Senza Pronto Soccorso restano solo i miracoli… buona riflessione domenicale

Senza Pronto Soccorso restano solo i miracoli… buona riflessione domenicale
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San Benedetto del Tronto, 2023-05-07 – Riceviamo e pubblichiamo

Senza Pronto Soccorso restano solo i miracoli, e miracoli di natura non medica e ricorrenti, sono assai rari.

Come già denunciato da un sindacato “la sottrazione progressiva e inesorabile di risorse umane ed economiche alla Sanità pubblica ha lasciato aperta la sola porta dei PS per garantire il diritto a tutti di curarsi”.

Questa è ad oggi l’unica certezza alla luce dei dati che ci mostrano l’aumento dell’attività privata per quelli che possono pagare e l’aumento di quelli che rinunciano alle cure di fronte a liste d’attesa interminabili e alla impossibilità di ricorrere ai medici del SS pubblico in libera professione o al privato.

Lo stesso sviluppo della sanità integrativa, che di fatto istituisce percorsi di cura differenziati tra i cittadini come accadeva prima della riforma del 78 con le mutue, è la più grossa contraddizione presente in un sistema che vuole essere universalistico e gratuito come previsto dalla legge istitutiva del SSN.

Allora non possiamo continuare ad osservare impotenti quanto accade nel Pronto Soccorso del nostro ospedale, che è un servizio che dovremmo trattare meglio un po’ tutti, perché è l’ultimo baluardo del sistema sanitario nazionale che accoglie razze diverse, età diverse, stati sociali diversi, h24 per 365 giorni all’anno. Abbiamo già dimenticato l’ondata micidiale della pandemia? Noi no.

Crediamo doveroso ringraziare ulteriormente quei medici e tutto il personale che hanno finora garantito il servizio di salute nonostante tutto e che spesso invece devono affrontare la comprensibile rabbia dei cittadini per le lunghe attese.

Ciò nonostante, la Direzione Generale della neonata Azienda Sanitaria Territoriale di AP, non riesce a dare una concreta soluzione alla insostenibile carenza di personale sanitario presso il nostro PS, in prossimità tra l’altro dell’inizio della stagione estiva che vede il raddoppio delle presenze su tutta la fascia costiera. Non spetta a noi indicare soluzioni, ma suggeriamo di guardare alle esperienze di altri ospedali della Regione.

I nodi della fallimentare programmazione sanitaria della Giunta Regionale sono venuti al pettine e non può ancora giustificarsi e autoassolversi per l’eredità ricevuta. Perdere anni di tempo per una riforma ancora incompiuta e presentata come la panacea di tutti i mali ovvero l’istituzione delle Aziende provinciali, promettere nuovi ospedali di primo livello, riaperture degli ospedali minori, nuovi servizi di cardiologia interventistica, medicina territoriale ed altro ancora per non scontentare nessuno da mare a monti, il tutto senza fare i conti con le risorse e con il personale sanitario necessario.

Abbiamo bisogno di amministratori seri che non sacrifichino la verità delle cose per il proprio consenso elettorale ma che lavorino per risolvere i problemi dei cittadini a partire da una urgente definizione degli indirizzi e delle procedure per rispondere concretamente alla situazione di collasso dei Pronto Soccorso, soprattutto quelli costieri data l’imminente stagione balneare.

L’emergenza nei Pronto Soccorso è ormai un dato strutturale della sanità italiana.

In che condizioni per pazienti e medici e infermieri, costretti a vivere lo stesso dramma su fronti contrapposti, è sotto gli occhi di tutti. Gli ospedali sono diventati i più grossi ammortizzatori sociali del Paese, simbolo del profondo malessere in cui sta precipitando il Servizio sanitario”.

L’Anaao evidenzia poi come “la tempesta perfetta si è poi scatenata quando il lavoro in PS, caratterizzato da stress psico-fisico e numerosi turni di notte e nel week-end, è diventato gravoso per i medici oltre i 50 anni e non più attrattivo per i giovani. La miscela costituita da turni e orari senza limiti, rarefazione delle progressioni di carriera, burocrazia asfissiante, svilimento di un ruolo che una volta era professionale e oggi banale fattore di produzione, crescita dei rischi, in assenza di valorizzazione economica, ha portato al rifiuto dei giovani a entrare e alla fuga dei meno giovani. Questo spiega il flop dei concorsi, in Campania come altrove, e i soli 14 nuovi assunti in 4 anni con l’abbandono della metà degli iscritti al Corso di formazione specialistica in Campania.

Siamo ai margini dell’Europa come numero di posti letto per mille abitanti, palesemente insufficiente per una popolazione in piena transizione demografica come quella italiana, sotto la media UE per le risorse destinate alla Sanità. E la Campania è al di sotto dello standard nazionale. Avere pensato di riorganizzare ed “efficientare” il sistema sanitario attraverso tagli lineari su posti letto e dotazioni organiche rappresenta una sciocchezza prima di essere un errore. Ridurre l’offerta pensando che la domanda si adeguasse è stato un cinico azzardo, che ha avviato la sanità ospedaliera ad un rapido peggioramento. Ma non esiste sanità senza ospedali. E non esistono ospedali senza medici”.

Servono investimenti per adeguare gli organici, sia in PS che nei reparti, insieme con l’aumento dei posti letto ordinari, soprattutto per le specialità mediche. Serve creare le condizioni per rendere desiderabile il lavoro del medico, nel PS e nelle corsie, riducendo il disagio, aumentando le retribuzioni, garantendo certezza attuativa al contratto di lavoro. E, come accade in tutta Europa, associare la formazione dei medici specializzandi degli ultimi anni a una attività lavorativa adeguatamente retribuita. Interventi strutturali, non provvedimenti tampone, per evitare che il diritto alla salute venga affidato alla carta di credito oltre che al luogo di residenza”, conclude la nota.

 

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