Festival Ferré, 21ma edizione all’insegna del tempo con la straordinaria partecipazione di Cali e Steve Nieve

di Rosita Spinozzi

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO, 2016-05-16 – Ci sono manifestazioni  talmente carismatiche da sovvertire tranquillamente l’ordine spazio temporale, partendo dalle aspettative del futuro per poi tornare alle certezze del presente, infine concludere con un inevitabile e romantico tuffo nel passato per celebrare il centesimo compleanno del grande chansonnier monegasco Léo Ferré. In altre parole esiste il Festival Ferré (10-11 giugno e 24 agosto, ore 21,15, al Teatro Concordia), magnifica punta di diamante nell’ambito degli eventi culturali sambenedettesi, che quest’anno raggiunge il traguardo della 21^edizione grazie alla competenza e all’inesauribile entusiasmo  di Giuseppe Gennari, direttore artistico e presidente del Centro Ferrè, e del direttore operativo Maurizio Silvestri.  I riflettori si accenderanno, dunque, sul futuro nella serata di venerdì 11 giugno con Céline Pruvost che, accompagnata alla chitarra e al piano da Bastien Lucas, porterà in scena  lo spirito, l’intelligenza e il profumo del più pungente Cabaret parigino. Dopodichè sarà la volta di Giovanni Truppi, applaudito al Tenco 2015, ed attualmente  indicato dalla critica come il cantautore italiano più promettente per la sbalorditiva varietà della sua paletta poetica e musicale. Dulcis in fundo Pilar, al secolo Ilaria Patassini, cantautrice italiana in grado di unire l’interpretazione vocale ad un uso strumentale della voce che coniuga radici popolari e canzone d’autore in un sound originale e contemporaneo. «Una voce insinuante ed evocatrice. Una regina del canto modulato in tutta la gamma vocale tipica delle sirene incantatrici che, dal tempo di Ulisse, ammaliano i cercatori di infinito» spiega Gennari sottolineando che, in apertura di serata, è previsto un filmato speciale dedicato al grande fotografo Mario Dondero.

Ad impreziosire la serata di sabato 11 giugno, sarà un eccezionale duo di artisti composto da Cali, originale e luminoso astro trainante del panorama ‘cantautorale’ francese, e dal pianista Steve Nieve, il mago per eccellenza del ‘tastierismo’ internazionale. Bruno Caliciuri, in arte Cali, (il cognome proviene dal nonno calabrese),  vanta un intrigante  repertorio a metà strada tra canzone francese e rock. È lui l’asso nella manica del 21° Festival Ferré, così come Benjamin Clementine lo è stato per l’edizione scorsa, anche se i due artisti hanno stili diametralmente opposti. Cali non è ancora noto in Italia e merita di essere conosciuto non solo per il suo grande talento, ma anche perché sta preparando un album dedicato alle canzoni di Ferré. Inoltre, onore al merito, anche lui, come Clementine, approderà nei nostri lidi  solo per il puro e vivo entusiasmo di partecipare ad un evento affettuosamente definito‘festival più folle del mondo’ dal deus ex machina Gennari. Ma non finisce qui, perché  ad accompagnare Cali sarà un artista stellare come il musicista e compositore inglese Steve Nieve, prolifico turnista che, nel corso di una trentennale carriera, ha collaborato a lungo con Elvis Costello, indiscusso esponente della scena pub rock londinese. A precedere Cali e Nieve, sarà l’esibizione dell’artista canadese Bernard Cimon che inonderà il teatro di atmosfere poetiche francesi assai coinvolgenti, alternandosi magistralmente a fisarmonica e piano; mentre Daniele Di Bonaventura al bandoneon, servito da Giovanni Ceccarelli al pianoforte, farà poi decollare la serata nell’Olimpo dei suoni divini proponendo tanghi di Ferré con l’ausilio della voce di Bernard Cimon. Degni di nota l’apertura della seconda serata con un fulminante recitato proposto in omaggio a Ferré da Francesco Tranquilli, ‘scrittattore’ sanbenedettese, e la consegna della Targa Ferré 2016 a Cali in qualità di ‘grande poeta e musicista, innovatore della canzone d’autore, devoto a Léo Ferré’. A fare da corollario al Festival, come sempre, sarà la conferenza-dibattito quest’anno dedicata al tema ‘Cento anni di Ferré, ottanta di canzoni: sono solo passato?’, prevista sabato 11 giugno alle ore 10,30, a Palazzo Piacentini. Interverranno i maggiori artisti tra cui Cali, Steve Nieve, Di Bonaventura , Cimon, con l’immancabile Paolo Cristalli e le sue emozionanti poesie, Stefano Di Matteo e un omaggio a Enrico Medail, traduttore storico delle canzoni di Ferré, recentemente scomparso, nonché indimenticabile protagonista insieme a Mauro Macario del Mémorial Ferré che a San Benedetto del Tronto, nel 1994, diede il via ai ventuno Festival finora annoverati.

Grande attesa per la terza serata di mercoledì 24 agosto, denominata ‘Bon anniversaire, Léo Ferré!’ e concepita con il nobile intento di celebrare i cento anni dell’indimenticato chansonnier nel segno di autori, cantanti e musicisti che, oltre ad amarlo incondizionatamente, simboleggiano il presente e il futuro della canzone definita, in Francia, à texte. Una serata rivolta al passato in quanto interamente dedicata al repertorio di Ferré – eroico e sublime, secondo la superba aggettivazione che gli riservò Giovanni Testori – rievocato in tre récital tenuti dai grandissimi  Annick Cisaruk, Christiane Courvoisier e Michel Hermon, già noti al pubblico del Festival, cui si aggiungerà il nome di un ospite d’onore a sorpresa.

