Lu Campanò e i giornali sambenedettesi del XX secolo

Lu Campanò e i giornali sambenedettesi del XX secolo
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La stampa periodica sambenedettese prende avvio sul finire del XIX sec. e prosegue, attraverso alterne fortune, fino alle soglie del nuovo millennio quando si affermano i giornali online. Tutto il novecento sambenedettese è caratterizzato da una serie di periodici, siano essi fogli unici o giornali con uscite ad intervalli più o meno regolari, nati nell’imminenza di scontri politici o amministrativi, ma anche come voce per la cronaca marinara e balneare. Il XX sec. si apre con La Pesca,…

 

 


Lu Campanò e la letteratura dialettale

Il “giallo” di Marfule

Come si vedrà da questo articolo e dagli altri che seguiranno nei prossimi inserti del nostro giornale, il rapporto fra il periodico e la letteratura in vernacolo è stato fin dalla fondazione ricco, profondo e indissolubile. Negli Anni Settanta la tradizione letteraria dei grandi poeti sambenedettesi, nonostante la loro scomparsa, era quanto mai viva e un nascente Circolo che eleggeva l’identità cittadina a ragion d’essere della propria istituzione nel panorama socio – culturale sambenedettese, non poteva esimersi dall’ adottare, all’occasione, la lingua vernacolare come efficace mezzo d’espressione delle proprie idee, con il dialetto peraltro già da allora minacciato dall’omologazione comunicativa intesa a privilegiare in via esclusiva la lingua nazionale. Il dibattito originario se accogliere nel sodalizio anche i non nativi o farne un club esclusivo di sambenedettesi doc, risoltosi mediante una svolta ecumenica, non congiurò contro il dialetto che, anzi, ne uscì ancor più potenziato e presente nelle pagine del giornale: vale la pena ricordare che, in origine, il Circolo annoverava fior di cultori della lingua vernacolare del calibro di Divo Colonnelli, Pasquale Marchegiani, Francesco Palestini, Alberto Perozzi, Aniello Onesto, Lampo Amadio – solo per citarne alcuni – che, con i loro versi, alleggerivano con un sorriso, punzecchiavano con una critica salace o semplicemente ponevano all’attenzione del socio – lettore e della comunità le problematiche e i fatti salienti della realtà cittadina. Un ambiente, dunque, fin dall’origine fervido di idee e di iniziative che, nel 1972, fu interessato da un fatto che ne turbò la serena operosità e, nel contempo, accese la curiosità di consiglieri e soci: da qualche mese, con una straordinaria frequenza, nella cassetta postale del Circolo venivano recapitati componimenti poetici firmati con lo pseudonimo Marfule, la cui identificazione non fu affatto semplice pur essendo chiaro da molti riferimenti che trattavasi di persona organica al sodalizio. Marfule avrebbe voluto che le sue poesie, in gran parte sonetti, venissero pubblicate sul giornale, ma questo desiderio rimase una pia illusione perché i componimenti dell’anonimo poeta erano sì vivaci, realistici, ben scritti e ricchi di ironia e sagacia, ma erano anche infarciti di termini volgari, disseminati di riferimenti sessuali espliciti ed altre sconcezze che convinsero i redattori del periodico a chiuderle nel cassetto dell’archivio, anche se la caccia per dare un nome al misterioso personaggio continuò in una ridda di ipotesi, tanto che alla fine lo stesso Marfule scrisse il seguente componimento che, invece di essere rivelatore, ingarbugliava ancora di più il mistero, menando anche per il naso chi si era opposto alla diffusione delle poesie. Dice l’anonimo:

Chie so’? E chie haje da esse? So une.

Une comma vuje, comma tante

E nin ci accorre che ce facete i zumpe

Pe scuprì se so u nen so ji quille che manne.

E me sa che troppe ne facete

Se a le recchie mmì caccuse ha già ‘rrevate.

E, deceteme, quanne lu scete sapute?!

Oh! Quille! Oh chie jè; chie sa che me credì chie jère”

Secure deciarrà cacchedù de vuje,

senza capì se chelle che ve so mannate jè bbone

(nnù diche ji, lu scete ditte vuje!)

Ha da remmanè bbone pure se le so fatte jeje.

E pù, da ome a ome, m’avete a crede:

ve lu giure, non so’ ji che ve le manne!

Nonostante l’abile e ironica operazione di depistaggio, che resta l’unico suo testo effettivamente pubblicato su Lu Campanò, alla fine il giallo fu risolto e Marfule fu identificato nel noto prof. Elvio Capriotti, fratello del più celebre Augusto scienziato di chiara fama a cui è intitolato il locale Istituto Tecnico Commerciale. La scoperta non valse tuttavia a mitigare l’ostracismo del Direttivo del Circolo nei confronti delle poesie di Marfule che, alla richiesta di emendarle (purgarle) dai termini più volgari e coloriti, rispose rivendicando orgogliosamente la propria cifra artistica e la libertà d’espressione, rimandando al mittente l’istanza con una nuova replica poetica (stavolta rimasta inedita) dal titolo Pubblicate se purgate, che si riporta a margine. Se ciò induce a immaginare un finale amaro, tranquilli: la cosa ebbe un esito del tutto inatteso perché Elvio Capriotti consegnò al Circolo dei Sambenedettesi la sua intera raccolta che annovera ben centoquarantacinque poesie rimaste inedite tutte scritte nel 1972, che oggi arricchiscono con legittimo orgoglio il nostro archivio.

Giancarlo Brandimarti

PUBBLICATE SE PURGATE

Sci ‘ntése, Nzià, che frecature!?

Puvera nóje comma se faciarrà!

Jè ‘na cuse che fa pòrbie paure

e pòrbie a nóje avì da ccapetà.

Lu Circule a Marfule j’ha fatte sapè

che tutte le puvesì ha da purgà

e quélle ha resposte che va bè,

ma prime ésce nche nóje l’ha da fa’.

Mò, sa quanne avarrà da rencarì!

Tòh pure chèste ce manchi mò!

E chije ci i dà a nóje i quatrì?!

A nóje, pe’ nen facce di’ più i sfennù,

oje de ricine ‘n quantetà pe’ tutte:

arevè cuscì pelite le puvesie ssù.

Marfule

 

 

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