Università che produce valore: l’anno accademico si apre a Macerata

Università che produce valore: l’anno accademico si apre a Macerata
Listen to this article

Unimc inaugura l’anno tra nuovi investimenti e ascolto degli studenti. Il rettore John Mc Court difende l’autonomia universitaria e il ruolo dei saperi critici nell’era dell’intelligenza artificiale. L’allarme di John Van Reenen (London School of Economics): «Gli autoritari odiano le università. In un mondo pericoloso, la competenza è l’unico presidio di libertà». Teatro Lauro Rossi gremito.

In un contesto globale segnato da guerre, crisi democratiche e crescenti attacchi alla competenza e alla ricerca, l’Università di Macerata ha inaugurato oggi il nuovo Anno Accademico rilanciando il ruolo pubblico della conoscenza come fondamento di crescita economica, coesione sociale e democrazia. Teatro Lauro Rossi gremito per la cerimonia di apertura del 736° anno dalla fondazione dell’Ateneo, accompagnata dal coro Unimc diretto dal M° Lorenzo Chiacchiera e preceduta dal tradizionale corteo accademico, con la partecipazione di studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e rettori ospiti di numerosi atenei: L’Aquila, di Camerino, di Cassino e del Lazio Meridionale, di Chieti-Pescara, Foggia, Politecnica delle Marche, del Molise, di Napoli L’Orientale, degli Stranieri di Perugia, di Perugia, Internazionale di Roma, del Salento, del Sannio, di Teramo, della Tuscia e di Urbino Carlo Bo.

Il tema scelto, “Conoscenza che crea valore”, ha orientato un confronto che ha intrecciato attualità internazionale, politiche dell’istruzione superiore e responsabilità delle università in una fase storica caratterizzata da instabilità geopolitica e profonde trasformazioni tecnologiche. Nel corso dei saluti istituzionali, il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli e il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli hanno ribadito il ruolo strategico dell’Università di Macerata come motore culturale, sociale ed economico del territorio. In particolare, Acquaroli ha annunciato l’avvio di «un tavolo di confronto e concertazione con le università pubbliche della regione» per «fare squadra» e rafforzare la capacità del sistema regionale di rispondere alle esigenze dei giovani e delle imprese.

Un modello di università pubblica

La relazione del rettore John Mc Court ha delineato la visione strategica di Unimc: un ateneo pubblico che rifiuta una concezione puramente utilitaristica della formazione e rivendica il valore della conoscenza come bene comune. «Ci interessa una crescita che costruisca futuro, un futuro di valore: misurabile e condiviso». Dalla relazione emerge l’immagine di una “city university” pienamente integrata nel tessuto urbano e civile di Macerata, che investe in spazi, servizi e processi per migliorare concretamente l’esperienza di studio e di lavoro. In questo quadro si collocano l’inaugurazione del nuovo sportello delle segreterie studenti nell’ex complesso della Banca d’Italia, i futuri interventi su residenze, biblioteche e impianti sportivi, e l’attivazione di nuovi corsi di laurea e percorsi interdisciplinari, anche in lingua inglese e in modalità mista.

Autonomia, sapere critico e intelligenza artificiale

Mc Court ha ribadito con forza la difesa dell’autonomia universitaria come garanzia democratica, rivendicando il ruolo centrale dei saperi umanistici e delle scienze sociali in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale e dalla sovrabbondanza di informazioni. «L’autonomia dell’università e della ricerca non è un privilegio corporativo: è una condizione di libertà e una garanzia per la democrazia», ha affermato, sottolineando come senza autonomia «la conoscenza si indebolisce e la verità diventa negoziabile».
Il rettore ha messo in guardia anche dal rischio di un uso acritico delle tecnologie e dalla delega del giudizio umano agli algoritmi: «controllo, supervisione e decisione devono rimanere in capo alla persona», perché «la responsabilità resta umana». Ha infine richiamato i nodi strutturali del sistema universitario italiano: «L’autonomia, senza risorse, rischia di ridursi a una parola nobile ma fragile», chiedendo investimenti più coerenti con il ruolo strategico dell’università pubblica nello sviluppo del Paese.

Van Reenen: crescita, libertà e attacco alla competenza

Particolarmente significativo, in chiave di attualità internazionale, l’intervento di John Van Reenen, ospite d’onore dell’inaugurazione. Professore alla London School of Economics, Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico e tra i più autorevoli economisti a livello globale, Van Reenen ha richiamato la crisi dell’ordine internazionale e il clima di delegittimazione della competenza che attraversa diversi Paesi occidentali. «Il mondo si trova attualmente in una situazione molto pericolosa», ha affermato, parlando di «una rottura dell’ordine mondiale» in cui «l’ideologia populista denigra la competenza» e i dibattiti pubblici sono «vinti dai più potenti, non dall’argomentazione basata sulla ragione e sui fatti». Nel citare i tagli e le pressioni politiche che colpiscono università e centri di ricerca, in particolare negli Stati Uniti, ha avvertito che «le università non sono solo motori di innovazione», ma anche presìdi democratici, «ed è per questo che gli autoritari le odiano così tanto». Illustrando i risultati delle sue ricerche, ha ribadito che la crescita di lungo periodo è legata all’accumulazione di conoscenza e al ruolo delle università nella formazione del capitale umano, sottolineando come le competenze critiche e analitiche restino decisive anche «nell’era dell’intelligenza artificiale».

