Cinquecento Jazz Summer Fest, Targa Impullitti 2017 alla band statunitense Oregon

di Rosita Spinozzi

CORROPOLI – Una band di culto con all’attivo quarantasei anni di musica nei più prestigiosi festival mondiali e una trentina di produzioni discografiche, l’ultima delle quali – “Lantern”- pubblicata il 30 giugno 2017 per Cam Jazz. Più semplicemente, gli Oregon. È con comprensibile orgoglio che la VI edizione del rassegna estiva Cinquecento Jazz Summer Fest – Premio Alfredo Impullitti, curata dal Cinquecento Jazz insieme all’Amministrazione Comunale di Corropoli, accoglierà nel suo firmamento musicale questa straordinaria band. Il concerto è previsto giovedì 13 luglio alle ore 21,30, in Piazza Pié di Corte, nell’ambito di una serata condotta dall’attore Elvezio Rosati. Il gruppo statunitense composto da Ralph Towner (pianoforte, chitarra), Paul McCandless (oboe, sassofoni, clarinetti), Paolino Dalla Porta (contrabbasso), Mark Walker (batteria, percussioni), verrà premiato con la Targa Alfredo Impullitti 2017, in memoria del direttore d’orchestra e compositore prematuramente scomparso nel 2002, al quale ogni anno è dedicata la rassegna. Nati alla fine degli anni Sessanta, gli Oregon spiccano nel panorama delle formazioni musicali più longeve della musica contemporanea, con la peculiarità di portare avanti un genere che spazia dal jazz, alla world music con inconfondibili richiami al folk americano, alle musiche etniche. «Siamo onorati di essere riusciti nell’intento di omaggiare la memoria del M° Alfredo Impullitti con il concerto di una band che ha ricevuto tanti riconoscimenti e che, ancora oggi, rappresenta un indiscusso punto di riferimento nel panorama jazz internazionale» affermano i membri di CinquecentoJazz e dell’Amministrazione Comunale di Corropoli «La musica degli Oregon è una sintesi di mondi musicali distanti e differenti, estrapolati dalle rispettive tradizioni locali più intime, e vivi in un intreccio di musica jazz e contemporanea, in piena libertà espressiva.
La magia di ogni concerto degli Oregon? Risiede nell’abbraccio avventuroso tra i quattro virtuosi musicisti, che coinvolge gli astanti in un invito a seguirli per intraprendere un proprio viaggio fantastico, talvolta mistico, sicuramente introspettivo». In altre parole, un appuntamento imperdibile per gli appassionati del settore che avranno modo di ascoltare un gruppo che ha saputo traghettare la musica verso un suono eterogeneo con composizioni che hanno generato parecchi estimatori in tutto il mondo. L’ingresso è libero. In caso di mal tempo il concerto si terrà presso l’Abbazia Santa Maria Mejulano di Corropoli. Info: 349.6250487.




Opera Jucunda, il fascino del Medioevo conquista l’Auditorium Pacetti

 

di Rosita Spinozzi

MONTEPRANDONE – Un fantastico viaggio a ritroso nel tempo che, oltre a far rivivere l’atmosfera del Medioevo attraverso scene di irresistibile comicità, pone l’accento sui toni poetici, simbolici e umani di un’epoca tanto lontana quanto significativa nel grande libro della storia. Un periodo travagliato e, al tempo stesso, ricco di fermento culturale e vitalità estrema espressa attraverso il linguaggio del corpo. In altre parole “Opera Jucunda”, l’applaudito spettacolo portato in scena, il 3 e 4 giugno all’Auditorium Pacetti, dal Teatro delle Foglie e il Corso Comunale di Teatro di Monteprandone con un’eccellente elaborazione del testo, regia, coreografia di Eugenia Brega e Paolo Clementi. ‘Opera Jucunda’, infatti, ha il merito di proporre in modo del tutto originale i personaggi tipici della tradizione popolare, che si esprimono in un particolare insieme di dialetti delle regioni settentrionali e centrali dell’Italia. Una lingua perfettamente comprensibile grazie alla forza della gestualità che accompagna la narrazione, e il talento espresso dai magnifici attori-allievi Roberta Barlocci, Sonia Burini, Rosario Calarco, Elisa De Luca, Marco Farina, Mariagrazia Giannone, Rosalina Manev, Sara Marconi Sciarroni, Jessica Marini, Palmiro Mignini, Daniela Narcisi, Linda Quinzi, Luca Rossi, Marina Stazi, Andrea Veccia, che hanno conquistato il numeroso pubblico presente con monologhi, dialoghi, danze medievali e canzoni, dando vita a diversi personaggi tratti per la maggior parte da testi anonimi ed altri presenti nelle antologie scolastiche. Ed è così che, in un tripudio di vesti, luci e colori, il palco dell’Auditorium Pacetti ha visto alternarsi testi giullareschi di sorprendente vitalità tra i quali “Nativitas rusticorum” di Matazone da Caligano, vari contrasti a canzonatura di tradizione popolare come quelli tra le due cognate litigiose, fra madri e figlie desiderose di maritarsi, fra la Morte e il Matto, e ancora contrasti d’amore alla finestra, giostre amorose fatte di passione e sberleffi, tenerezze e cattiverie, monologhi di graffiante ironia come quello della Marmaritata o di tono più drammatico come quello dell’Abbandonata. Splendidi i testi di Petrarca e Dante per portare l’attenzione sulla visione della donna angelicata, messi a contrasto con quelli di Savonarola e Cecco D’Ascoli dove la donna è sinonimo di essere spregevole. Molto apprezzato il siparietto del Ciarlatano che, accompagnato da due irresistibili giullari, ha tentato di vendere pozioni miracolose al pubblico. Il tutto accompagnato da balletti, come il saltarello medievale della prima scena e canzoni come “For de la bella cayba” e “Consigli sulla scelta della moglie”, brani medievali in versi musicati dagli stessi registi. Da sottolineare la particolare attenzione prestata ai costumi e agli accessori tipici dell’epoca, che hanno contribuito ad accompagnare lo spettatore in questo indimenticabile viaggio nel Medioevo. Un plauso, quindi, ai ‘magnifici quindici’ attori-allievi per aver saputo trasmettere professionalità ed entusiasmo sotto la sapiente guida di Eugenia Brega e Paolo Clementi i quali portano avanti, da oltre un ventennio, l’importante iniziativa del Corso Comunale di Teatro. Un’iniziativa di grande pregio che offre l’opportunità, a quanti vogliono avvicinarsi al Teatro, di effettuare un’esperienza formativa ed educativa attraverso lo studio e la pratica delle fondamentali tecniche dell’espressione teatrale. A tal proposito, il Corso ha già ampiamente dimostrato la sua validità rappresentando ogni anno spettacoli che hanno riscosso sempre un lusinghiero successo, sia per la valenza culturale che per il livello di preparazione mostrato dagli allievi. Ad onor del vero, dopo aver assistito allo spettacolo ‘Opera Jucunda’ si torna a casa con l’animo più leggero e la voglia di sorridere perché «chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza!». E il Teatro è, senza alcun dubbio, fonte di gioia, come ampiamente dimostrano tutti gli spettacoli ideati e diretti da Eugenia Brega e Paolo Clementi.

