A 11 anni dalla scomparsa del candelarese Giovanni Gentiletti

A 11 anni dalla scomparsa del candelarese Giovanni Gentiletti

La famiglia offre al borgo natio di Candelara l’inedita scultura in rame la “Ruota della Memoria” per ricordare amore che artista aveva per questo paese e suoi abitanti

 

 

Candelara, 07 maggio 2021 – Sabato 8 maggio ricorre l’undicesimo anniversario della dipartita del maestro Giovanni Gentiletti. L’artista era nato a Candelara nel 1947 ed era orgoglioso dei suoi natali. Il padre Guido era uno dei tanti bravi falegnami del paese ed aveva realizzato anche le panche della chiesa. La mamma Elvira apparteneva alla famiglia Pucci; per contribuire al reddito famigliare faceva la cuoca a Cattolica, siamo nei difficili anni del dopo-guerra, quelli della ricostruzione. Giovanni ha abitato a Candelara fino all’età adolescenziale, quando la famiglia si è spostata a Pesaro, siamo negli anni Sessanta. Ma è rimasto sempre molto legato a questo territorio; qui aveva tanti amici, estimatori ed alunni.

Si era formato presso l’Istituto Statale d’Arte F. Mengaroni, di cui in seguito divenne uno stimato insegnante. La sua materia era “sbalzo e cesello” nella sezione “Arte dei Metalli” e dell’Oreficeria (prima di approdare a Pesaro è stato docente ad Ancona). La sua aula di insegnamento si contraddistingueva per l’ordine e la pulizia, che pretendeva anche dai suoi studenti. Lo spazio rispecchiava la sua personalità: infatti, amava molto la cultura tedesca, e spesso nelle gite di fine anno accompagnava le classi nella sua amata Germania. Era una persona tranquilla e rassicurante. Ricordo che durante il terremo del 1997, ci trovavamo nel suo laboratorio per la lezione; la statua di San Francesco posta di fianco alla cattedra iniziò a traballare innanzi al suo viso e lui, con serenità, si rivolse a noi dicendo: “state tranquilli, è solo una scossa di terremoto”, rassicurandoci che non sarebbe successo nulla. Così rimanemmo in classe finché il bidello si accorse fortuitamente di noi e ci intimò di uscire dalla scuola; eravamo l’ultima classe a lasciare l’edificio, ma eravamo tranquilli.

Sicuramente la soddisfazione professionale più grande del prof. Gentiletti è stata quella di essere scelto dal maestro Arnaldo Pomodoro tra gli insegnanti del Centro TAM (Trattamento Artistico dei Metalli) di Pietrarubbia, dal 1990 al 2008. Amava il contatto con i ragazzi, si impegnava con tantissime energie per cercare di stimolare la loro curiosità e li spronava a migliorare superando i propri limiti. Era l’unico insegnante di materie tecniche che, dopo aver guardato i tuoi elaborati grafici, ti diceva: “tu dovresti andare in biblioteca a guardare il catalogo di questo artista… troveresti motivi d’ispirazione”.

Ha avuto la soddisfazione di esporre le sue opere in numerose collettive in Italia; memorabili le sue monografiche al castello di Pietrarubbia ed a Palazzo Lazzarini di Pesaro. Tuttavia, con rammarico, raccontava che alle mostre d’arte non vedeva mai i suoi ragazzi (chi le visitava si poteva contare sempre sulle dita delle mani) e, per degli studenti di materie artistiche, questo comportamento era riprovevole ed incomprensibile. Era sempre molto contento quando qualcuno dei suoi ragazzi gli chiedeva di poter visitare il suo laboratorio in campagna, nella vallata dell’Arzilla, vicino alle Terme di Carignano. Dopo la visita all’opificio, con la spiegazione delle nuove opere, seguiva una passeggiata nel suo orto, del quale era orgoglioso, con piante aromatiche, ortaggi, frutti e le sue tartarughe. Poi spesso l’incontro si concludeva con la richiesta di aiutarlo a spostare qualche scultura pesante o bombola del gas. La visita era sempre un momento di festa e di condivisione d’idee, anche quando avveniva fortuitamente.

