Roma, 26/09/2024 – “Il Ministro Valditara sostiene che i giudizi sintetici sono più comprensibili
per le famiglie e migliorino l’efficacia della valutazione. Ma è davvero questa la priorità?
Possiamo considerare il miglioramento della comunicazione un traguardo se rischiamo di
sacrificare qualcosa di più importante, come la fiducia e la motivazione dei bambini?” afferma
il Prof. Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. e docente universitario.
“Un giudizio come ‘sufficiente’ o ‘insufficiente’ è facile da capire per un adulto, ma per un
bambino può trasformarsi in un’etichetta indelebile. Cosa capisce realmente un bambino
quando legge ‘insufficiente’? Molto spesso, non si limita a interpretarlo come una
valutazione del compito svolto, ma come un giudizio su di sé. Quel singolo termine
diventa una sentenza che riduce la complessità del percorso educativo a una semplice parola,
senza lasciare spazio alla crescita, al miglioramento. E questo può avere effetti profondi sulla
loro autostima e sul loro desiderio di apprendere.”
Secondo il Prof. Lavenia, è fondamentale ricordare che la scuola non è un sistema per
classificare le prestazioni, ma uno spazio dove ogni bambino dovrebbe sentirsi accolto nel
proprio percorso: “Il sistema dei livelli, pur con le sue criticità, permetteva di descrivere in
modo più sfumato i progressi degli alunni, riconoscendo il valore del cammino non solo
del traguardo. Valutare non significa etichettare, significa dare significato a ogni passo, anche
a quelli più incerti. La reintroduzione dei giudizi sintetici rischia di far dimenticare questa
attenzione ai processi, puntando tutto sulle performance.”
“Stiamo rischiando di trasformare la scuola in una corsa al risultato, dove l’obiettivo è
essere ‘ottimo’ o ‘buono’ per evitare di essere considerati ‘sufficienti’ o, peggio, ‘insufficienti’. E
in questo processo, alimentiamo una cultura della competizione che lascia indietro chi ha
bisogno di più tempo, di più ascolto, di più supporto. La scuola non può permettersi di
diventare un’arena dove vincono i più veloci e i più performanti, mentre chi fa fatica si sente escluso, marchiato“.
Il Prof. Lavenia mette in guardia contro i rischi di un approccio che dà la priorità alla chiarezza
per gli adulti a scapito del percorso dei bambini: “Semplificare per i genitori non deve
significare complicare la vita dei bambini. La valutazione dovrebbe essere uno strumento
per far crescere i più piccoli, non per metterli a confronto l’uno con l’altro, come se fossero in
una gara. Il rischio è che, in nome di una presunta ‘efficacia’, si spenga la motivazione dei
bambini e si crei un clima di costante competizione, che non è sano né educativo”.
“I genitori meritano di comprendere davvero il percorso dei propri figli, ma una parola secca
come ‘sufficiente’ non offre alcuna indicazione su come quel bambino può migliorare, su quali
siano i suoi punti di forza e le aree in cui ha bisogno di supporto. L’obiettivo della scuola
non deve essere solo quello di far capire ai genitori dove si trova il loro figlio in un
preciso momento, ma di coinvolgerli nel percorso di crescita, in un dialogo che aiuti
tutti a capire come sostenere quel bambino nel suo sviluppo”.
“Se la valutazione diventa solo una questione di chiarezza e immediatezza, rischiamo di
perdere di vista ciò che è davvero importante: l’evoluzione emotiva, cognitiva e relazionale di
ciascun alunno. Ogni bambino ha bisogno di essere guidato, non etichettato. E ogni scelta
che facciamo in ambito educativo deve mettere al centro questo principio, non l’efficacia
percepita da chi legge una pagella.”