 

 




Festival Ferré, la 21ma edizione in onda su Rai Radio 7 Live

di Rosita Spinozzi

 

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Torna il Festival Ferré, per la gioia di tutti gli appassionati del settore e gli amanti della musica nella sua più alta e sublime accezione del termine. L’evento, andato in scena al Teatro Concordia nel mese di giugno con gran finale ad agosto, raggiunge un altro importante traguardo ed approda in radio. Precisamente su Rai Radio 7 Live che, nelle serate di venerdì 7, sabato 8 e domenica 10 ottobre, alle ore 21, trasmetterà per intero le registrazioni effettuate dall’emittente nelle tre serate della 21^ edizione del Festival Ferré: la prima per una durata di 2h 08’, la seconda 2h14’, la terza, quella del centenario di Léo Ferré, 1h54’. Entusiasta il prof. Giuseppe Gennari, presidente del Centro Ferré e direttore del Festival dedicato al grande chansonnier monegasco. «Rai Radio 7 Live ritrasmette, registrati dal vivo, solo i massimi eventi musicali italiani, tra i quali il Premio Tenco di Sanremo e l’Umbria Jazz Festival. Ed ora, per la prima volta, il Festival Ferré di San Benedetto del Tronto, di cui Radio 7 ha richiesto l’esclusiva» afferma Gennari, ricordando che l’emittente radiofonica ha iniziato la sua attività lo scorso anno con l’intento dioffrire agli ascoltatori una finestra completa sugli eventi live più importanti del passato e del presente, in Italia e nel mondo «Si tratta, quindi, di un riconoscimento di cui è evidente la notevole rilevanza, considerato che l’emittente è audibile in tutta Italia e all’estero».Avremo così l’opportunità di ascoltare ancora una volta le splendide performance canore di artisti di alto profilo come Céline PruvostGiovanni TruppiPilar,Bernard CimonDaniele Di Bonaventura Giovanni CeccarelliCali accompagnato dal leggendario musicista Steve NieveChristiane Courvoisier con l’impareggiabile pianista Christophe BrillaudMichel HermonAnnick Cisaruk con il funambolico fisarmonicista David Venitucci, i Têtes de Bois. Ugole d’oro nonché fulgidi astri notturni che brillano ancora alti nel cielo del Festival Ferré. Artisti non convenzionali, fortemente voluti dalla direzione del Festival che ha adottato il criterio di non tenere rinchiusa l’opera somma di Léo Ferré in una sorta di mausoleo, in cui restare a contemplarla tra privilegiati cultori accomunati da una idolatria di salvaguardia da presunte contaminazioni, ma di portarla, invece, fuori a prendere aria e veicolarla, attraverso una grande varietà di interpreti. Una scelta vincente che ha conquistato anche le giovani generazioni, e quanti hanno abitudini auditive distanti da canzonieri di classico repertorio. A tal proposito, un plauso anche alla giovanissima studentessa Clara Corridoni di Fermo, che ha avuto l’onore e l’onere di aprire al pianoforte la serata del centenario. In altre parole, le sorprese del Festival Ferré non finiscono mai. Ed ora, grazie a questo prezioso dono di Radio 7 Live Rai, potremo rivivere le emozioni della 21^edizione dell’evento per eccellenza della Città di San Benedetto del Tronto.

