pur indispensabili e giuste (ma spesso disattese) misure restrittive adottate, relative al divieto di consumo di alcool a rendere i nostri ragazzi Cittadini.

San Benedetto sarà una città educativa solo quando riconoscerà, eserciterà e svilupperà, accanto alle sue  funzioni tradizionali (economiche, sociali, Politiche e di prestazione di servizi), una funzione pedagogica, ovvero quando assumerà una intenzionalità e una responsabilità circa la formazione, la promozione e lo sviluppo di tutti i suoi abitanti, a cominciare dai  bambini e dai giovani.


Una città educante non è tanto un singolo progetto, ma un modo di ripensare la città come luogo di relazione, d’identità, di memoria e di benessere collettivo, a cui tutte le sue componenti sono chiamate a contribuire. Ricostruiamo insieme quel “villaggio” che ci serve per far crescere i nostri giovani.

Il mio recente impegno politico a sostegno della Candidatura a sindaco di Paolo Canducci ha anche e soprattutto questo obiettivo, che sarà uno dei punti centrali della nostra proposta programmatica.

Rachele Laversa

RinasciMarche, Verdi e Civici

San Benedetto del Tronto, 2021-03-02

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