L’ingresso alle serate è libero su prenotazione, fino ad esaurimento posti. Info: 339/2142416 – 328/4832044 – 345/1129312.




Sold out al Concordia per “Una svitata in convento”, lo spettacolo della Scuola di Musical dell’Istituto ‘Vivaldi’

di Rosita Spinozzi

 

 

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dieci anni di attività sono un traguardo meritevole di essere festeggiato non solo con un salto di qualità, ma anche con la ‘benedizione’ del pubblico. E così è stato per la la Scuola di Musical dell’Istituto ‘A.Vivaldi’ che, nelle serate del 15,16,17 aprile ha portato in scena al Teatro Concordia lo spettacolo ‘Una svitata in convento’, liberamente ispirato al musical ‘Sister  Act’ che trae linfa vitale dall’omonimo  film con Whoopi Goldberg. Dal 1992 ad oggi il tempo è volato, ma grazie al talento degli interpreti e, soprattutto,  all’eccellente lavoro intrapreso da Eugenia Brega e Paolo Clementi del Teatro delle Foglie – artefici dell’adattamento dei testi, regia, direzione artistica, scenografia – sono arrivate ai nostri giorni le atmosfere psichedeliche degli anni Settanta, periodo in cui si snodano le ‘gesta’ dell’esuberante  cantante di night club Deloris Van Cartier, costretta a vestire i panni di Suor Maria Claretta per sfuggire ad una banda di gangster, in quanto scomoda testimone di un omicidio. Il risultato?  Tripudio di applausi e sold out per tutte e tre le serate, con comprensibile soddisfazione dei protagonisti che, in ogni nuovo spettacolo, hanno il pregio di riuscire a superare se stessi . In effetti il segreto della Scuola di Musical consiste proprio nell’intuito e nella grande professionalità di Eugenia e Paolo che, in dieci anni, sono riusciti  creare un gruppo affiatato di allievi che si consolida e, nello stesso tempo, cresce di volta in volta. Un gruppo che conosco bene fin dalla sua nascita e di cui ho seguito ed apprezzato ogni singolo traguardo, animata dalla ferrea convinzione che il modus operandi del duo Brega-Clementi è decisamente un valore aggiunto per il nostro territorio.  Così come lo sono l’entusiasmo, la determinazione e l’energia vitale dei ragazzi. A partire dalle splendide Marta Rosati e Veronica Valenti, punte di diamante di ‘Una svitata in convento’, che hanno dato rispettivamente  voce e presenza scenica (e che presenza!) alle protagoniste principali Deloris Van Cartier e la Madre Superiora, interpretate sul grande schermo da due attrici del calibro di Whoopi Goldberg e Maggie Smith. Una difficile eredità che le ha viste dominare il palco da vincenti: Marta è riuscita ad essere ‘svitata’ al punto giusto da trasmettere perfettamente l’ironia e il disincanto di Deloris, conferendo al personaggio una gradevole impronta personale, chiaro sinonimo di una crescita artistica riscontrabile anche nel controllo della voce e della gestualità.  Idem per Veronica Valenti, che ha acquisito una tale maturità professionale da poter interpretare con disinvoltura qualsiasi ruolo. Due voci e due anime luminose che hanno irradiato il Concordia. Così come abbiamo percepito la ‘luce divina’ emanata dalla deliziosa Kira Pintacuda nei panni della timida Suor Maria Roberta, e la simpatia di Chiara Lo Bartolo che ha indossato l’ampia tonaca di Suor Maria Patrizia, l’irresistibile sorella del convento affetta da un moto di incontenibile e contagiosa felicità,  da lei espressa magistralmente con un’adorabile mimica facciale. Un ruolo perfetto per Chiara, perché chi la conosce sa bene che lei è la gioia fatta persona: una virtù davvero preziosa. Bravissime Laura Assenti (Suor Maria Lazzara), Gabriella Talamonti (Suor Maria Alma), Federica Crescenti (Suor Maria Ignazia) e Lucrezia Vinciguerra (Suor Maria Paola) – nella vita reale sono madre e figlia, anche se sembrano due…sorelle! –  Cinzia Massi (Suor Maria Valeriana), Morena Sgattoni (Suor Maria Rita).  Un plauso alla veterana Emanuela Merli,  versatile nei personaggi di Tina, Barista, Ballerina, e all’imponente Davide Cantore al quale, oltre al Barbone e al Ballerino, è stato affidato nientepocodimenochè il ruolo del Papa! Indimenticabili ed esilaranti  i ‘magnifici cinque’ gangster interpretati da Davide Ripani (Deniro, ma anche Monsignor O’Hara), Giuseppe Plebani (Curtis Jackson), Sergio Maria Spinozzi (Joy), Simone Cameli (TJ), Francesco Quercia (Eddie Souther e Henry). Uomini con il giusto physique du rôle, uomini che non devono chiedere mai, uomini con trucco e parrucco da far impallidire i Duran Duran e il Padrino in persona! Che dire di loro? Tutto il bene possibile: Davide Ripani  e Simone Cameli, che a fine spettacolo ha ‘presentato in rima’ i suoi compagni di viaggio,  sono due eccellenze consolidate nel tempo, attori impegnati anche in una serie di interessanti progetti culturali. Sergio Maria Spinozzi, oltre ad una notevole voce black, ha una personalità che cresce sempre più rendendolo padrone del palco. Degni di nota anche il talento e la presenza scenica di Giuseppe Plebani che, tra l’altro, ha una bellissima voce e sentirlo cantare è stato davvero un piacere. Da tenere d’occhio Francesco Quercia: è stato lui, nel ruolo di ‘Umidino’, la ‘rivelazione’ dello spettacolo. Un esordio con i fiocchi per Francesco, che sprizza simpatia da tutti i pori e ha le carte in regola per volare alto, compreso un interessante timbro vocale. Per lui si prospettano ruoli sempre più definiti. Degna di nota anche la partecipazione  dei ‘Barboni, Ballerini, Clienti del Bar’, ovvero Melissa Bizzarri, Sabrina Calderisi, Lorenzo Castagna, Edoardo Ciriaci, Maria Cristina Felcini, Michael Pagliaro, Serena Settembri, Nadia Tucci. Ad impreziosire lo spettacolo, inoltre,  hanno contribuito le immagini video di Alessandro Corradetti, le foto di scena di Leonardo Piccioni,  la collaborazione ai costumi de ‘Il Sarto di Carnevale’ e della vulcanica Federica Crescenti, il make up di Kira Pintacuda, le acconciature ABC Hair Style by Cristina. In sintesi un musical curato nei minimi dettagli, che ha donato al pubblico due ore di buonumore ripercorrendo, in modo originale, i vari passaggi di un film sempre attuale e in grado di registrare ampi consensi ogni volta che viene riproposto. Così come, sono certa, avranno grande successo di pubblico le due repliche estive del musical targato Brega-Clementi, annunciate dal sindaco Giovanni Gaspari al termine dell’ultima serata. Uno spettacolo, dunque, ‘benedetto’ dal pubblico, dalla stampa, e persino dal primo cittadino. Amen!

