Jordan Crane “Keeping Two”

Jordan Crane “Keeping Two”

Jordan Crane ha firmato uno dei migliori fumetti del 2022, una storia tanto dolorosa quanto necessaria.

 

Capita di rado, ma quando capita somiglia ad un miracolo, di ritrovarsi risucchiati nella lettura di una graphic novel al punto da dimenticarsi di tutto e di finire partecipi della storia che si sta leggendo come se fosse una questione di vita o di morte. E’ quello che succede con l’opera di Jordan Crane, fumettista americano già noto per la serie “Uptight”, che con “Keeping Two” ha scritto pagine dolorosissime e angoscianti, cupe e funeree, ma nondimeno clamorosamente piene di umanità e vicinanza. Per realizzare “Keeping Two” Crane ha studiato e lavorato vent’anni, un lasso di tempo monstre per un’opera che si legge in poco più di un’ora, eppure la densità delle pagine, la loro pesantezza intrinseca, il loro rivoltarsi tra questioni enormi e implacabili, rendono chiaro che nessuna tavola è lì per caso, che ogni battuta è pensata e centellinata con il bilancino della coscienza d’artista, che prima di affrontare certe tematiche occorre avere ben chiaro in mente il tono da usare e, per un disegnatore, il tratto, occorre cioè capire come disegnare il dolore e il lutto, come renderlo graficamente senza appesantire troppo la lettura.

La coppia protagonista è appena rientrata a casa dopo essere rimasta imbottigliata nel traffico e dopo aver bisticciato nemmeno troppo velatamente; dentro le mura domestiche il bisticcio è già dimenticato e i problemi sembrano altri: la spesa da fare e una pila di piatti da lavare. I due si dividono i compiti, lui resta a fare i piatti e sistemare la cucina, lei esce a fare spesa. Il tempo passa, però, lei non torna e nella testa di lui iniziano a prendere forma le peggiori tragedie.

L’autore ci fa entrare un po’ alla volta nel vissuto doloroso della coppia, che viene analizzato attraverso il ricorso a piani temporali diversi e un massiccio utilizzo di flashback, per rintracciare l’origine delle paure del protagonista. Non c’è una scelta artistica che non possa dirsi azzeccata, compresa l’uso di un tranquillizzante colore verde per le vignette di tutta la storia, fino all’esplosione vegetale del finale, con il tratto di Crane che nelle ultime pagine assume improvvisamente una potenza catartica. Si finisce la lettura stremati e, allo stesso tempo, rinfrancati. Imperdibile.

 

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