Panchina “inclusiva di tutte le vittime”, il gruppo Transfemminista Libere Tutte replica all’assessora Baiocchi

Panchina “inclusiva di tutte le vittime”, il gruppo Transfemminista Libere Tutte replica all’assessora Baiocchi
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San Benedetto del Tronto, 2021-08-26 – Riceviamo da Libere Tutte e pubblichiamo

 

 

Siamo Libere Tutte, gruppo Transfemminista intersezionale della provincia di Ascoli Piceno (Marche).
Questo sabato, 28 Agosto alle ore 17 e 30, l’Assessora (Fratelli d’Italia) alle pari opportunità del comune di San Benedetto del Tronto inaugurerà una panchina “inclusiva di tutte le vittime” insieme all’associazione CIATDM e con la presenza del sindaco Pasqualino Piunti e dell’assessore regionale delle Marche Guido Castelli.
Questa panchina è considerata dall’amministrazione comunale e dall’Assessora come il “traguardo” di 5 anni di operato che punta (citiamo testualmente) ad “andare oltre il concetto stereotipato che la violenza è solo contro le donne”. L’Assessora non è nuova a questo tipo di uscite pubbliche ed ha in più occasioni ribadito che la matrice delle violenze è uguale per tutt?, negando insistentemente la sistematicità e l’origine patriarcale della violenza maschile sulle donne. Noi non possiamo stare in silenzio di fronte a tutto questo, ed è per questo che inoltriamo il seguente comunicato.

COMUNICATO
11 agosto 2021: “Femminicidio a Grosseto, uccide la compagna in auto a coltellate e chiama i Carabinieri”
12 agosto 2021: “Femminicidio a Vigevano, uccide la compagna e tiene il corpo per 24 ore in casa prima di costituirsi”
22 agosto 2021: “Milano, uccide moglie e glia 15 enne poi chiama il 118 e si suicida”
23 agosto 2020: “Ragazza uccisa a colpi di pistola nel catanese”
– Vanessa Zappalá, 26 anni; Marylin Pera, 39 anni; Silvia Manetti, 46 anni;
Catherine Panis, 42 anni; Stefania Staltari, 15 anni –
Questi i nomi delle 5 donne vittime di femminicidio in Italia solo negli ultimi 10 giorni.
Dal primo gennaio al 15 agosto 2021 sono state registrate ben 69 vittime
donne
, di cui 60 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 43 hanno trovato la
morte per mano del partner o dell’ex partner.
Guardando oltre alle morti rimane la
piaga della violenza patriarcale che non si
ferma alla “sola” violenza maschile contro le donne ma che colpisce – reiterando
dinamiche di potere che designano l’uomo come il patriarca e il padrone – una buona
fetta della popolazione globale.
È utile focalizzarsi sul fenomeno della violenza sulle donne perché, nonostante molti
siano i casi in cui non viene sporta denuncia, è il fenomeno del quale si hanno più
evidenze e la cui osservazione permette di mettere a sistema anche le dinamiche che
pertengono ad altri episodi di violenza che, pur contemplando altre vittime
(soggettività queer, cittadin
? stranier? ecc…) scaturiscono dalla stessa matrice patriarcale.
È in questo clima è con queste consapevolezze che ci troviamo ad apprendere che il
prossimo sabato 28 a S. Benedetto del Tronto si terrà quello che viene denito: “un
importante simbolico traguardo dell’amministrazione Piunti, nello specico
dell’Assessore di FDI Antonella Baiocchi”: l’inaugurazione della Prima Panchina
“Oltre il Genere” a sostegno di tutte le vittime di violenza domestica ed affettiva,
donne e minori ma anche uomini.
Abbiamo seguito con attenzione, nel corso degli ultimi 5 anni le iniziative portate
avanti dall’Assessora Baiocchi e dobbiamo dirlo: se non altro dimostra coerenza.
Coerenza nel proporre una visione evidentemente falsata di un fenomeno
sistemico come la violenza di genere e patriarcale.
Lo dicono le statistiche, i fatti di cronaca, la cadenza devastante ed
esasperante con cui, giorno dopo giorno, giornali e telegiornali riportano le
notizie di un massacro silenzioso o comunque, troppo spesso, sottovalutato.
Ce lo ricorda ora più che mai la vicenda di Vanessa Zappalà uccisa dal suo ex
compagno, dal quale aveva già subito violenza ed uno stalking sistematico e
inarrestabile. Nemmeno la sentenza che lo ha condannato ai domiciliari (poi
annullata dal Giudice) è servita a salvare la vita alla ragazza!
Come dovremmo reagire noi? Quando proprio nella nostra provincia si
impiegano soldi pubblici per “celebrare” iniziative che svalutano e
rinnegano anni di lotta, di studio, resistenza e divulgazione?
Azioni di argine
e contrasto opposte con fatica ad una realtà che diventa tanto più pericolosa quanto
viene ignorata.
Cosa dovremmo provare se non rabbia, sgomento e umiliazione?
Che l’amministrazione comunale banalizzi il tema della violenza eliminando
le differenze e risolvendo tutto con un paternalista quanto irrispettoso
“siamo tutti esseri umani” cosa dovrebbe provocare in noi se non un
profondo ribrezzo?
È davvero questo l’approccio che vogliamo vendere come
valido, innovativo “unico in Italia”? Vogliamo davvero essere riconosciut
? come
membr
? di una comunità che ha contribuito a settare questo tipo di standard?
Noi non ci stiamo!
Perché sì, ogni vittima di violenza ha la sua dignità, ma non è cancellando la
sistematicità della brutalità subita dalle donne che pareggeremo i conti!
Tutto quello che faremo sarà iniggere a tutt
? – vittime, survivors, morte
ammazzate – un secondo colpo, il più letale, quello del non riconoscimento.
Della negazione.
Scrive Marcela Lagarde nel 1997:
«interpretare i danni subiti dalle donne come se non fossero tali, distorcerne le cause
e motivazioni, negarne le conseguenze. Tutto ciò avviene per sottrarre la violenza
contro le donne alle sanzioni etiche, giuridiche e giudiziali che invece colpiscono altre
forme di violenza, per esonerare chi esegue materialmente la violenza e per lasciare
le donne senza ragioni, senza parola, e senza gli strumenti per rimuovere tale
violenza. Nel femminicidio c’è volontà, ci sono decisioni e ci sono responsabilità
sociali e individuali.»
(Marcela Lagarde, Identidades de género y derechos humanos. La construcción de las
humanas, VII curso de verano, Educación, democracia y nueva ciudadanía,
Universidad Autónoma de Aguascalientes, 1997, dal sito della Cátedra UNESCO de
Derechos Humanos de la UNAM)
Se il Comune – l’Istituzione, lo Stato – promuove una narrazione che ci lascia
“senza ragioni, senza parola, e senza gli strumenti per rimuovere tale
violenza” allora ci uccide tanto quanto il nostro femminicida.
El estado opresor es un macho violador.

 

 

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