 

Foto © Tiziana Recchi




Foto del giorno

di Rosita Spinozzi

 

 

San Benedetto del Tronto, 2015-12-29 – i colori del crepuscolo

 

 

ph © Umberto Candiani
Copyright © 
Press Too srl – Riproduzione riservata
nb: per immagini ad alta definizione scrivere a redazione@ilmascalzone.it




Foto del giorno

di Rosita Spinozzi

 

 

San Benedetto del Tronto, 2015-12-28 – i colori del crepuscolo

 

 

ph © Umberto Candiani
Copyright © 
Press Too srl – Riproduzione riservata
nb: per immagini ad alta definizione scrivere a redazione@ilmascalzone.it




Foto del giorno

di Rosita Spinozzi

 

 

San Benedetto del Tronto, 2015-12-26 – L’irresistibile richiamo del mare d’inverno: sassi belli come pietre preziose…

 

 

ph © Rosita Spinozzi
Copyright © 
Press Too srl – Riproduzione riservata
nb: per immagini ad alta definizione scrivere a redazione@ilmascalzone.it




Premio Tenco 2015, l’album‘Extra’ dei Têtes de Bois vince con le canzoni di Ferré in versione italiana

di Rosita Spinozzi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si respira anche aria sambenedettese dietro l’unanime consenso della giuria di critici e giornalisti che ha portato l’album ‘Extra’ dei Tetês de Bois a conquistare per la seconda volta l’ambito traguardo del Premio Tenco con la Targa per il vincitore nella sezione ‘Interpreti di canzoni non proprie’, che nel 2003 li aveva già visti trionfare nella stessa sezione. L’album delle irresistibili Teste di legno, infatti, è nato dal lungo sodalizio artistico tra il Centro Léo Ferré, nella persona del presidente Giuseppe Gennari che ne ha curato la scelta dei brani e le traduzioni, ed il talento del gruppo romano che ha messo in musica anche Tango, un testo inedito di Ferré come canzone di apertura del Cd. Per quanto bravi siano i Tetês de Bois – gruppo di musicisti romani che appartengono di diritto alla storia del Festival Ferré di San Benedetto del Tronto per le loro ripetute esibizioni sul proscenio dell’originale e longeva manifestazione – non era assolutamente facile per loro aggiudicarsi ancora una volta il Premio Tenco che, dodici anni fa, li aveva visti trionfare con ‘Ferré, l’amore e la rivolta’, un album dedicato all’interpretazione di Léo Ferré a cui aveva dato il suo apporto di traduttore il vulcanico prof. Giuseppe Gennari. Un sodalizio artistico che si è rafforzato nel tempo, traendo linfa vitale non solo dalla professionalità di entrambi, ma anche dallo sconfinato amore per lo chansonnier monegasco di cui è permeato il Cd ‘Extra’ che – nomen omen – è davvero un album ‘tutto extra’ nella forma e nei contenuti poetici e musicali, nella sapienza delle orchestrazioni che coniugano melodia e ritmo in una originalità spiazzante e suggestiva, nell’esecuzione moderna e avvincente di canzoni di stampo indubbiamente classico, nonché nelle suggestive versioni in italiano di testi poetici di difficile traduzione come lo sono quelli di Ferré, Baudelaire, Rimbaud,Verlaine. A fare da corollario al tutto, la favolosa copertina dell’album effigiata dal singolare tocco artistico di Ugo Nespolo. «Oltre alla loro indiscutibile arte e il loro amore per Ferré, i Têtes de Bois sono riusciti a vincere fondamentalmente per l’alto profilo artistico e la folgorante bellezza dei brani in repertorio» afferma con entusiasmo Gennari, deus ex machina del Festival Ferré che ormai da un ventennio è fiore all’occhiello tra le manifestazioni rivierasche «Tra le canzoni, solo per citarne qualcuna, è impossibile non ricordare l’irresistibile e perfida C’estextra, l’insinuante e dolce Se te ne vai, la sconvolgente Il mare e la memoria. Così come tra le poesie messe in musica spicca la rarefatta atmosfera di Pattinava… di Verlaine, seguita dal vezzoso ammiccare della Maliziosa di Rimbaud, l’ossessiva ed impietosa autoflagellazione dell’Eautontimorumenos di Baudelaire». In sintesi ‘Extra’, edito da AlaBianca, al di là del fatto di aver avuto l’importante riconoscimento della sua validità nel Premio vinto quest’anno al Tenco, è davvero un Cd che merita di figurare nelle migliori collezioni di appassionati della canzone d’autore. Inoltre nell’album, presentato per ampi estratti in anteprima al 18° Festival Ferré di San Benedetto del Tronto (2013) , sono presenti anche due versioni in poesia italiana cantabile di Enrico Médail, traduttore storico di Ferré. Un plauso, dunque, ai Têtes de Bois,band italiana di musica d’autore folk rock nata nel 1992 e composta da Andrea Satta (voce), Carlo Amato (basso, chitarra e computer), Luca De Carlo (tromba), Angelo Pelini (pianoforte e tastiere), Stefano Ciuffi (chitarre) e Lorenzo Gentile (batteria). Ma le ‘affinità elettive’ tra il Festival Ferré, il Premio Tenco e la Città di San Benedetto del Tronto non finiscono qui, perché all’orizzonte c’è un’altra lieta novella: Léo Ferré e il suo Festival sanbenedettese sono presenti al Premio Tenco 2015 anche con un altro vincitore che risponde al nome del carismatico cantautore Mauro Ermanno Giovanardi che, con la sua vocalità penetrante ed unica nel panorama italiano, ha ottenuto un grande successo alla 19° edizione del Festival Ferré (2014), dove ha interpretato in anteprima la canzone di Ferré ‘Il tuo stile’, da cui l’artista ha mutuato il titolo dell’album che la contiene, ‘Il mio stile’. Giovanardi si è aggiudicato la Targa Tenco 2015 per aver realizzato il migliore ‘Album in assoluto dell’anno’. A questo punto è più che lecito sostenere che Festival Ferré e San Benedetto del Tronto sono due espressioni che camminano molto bene insieme. Senza frontiere artistiche, a quanto pare. Nel frattempo al Centro Ferré, in occasione del centenario della nascita di Léo Ferré (24 agosto 1916), fervono idee e progetti per onorare questa data che porta alla memoria un artista geniale, cantautore, poeta, scrittore, anarchico, nonchè magnifica fonte di ispirazione per intere generazioni. Chapeau!




