dalla Cna

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Indagine della Cna Picena sul credito, un’impresa su tre a rischio di fallimento senza una proroga sulle moratorie

 

Senza una proroga della moratoria sui prestiti oltre un’impresa su tre non sarebbe in grado di rispettare gli impegni e quasi la metà avrebbe molte difficoltà. E’ quanto emerge da una indagine promossa dalla Cna su oltre 5mila imprese di cui l’87% con meno di 10 addetti, un campione che riflette in modo coerente il tessuto imprenditoriale italiano. La proroga della moratoria e della garanzia pubblica sui nuovi finanziamenti rappresenta una misura necessaria per scongiurare l’esplosione di migliaia di casi di insolvenza. “Ripartire e dare respiro alle imprese in sofferenza – commenta Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli Piceno – sono due elementi fondamentali per rigenerare quel tessuto di micro e piccole imprese che la pandemia ha messo in severa difficoltà”.

L’indagine della Cna rileva che il 54% delle imprese intervistate ha utilizzato la moratoria e che nel 78% dei casi è ancora in funzione, e il 73% del campione giudica utile una proroga. Dall’attivazione della garanzia pubblica, il 63% del campione ha ottenuto un nuovo finanziamento e oltre la metà afferma di averne bisogno nei prossimi mesi. Oltre l’80% considera utile la proroga della misura. Oltre il 50% delle imprese intervistate ha aumentato la propria esposizione debitoria con le banche: il 12% l’ha incrementata di oltre il 10% e quasi una su 5 oltre il 20% rispetto alla situazione precedente la pandemia. Misure per favorire la ristrutturazione dei debiti sono indispensabili per il 56% del campione.

Dall’indagine Cna emergono indicazioni molto chiare: la mancata proroga della moratoria rischia di innescare una catena di fallimenti che il Decreto Cura Italia voleva scongiurare. Non prolungare la garanzia pubblica invece metterebbe in gravi difficoltà le imprese che ancora non riescono a generare flussi di cassa adeguati alle esigenze finanziarie. Dall’indagine inoltre emerge che oltre il 70% degli intervistati accusa una contrazione del fatturato nei primi quattro mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019 e per oltre il 45% del campione la flessione supera il 30%. Insomma siamo ancora molto lontani dalla “normalità” e non rinnovare i sostegni significa vanificare lo sforzo realizzato per mantenere in vita il nostro patrimonio imprenditoriale.

Peraltro, anche i dati complessivi sul credito evidenziano l’esigenza della proroga. Dall’ultima rilevazione del Mef le moratorie attive del sistema produttivo ammontano a un importo di 126 miliardi e l’erogazione di finanziamenti assistiti da garanzie pubbliche a 184 miliardi. Complessivamente, quindi, 310 miliardi di credito bancario alle imprese risulta oggi “coperto” dalle misure straordinarie, oltre il 40% dell’esposizione complessiva.

 

La Cna Picena per ambiente e sviluppo. Il ruolo delle piccole imprese nella transizione energetica. Senza un serio coinvolgimento delle Pmi gli obiettivi climatici italiani al 2030 non saranno raggiunti. Passaretti e Balloni: “Occasione irripetibile per tutto il nostro territorio, in primis per le zone montane he devono ancora rigenerarsi dagli effetti del sisma”

Secondo uno studio della Fondazione sviluppo sostenibile e di Cna le piccole e medie imprese italiane sono responsabili del 60% delle emissioni di gas serra, ma rischiano di rimanere indietro nella transizione ecologica per l’eccesso di burocrazia e la mancanza di strumenti incentivanti a loro dedicati. L’Italia non potrà centrare gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione, dichiarati dal Governo, senza un pieno coinvolgimento delle piccole e medie imprese. Le Pmi generano il 60% delle emissioni di Co2 del manifatturiero e delle costruzioni, a conferma del numero elevato di “piccole” nei due comparti, e consumano energia per oltre 16 milioni di tep (tonnellate equivalenti di petrolio), pari al totale di gas utilizzato per riscaldare tutte le nostre case. È quanto indica uno studio realizzato da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e la Cna e presentato in occasione del convegno dal titolo “Non senza le Pmi”, dal quale emerge la necessità di realizzare un quadro conoscitivo sul potenziale delle PMI in termini di riduzione delle emissioni e disegnare strumenti per gli interventi di decarbonizzazione pensati sulle caratteristiche delle piccole e medie imprese.

Parallelamente all’analisi quantitativa sui consumi, una survey condotta su oltre mille piccole e medie imprese evidenzia infatti che una impresa su due ha effettuato interventi di miglioramento energetico negli ultimi tre anni e la molla principale è il costo dell’energia particolarmente elevato per le Pmi. L’86% del campione che ha eseguito almeno un intervento ha agito sull’efficienza energetica privilegiando gli interventi come illuminazione e climatizzazione. Il 49% ha puntato sulle fonti rinnovabili, soprattutto pannelli fotovoltaici (1 impresa su 3) e pompe di calore (1 su 4). Solo una su quattro, di quelle che hanno effettuato interventi, ha utilizzato incentivi e/o agevolazioni per interventi di riqualificazione energetica e la causa principale è la mancanza di uno strumento ad hoc calibrato sulle loro esigenze. Tra le cause che ostacolano la scelta di effettuare un intervento spiccano le complessità burocratiche, connesse sia alla realizzazione dell’intervento che di accesso agli incentivi.

Sulla base dello studio Cna avanza alcune proposte a Governo e Parlamento per promuovere un ruolo più attivo ed efficace delle Pmi nella transizione energetica. Tra queste: 1) riordino del sistema degli incentivi superando la frammentazione e la complessità delle procedure; 2) strumenti a misura di Pmi rafforzando il credito d’imposta green; 3) puntare maggiormente sull’autoproduzione diffusa di piccola taglia; 4) riformare la struttura della bolletta energetica; 5) semplificare le procedure autorizzative e l’iter di accesso agli incentivi.

Il Presidente della Cna, Daniele Vaccarino, ha dichiarato: “Le piccole e medie imprese caratterizzano il nostro sistema produttivo e sono l’anello fondamentale per la crescita degli investimenti orientati al processo di decarbonizzazione. La ricerca evidenzia che il pieno coinvolgimento delle Pmi è condizione necessaria e indispensabile per ridurre le emissioni ma occorre disegnare incentivi a misura di piccole imprese e semplificare le procedure burocratiche”.

“Risparmiare sulle bollette per l’energia, elettrica e termica – aggiunge Francesco Balloni, direttore della Cna Picena – con diagnosi energetiche e misure di efficienza e risparmio, consumare energia da fonte rinnovabile autoprodotta o prodotta insieme ad altri può essere un vantaggio per le piccole imprese. Occorre superare gli ostacoli che incontrano le piccole imprese per accedere a questi vantaggi, verificando le possibilità che già esistono e il loro migliore utilizzo e aumentandole anche con nuovi finanziamenti”.

“Le fonti rinnovabili e gli interventi per il risparmio energetico – conclude Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli Piceno – consentono ampie possibilità di lavoro per le piccole imprese purché abbiano o acquisiscano le competenze necessarie. Maggiore attenzione andrebbe quindi dedicata alla qualificazione professionale e all’aggiornamento delle Pmi in questi settori, fortemente innovativi e in espansione che per il nostro territorio, dalle città d’arte, alla costa e alla zona montana che è ancora in fase di rigenerazione post sisma, può davvero rappresentare un volano eccezionale”.

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