Festival Léo Ferré - 24082016

Festival Léo Ferré – 24082016




La magia del flamenco al Teatro Concordia con ‘La vida es sueño’

di Rosita Spinozzi

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La magia del flamenco approda in un’esplosione di ritmo e colori, sabato 1 ottobre alle ore 21,15 al Teatro Concordia, dove l’Asd Arte y Pasión Flamenca porterà in scena lo spettacolo ‘La vida es sueño’ – ideato e diretto da Maria Teresa Marini con musiche di José Alberto Rodriguez – che trae ispirazione dall’omonima opera barocca scritta nel 1635 dal drammaturgo spagnolo Pedro Calderón de La Barca. «L’idea nasce dal monologo del protagonista Sigismondo, che s’interroga sul significato della vita fino ad arrivare alla consapevolezza che ‘La vida es sueño y los sueños, sueños son’» spiega l’insegnante, coreografa e bailaora Maria Teresa Marini che ha fondatonel 2012 la compagnia Arte y Pasión Flamenca con l’intento di ricreare i sapori e i colori iberici «Queste parole racchiudono il significato di tutto lo spettacolo, ovvero i sogni rappresentano l’eterno dilemma della vita: “La vita è un sogno oppure siamo noi che, sognandola, la rendiamo reale?”». Un interrogativo molto interessante per riflettere tutti insieme a passo di danza con i ballerini Cristian Almodovar e Maria Teresa Marini (coreografa e regista); il corpo di ballo composto da Emanuela Albanesi, Erika Calvaresi, Valentina Carradori, Daniela Capocasa, Silvia Ciannavei, Lara Ciarrocchi, Sara Cipolletti, Roberta De Sisto, Giusy Di Marco, Emanuela Merli, Giada Rozzi, Milena Rubini, Francesca Vitelli; i musicisti Claudia Badalini, Milena Rubini (canto), José Alberto Rodriguez, Giovanni Brecciaroli (chitarra), Enzo Felici (percussioni). Diretta da Maria Teresa Marini, l’Asd Arte y Pasión Flamenca ha approfondito lo studio del flamenco in varie accademie spagnole e collabora con artisti di spessore internazionale con lo scopo di diffondere e far conoscere la cultura flamenca.

L’ingresso allo spettacolo costa 10 euro. Info: 366.2600779 – 339.6269140.

Bailaora Maria Teresa Marini

Bailaora Maria Teresa Marini

Notevole il percorso artistico di Maria Teresa Marini, che ha iniziato all’età di 5 anni lo studio della danza classica, frequentando per 18 anni il Centro Artistico Culturale Tersicore Danza Classica e Contemporanea di Ascoli Piceno con l’insegnante Caterina Ricci. Nel 2000 si è trasferita in Spagna per un anno, dove si è appassionata al flamenco studiando con i maestri Javier Barón, Hiniesta Cortés, Maria José León Soto, Carmen Meloni, Alicia Márquez, Pepe Flores, Ángel Múñoz, Pilar Carmona, Caterina Costa, Cristina Benítez, Amparo Navarro Sanz e La Malita. Dopodichè Maria Teresa ha continuato a perfezionarsi frequentando l’accademia Amor de Dios di Madrid (con i maestri Cristóbal Reyes, Concha Jareño, Cristian Almodóvar e La Truco), la scuola Ados di Siviglia (con i maestri Ángel Atienza e Isabel Bayón), la scuola ‘Irene Gontan’ di Malaga (con la maestra Rocío Portillo Torres), la scuola ‘Maria Carbonell’ di Valencia (con la maestra Marta Sol), la scuola la Tournée di Cádiz (con la maestra Mari Angeles Pérez Román) e la Escuela Profesional de Danza di Almeria con la maestra Yolanda Urios. Nel 2002 ha iniziato ad insegnare il baile flamenco ad Ascoli Piceno, mentre nel gennaio 2008 ha fondato l’associazione Arte y Pasión Flamenca. La finalità? Promuovere la conoscenza del flamenco in tutte le sue forme: canto, chitarra, ballo e cultura, creando in particolare per i giovani e le loro famiglie momenti di ritrovo creativo ed espressione artistica. Dopodichè nel 2012 è nata la compagnia Arte y Pasión Flamenca che propone spettacoli anche in piazze, ristoranti, feste a tema, locali.

 

Degne di nota le esperienze professionali di Maria Teresa Marini: nel 2007 prima classificata ai Campionati Nazionali Danza e Coreografia MSP Italia (San Benedetto del Tronto); nel 2008, 2009, 2010, 2011, 2015, 2016 ha partecipato alla Rassegna di Composizione Coreografica (Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno); nel 2008 e nel 2010 alla Rassegna Coreografica ‘Passo a due’ (Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno). Dal 2008 ad oggi ha ideato, diretto, organizzato e coreografato nove spettacoli di flamenco: A Compás, Pasión y Duende, Fiesta Flamenca, Planta y Tacón, Manos como Palomas, A Bailar, El Aire que te lleva, Miradas del alma, Arsa y toma.




Un concerto per ‘La Falena’ sulle ali della solidarietà

Venerdì 16 settembre, all’Auditorium Comunale

 

di Rosita Spinozzi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una poesia, un gruppo di artisti, una mostra itinerante animata dall’obiettivo di ricercare l’arte nel suo complesso con sensazioni che esulano dai versi e si trasformano in un dipinto. Il tutto dando ampio spazio alla figura professionale dell’artista. Nasce così la manifestazione ‘La Falena’ – ideata dall’associazione Nell’Arte di Gianluigi Pepa ed ispirata all’intensa poesia omonima di Marinella Paoletti – che ha visto aderire al bando di concorso gli artisti Melita Gianandrea, Jessica Fuina, Elena Taffoni, Giusy Scartozzi, Lorita Rogantoni, Roberto Capocasa, Fabrizio Scartozzi, Lauro Potenza, Ewa Maria Hamczyk, Jamina Anna Napiorska, Giorgina Violoni, Tiziana Marchionni, Gabriele Scartozzi, Pamela Priminceri,Gianluigi Pepa.                                                                          