Festival Ferré 2015, ventennale nel segno della giovinezza e della varietà artistica

di Rosita Spinozzi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dieci e lode. È il voto che merita la 20^edizione del Festival Ferrè, concepita all’insegna del rinnovamento e di una eccellente varietà artistica che ha portato sul palco del Teatro Concordia, nelle serate dell’11-12-13 giugno, circa trenta musicisti uniti dalla passione per il carismatico chansonnier Léo Ferré, la cui immagine evocativa ha troneggiato su di loro dall’alto di uno schermo nel quale sono state proiettate le immagini di repertorio più emblematiche, compreso il bellissimo manifesto realizzato da Sergio Staino per il ventennale del Festival. Che, onore al merito, ogni anno ha la straordinaria capacità di superare se stesso, grazie alla competenza e al genuino entusiasmo di Giuseppe Gennari, direttore artistico e presidente del Centro Ferrè, il quale è riuscito a ‘contagiare’ i suoi collaboratori, in primis il direttore operativo Maurizio Silvestri e il prof.Giuseppe Cappelli, al punto tale da rinnovare nel tempo questo piccolo miracolo dedicato al celebre cantautore monegasco Léo Ferré. L’evento è stato accolto a braccia aperte non solo dall’amministrazione comunale, ma anche dalla cittadinanza che ha partecipato numerosa dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il Festival Ferré è uno degli eventi maggiormente qualificanti per la città di San Benedetto del Tronto. Un fiore all’occhiello in continua evoluzione che, oltre ad aver spalancato le porte a giovani artisti-rivelazione, per la prima volta in assoluto nella sua longeva storia ha visto risuonare la canzone in lingua inglese grazie all’ugola prodigiosa del 26enne astro nascente Benjamin Clementine. Impresa ‘sfuggita’ persino alla divina Dee Dee Bridgewater, che nel 2005 cantò in francese affiancata dai Têtes de Bois. Autodidatta, polistrumentista con all’attivo il disco d’esordio At least for now premiato in Francia alle Victoires de la Musique come Rivelazione dell’anno 2015, il giovane londinese di origini africane ha partecipato al festival perché ama la poetica di Léo Ferré, tanto che, insignito della Targa Ferré del Ventennale, i suoi occhi si sono illuminati di gioia quando la signora Maria Cristina lo ha ufficialmente invitato in casa Ferré per suonare il pianoforte appartenuto al celebre marito. Accompagnato al violoncello dalla bravissima Barbara Leliepvre, Clementine ha fermato il tempo con una voce magnifica ed il suono del pianoforte, incantando il pubblico con la sua melodia avvolgente e l’omaggio a Ferrè tradotto in due canzoni in francese. Magia allo stato puro, estasi per un pubblico che ha ascoltato rapito, in religioso silenzio, per poi esplodere in un incontenibile tripudio di applausi sfociato in una standing ovation. Momento indimenticabile per il Ferrè, che in Benjamin Clementine ha trovato la sua punta di diamante per il ventennale. Altissimo e a piedi nudi, l’artista ha fatto dono di se stesso e della sua arte in modo autentico, ed ha saputo trasmettere ai presenti la stima incondizionata che nutre per Ferré e la gioia di trovarsi ad una manifestazione a lui dedicata per volontà di ‘wonderful man’ Gennari.