Le voci della comunità accademica

La cerimonia ha dato voce anche alle diverse componenti della comunità accademica. Stefano Di Carlo, presidente del Consiglio delle studentesse e degli studenti, ha portato un intervento sul disagio generazionale, sulle disuguaglianze e sulla richiesta di ascolto di una generazione raramente coinvolta nei processi decisionali. L’università, ha affermato, deve restare uno spazio di confronto democratico: «Il conflitto in democrazia non è una minaccia, tutto il contrario: è una risorsa». Diana Sviderska ha letto un discorso scritto insieme a Melika Khangoli, impossibilitata a rientrare dall’Iran, richiamando il valore dell’internazionalizzazione come esperienza concreta di integrazione e dialogo. Anna Cimarelli, per il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, ha infine sottolineato la centralità del lavoro quotidiano che sostiene l’università pubblica, in un contesto sempre più complesso e sottoposto a forti pressioni burocratiche e finanziarie.

 

UniMc riapre l’ex Banca d’Italia

inaugurati i primi spazi recuperati nel cuore di Macerata

Taglio del nastro per la nuova Segreteria studenti a Palazzo Silvestri. È il primo passo del progetto di rigenerazione dell’intero complesso storico acquisito dall’Università, tra servizi agli studenti e restituzione alla città.

Macerata ritrova uno dei suoi luoghi simbolo e lo vede tornare a vivere con una funzione nuova e profondamente legata alla comunità. Sono stati inaugurati oggi i primi spazi recuperati dell’ex sede della Banca d’Italia, nel complesso che comprende Palazzo dei Diamanti, Palazzo Silvestri e Palazzo Lazzarini, acquisito dall’Università di Macerata e destinato a diventare uno dei poli strategici dell’Ateneo nel centro storico.

A riaprire le porte è Palazzo Silvestri, in corso Matteotti, che ospita la nuova Segreteria studenti centrale: un ambiente pensato come punto di accesso ai servizi, ma anche come luogo simbolico di accoglienza e relazione tra l’Università e i suoi studenti. «Una soglia e una promessa», l’ha definita il rettore John McCourt al momento del taglio del nastro, sottolineando come questo spazio accompagnerà le studentesse e gli studenti lungo tutto il loro percorso universitario, dall’arrivo a Macerata fino alla laurea. Sono intervenuti anche il sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli, che ha sottolineato il valore di questo recupero per il centro storico e per la città, e il vescovo Nazareno Marconi, che ha portato la sua benedizione ai nuovi spazi, e il direttore della filiale di Ancona di Banca Italia Maurizio Cannistraro.

L’intervento rientra nel primo stralcio funzionale dei lavori di recupero dell’intero complesso, per un valore complessivo di circa un milione di euro. Al piano seminterrato saranno realizzati un ampio archivio documentale e un nuovo data center, mentre al piano terra di Palazzo Silvestri trovano posto gli uffici della segreteria studenti. Gli ambienti, un tempo destinati agli sportelli della Banca d’Italia, sono stati oggetto di un accurato restauro che ha preservato e valorizzato gli elementi architettonici di pregio, a partire dallo storico bancone in marmo, oggi trasformato in un front office di Ateneo pensato come interfaccia diretta e riconoscibile per la comunità studentesca.

«Può sembrare una scelta amministrativa – ha spiegato McCourt – ma in realtà è una scelta molto concreta e molto umana: significa investire sulla qualità della vita quotidiana di chi studia, sul tempo delle persone e sulla loro fiducia».

Il progetto complessivo prevede una destinazione differenziata dei tre edifici. Palazzo dei Diamanti è in corso di trasformazione nella nuova sede della Scuola di Studi Superiori “Giacomo Leopardi”, con lavori che si concluderanno nel settembre 2026. I Palazzi Silvestri e Lazzarini ospiteranno progressivamente uffici amministrativi dell’Università, attraverso ulteriori stralci funzionali già programmati.

Come ha ricordato il rettore, quello di oggi è solo l’inizio di un percorso più ampio di rigenerazione urbana e istituzionale. «Restituiamo alla città un pezzo della sua storia e lo riconsegniamo con una funzione coerente: servire la comunità universitaria, generare fiducia, costruire futuro».

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com