Quattro le sedi espositive della mostra, inaugurata il 1 agosto nell’ex Convento di San Francesco di Monsampolo del Tronto, dove è rimasta fino al 7 agosto, per poi proseguire il suo cammino nella Chiesa Madonna della Pietà di Acquaviva Picena (8-16 agosto) per gentile concessione del parroco don Alfredo Rosati, a Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno (18-24 agosto), infine nella Torre dei Gualtieri di San Benedetto del Tronto dove è visitabile fino al 15 settembre. Oltre al voto pubblico che designerà il vincitore con il sistema delle schede inserite nelle apposite urne, le opere saranno valutate dalla Giuria Tecnica composta dall’organizzatore Gian Luigi Pepa, la poetessa Marinella Paoletti, gli appassionati d’arte Stefano Muzi e Giampiero Saraconi che decreteranno i primi tre classificati. I premi? Rispettivamente 500 euro, 300 euro, beni in natura del valore di 200 euro. La prossima tappa dell’evento è prevista venerdì 16 settembre alle ore 20,30, presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto, dove il concerto di Marco Pietrzela (flauto) e Sergio Capoferri (fisarmonica) sarà eccellente preludio alla premiazione delle opere in concorso. Immancabile un pensiero al dramma del terremoto che ha coinciso con lo sviluppo della manifestazione, creando un momento di profonda tristezza e riflessione nel cuore di tutti. «Nel rispetto dei nostri ideali e valori, abbiamo inserito nel programma l’offerta volontaria per i terremotati di Arquata. L’iniziativa diventerà parte integrante del progetto soprattutto nella seconda fase della manifestazione dedicata all’asta pubblica, prevista durante il periodo natalizio, durante la quale saranno incluse anche le opere di altri artisti che vorranno intervenire, a prescindere dalla partecipazione al bando di concorso. Tutto ciò in linea al motto ormai diffuso della nostra associazione: anche gli artisti credono nel dono e nella beneficenza, un gesto, un semplice pensiero concreto» spiega Gian Luigi Pepa, aggiungendo di avere preso contatti con Raffaella Milandri e l’Associazione Omnibus Omnia per il conferimento del ricavato ottenuto durante la serata del concerto «All’ingresso consegneremo una busta alle persone che interverranno le quali, se lo desiderano, potranno secondo propria libera volontà e coscienza elargire un’offerta pro-terremoto di Arquata. Ringrazio sentitamente tutti coloro che vorranno intervenire con amicizia». In sintesi non solo arte per arte, ma arte a favore di chi ha bisogno.

LA FALENA
poesia di Marinella Paoletti

Morire su di te con un sorriso
Mentre avvinco tra luci di candele
il corpo tuo pervaso sino al viso
d’un latte chiaro madido di miele.
Sono falena nel mio volo eliso
che posa ad ogni poro la sua stele:
l’atto d’amore usato e poi reciso
che inebria il ventre rilasciando fiele.
E plano scompigliando i sentimenti
perdendo porporina dalle ali;
brucia la vita, pulsano i tormenti
ora che scocchi dentro me i tuoi strali.
Ma a terra resto vinta dagli stenti
E il piacere tuo non placherà i miei mali…




