La natura della Cultura, Pesaro è Capitale 2024

La natura della Cultura, Pesaro è Capitale 2024

 

Pesaro – “Siamo orgogliosi di aver preso parte al progetto di Pesaro Capitale della Cultura, pronti a lavorare per ciò che questa città merita.

La cultura può fare molto per il nostro vivere in questo tempo e in questo spazio ed è un’enorme soddisfazione per Popsophia essere parte di qualcosa di così stimolante e ambizioso”.
Lucrezia Ercoli direttrice artistica del festival Popsophia che da anni si svolge a Pesaro ha preso parte all’audizione esponendo una parte del programma elaborato dal team di filosofi, direttori artistici, associazioni che facevano parte del comitato.

La città orchestra proposta dal comitato ha raccolto il consenso unanime della giuria del Ministero che ha voluto il capoluogo marchigiano come alfiere della cultura per il 2024.

 

Ascolta l’intervento pronunciato
in occasione dell’audizione ministeriale

 

 

 

Popsophia “strumento” dell’orchestra di “Pesaro Capitale della cultura”

La direttrice artistica Lucrezia Ercoli ha presenziato all’audizione pubblica al Ministero della Cultura dall’auditorium Pedrotti per la candidatura del 2024

E’ stato presentato alla commissione ministeriale il progetto che la città di Pesaro ha ideato per concorrere alla selezione per la Capitale della cultura proponendo l’idea di una “città orchestra”, nel nome di Rossini e pianificando un percorso denominato “La natura della cultura” per ripensare il sapere dell’uomo e la progettazione del domani. Di questa “orchestra” faceva parte anche la direttrice artistica del festival Popsophia Lucrezia Ercoli che in veste di intellettuale e promotrice culturale della città ha dato il suo contributo per l’elaborazione della Pesaro futura. Una “visione” in cui tornare ad “abitare poeticamente il mondo” immaginando nuovi modi di abitare, nuove relazioni fra lo spazio ed il tempo connettendo ambiente naturale e ambiente culturale. Queste le suggestioni suggerite dalla filosofa nel suo intervento

Uno dei filosofi viventi più influenti del mondo – Byung-Chul Han – ha dedicato, nel suo ultimo libro, pagine bellissime alla musica Rossini: la musica di Rossini è talmente leggera e ricca di sentimento da farci immaginare di vivere a Utopia, la città che non c’è, la città perfetta, la città della nostra immaginazione. Ecco la sfida a cui oggi siamo chiamati – a cui la città di Pesaro, la città di Rossini vuole rispondere: non solo raccontare la città che c’è (preservando e valorizzando un’identità paesaggistica e culturale unica al mondo), ma immaginare la città che non c’è, sognare, ideare e costruire la città di domani, la città a-venire. Il presente – due anni di pandemia globale e il ritorno dello spettro della guerra lo dimostrano con drammatica evidenza – ci pone delle sfide inedite che non possiamo affrontare con gli strumenti concettuali e le categorie mentali del passato. La storia ci pone domande complesse che hanno bisogno di risposte nuove che mettono in discussione le nostre certezze e le nostre abitudini individuali e collettive. Immaginare la Pesaro che non c’è vuol dire, innanzitutto, pensare a modi diversi di abitare, modi diversi di abitare il nostro spazio (tra centro e periferia, spazio reale e spazio virtuale) e di abitare il nostro tempo (tra tempo perduto e tempo ritrovato, tra tradizione e sperimentazione). Lo spazio e il tempo delle nuove generazioni. Ecco il senso del QU-I – il quartiere dell’immaginario e degli esercizi di cittadinanza culturale che in questi mesi hanno coinvolto i quartieri di Pesaro e tanti comuni della provincia. L’obiettivo è, come direbbe il poeta Hölderlin, tornare ad “abitare poeticamente” il mondo. Ricordarsi che l’ambiente naturale e l’ambiente sociale (il paesaggio e la città) non sono realtà esterne da noi che semplicemente “utilizziamo” per vivere, ma paesaggi culturali che riscriviamo e plasmiamo continuamente con le nostre memorie e con i nostri desideri. Quando il mondo si trasforma in una distopia che risveglia incubi che pensavamo di avere sconfitto, è ancora più importante impegnarsi per realizzare un’utopia locale che può essere un modello per un’utopia globale”.

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