Benjamin Clementine - Barbara Leliepvre ©

Benjamin Clementine – Barbara Leliepvre ©


Eccezionali anche gli altri protagonisti del Festival Ferrè 2015. Allo spumeggiante ed irriverente quartetto Eugenio in Via Di Gioia, ‘vincitori mancati’ di Musicultura, l’onore e l’onere di aprire la ventesima edizione del Festival, con una vena pop-folk-rock di impatto immediato e melodicamente coniugata a testi che affrontano temi seri portando chi li ascolta a riflettere senza annoiarsi, ma con stampato un bel sorriso in volto. Divertente e ‘contagiosa’ nell’accezione più propositiva del termine, la band si è abbattuta sul pubblico come un ciclone ed ha conquistato applausi a non finire. L’ironia traspare già dal nome Eugenio in Via Di Gioia, che nasce da un incastro fra i nomi di tre quarti della band (il cantante Eugenio Casaro, il fisarmonicista Emanuele Via, il batterista Paolo Di Gioia). Ed il bassista Lorenzo Federici? Nessuna esclusione, perché il loro primo Lp porta proprio il suo nome: Lorenzo Federici, appunto. Un quartetto di grande talento che sarebbe sicuramente piaciuto a Léo Ferré. Un plauso ad Eugenio che, oltre a cantare e suonare la chitarra, ha trovato persino il modo di risolvere il cubo di Rubrik in tempi record. Cantano ‘ho perso e non sono nemmemo arrivato secondo, è la cosa peggiore dell’universo’. Per noi sono arrivati primi, senza nulla togliere al bravissimo Dante Francani, vincitore del 1° Premio al Musicultura di Recanati nel 2014, che con grande intelligenza è andato oltre la barriera delle classifiche puntando l’attenzione sulla validità musicale di ogni artista che non può essere ‘imprigionata’ in un podio. Intenso e vigoroso il suo canto pieno di passione sociale. Perché Francani prima di essere un cantautore è un operaio metalmeccanico che conosce bene il lavoro in fabbrica ed ha respirato il senso della precarietà, elementi che sono stati fonte d’ispirazione per la sua composizione musicale letteraria, riconoscibili soprattutto nella sua prima canzone ‘Tuta blu…o la ballata dell’operaio’. Imperdibile.

 

Eugenio In Via Di Gioia ©

Eugenio In Via Di Gioia ©

E che dire della Scraps Orchestra? «La grande poesia del Novecento e le fulminanti intuizioni della cultura popolare sulle ali della finta aria d’opera e dei veri cori delle mondine e delle montagne, risciacquati nel fiume della grande canzone d’autore italiana e giostrati con ironia, passione e un pizzico di buona cattiveria». Parole non mie, ma da me ‘saccheggiate’ perché rendono perfettamente l’idea della vera essenza di questa meravigliosa, magica orchestra , già due volte ospite al Premio Tenco (nel 2000 e nel 2014), composta dal leader Stefano Boccafoglia (voce, pianoforte, piano elettrico, organetti, theremin), Giorgio Signoretti (chitarra elettrica, acustica, banjo), Roberta Visentini (clarinetto, sax contralto), Marco Remondini (violoncello, sax contralto), Marco Cocconi (basso acustico, basso elettrico, tic-tac), Pietro Benucci (batteria, percussioni). Scraps, è un termine inglese traducibile con frammenti, rottami, scarti. Quindi Scraps Orchestra sta per orchestra dei rottami, visto che i sei artisti compongono utilizzando rottami sonori e verbali. Rottami in senso lato, ovviamente, perché ogni loro composizione vale più dell’oro. La Scraps Orchestra ‘agisce’ con intelligenza ed è dotata di una bravura che non conosce confini. È una stella che ora brilla luminosa anche sul firmamento del Festival Ferré.

Scraps Orchestra ©

Scraps Orchestra ©

Alto cantautorato con Alex Bandini, Carmine Torchia, Lucio Matricardi. Alex Bandini, al secolo Alex Secone nato ad Atri nel 1986, ha portato al Festival Ferré il sorriso dell’anarchia in un recital di canzoni alchimizzate in parole e musica di suadente eleganza, proposte dal quartetto composto da se stesso (voce e pianoforte), Emanuele Carulli (chitarre), Gianluigi Antonelli (basso e cori), Andrea Marcone (batteria). Ospite nella tappa di Pescara de Il Tenco ascolta, Bandini ha diviso il palco con Roberto Vecchioni ed altre proposte del Club. I suoi temi ricorrenti sono contemporanei ed hanno uno sguardo apparentemente disincantato, che si muovono in bilico su un gradevole filone dal sapore un po’ retrò. Amante del cinema, dopo il primo disco Piccole catastrofi l’artista ha pubblicato nel 2014 Signore e signori buonanotte, dando chiara dimostrazione del suo talento. Un talento che non è sfuggito al Club Tenco e nemmeno al Festival Ferrè, che l’ha voluto in scena per un appuntamento importante come il ventennale.

Alex Bandini Quartetto ©

Alex Bandini Quartetto ©

Dove si è distinto anche Carmine Torchia che,oltre alla sua indiscussa professionalità, ha portato una nota di tenerezza al Festival: il piccolo Tristan di sei mesi, nato dal suo amore con la figlia di Ferré. Torchia, grande pensatore di musica, parole ed aforismi, pluripremiato a Musicultura (Premio SIAE come migliore musica con la canzone Quest’amore e Premio AFI come migliore progetto discografico), si è esibito in un tour di quattro mesi nell’ambito di un viaggio denominato Piazze d’Italia (9000 chilometri percorsi). Nato nel 1977 a Catanzaro e cresciuto a Sersale, l’artista vive a Milano ed attualmente porta in giro Bene , riduzione teatrale del disco omonimo.

Lucio Matricardi, sangiorgese, è un talentuoso pianista- cantante che ha la grande capacità di entrare in punta di piedi nell’universo poetico delle canzoni di Ferrè, riproponendo interpretazioni originali. Ha partecipatoal concerto in onore di Fabrizio DeAndré che si è svolto nel febbraio 2005 al PortoVecchio di Genova, ed ha collaborato con MauroMacario in veste di regista e attore in un recital sulla canzone d’autore italo-francese. Matricardi si è esibito più volte al Festival Ferré, dove non poteva di certo mancare per il ventennale. Applausi, meritatissimi, per Bandini, Torchia, Matricardi.