Bon anniversaire, Léo! Nessuno spettacolo, solo la musica di Ferré

di Rosita Spinozzi

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO Celebrare un anniversario importante all’indomani di una tragedia che ha colpito tutti dritto al cuore non è certo impresa facile. È difficile sorridere pensando alle persone che hanno pagato con la propria vita questo capriccio della natura chiamato terremoto. Nonostante ciò, lo spettacolo conclusivo del Festival Ferré si è svolto, per volontà degli organizzatori e con il consenso dell’amministrazione comunale, “nel segno e nello spirito di non abbattersi mai davanti alle tragedie, neppure le più grandi, perché la vita deve sempre e comunque continuare davanti ad ogni accadimento. Nel rispetto, comunque, di quanti non ci sono più”. Fedele a questo principio, Giuseppe Gennari, ‘anima’ del Festival, è salito sul palco del Teatro Concordia con un messaggio di solidarietà nei confronti delle persone colpite dal sisma e con il monito di non arrendersi mai. Ed è proprio con l’intento di affrontare le contrarietà con uno sguardo rivolto al di là che, ieri, tutti i presenti hanno celebrato il centenario della nascita di Léo Ferré. In punta di piedi, ma con la forza dirompente del bel canto che di per sé ha assunto i toni di una preghiera che si è innalzata in Cielo, raggiungendo in qualche modo le anime di chi non è più fra di noi. Alla giovanissima studentessa Clara Corridoni di Fermo la responsabilità di aprire al pianoforte una serata così importante: le sue dita delicate hanno sfiorato i tasti infondendo nei presenti una sensazione di pace. Gennari ha riconosciuto in lei il talento, ed ha voluto premiare il suo impegno permettendole di partecipare ad un Festival di cui Clara comprenderà pienamente la valenza quando avrà qualche anno in più.
Un dolce preludio all’entrata in scena di
Christiane Courvoisier, magnifica interprete che ha manifestato una totale simbiosi con Ferré cimentandosi nella parte del suo repertorio più difficile ed elevata, gradita in modo particolare a quanti avevano desiderio di approfondire ulteriormente la conoscenza dell’opera del grande Léo. Accompagnata al pianoforte dall’impareggiabile Christophe Brillaud, che le ha ritmato l’acutezza interpretativa e l’impetuoso canto, Christiane ha conquistato i presenti con diversi brani tra cui ‘Cette blessure’, ‘Ta source’, ‘FLB’(Fronte Liberazione Bretone), ‘Requiem’. Parole come ‘blessure’(ferita) e ‘source’ (fonte), nella loro accezione metaforica del termine, hanno dato occasione a Gennari di esprimere la sua totale stima nei confronti della donna, definita come “colei che dà la vita”, per poi annunciare la ferrea volontà di lanciare una petizione in cui “ogni azione contro la donna per bassi motivi di possesso diventi un crimine contro la vita e l’umanità”. Dopodichè, riflettori accesi sul folgorante Michel Hermon: potrei spendere migliaia di aggettivi su di lui ma, con il rischio di ripetermi, ancora oggi folgorante è quello che reputo più spontaneo. Uomo di incommensurabile carisma e talento, Hermon possiede una voce limpida e a tratti graffiante che arriva diretta al cuore, per poi imprimersi nella mente e scatenare un volo di farfalle nello stomaco. Alto, di nero vestito, con lo sguardo rivolto all’infinito, ha incantato il pubblico con ‘Rotterdam’, ‘A toi’, ‘Les gares, les ports’, ‘Le bateau espagnol’ di Ferré; ‘Les poètes de sept ans’ di Rimbaud/Ferré, ‘Recueillement’ di Baudelaire/Ferré. Tripudio di applausi, meritatissimi, per lui e per il pianista Christophe Brillaud, che lo ha egregiamente accompagnato in questo viaggio musicale. E la promessa di tornare ancora al Festival Ferrè, perché ad una forza della natura come Giuseppe Gennari è impossibile dire di no.
Poi è arrivata lei:
Annick Cisaruk, creatura dell’est, cantante raffinata e attrice di rilievo internazionale (ha lavorato anche con Giorgio Strehler), donna dal fascino dirompente al punto tale da essere stata associata all’eruzione di un vulcano. Simbolismi a parte, ieri abbiamo compreso tutti il perché dicono che alla sua voce non avrebbe resistito neanche Ulisse. E se poi la sua ugola d’oro è accompagnata da un fisarmonicista funambolico del calibro di David Venitucci, allora per il povero Ulisse non c’è davvero scampo. Perfettamente padrona della scena, Annick colora il suo canto con movenze leggiadre proponendo ‘Marizibill’ di Apollinaire/Ferré, ‘Je te donne’, ‘Ton style’,‘Quartier Latin’, ‘La vie moderne’ ed altro ancora. Chiede, infine, che vengano accese le luci in sala perché le piace vedere i volti del pubblico che ringrazia per essere presente, così come ringrazia uno ad uno per nome tutte le persone che “lavorano dietro le quinte” e, ovviamente anche il direttore artistico Giuseppe Gennari e il direttore operativo Maurizio Silvestri.
Ed ecco arrivare gli avveniristici
Têtes de Bois nella formazione originale del quartetto composto da Andrea Satta (vocalist), Carlo Amato (basso), Luca De Carlo (tromba), Angelo Pelini (pianoforte), pronti a farci dono delle canzoni di Ferré in italiano, grazie all’ottima traduzione di Gennari. Senza ombra di dubbio, le ‘teste di legno’ sono il gruppo più musicalmente artistico in circolazione in Italia, in grado di sublimare efficacia espressiva ad una perfezione stilistica raggiunta nell’armonizzare musiche di stampo classico in orchestrazioni di assoluta modernità.Non a caso, con i loro due CD (“Ferré, l’amore e la rivolta” e “EXTRA”) dedicati all’opera di Ferré, hanno vinto il prestigioso Premio Tenco nel 2002 e nel 2015. Motivo per cui, con pieno merito, la Targa Ferré del Centenario, opera di Manuela Ferré, è stata loro attribuita per “aver dedicato con arte personalissima e virile affetto due album all’opera del Maestro, conseguendo due vittorie al Premio Tenco”. «Dedichiamo la nostra targa alla rinascita della alte valli del Tronto e del Velino e all’amore che le deve accompagnare – dichiarano iTêtes de Bois sulla loro pagina Facebook – Qui, trent’anni fa, a San Bendetto del Tronto, a pochi chilometri dal terremoto che ha buttato nel cuore della notte, tutti in strada, in spiaggia e in acqua, Léo Ferré venne nelle scuole a parlare a ragazzi di libertà, di anarchia e di amore. Qui noi parliamo di di lui, di voi e di noi. Qui, ieri, nessuno spettacolo, nessuna sagra, solo la musica di Léo…». Parole veritiere dettate dal cuore di artisti che hanno reso omaggio a Ferrè con quella caparbietà che solo l’amore può dare. Così come un atto d’amore è stato il gran finale del Festival, che ha riunito sul palco del Concordia tutti gli ospiti della serata per cantare insieme al pubblico presente ‘L’âge d’or’ , splendida canzone che, tanti anni fa, un gruppo di emozionati allievi dell’Itc ‘Capriotti’ eseguì dinanzi a Ferré in occasione di una visita, organizzata dal prof.Gennari, nella sua dimora a Castellina in Chianti . Un canto pieno di speranza, oggi più che mai attuale. Bon anniversaire, Léo! E grazie.