Il suo laboratorio è stato da alcuni definito felicemente una “fucina-studio”, e quello che colpisce è che, al contrario dell’aula scolastica, era pieno di materiale in lavorazione, scarti, opere finite o abbandonate, tanti libri, pieghevoli, manifesti, locandine ed inviti. Molti legni erano stati ereditati dalla bottega del padre Guido, e Giovanni li aveva trasformati in basamento per le sue opere scultoree, soprattutto per la serie degli aironi.

Dopo la sua morte, questa vecchia casa di campagna (trasformata in laboratorio di un moderno vulcano; che invece dei carboni ardenti usava la fiamma ossidrica per modellare e forgiare i metalli) viene avvolta per qualche anno dal silenzio; la polvere ricopre le sculture ed il tavolo da lavoro. Il giardino e l’orto, invece, continuano ad essere in produzione grazie all’amore dei familiari. In tempi recenti, con grande sacrificio economico, sistemano l’edificio, rifacendo il tetto ed alcuni serramenti. Segue la catalogazione e pulitura delle opere, in maniera da creare un percorso espositivo all’interno della casa per raccontare i diversi periodi artistici di Gentiletti. Nelle poche superfici libere delle pareti (dove non ci sono appese le sculture) trovano posto i manifesti e le locandine, i libri, le recensioni e gli articoli di giornale vengono raccolti in un piccolo archivio. Nasce un sito web, un punto proiezioni e la casa-laboratorio-museo immaginata dalla moglie Tullia e dalle figlie Daniela e Ilaria, con grande sacrificio si trasforma in realtà ed entra nel circuito dei Pesaro Musei.

In diversi luoghi pubblici della città di Pesaro si possono ammirare delle sue opere: nel 2006, nella rotatoria di via A. Cecchi viene installata al centro della grande fontana la scultura: “Nel vento del mito“, per ricordare Azzurra, la prima ed unica barca italiana a competere nell’America’s Cup a Newport nel 1983 e costruita nel Cantiere Yacht Officine di Pesaro. “La sorgente del viaggiatore” invece impreziosisce e caratterizza l’ingresso dell’Hotel Savoy. Nel marzo 2012 la famiglia dona alla Cattedrale di Pesaro il “Trittico dei Santi Decenzio e Germano” per accogliere, in una apposita teca, le reliquie dei due martiri e compatroni della città. Inoltre una sua opera impreziosisce l’ossario comune del cimitero comunale di Fiorenzuola di Focara

Tuttavia nel suo amato paese natio Candelara non c’è nulla che lo ricorda! Nell’estate 2005, in occasione della festa “Arti e Mestieri al Castello”, Gentiletti espose una sua grande scultura chiamata “Porta-Castello” del 2001, opera in seguito rielaborata ed oggi esposta nel giardino del suo laboratorio. Essa si caratterizzava per la presenza di elementi acuminati e terrificanti. Con questo portale, artista voleva riecheggiare lo storico rifugio dell’imperatore Federico II rifugiato a Candelara dal vescovo Stefano nel 1176. Codesta porta-scultura doveva secondo l’immaginazione di Giovanni: “intimorire i nemici e rendere inespugnabile il castello” e soprattutto palesare il suo amore per il borgo natale.

Per questo motivo, la famiglia di Giovanni, con grande generosità, ha palesato all’amministrazione comunale di essere ben contenta di esporre nel bel borgo quattrocentesco, che vuole trasformarsi in un museo a cielo aperto, una bella scultura del 2005, inedita, ritrovata recentemente e terminata negli ultimi dettagli secondo la volontà del maestro Gentiletti; il titolo dell’opera è: “Ruota della Memoria”. In collaborazione con il “Quartiere n. 3 delle Colline e dei Castelli” e la cittadinanza, si sta cercando il luogo migliore dove collocarla per poi richiedere gli opportuni permessi alla Soprintendenza competente. In tale maniera Candelara potrà completare l’offerta turistica non solo con la pieve quattrocentesca, la vanvitelliana Villa Berloni, ma anche con opere contemporanee come la grande scultura di Terenzio Pedini ed il piatto ceramico di Silvio Craia.

La collocazione dell’opera di Giovanni Gentiletti sarà non solo un omaggio ad un figlio illustre del paese, ma anche un modo per continuare a parlare della sua opera e, soprattutto, per farla conoscere non solo dai pesaresi ma anche dai tanti turisti che raggiungono il borgo delle candele.

 

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