il piacere della carne non è peccato. per noi

il piacere della carne non è peccato. per noi

San Benedetto del Tronto, 2016-03-28 – Il dilemma della carne e dello spirito nel giro di uno spot

 

di  Daniela Abbondanza

Una campagna pubblicitaria così provocatoria non si è forse mai vista. Arriva dall’Abruzzo. Da un graphic designer di Lanciano che vuole osare. E lo vuole fare su più livelli di percezione, inviando anche un messaggio abbastanza forte al mondo cattolico. Luca di Francescantonio racconta della sua idea, che serbava da un bel po’ di tempo e che, in un modo o nell’altro, farà parlare di sé.1. Quando ti è stata commissionata questa pubblicità?Due mesi fa circa. Gianluca mi ha chiamato, è webmaster/fotografo e aveva il Salumificio Sorrentino come cliente. Solo che Sorrentino non aveva ancora rinnovato la sua immagine e così hanno pensato di contattarmi.2. Ti è stata data “carta bianca” oppure avete discusso insieme del contenuto?

Mi hanno dato carta bianca, il che per un creativo è un invito a nozze. Questo avviene quando hai a che fare con la “nuova generazione”: come committente avevo una persona che si e no avrà la mia età, con un’apertura di veduta maggiore e più attuale. Tutto quello di cui aveva bisogno era di rinnovare la propria immagine, aggiornarla. In più ho dato quel tocco in più che fa parte della mia filosofia, non dispenso format, visual e slogan già confezionati, non rientra nel mio modo di creare un messaggio per una campagna pubblicitaria. Cerco l’eleganza, ma non basta: la provocazione elegante è molto più difficile. E raffinata nell’efficacia.

 

3. In quanto tempo sei riuscito a sviluppare questa idea?

Mi sono preso del tempo in più. Avevo quell’idea in mente da un bel po’, ma non ero ancora deciso. Ho avuto dei sensi di colpa, lo ammetto. Ma alla fine, rielaborando il tutto, l’idea di lanciare un messaggio oltre il commerciale mi affascinava e convinceva.

4. Un volto enigmatico ed apparentemente ingenuo…

Gianluca ha trovato Alessia ed è stata quello che cercavamo. Mora, occhi scuri, viso dolce ed enigmatico. Colpisce un po’ tutti, dai ragazzi alle signore di terza età, per via del suo viso candido e calmo. In parte era quello che volevamo per via del target richiesto. Poi ha uno sguardo che ammicca al messaggio, quello è stato il plus.

5. Come mai l’idea di provocare su più livelli di percezione?

E’ molto pop, non credi? La “leggerezza della carne” non è solo la caratteristica di quel tipo di salame abruzzese, che è effettivamente molto leggero, ma è anche un messaggio di provocazione: visto che qualcuno mi ha detto che siamo quel che mangiamo, mi chiedo cosa sia il cattolico in occidente ultimamente in confronto ad altri generi di fedeli. Un salame. Lo Spirito non è ancora il nostro pane.

 

6. Potresti spiegarti meglio?

Personalmente noto che l’orgoglio cattolico, in occidente, è pressoché assente, scarseggia in spina dorsale, e in questa situazione mi ci riconosco anch’io, purtroppo. Se ci fosse qualcuno a rimanere colpito dalla mia pubblicità e a rimanerne infastidito sarebbe già un bel risultato, ma so che non sarà così per la maggioranza dei presunti cattolici. Questo mentre viviamo un contesto storico particolare e delicato per il credo e i principi spirituali, mentre siamo sotto la pressione di culture religiose pressoché più ferree e decise. Noi dove siamo? Basta un libro nato per essere best seller per sostituirlo con il vero Vangelo, tutti cominciano a volere un Gesù più adatto ai propri peccati, magari che ha una storia con la Maddalena dimenticando l’essenza dell’amore unico e spirituale e totale, magari si vuole decidere liberamente la vita e la morte di una persona appena nata o appena morta, facendo le veci di Dio e interpretandone facilmente i misteri, come se la strada più facile sia quella più giusta per il cuore…Si, spero che mi censurino in un certo senso. Forse vedrei uno spiraglio di luce nel vuoto.

 

7. Cosa intendi comunicare?

Voglio usare la pubblicità anche per dare altro. Voglio associare concetti universalmente vicini a prodotti commerciali, un’azienda può andare oltre, non vende solo un prodotto ma è anche marchio di una filosofia, di un modo di pensare il lavoro. Un’azienda vera vende la sua vera passione. Dietro un prodotto ci sono lavoratori che ci credono. E quei lavoratori, imprenditori e operai, quelli puri, sono persone come il cliente. Ma nel contesto attuale siamo immersi solo da “merci” dimenticandoci cosa significa “Made in Italy”, siamo annoiati e persi nei supermercati perché siamo noi stessi persi e annoiati e non abbastanza sensibili o acculturati o credibili. Quindi: non sarebbe male lanciare messaggi importanti proprio da quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno. E’ un modo nuovo di creare “parabole”, il che in una società che tende a crearsi il Vangelo fai da te…

8. Chi ti ha aiutato nella realizzazione?

Gianluca Scerni (www.gianlucascerni.it) e la sua crew tra aiuto fotografo e make up, con Alessia Alfino, l’enigmatica. E poi il ritocco di finezza nel marketing da parte di Antonello Ballerini.

9. Hai avuto qualche esitazione prima di presentare il tuo prodotto al committente?

A parte i sensi di colpa da cattolico poi sono stato molto convincente. Ci credo. E’ stata una provocazione anche per me.

10. A quanto pare è in programmazione il lancio nelle strade di Pescara e forse poi di Roma e vedremo questo volto in formato 6×3. Credi ci saranno delle reazioni dal Vaticano?

Ne sarei onorato.

11. Ci terrai aggiornati sugli effetti mediatici della campagna?

Senza dubbio. Ti consiglio di abbandonarti alla leggerezza della carne… di Sorrentino, ovviamente. Ci sono pochi prodotti in Italia così buoni.

klikka il link http://www.lucadifrancescantonio.it

 Daniela Abbondanza Interviste
 Articolo letto 4984 volte. il 31 gennaio 2009 alle 21:21

 

 

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