da sx Annick Cisaruk, Giuseppe Gennari, Christiane Courvoisier, Michel Hermon © Umberto Candiani 093

da sx Annick Cisaruk, Giuseppe Gennari, Christiane Courvoisier, Michel Hermon © Umberto Candiani

da sx Annick Cisaruk, Giuseppe Gennari, Christiane Courvoisier, Michel Hermon © Umberto Candiani

da sx Annick Cisaruk, Giuseppe Gennari, Christiane Courvoisier, Michel Hermon © Umberto Candiani

 

L’âge d’or

L’âge d’or

 




Bon Anniversaire, Léo! É già sold out al Teatro Concordia per il centenario della nascita di Ferré

di Rosita Spinozzi

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Saranno davvero in tanti a dire ‘Bon Anniversaire, Léo!’, mercoledì 24 agosto alle ore 21,15 presso il Teatro Concordia, dove avrà luogo la serata speciale per celebrare il centenario della nascita dello chansonnier monegasco Léo Ferré. Infatti, facendo riferimento alle prenotazioni pervenute, si può tranquillamente annunciare il tutto esaurito. Non c’è da stupirsi, visto l’eccellente programma riservato al Canzoniere del Maestro, da quello di più alto repertorio a quello più popolare, proposto in lingua originale da artisti internazionali di elevatissimo profilo artistico, e con un saggio in versione italiana proposto dai Têtes de Bois, assegnatari della Targa Ferré per Il Centenario. Gli ‘astri notturni’ che saliranno sul palco del Concordia sono Christiane Courvoisier, Michel Hermon, Annick Cisaruk, Têtes de Bois. Ma non finisce qui, perché il direttore artistico Giuseppe Gennari promette anche qualche pungente sorpresa che “sarà rivelata solo al momento e scelta non per glamour nominativo ma per originalitàsignificativa, secondo il nobile credo di Ferré che ha sempre preferito le gemme semplici, più rare, più preziose”. A dare il via al repertorio di profilo più impegnativo penserà Cristiane Courvoisier che, con il suo evocativo canto ritmato dal pianoforte dell’impareggiabile Christophe Brillaud, si rivolgerà al pubblico esperto che desidera approfondire la conoscenza dell’opera di Ferré. Seguirà il folgorante Michel Hermon, maestro del canto graffiante sposato al gesto griffato, che darà spazio alla grande poesia francese messa in musica da Léo. Hermon, accompagnato al piano da Christophe Brillaud, si avvarrà anche, in un’improvvisazione a sorpresa, dei disarticolanti virtuosismi di David Venitucci alla fisarmonica. Tutto ciò sarà trait-d’union all’entrata in scena di Annick Cisaruk, affascinante e vulcanica cantante-attrice di pari risorse in entrambe le arti, che ipnotizzerà il pubblico con la fiamma di esibizioni travolgenti. Alla fisarmonica David Venitucci, accordéoniste di innovativa, estraniante e sublime qualità interpretativa come ce ne sono pochi al mondo. Dulcis in fundo, i Têtes de Bois, gruppo capace di coniugare musicalmente classico e avveniristico in un coktail artistico di pregiata fattura, sia in termini di perfezione stilistica che per efficacia espressiva. Non a caso, con i loro due CD (“Ferré, l’amore e la rivolta” e “EXTRA”) dedicati all’opera di Ferré, hanno vinto il prestigioso Premio Tenco nel 2002 e nel 2015. La serata in onore di Léo Ferré si concluderà con un gran finale tutto a sorpresa. In sintesi, serate come queste sono perle rare e preziose, un autentico dono per gli amanti della Musica e della Cultura espresse nella loro più alta accezione del termine. Ed è un onore per la Città di San Benedetto del Tronto ospitare un Festival che, giunto alla 21^edizione, ha ancora tanto da offrire grazie allo straordinaria vitalità di Giuseppe Gennari e del Centro Ferré.




Bon Anniversaire, Léo!

 

di Rosita Spinozzi

 