Carmine Torchia ©

Carmine Torchia ©

Serata finale in rosa per il Festival, che ha visto protagoniste Sandra Aliberti e Daniela Fiorentino in un magnifico ed irripetibile assemblaggio Ferré-Piaf. Apertura in grande stile con la classe e l’innata eleganza di Sandra Aliberti che, insieme a Bertrand Ravalard al pianoforte e Lionel Mendousse al violino, ha portato in scena un concerto dedicato alle canzoni di Léo Ferré, tutte rivisitate in una suggestiva versione di musica da camera. Il risultato? Da brividi, poiché l’artista di Nizza ha messo in evidenza con la sua voce cristallina l’essenza più intima del canto di Ferré, avendo come punto di forza la potenza evocativa della parola. Voce, pianoforte e violino. Niente più. Del resto non occore altro, quando ci sono sul palco la grazia di Sandra Aliberti accompagnata da due musicisti del calibro di Ravalard e Mendousse. Due compagni di viaggio con i quali ha condiviso ‘Des voyageurs dans ta voix, Ferré’, titolo dato allo spettacolo su Ferré e al relativo disco con 15 tracce e testi di Louis Aragon e Jean-Roger Caussimon.

Sandra Aliberti Trio ©

Sandra Aliberti Trio ©


Energia allo stato puro. Questo e molto altro ancora si è rivelata Daniela Fiorentino, deliziosa creatura che ha incantato, coinvolto ed appassionato il pubblico del Ferré con la suggestiva rievocazione del Canzoniere di Edith Piaf, la voce ‘più cantante’ che forse sia mai esistita e che “ha preso in mano la canzone realista di fine Ottocento per trasportarla nell’empireo atemporale della musica assoluta, avvinta inscindibilmente a un inimitabile canto capace di rendere la realtà più vera del vero”. Cantante ed attrice internazionale, Daniela Fiorentino ha ripercorso le tappe più emblematiche della vita di Edith Piaf , tra estasi e tormento, dando nuova linfa vitale ai più grandi successi della cantante, tra cui Milord, La foule, L’hymne à l’amour, L’accordéoniste, La vie en rose. Tanto la Piaf era sconvolta quanto la Fiorentino è stata sconvolgente nella sua magistrale interpretazione: non solo voce – e che voce!- ma anche tanto sentimento, anima, cuore, adrenalina ed empatia nei confronti di una piccola, grande donna parigina che l’artista napoletana ha ‘metabolizzato’ nel tempo effettuando un percorso personale ed interiore partito non solo dalla voce, ma anche dai ‘luoghi’ stessi in cui era solita gravitare la Piaf. Da qui la passione, il dolore, la ribellione e l’amore gridati dalla Piaf tornano a noi attraverso la voce di Daniela Fiorentino, facendoci sussultare il cuore. Tutto ciò grazie anche allo straordinario talento del quartetto di affermati musicisti napoletani che l’hanno affiancata, ovvero Mariano Bellopede (pianoforte), Giosi Cincotti (fisarminica), Davide Esposito (batteria), Alessandro Anzalone (contrabbasso). La Targa Ferré 2015, ritirata da Daniela Fiorentino, è stata assegnata a Edith Piaf, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. 

Daniela Fiorentino ©

Daniela Fiorentino ©

In conclusione ha ragione il vulcanico Giuseppe Gennari, ‘cuore pulsante’ del Festival Ferré, nel sostenere che l’edizione del ventennale è stata indubbiamente hors la routine, straordinaria, unica e forse irripetibile. Tre serate francesi, all’insegna di una classe di calibro superiore, che ci hanno donato uno stato di beatitudine mentre al di fuori del Teatro Concordia la vita scorreva, ignara, nella sua classica routine. Per tre, indimenticabili giorni abbiamo avuto il privilegio di ‘toccare con mano’ la grande canzone d’autore, sentirci più che mai vicini al genio anarchico e creativo di Léo Ferré, respirare a pieni polmoni l’aria fresca profusa da ogni nota che è volata, leggera e palpabile, al Concordia . Ora un altro anno ci separa da un’altrettanta meraviglia, ma la nostra attesa non resterà mai delusa fino quando Gennari sarà al timone di una manifestazione che abita a San Benedetto, grazie alla tenace volontà organizzativa di un gruppo di persone definite dallo storico della canzone Enrico De Angelis ‘meravigliose, competenti, illuminate, generose, disinteressate, ed anche un po’pazze’. Chapeau!

Targa Léo Ferré 2015 a Daniela Fiorentino ©

Targa Léo Ferré 2015 a Daniela Fiorentino ©

 

Mad Ferré, Benjamin Clementine, Giuseppe Gennari - la Targa Ferré del Ventennale ©

Mad Ferré, Benjamin Clementine, Giuseppe Gennari – la Targa Ferré del Ventennale ©




Alla scoperta dei ‘tesori’ ripani e cuprensi con il raduno degli Archeoclub Piceni organizzato da Marche Centro d’Arte

di Rosita Spinozzi

 

 

