XXXVII PALIO DEI COMUNI: 26 BANDIERE, 24 CAVALLI, UNA STRAORDINARIA PARTITA DI COMUNITÀ
MONTEGIORGIO, GIOVEDÌ 20 NOVEMBRE 2025 DALLE 18:30 IL GRAN GALÀ DEL XXXVII PALIO DEI COMUNI QUANDO IL TROTTO INCONTRA IL GLAMOUR E LA PASSIONE CIVICA la serata che ogni anno accende ufficialmente la disfida tra i Comuni
C’è un momento, nel lungo cammino che porta alla finale del Palio dei Comuni, in cui la tensione sportiva si fonde con l’eleganza delle grandi occasioni. È il Gran Galà di abbinamento, la serata che ogni anno accende ufficialmente la disfida tra i Comuni e i cavalli protagonisti del Gruppo 1 più identitario del calendario ippico italiano. Inoltre saranno definite le tre batterie del Palio da dove usciranno i cavalli che andranno a sfidarsi nella finale per vincere il XXXVII Palio dei Comuni Lanfranco Mattii. L’appuntamento è per giovedì 20 novembre, nella Sala Eventi dell’Ippodromo San Paolo di Montegiorgio, dove si consumerà il rito laico e spettacolare dell’estrazione degli abbinamenti.
Alle 18.30 il ritrovo, alle 18.45 l’estrazione dei numeri, e poi, dalle 19.30, il via al Galà vero e proprio: una serata che EQUTV trasmetterà in diretta nazionale, con la presenza dei sindaci, dei comitati Palio, delle scuderie, dei driver e di un pubblico che conosce a memoria ogni curva del San Paolo. Ma non sarà solo una questione di ippica: la serata sarà anche sfilata, celebrazione, memoria e spettacolo. Ci saranno sfilate di modelle, ogni delegazione sarà presentata al pubblico con orgoglio e teatralità, e l’apericena offerto dall’ippodromo sarà il contesto conviviale in cui si incroceranno pronostici, speranze e strategie.
È in questa cornice che verranno ufficializzati gli abbinamenti tra i 24 cavalli selezionati e i Comuni partecipanti. Un momento che ha il sapore del sorteggio, ma anche quello della consacrazione: ogni Comune affida il proprio nome, la propria storia e la propria tifoseria a un atleta a quattro zampe, che da quel momento diventa simbolo e portabandiera. Non è solo una scelta tecnica, è un atto di fede. Perché il Palio dei Comuni non è una corsa come le altre: è un torneo cavalleresco in chiave moderna, dove la genealogia dei cavalli si intreccia con la genealogia dei territori.
La serata sarà anche l’occasione per ricordare Lanfranco Mattii, ideatore e anima del Palio, e per rinnovare il senso profondo di una manifestazione che ha saputo crescere nel tempo, trasformandosi da evento locale a tappa imprescindibile del circuito internazionale. Dal 1993, quando Park Avenue Katy vinse l’edizione della svolta, il Palio ha saputo attrarre campioni da tutta Europa, mantenendo però intatto il suo spirito popolare e comunitario.
Il Gran Galà è il primo vero scatto in avanti verso la domenica della finale. Da quel momento, ogni Comune saprà per chi tifare, ogni driver conoscerà il peso della responsabilità, ogni scuderia sentirà il calore di una città intera sulle spalle. Le strategie si affineranno, le batterie prenderanno forma, e il Palio inizierà a vivere davvero, tra le luci della festa e il battito del cuore di chi ama il trotto come una religione.
Montegiorgio, ancora una volta, si prepara a diventare capitale del trotto e della passione civica. E il Gran Galà è il suo prologo più scintillante.
XXXVII PALIO DEI COMUNI: 26 BANDIERE, 24 CAVALLI, UNA STRAORDINARIA PARTITA DI COMUNITÀ
Il Palio dei Comuni arriva alla trentasettesima edizione con una cartina agonistica che somiglia a una piccola mappa sentimentale delle Marche: 26 Comuni chiamati a misurarsi nel rito che unisce sport, identità e orgoglio territoriale; 24 di questi saranno effettivamente in pista, a testimoniare che la festa si gioca tanto nelle tribune quanto sull’anello di Montegiorgio. È una kermesse che parla di casa, di quartieri e di campanili, ma che sa trasformare questi confini in un’immagine compatta e coraggiosa di comunità in gara.