Il 21° Festival Ferré dice “Bon Anniversaire, Léo!” con una serata costellata di musica e sorprese al Teatro Concordia 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Festival Ferré torna ad essere punta di diamante degli eventi estivi sambenedettesi e, dopo le prime due applaudite serate del 10 e 11 giugno scorso, ecco fare di nuovo capolino in Riviera l’immagine evocatrice realizzata da Philippe Dedeur per il manifesto della 21^edizione. Il motivo? Ricordare a tutti che, mercoledì 24 agosto alle ore 21,15, i riflettori del Teatro Concordia si accenderanno di nuovo sul Festival per celebrare il centenario della nascita di Léo Ferré. Se fosse stato in vita lo chansonnier monegasco avrebbe toccato il traguardo dei cento anni, ma il destino lo ha visto ritirarsi dal palcoscenico della vita il 14 luglio 1993 mentre la realtà, più forte di tutti, lo ha reso eterno grazie alla straordinaria bellezza del suo canzoniere, giustamente definito ‘eroico e sublime’ dallo scrittore e drammaturgo Giovanni Testori. L’evento del centenario – celebrato in Francia con cerimonie e spettacoli in teatri, piazze, radio e televisione – avrà a San Benedetto del Tronto, sua città italiana di adozione artistica, una serata speciale per onorarlo in qualità di poeta e musicista.«Si tratta della terza serata del 21° Festival Ferré che, il 24 agosto, vedrà approdare al Teatro Concordia una parata di artisti pronti ad esibirsi in una panoramica di canzoni tra le più luminose del repertorio di un “cantautore” che ha contribuito a far volare alto quella Pollicina della poesia e della musica. Così, infatti, è stata considerata per tanto tempo la canzone, al livello delle arti letterarie a lei più vicine come la poesia stessa, di cui è una forma, e il teatro che, come la canzone, prende il suo pieno volto nel fuoco sacro dell’interpretazione vocale e gestuale» spiega Giuseppe Gennari, direttore artistico e presidente del Centro Ferré «Quattro i gruppi in scena: tre francesi (Christiane Courvoisier, Michel Hermon, Annick Cisaruk) e uno italiano (Têtes de Bois). Prevista anche qualche pungente sorpresa, che sarà rivelata soltanto nel corso della serata e scelta in armonia con il pensiero di Léo Ferré, che ha sempre amato percorrere i sentieri nascosti in cui si trovano le gemme più semplici che sono anche le più rare e spesso le più preziose». A Christiane Courvoisier l’onore e l’onere di aprire la schiera dei grandi interpreti del Maestro, facendo trasparire nella filigrana del suo bellissimo canto la gioia segreta di portare in concerto le canzoni del repertorio più alto. Ovvero meraviglie poetico-musicali con le quali riesce a stabilire una segreta complicità trasmessa con coinvolgente impatto emotivo al pubblico più sottile. Con lei al pianoforte l’impareggiabile Christophe Brillaud, pronto a ritmarne l’acutezza interpretativa e l’impetuoso canto. La serata proseguirà con Michel Hermon che, come solo lui sa fare, porterà in scena un repertorio che varia dalle più belle e celebrate canzoni di Ferré alle grandi poesie (Rimbaud, Baudelaire, Verlaine, Aragon) messe in musica da Léo. L’esibizione di Hermon si preannuncia folgorante per il perfetto equilibrio tra il graffiante canto e l’impeccabile gesto che fonde superbamente insieme la parola sposata alla musica. Oltre all’eccellente supporto di Christophe Brillaud, Hermon si avvarrà, in una deliziosa improvvisazione a sorpresa, degli impagabili virtuosismi di David Venitucci alla fisarmonica. Tutto ciò sarà trait-d’union all’entrata in scena di Annick Cisaruk, affascinante e vulcanica cantante-attrice il cui carisma riesce a provocare negli spettatori “sconvolgimenti pari a terremoti interiori, ipnotizzandoli con la fiamma di esibizioni travolgenti come sacre tempeste”. La sua pura energia sarà alimentata dall’arte complice e raffinata sprigionata dalla fisarmonica di David Venitucci, artista noto al pubblico italiano come evocatore di atmosfere rarefatte, nonché musicista in grado di suscitare sensazioni profonde nelle quali amano perdersi gli appassionati di questo strumento. Gran finale in diapason con i Têtes de Bois, il gruppo più musicalmente artistico in circolazione in Italia, le cui performance sono state paragonate dal prof.Gennari al lampo accecante della spada divina di Euterpe, musa della poesia lirica e della musica, per la perfezione stilistica che il gruppo romano raggiunge nell’armonizzare musiche di stampo classico in orchestrazioni di un’avveniristica, assoluta modernità. Non a caso, con i loro due CD (“Ferré, l’amore e la rivolta” e “EXTRA”) dedicati all’opera di Ferré, hanno vinto il prestigioso Premio Tenco nel 2002 e nel 2015. Un premio cui si aggiunge ora, con pieno merito, l’attribuzione della preziosa Targa Ferré del Centenario, che verrà consegnata nell’ambito di una serata imperdibile per gli amanti della Musica e della Cultura espresse nella loro più alta accezione del termine. Bon Anniversaire, Léo!




Premio Bizzarri, le ‘Visioni Medi(con)terranee’ proseguono con ‘Fuocoammare’ e ‘Andrea Pazienza. Fino all’estremo’

 

di Rosita Spinozzi

San Benedetto del Tronto – Le ‘Visioni Medi(con)terranee’ inerenti la 23^edizione del Premio Libero Bizzarri proseguono, nelle serate del 5 e 6 agosto alle ore 21,30 in Palazzina Azzurra, con la proiezione di due documentari che, oltre a concludere la sessione estiva della Rassegna, non mancheranno di offrire al pubblico interessanti spunti di riflessione. S’inizierà venerdì 5 agosto conFuocoammare’ diretto da Gianfranco Rosi nel 2016 e premiato nello stesso anno con l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino. La proiezione è realizzata in collaborazione con il GUS-Gruppo Umana Solidarietà. Fedele al suo metodo di totale immersione, Rosi si è trasferito per più di un anno sull’isola di Lampedusa facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa. Un percorso necessario per raccontare i diversi destini dei lampedusani e dei migranti. Nasce così da questa full immersion ‘Fuocoammare’, il racconto di Lampedusa attraverso la storia di Samuele, un ragazzino dodicenne che va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa: approdo negli ultimi venti anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, altre partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.

