La memoria di Aldo Moro e Peppino Impastato è ancora viva e da coltivare

La memoria di Aldo Moro e Peppino Impastato è ancora viva e da coltivare
Cossignano, 2021-05-08 – Quarantatré anni fa, il 9 maggio 1978, il corpo senza vita di Aldo Moro, dopo lo straziante supplizio dei 55 giorni di prigionia, venne trovato, crivellato di colpi, nel portabagagli di una Renault R4 rossa che le Brigate Rosse avevano parcheggiato in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci. Si concluse così la più fosca vicenda della Prima repubblica, iniziata il 16 marzo con il rapimento di Aldo Moro, statista insigne, e la strage di via Mario Fani dove morirono i cinque uomini della scorta del presidente della Democrazia Cristina. Uno dei leader più autorevoli e capaci di visione, un uomo dalla statura politica e morale che, sia sul piano dell’elaborazione teorica sia dell’azione pratica, continua a rappresentare un punto fermo nella costruzione e nella storia dello stato democratico italiano. Una ferita insanabile nella nostra storia democratica.

 

Nello stesso giorno, su un binario della ferrovia nei pressi di Cinisi (Palermo), si scoprono i frammenti di un corpo umano, quello di Peppino Impastato, saltato in aria per una carica di tritolo su ordine degli uomini di Don Tano Badalamenti, storico capomafia di Cinisi. Peppino, attivista di democrazia proletaria, con le sue ironiche invettive diffuse dalle frequenze di Radio Out, era riuscito a trasmettere un messaggio di legalità e di contrasto alla cultura mafiosa. Un emblema della Sicilia migliore.
Due storie diverse, due tragici epiloghi, due vittime, del terrorismo e della mafia. A distanza di 43 anni dalla morte di Aldo Moro e Peppino Impastato, “è giusto ricordare il coraggio di chi non si è piegato, di chi ha continuato a difendere la libertà conquistata, il diritto e la legalità, le istituzioni che presidiano la vita democratica” Sergio Mattarella.
Roberto De Angelis
P.S. curiosando nelle cartelle contenute in un mio vecchio hard disk, con immenso piacere ho trovato questo mio intervento su “I giovani e la politica: passione o professione?” Pedaso, 9 maggio 2008 che, nell’occasione, mi è gradito rivolgere all’attenzione degli amici.
Frasi celebri:
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante nel davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.” Peppino Impastato
“Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà. Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi.” Aldo Moro
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