Dalla provincia di Macerata arrivano Civitanova Marche, Corridonia e Macerata: località che portano con sé una tradizione ippica e una platea di appassionati pronta a fare sentire la propria voce. La provincia di Fermo presenta un’arretrata di Comuni che è un romanzo collettivo: Belmonte Piceno, Falerone, Fermo, Francavilla d’Ete, Grottazzolina, Magliano di Tenna, Montappone, Monte Urano, Montegiorgio, Montegranaro, Petritoli, Ponzano di Fermo, Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Rapagnano e Sant’Elpidio a Mare; a questi si aggiunge Servigliano che corre in gemellaggio con Civitanova Marche, un gesto che vale più di una strategia agonistica e che racconta legami sociali profondi. Dalla provincia di Ancona sfilano Filottrano, Jesi e Loreto (quest’ultimo gemellato con Assisi), portando sapori diversi e tifoserie determinate; fuori regione, il Palio accoglie ospiti d’onore: Gualdo Tadino e Assisi (gemellato con Loreto) dalla provincia di Perugia e Lanciano dalla provincia di Chieti.
Il gemellaggio tra Civitanova Marche e Servigliano è il simbolo di una scelta che attraversa lo sport per diventare racconto civico. I due Comuni schierano un unico rappresentante in pista, una decisione che annulla per un giorno la linea tra le due cittadine: se il cavallo vince, la gioia non si fraziona ma esplode simultanea in due piazze. Non è solo tattica, è teatralità collettiva; è la fotografia di un territorio che sa unirsi per tradurre la competizione in festa condivisa.
Ancora più intenso, per risonanza spirituale e valenza simbolica, è il gemellaggio tra Assisi e Loreto. Due città-luogo della devozione che uniscono sacro e cavalcata sportiva: Loreto, con il suo richiamo mariano, e Assisi, con la memoria francescana, portano al Palio una tensione che va oltre la semplice bandiera. Correre insieme significa offrirsi al pubblico come doppio segno di spiritualità e comunità, trasformando la vittoria in un rito collettivo che parla anche alle radici culturali e religiose di chi assisterà.
Il quadro complessivo è dunque una geografia di storie che si innestano sul tracciato del San Paolo. Ogni Comune arriva con il proprio piglio: chi con la tradizione delle corse, chi con la volontà di affermarsi, chi con il desiderio di celebrare un territorio. Per gli abitanti è una settimana che si respira nelle vie, nei bar e nelle botteghe; per i sostenitori in tribuna è la promessa di un’emozione che non si riduce al risultato sportivo ma si alimenta di rituali pre-partenza, sciarpe, bandiere e canti.
A guardare il Palio non si vedono soltanto cavalli e driver: si vedono delegazioni comunali, gruppi di volontari, famiglie con bambini, anziani che rinnovano un appuntamento annuale. La carica simbolica dei gemellaggi amplifica questo quadro: dove c’è alleanza, c’è condivisione di storie e una platea che sa trasformare la vittoria in momento collettivo. Chi ascolterà i racconti delle due città gemellate capirà che il Palio è anche una forma di diplomazia dal sapore popolare.
La vigilia si vive con un misto di tensione e allegria. Le scuderie si muovono con sapienza, gli allenatori studiano tattiche e traiettorie, i driver misurano i metri e le partenze. Ma l’attesa più vera si nutre delle discussioni tra tifosi: chi crede nella tradizione, chi scommette sull’outsider, chi ripone fiducia nel gemellaggio come fattore emotivo decisivo. Montegiorgio diventa così il teatro dove la provincia si misura e la regione si racconta, in un atto che è insieme sportivo e sociale.
Domenica 23 novembre non sarà soltanto una corsa: sarà una cartolina collettiva, cucita con i colori dei 26 Comuni, ma interpretata da 24 cavalli e da un pubblico capace di trasformare ogni curva in un brivido. E se la natura dell’evento è agonistica, il suo cuore resta simbolico: il Palio dei Comuni è la festa che ricuce, che mette insieme storie e identità e che ricorda come la competizione, quando è ben raccontata, può diventare il linguaggio più potente per costruire comunità.



