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Spazio al genio ribelle di Andrea Pazienza, sabato 6 agosto, con la proiezione a grande richiesta del documentario ‘Andrea Pazienza. Fino all’estremo’, realizzato da Condominium con la regia di Paolo Caredda e scritto a quattro mani con Alvise Renzini. Vincitore del Premio ItaliaDoc Arte istituito dal ‘Bizzarri’, l’opera di Caredda è l’ultimo lavoro realizzato nel 60° dalla nascita del grande fumettista sambenedettese, e darà modo ai presenti di effettuare un interessante viaggio incentrato sull’impatto che l’arte di Pazienza ha avuto su generazioni di lettori. Un impatto ben delineato attraverso testimonianze di amici e colleghi dell’epoca, giovani e bambini di oggi intervistati per strada o nelle scuole. L’arte di Paz è malinconica, è un atto di ribellione assoluta contro le gabbie dell’ipocrisia, del perbenismo e del conformismo. La sua opera varca ogni confine ed è in grado di tratteggiare con estrema naturalezza la nostra epoca. Un dono che lo accosta, in qualche modo, a grandi scrittori e illustratori come Balzac, Dostoevskij, Goya. Il fim di Caredda è un viaggio in macrofotografia nelle correzioni, nelle pecette, nei materiali poveri e improvvisati di uno dei lavori più alti e abissali del ventesimo secolo italiano. Sullo sfondo, gli anni della prima Repubblica, la contestazione giovanile, il fenomeno dell’eroina e le note di ‘Malamore’, una canzone di Enzo Carella, che apre e chiude il documentario.

Il Festival tornerà nel periodo autunnale, il 27 e 28 ottobre al Teatro Concordia, con la premiazione dei concorsi PiowebClipContest, DocCinemAutismo, MediaEducazione.




La collettiva ‘Porto e dintorni’ della Scuola d’Arte Misoul approda alla Torre dei Gualtieri del Paese Alto

di Rosita Spinozzi

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTODopo aver impreziosito gli spazi della Palazzina Azzurra, la mostra ‘San Benedetto del Tronto 2016. Porto e dintorni’ si sposta, sabato 23 luglio alle ore 21,30, nella suggestiva Torre dei Gualtieri del Paese Alto con un nuovo, particolare allestimento in ‘verticale’ esteso sui tre piani dell’antica struttura, a cui faranno da corollario tanti gabbiani forieri di simpatici messaggi. I volatili, infatti, portano ‘tatuate’ sulle piume del loro corpo frasi caratteristiche del dialetto sambenedettese. Protagoniste dell’evento saranno, indubbiamente, le 97 opere realizzate dai 35 artisti della Scuola Misoul, diretta da Cesare D’Antonio, che ha ideato una passeggiata nei pressi del porto con l’intento di osservare scorci da tramutare in opere d’arte da mettere in vendita ed esporre in luoghi simbolo della tradizione locale come la Palazzina Azzurra (9-20 luglio), la Torre dei Gualtieri (23 luglio-7 agosto), il Museo del Mare (10-29 agosto). Il ricavato dell’evento sarà impiegato per acquistare prodotti alimentari o buoni spesa per famiglie disagiate. Numerosi gli eventi nel corso della serata poiché, oltre alla mostra, il piazzale ospiterà anche altre iniziative organizzate dal Comune di San Benedetto del Tronto e dall’Associazione Culturale ‘Amici del Paese Alto’. «La permanenza in Palazzina Azzurra si è rivelata positiva: abbiamo registrato un notevole afflusso di pubblico e venduto la metà delle opere che potranno essere ritirate a fine agosto, dopo l’ultima esposizione al Museo del Mare» spiega il deus ex machina Cesare D’Antonio «I visitatori hanno apprezzato molto la qualità delle opere e l’alto livello dell’allestimento, con tanto di ‘giornale di bordo’ e gabbiani sparsi all’interno della struttura per conferire un tocco di leggerezza e gioia alla mostra. L’idea dei gabbiani è stata particolarmente gradita, tanto che a grande richiesta sono stati acquistati anche loro».

Splendide le 97 opere realizzate dagli artisti Anna Bartolomeo, Antonella Belletti, Simone Bianchi, Barbara Borsoni Ciccolungo, Rita Bruni, Onelia Capomagi, Luisa Carnevale, Biagio Carrano, Elisabetta Castelletti, Mario Contessi, Giampietro De Angelis,Tanya Del Bello, Stefania Di Emidio, Simonetta Ferretti, Cristina Illuminati, Monica Isopi, Sayaka Kuhinata, Marco Lanciotti, Maila Lavia, Francesco Loggi, Maria Paola Lunghi, Alessia Malatesta, Francesca Marcucci, Marcella Marri, Barbara Mascetti, Marzia Mentili, Daniela Menzietti, Sissi Mihailova, Gianna Pansironi, Simona Patrizi, Cristina Spinozzi, Irmanna Spinozzi, Lucia Tiburtini, Giuseppe Tomassetti, Giuseppe Di Stadio. Opere suddivise in quadri (olio, acrilico, china, pastello, tecnica mista), sculture, fotografie, installazioni, origami, terrecotte e ceramiche, frutto della creatività di artisti di diversa fascia d’età, tra i quali studenti, professionisti, principianti, fumettisti, ma anche persone che nel quotidiano svolgono lavori lontani dall’arte. A fare da corollario alla mostra, c’è anche il catalogo edito da Fastedit con il testo critico dell’architetto Adele Ciarrocchi, l’introduzione della giornalista Rosita Spinozzi, il percorso artistico di Cesare D’Antonio, presidente dell’associazione culturale Studio d’Arte Misoul con sede in viale Colombo. Il progetto grafico è di Fabrizio Mariani. Degna di nota la copertina realizzata appositamente per l’evento dal bravissimo writer romano Mr.Thoms, al secolo Diego Della Posta, che ha ritratto in modo ironico D’Antonio alle prese con i simboli marinari della nostra città. L’opera è una delle più apprezzate dal numeroso pubblico che ha già visitato la mostra in Palazzina Azzurra.

Orari di apertura e chiusura della mostra al Torrione: (Lunedì-Domenica ore 21,30-23,30). L’ingresso è libero.