RIPATRANSONE – Splendido raduno a Cupra Marittima e Ripatransone per i membri Archeoclub del territorio piceno, organizzato da Marche Centro d’Arte per il progetto di conoscenza territoriale intitolato ‘Quando i Piceni divennero Romani’. Due le conferenze effettuate durante gli incontri preparatori presso l’Hotel Calabresi di San Benedetto del Tronto, tenute dall’archeologa Tiziana Capriotti e dal prof. Mariano Malavolta, docente di storia romana presso l’Università Tor Vergata di Roma, seguite dalle escursioni sul territorio quale diretta verifica di quanto riportato nei testi di storia locale. Per il primo tour la zona nord ( Carassai, Cossignano, Cupra Marittima, Ripatransone) ha invitato la zona sud (Martinsicuro, Monsampolo, Monteprandone, Offida, San Benedetto del Tronto) a Cupra per visitare il Ninfeo ed apprenderne la storia della scoperta , ammirare l’ambientazione del litorale e la ricostruzione virtuale con Giovanni Ciarrocchi tramite il minuzioso studio dei mosaici ad opera di Germano Vitelli. Poi il gruppo ha percorso la Valmenocchia ed il parco archeologico, con alcune deviazioni causate dalle strade interrotte dopo le ultime piogge, per poi arrivare a Ripatransone con le maestose mura di cinta recentemente restaurate e la visita all’interno del Torrione del Balzo dove la sede locale dell’Archeoclub d’Italia, in occasione dei festeggiamenti dei 2000 anni dalla morte dell’imperatore Ottaviano Augusto, ha esposto la Carta Teodosiana utilizzata dai militari nel periodo augusteo per gli spostamenti e dalla quale si identifica la conoscenza del territorio all’epoca con la V regio augustea. Ed è proprio di fronte al torrione che ha sede il Museo della Civiltà Contadina, dove il presidente Nazzareno Vespasiani ha offerto ai turisti il buon vinsanto ripano. Il raduno presso il Museo Archeologico ha evidenziato l’impossibilità di entrare tutti insieme, visto che il numero massimo posto per ogni tour non può superare le 25 persone, pertanto è stato necessario dividere i numerosi presenti in tre gruppi che hanno visto alternarsi nella presentazione Tiziana Capriotti e Ilene Acquaroli. Entusiasta la dott.ssa Donatella Donati Sarti, presidente dell’Archeoclub di Ripatransone: «La visione dei suggestivi reperti, la ricostruzione rappresentata visivamente e la spiegazione del punto in cui gli oggetti erano stati ritrovati, la tomba della donna picena nella sua interezza, le monete romane e il continuo ricordo della personalità lungimirante del parroco don Cesare Cellini, che nel 1800 ha cominciato a valutare gli oggetti trovati per poi fondare il Museo nel 1877 , ha portato molti dei presenti provenienti dai paesi vicini a relazionarsi fra di loro, ripetendo spesso la frase ‘ma tu lo sapevi che a Ripa c’erano tutte queste cose ?’». In attesa del proprio turno, i due gruppi restanti hanno trovato interessanti diversivi assistendo nello storico Teatro Mercantini alla lezione del corso biennale di pedagogia teatrale e partecipando in modo diretto tramite le chiamate estemporanee del direttore del corso Francesco Aceti. C’è stata anche l’opportunità di andare in Sala Condivi per visionare la mostra fotografica del Cinefotoclub sulle antiche mura di cinta e i torrioni della Ripa mediovale. L’incontro è proseguito con la conferenza nella Sala di Rappresentanza del Municipio dove, in presenza del sindaco Remo Bruni e del consigliere delegato alla cultura Paolo Polidori, si sono alternati gli interventi culturali tenuti dai presidenti degli Archeoclub di Carassai, Cossignano, Cupra Marittima e Ripatransone. Gran finale con un rapido passaggio al palazzo settecentesco Bonomi Gera e relativa cena presso le cantine dell’antica struttura.




Progetto miniguide dell’Archeoclub di Ripatransone premiato nell’ambito di ‘Piceno Città Grande’

di Rosita Spinozzi

 

 

RIPATRANSONE – Nuovo riconoscimento per il progetto miniguide dell’Archeoclub di Ripatransone , iniziato lo scorso anno a seguito della scomparsa dello storico e ricercatore prof. Antonio Giannetti che, grazie alla sua completa disponibilità e l’aiuto di alcuni collaboratori, rendeva sempre usufruibili le varie strutture cittadine. A tal proposito, nell’ambito della manifestazione ‘Il Piceno Città Grande’ che si è svolta il 29 e 30 aprile presso il Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto, gli allievi del secondo anno della scuola media dell’Isc di Ripatransone sono stati premiati per il progetto miniguide promosso dall’Archeoclub d’Italia e per l’attività svolta nei giorni 11 e 12 aprile , in occasione della festa dell’Ottava di Pasqua. I gruppi premiati hanno tenuto aperte per le visite guidate le seguenti chiese: Duomo (Irene Cellini, Sara Straccia, Elisa Lucidi, tutor il presidente Archeoclub dott.ssa Donatella Donati Sarti e la prof. Bruna Di Gabriele, referente per la scuola; San Pastore e San Michele Arcangelo (Emanuele Traini, tutor le insegnanti Rita Massi e Francesca Ciabattoni; San Filippo (Sofia Mazza, Nicola Fastigi, Denise Cruciani, tutor l’insegnante Lucia Ciabattoni e il dott.Mario Virgili.

Lezione miniguide

Lezione miniguide

«Nato in perfetta sintonia tra l’Isc e l’Archeoclub , il progetto ha la finalità di mettere in campo le giovani forze per tamponare la carenza di mezzi pubblici e consentire ai turisti di incontrare personale preparato, ma è anche molto importante sul piano didattico perché contribuisce al livello formativo dei giovani, permettendo loro di conoscere la storia locale e il patrimonio artistico culturale di Ripatransone» spiega la dott.ssa Donati Sarti, sottolineando che il corso utilizza come libro di testo la guida di Ripatransone del prof.Antonio Giannetti e la guida prodotta dai corsisti di una precedente esperienza scolastica con i membri Archeoclub prof.ssa Orlanda Sabatini e prof. Alberto Pulcini. Il corso è articolato con lezioni teoriche su argomenti storici, divisi in ordine cronologico (dott.ssa Donatella Donati Sarti), lezioni linguistiche che vanno dal dialetto alla corretta dizione italiana(prof.Eligio Ciabattoni), lezioni di storia dell’arte e Ripatransone vista attraverso la fotografia (dott.ssa Chiara Cappelli), lezioni pratiche sulla figura dell’operatore turistico (dott.Francesco Maroni). Lezioni che vengono poi integrate con esercitazioni dirette in loco, tra cui quella citata dal premio conseguito nell’ambito della manifestazione ‘Il Piceno Città Grande’. «Tutti i docenti sono membri Archeoclub ordinari e la sede nazionale ha voluto includere anche i giovani nella sezione Archeoclub Juniores» conclude la dott.ssa Donati Sarti «La cittadinanza ringrazia queste nuove forze per l’entusiasmo e l’impegno profuso nello sviluppo della loro pregevole attività di miniguide».




Associazione ‘Palio del Duca’, fervono le attività in attesa di Sponsalia

di Rosita Spinozzi

ACQUAVIVA PICENA – Fervono le attività dell’associazione Palio del Duca di Acquaviva, in attesa della XXVIII edizione di Sponsalia che avrà luogo il 6-7-9 agosto. Dopo la seconda serata di arte culinaria dedicata allo spiedino e l’assemblea dei soci del 9 marzo in cui è stato approvato il bilancio preventivo 2015, il Palio del Duca è già al lavoro per la VII edizione in costume storico della ‘Sacra Rappresentazione della Via Crucis – La Passione di nostro Signore Gesù’ (sabato 28 marzo) in collaborazione con le associazioni Laboratorio Terraviva e A6A, per riproporre nel centro storico le suggestioni dell’evento religioso per antonomasia, con la partecipazione del bravissimo Massimiliano Civita nel ruolo di Gesù. Altro evento importante sarà il Palio degli Arcieri ‘Le Marche della Storia- Memorial Claudio De Santi’, gara di tiro con l’arco storico e tradizionale alla quale, domenica 19 aprile, parteciperanno le città delle Marche aderenti all’AMRS-Associazione Marchigiana Rievocazioni Storiche. In programma anche la XII edizione del ‘Palio dei Bambini -Vivere la storia da protagonista’, rievocazione storica che nella mattinata di sabato 30 maggio farà rivivere in Piazza del Forte le varie fasi del fidanzamento di Forasteria degli Acquaviva e Rainaldo di Brunforte, avvenuto nel lontano 1234. Inserito nel Piano dell’Offerta Fomativa (POF), la manifestazione vedrà protagonisti i ragazzi dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Acquaviva Picena e Monsampolo del Tronto con il dirigente scolastico Marina Marziale e la docente responsabile del progetto Rita Bartolomei. Novità di quest’anno, la partecipazione delle classi quarte della scuola primaria di Monteprandone, la cui presenza è stata consentita con grande entusiasmo dal dirigente scolastico Francesca Fraticelli e i docenti responsabili, previo interessamento del sindaco Stefano Stracci e del consigliere delegato Daniela Morelli. Il progetto, infatti, è stato inserito nel programma scolastico, dando un nuovo impulso allo sviluppo di un evento che si pone l’obiettivo di tramandare le proprie radici storiche alle nuove generazioni. Quattro i rioni in gara al Palio dei Bambini, così suddivisi: Aquila e Civetta per Acquaviva, Falco per Monteprandone, Picchio per Monsampolo, pronti a sfidarsi nei giochi storici del tiro alla fune, corsa con i sacchi, corsa con le pajarole, tiro alle palle, tiro dei cerchi, per aggiudicarsi l’ambito drappo dipinto da un loro coetaneo. Nel frattempo proseguono le serate culinarie alla riscoperta degli antichi sapori:la Serata dell’Umido e Spezzatino (giovedì 19 marzo), la Serata Selvaggia (venerdì 24 aprile), la Serata dell’Orto (22 maggio), la Serata del Sottobosco (26 giugno), la Serata Trionfo del Mare (24 luglio). In programma per l’associazione Palio del Duca anche la partecipazione con la Federazione Italiana Giochi Storici al Mercato Internazionale della Rievocazione Storica ‘Armi e Bagagli’ (21-22 marzo) a Piacenza, per poi presenziare tramite il Comune di Acquaviva Picena al Castello Sforzesco di Milano, il 27-28-29 marzo, alla consegna delle Bandiere Arancioni.

Altro significativo evento che ha visto in prima linea l’assocazione Palio del Duca è stato l’arrivo ad Acquaviva della delegazione della metropolia di Fermo dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, capitanata dal dott. Giovanni Martinelli che ha ribadito l’attualità dell’ordine cavalleresco, la cui missione è quella di sostenere le opere cattoliche in Terra Santa, una terra dove i Cristiani vivono in grande difficoltà.Dopo aver assistito alla santa messa celebrata dal Vescovo Emerito Gervasio Gestori, gli ospiti sono stati accolti nella sede dell’associazione Palio del Duca dal presidente cav. Nello Gaetani, e ricevuti in Comune dal sindaco Pierpaolo Rosetti, dove la dottoressa Teresa Chiappini ha illustrato le peculiarità storico-artistiche dell’antico Palazzo Municipale (Palazzo Chippini). Per l’occasione il sindaco Rosetti ha donato alla delegazione il libro ‘Il Palazzo Comunale: storia, arte e vicende’ di Alessandro Sciarra. L’incontro è proseguito con una visita alla Fortezza Medievale, monumento per eccellenza di Acquaviva Picena.

Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme