Il Comitato Salviamo il Madonna del Soccorso sulla sua credibilità

San Benedetto del Tronto – Riceviamo dal Comitato Salviamo il Madonna del Soccorso e pubblichiamo

 

“Crediamo occorra un chiarimento, perché leggiamo che qualcuno ha mostrato, improvvisamente, delle disconnessioni neuronali. Il Comitato è aperto a tutti coloro che ne condividono gli scopi, non è previsto curriculum né esame di ammissione. Gli scopi dichiarati ed effettivi consistono nel difendere il nostro ospedale dagli attacchi e dalle espoliazioni subite almeno negli ultimi 15 anni, nella generale tutela dei nostri servizi sanitari e del diritto a cure fornite dal servizio pubblico. Appare chiaro che il Comitato, con la sua opera di sensibilizzazione, denuncia dei fatti, esame dei dati e degli atti regionali e delle autorità sanitarie, ha posto, esso solo, un freno al progetto in corsa dell’ospedale di Pagliare, del connesso project succhiasoldi, della chiusura del Madonna del Soccorso come ospedale per acuti. Unica voce coraggiosa ed irriducibile, diventando scomodissimo ai centri di potere e ai soggetti dominanti che fanno capo ad un unico e preciso centro di riferimento politico.
Ci sono tre motivi per i quali i cittadini, anche politicamente impegnati, chiedono di entrare tra gli aderenti al Comitato:

1) perché ne condividono totalmente gli scopi, a prescindere dalle appartenenze e dagli orientamenti politici, e a prescindere dalle scomode verità che sono emerse nel corso di questi mesi, le quali confermano che in questa Regione, ma maggiormente in questa provincia, si è badato solo alle convenienze elettorali ed economiche di pochi, in danno della salute dei cittadini marchigiani, ed in particolare Piceni;

2) per conoscere i passi del comitato e poterli riferire in tempo reale ai suddetti soggetti e centri di potere (perché pensate forse che non lo sappiamo)?

3) credendo di poter sfruttare a fini propagandistici ed elettorali il grande seguito del Comitato nella cittadinanza, per poi poter diventare al momento opportuno, in fase preelettorale, elemento di disordine e contestazione, onde dare l’impressione che ci siano fondatori, tra quelli politicamente impegnati, che vogliono dominare o indirizzare o usare il comitato per i propri fini politici.

A parte che non vediamo alcuna ragione per cui gli elementi che, impegnandosi costantemente per gli scopi di rilievo sociale e pubblico, non debbano acquisire indirettamente consensi (chi altrimenti dovrebbe portare avanti e rappresentare gli interessi comuni, contrapposti a quelli particolari?), ciò sarebbe sleale e censurabile ove si utilizzassero informazioni errate, scorrette, gratuitamente denigratorie e manipolate, cosa mai verificatasi e comunque dimostratelo se ritenete sia accaduto, ed oltretutto perseguibile penalmente. Del resto non sappiamo quanti comitati, grazie alla credibilità guadagnata, siano stati ricevuti ben tre volte dal Presidente della Regione nel giro di un anno, ma crediamo molto pochi. E nessuno può biasimarci se, una volta avvedutici che tale apparente dialogo era solo un tentativo per temporeggiare e blandirci, la nostra opera per smantellare i capisaldi del degrado sanitario sia diventata ancor più alacre e certosina, mentre per alcuni la campagna elettorale ha preso il sopravvento sull’obiettività e sugli obiettivi. Ci hanno accusato di accanimento, ma solo perché si pretendeva che le nostre denunce non riportassero i nomi e i cognomi dei responsabili, in quanto sono gli stessi che si ripropongono per tornare a rappresentare nel prossimo quinquennio questo territorio. Dunque qualche raro soggetto, che ha fatto parte del Comitato quando gli era comodo, ora che siamo al dunque della nostra battaglia, attacca ed accusa di politicizzazione il Comitato e di strumentalizzazione alcuni suoi componenti. Ossia avremmo dovuto magari esaurire il nostro operato in una bella sfilata di politici con tante belle fumose promesse, tacendo ogni obiezione. Tapparci la bocca insomma, modus operandi quotidiano e unico in certi ambienti. Per questi motivi abbiamo messo in conto sin dall’inizio una certa selezione naturale, un ricambio negli aderenti, una qualche defezione di soggetti fintamente convinti sugli scopi, cui in questa fase la nostra opera risulta fastidiosa. Naturalmente i delatori tacciono ma “screenshottano”, i vicini alla corrente politica responsabile dello sfacelo scalpitano: sono tutti liberi di restare o uscire, ma non abbiamo visto alcun esodo, segno che la maggior parte dei componenti del Comitato è davvero lì, a prescindere dalle appartenenze, perché crede fermamente nei nostri obiettivi. E sono quelli che noi vogliamo, persone che si facciano portavoce del nostro messaggio e delle nostre giuste istanze, perché il Comitato ci sarà con ancora più determinazione anche dopo queste regionali, a vigilare sulle decisioni di chiunque sarà a governare, pronto al dialogo e alla collaborazione reale. Concludiamo dicendo che stiamo ancora aspettando la prima contestazione, con dati oggettivi e verificabili, ad almeno una delle nostre pregresse e ripetute affermazioni sulla sanità, anche a quelle fatte sabato scorso davanti ai candidati presidenti e risultate, a giudicare dagli attacchi pretestuosi sul colore (politico) ma non sui fatti concreti della sanità, molto indigeste a qualche parte politica che da un lato ci invita al dialogo e dall’altro ci accusa di usare colori diversi o, peggio, di cercare ‘pittori’ diversi. Ma, come disse il Presidente sin dal primo incontro pubblico “il Comitato dialoga con tutti. Alcuni, però, non vogliono dialogare con il Comitato. Magari con un Comitato muto e addomesticato, sì. Tanto dovevamo a chiarimento.” 18/09/20

 




Ricordare è sempre salutare (per la mente)

San Benedetto del Tronto, 2020-09-16 – Riceviamo e pubblichiamo

 

 

“Riappare, di tanto in tanto, il signor Fabio Urbinati con il suo tormentone preferito contro il Comitato: «ECCO LA VERITÀ SUL COMITATO “SALVIAMO IL MADONNA DEL SOCCORSO” e una domanda ben precisa: Che fine ha fatto la proposta di un ospedale di primo livello sulla costa e di un ospedale di base sulla città di Ascoli??».

Nonostante sia stata ripetutamente fornita questa risposta: «si trattava della prima ipotesi, formulata quando il Comitato riteneva, sulla base dei documenti faticosamente reperiti e delle dichiarazioni pubbliche di Ceriscioli, che nell’AV5 potessero esserci solamente un Ospedale di 1 livello ed uno di Base», l’uscente consigliere finge di non conoscerla. Allora adesso presentiamo un dettagliato excursus sulle NUMEROSE NON-VERITÀ dello speranzoso candidato sindaco.

1- Quando, nel febbraio 2019, in consiglio regionale la signora Casini affermò: «Ringraziamo Dio che a San Benedetto non ci sia l’UTIC perché non c’è neanche la Rianimazione», il consigliere, che si è sempre vantato di aver lavorato a fondo per l’ospedale, rimase in silenzio.

2- Durante il primo incontro pubblico, aprile 2019, nel quale esponemmo quella nostra prima proposta, il consigliere si guardò bene dal farci sapere che già da più di TRE anni nell’AV5 c’era l’Ospedale unico di 1 livello, su due strutture. Notizia che abbiamo dovuto trovare da soli con molta fatica.

3- Quando, qualche settimana dopo, iniziammo a parlare di “carotaggi” nella zona di Pagliare, il consigliere si affrettò a far pubblicare un’intervista nella quale affermò: «Nego assolutamente che siano stati fatti i carotaggi». Peccato per lui che, dopo un paio di settimane, la signora Casini svelò che le ricerche geologiche (cioè i carotaggi) avevano avuto un esito positivo. Sin da gennaio, aggiungiamo noi.

4- Quando salvammo l’UTIC dall’assurdo ordine di servizio che toglieva il medico di notte, il consigliere affermò che l’UTIC c’era sempre stata, dimenticando che su Internet c’è un video nel quale si ascolta chiaramente la dottoressa Capocasa rispondere al Sindaco, con Ceriscioli accanto a lei che annuisce: «Non abbiamo messo l’UTIC perché senza l’emodinamica non può esserci». Strepitoso errore tecnico cui nessuno si oppose. Il consigliere, presente, che ha sempre lottato per l’ospedale non disse una parola.

5- Nonostante le numerose dichiarazioni del Comitato, sostenute anche da dati ufficiali dell’AV5, sulla mancanza di posti letto nel nostro ospedale, il consigliere ha sempre affermato che non fosse vero, sino ad arrivare al fantasmagorico 10 luglio 2020.

«Ospedale, Urbinati: Aumentati posti letto e ricoveri, altro che smantellamento».  

«Ospedale, Urbinati: “A San Benedetto non c’è stato smantellamento”».  

«Urbinati su Facebook: “Nessuno smantellamento al Madonna del Soccorso”».  

Proprio in quest’ultimo articolo c’è il fantasmagorico passaggio, con triplo salto mortale carpiato, ritornato e rimbalzato: «E a chi gli fa notare che a San Benedetto mancano 46 posti letto in area vasta, risponde: “non lo metto in dubbio, potrebbero mancare”». Prima fa un’affermazione certa ‘non lo metto in dubbio’, poi usa il condizionale ‘potrebbero’. In definitiva forse si, forse no, chi può saperlo? Ci chiediamo come mai questo dubbio se lui ha affermato di aver fatto questo, quello e quell’altro per il bene dell’ospedale.

Ugualmente fece un gran bene al Madonna del Soccorso quando andò, insieme ad Agostini, da Ceriscioli, per chiedere che l’ospedale unico si facesse a Pagliare. [Peppe Giorgini, 14 dicembre 2019, Sala consiliare del Comune]. Però consigliere, ce lo lasci dire: che delusione! A questa infamante accusa lei non ha mai risposto. E noi che ci speravamo tanto…

Speranzoso candidato sindaco, se il Comitato ne avesse l’autorità, lei riceverebbe non una, ma due lauree honoris causa: la prima in “logica della verità al contrario”, la seconda in “politica dell’assurdo razionale”. Sarebbe un raffinatissimo docente e un eloquentissimo conferenziere.”

Dott. Nicola Baiocchi

Cons. Rosaria Falco

 




Agguato?, il Comitato: “Tutti conoscevano le Domande!”

San Benedetto del Tronto, 2020-09-16 – Riceviamo e pubblichiamo

 

“Accusare senza conoscere: l’ennesima occasione perduta

Un articolo pubblicato ieri ci ha colpiti per il titolo assai curioso: “Sabato scorso un agguato al centrosinistra”. Si parla di “incontro con i candidati che altro non era che un agguato al Pd e al centrosinistra”, di “interventi che sarebbero comici se non fossero tragici”. Per concludere poi con le parole “Che nessuno si azzardi a dire che in quella piazza ci fosse il popolo” e soprattutto “disinformare, sparando cifre a caso e ponendo questioni che dire capziose è poco”. Esaminiamo con ordine le varie affermazioni.

“Agguato”. Alcuni giorni prima dell’incontro il Comitato aveva inviato, a tutti i canditati, il documento con il testo dell’intervento del dottor Baiocchi e delle domande che sarebbero state poste. Anche con i link delle fonti da cui erano tratte le affermazioni. Perciò tutti, anche il signor D’Erasmo se il PD gli ha fornito il documento (ma questo non possiamo certo saperlo), potevano e dovevano prepararsi, conoscendo in anticipo ciò che sarebbe stato detto e chiesto loro. Quindi nessuna sorpresa, men che mai agguato. Se preparazione (o comunicazione) non c’è stata non è un problema del Comitato. Quanto alla clacque, si può pretendere di essere solo applauditi? Sembra di sì e forse per alcuni è un’abitudine.

Si parla di “Interventi comici e tragici”. Non si specifica quali siano stati questi interventi. Forse quelli del presidente che ha esordito citando un documento firmato anche dal segretario regionale della CGIL (che non ci risulta essere fascista ma probabilmente siamo male informati), proseguendo con comunicati della regione Marche, del presidente Ceriscioli e di articoli di stampa. O citando ciò che è scritto sui siti web ufficiali del Policlinico di Milano e del Sant’Anna di Pisa (notoriamente gestiti da buontemponi). Invece uno degli interventi sicuramente più tragici è stato citare il piano sanitario regionale nel quale, a pag. 55, si parla di Ospedale unico di 1 livello, nell’anconetano, con tre presidi (non con due come nel Piceno). Perché ora, dopo queste accuse, ci sorge un grave dubbio: ma questo piano sanitario è stato forse scritto (all’insaputa della signora Casini certamente, che però lo ha firmato) dai fascisti? Ah, saperlo prima! Avremmo evitato queste pessime figure. Infine dobbiamo riconoscere che la citazione dello scippo di 50 posti letto preteso dalla regione (come dichiarato dalla dottoressa Sansoni, di cui non conosciamo il colore politico) è stata degna delle migliori barzellette dell’avanspettacolo: a livello di Totò e di Peppino.

“Che nessuno si azzardi a dire che in quella piazza ci fosse il popolo”. Su questo punto dobbiamo dare perfettamente ragione al segretario PD, Marini. Infatti in piazza Giorgini non c’era il popolo: c’erano cittadini sambenedettesi, alquanto arrabbiati.

“Cifre a caso”. Questo ci offre lo spunto per ricordare due episodi. Il primo: sin dal primo incontro pubblico del Comitato, sono stati mostrati documenti, link ai siti internet, dichiarazioni sulla stampa, atti giudiziari. E ogni volta il Comitato ha chiesto: “Se i nostri dati sono sbagliati, per favore contestateli con dati differenti, purché controllabili”. Nessun esponente del PD, men che meno l’ex capogruppo Urbinati, ha ‘dimostrato’ qualcosa di diverso, sino ad oggi. Pochi hanno parlato di ‘cifre a caso’ senza mostrare le ‘loro’ cifre. Perciò nulla di diverso.

Il secondo: nel corso dell’incontro in Comune con Ceriscioli e la Casini, il presidente Baiocchi iniziò a mostrare i dati dell’attività del Mazzoni e del Madonna del Soccorso, forniti dalla Direzione dell’AV5 (probabilmente a casaccio?). La signora Casini, la stessa che è certa che a San Benedetto non ci siano né l’UTIC né la Rianimazione, dopo i due primi confronti tra i reparti che mostravano come, nonostante il minor numero di personale, qui si lavorasse più che ad Ascoli, si alzò e disse: “Me ne vado perché qui si fa del campanilismo”. E SCAPPÒ. Per una persona che proprio ieri ha chiesto ai cittadini un secondo ’43, una seconda Resistenza, non è proprio un bell’esempio di coraggio. Ma come scrisse il buon Manzoni: “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.

In conclusione non riuscivamo a capire in cosa potesse essere consistito questo “agguato” sino a quando un amico non ci ha detto: “Ma non vi siete resi conto di cosa avete fatto? Avete convinto il candidato D’Erasmo a chiedervi di dialogare con il PD!”. È vero! Con le nostre occulte forze psichiche di destra abbiamo alterato i pensieri del poverino al punto da spingerlo a rivolgersi al dottor Baiocchi, come tutti hanno potuto constatare durante il dibattito. E il presidente si è detto d’accordo. Terrore! L’infezione che si propaga all’interno del PD di Agostini! D’altronde come dimenticare che il segretario Edward Alfonsi è stato cacciato per aver partecipato alla manifestazione dell’ottobre scorso insieme al Comitato. Ma davvero avete così tanta paura dei nostri numeri ‘a caso’?”

Dott. Nicola Baiocchi

Cons. Rosaria Falco

 

Salviamo il “Madonna del Soccorso”, 10 domande per i candidati Presidenti alla Regione Marche

 




Ospedale Unico Si, No, Ni e la 4a tesi del Comitato

San Benedetto del Tronto, 2020-09-15 – Riceviamo dal Comitato Salviamo il Madonna del Soccorso e pubblichiamo

 

“Di tanto in tanto, alcuni interessati sostenitori dell’ospedale di Pagliare, fanno riecheggiare la loro voce, usando motivazioni apparentemente logiche e di buon senso. Prima del silenzio pre-elettorale cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione.

Prima tesi: “Un ospedale unico è migliore di due ospedali che sarebbero comunque dimezzati”.

Non è di questo avviso la Regione, quando opera fuori dai confini del Piceno. Il 27/10/2017 in un comunicato stampa sul nuovo ospedale baricentrico di Macerata si legge: «Il riassetto complessivo della sanità per acuti dell’Area vasta 3 prevede la permanenza di San Severino, Camerino per la montagna, di Civitanova Marche per la costa, con il mantenimento del pronto soccorso e livelli essenziali. Siamo perfettamente dentro le linee del Dm 70 del 2015. Avremo anche l’elisoccorso, con investimenti per la realizzazione delle piazzole di atterraggio, così da portare capillare assistenza d’urgenza in ogni parte del territorio. Senza necessariamente dover arrivare a Torrette. Civitanova sarà presidio ospedaliero di base a tutti gli effetti, con servizi di emergenza stabilizzazione, centralizzazione, residenza sanitaria assistenziale, pronto soccorso con medicina e chirurgia d’urgenza H24, diagnostica di primo livello per immagini, prestazioni di specialistica ambulatoriale, compresa la chirurgia ambulatoriale e il day surgey, diagnostica di laboratorio”. Meno di un anno dopo Ascoli e San Benedetto venivano etichettati come “presidi territoriali” perché “l’acuzie si farà solo a Pagliare”.

Seconda tesi: “Due ospedali di primo livello sono infatti impossibili … opinione di medici, della regione, della nostra nazione”.

Il 5/2/20 è stato pubblicato il nuovo piano sanitario regionale. A pagina 55 leggiamo: «… individuato come presidio di I livello il Presidio Ospedaliero Unico AV2 di Jesi – Senigallia – Fabriano, inteso nella sua articolazione dei tre ospedali (Fabriano, Jesi, Senigallia». Ricordiamo ancora una volta che dal dicembre 2015 nell’AV5 esiste il Presidio Ospedaliero Unico AV5 di primo livello articolato su due ospedali. Ancora nessuno ha spiegato quale sia il motivo scientifico per cui nella provincia di Ascoli non è fattibile quello che si può fare nelle altre provincie (Ancona e Macerata).

Nella vicina Umbria (la nostra nazione), la ASL 1 ha SETTE strutture ospedaliere, così come ne ha SETTE la ASL 2. Inoltre ci sono il Policlinico di Perugia (equivalente a Torrette) e l’Azienda ospedaliera di Terni (simile a Pesaro). Gli abitanti dell’Umbria sono poco più della metà di quelli delle Marche e sino allo scorso autunno il governo regionale era di centrosinistra, come nella nostra regione.

A proposito dell’opinione dei medici, non abbiamo ancora potuto leggere, sia nell’AV2 che nell’AV3, commenti di specialisti che si siano lamentati del mantenimento dei vari ospedali. Piuttosto abbiamo letto di continue lagnanze verso l’ASUR sulle carenze di personale e di attrezzature necessarie.

Terza tesi: “… entrambe le località più importanti del Piceno e il loro circondario potrebbero fare la metà dei chilometri [15 km] ove trovare tutti i reparti utili per la sua salute”.

Jesi – Torrette 19 km; Senigallia – Torrette 22 km. Ma entrambi gli ospedali restano e Torrette ha certamente molti più reparti del futuro nosocomio di Pagliare. Non capiamo quale sia la differenza tra 15 e 20 km, ma forse ci sono sfuggiti degli studi medici che spiegano come 4 km in più siano a noi irrimediabilmente pregiudizievoli. Poveri abitanti di Grottammare!

Infine ci piace ricordare che gli stessi che oggi sostengono le tre tesi riportate, nell’aprile 2017 scrivevano che «nella provincia meridionale [c’è] un nosocomio ogni 105 mila abitanti, a Fermo ogni 44 mila, a Macerata ogni 40 mila, ad Ancona ogni 53 mila, a Pesaro ogni 45 mila. E il Presidente regionale ha il coraggio di dichiarare che tra Ascoli e San Benedetto ve ne è uno “primario” di troppo». È vero che qualche piccolo ospedale non c’è più ma resta chiaramente una non giustificata differenza tra il Piceno e il resto della regione.

Manca purtroppo la quarta tesi, ma proviamo ad aggiungerla noi: “il costo complessivo del nuovo ospedale, di circa un miliardo di euro come sostenuto anche dai sindacati confederali, sarà finanziariamente conveniente e produrrà notevoli vantaggi economici, soprattutto se saranno utilizzati tutti i 37 ettari previsti”.

Questa tesi, espressa in questi termini appare assolutamente corretta.”

 




Salviamo il “Madonna del Soccorso”, 10 domande per i candidati Presidenti alla Regione Marche

San Benedetto del Tronto, 2020-09-12 – Comitato Civico “SALVIAMO IL MADONNA DEL SOCCORSO”
Dibattito del 12 settembre 2020 – 10 Domande per i candidati Presidenti alla Regione Marche

1- Nascita del Comitato Lo stato dei servizi sanitari sulla costa prima del Covid era carente. Il Comita- to si è formato per questo motivo, dalle istanze di operatori e utenti. Ancora oggi tali carenze, dopo l’impegno per contrastare il Covid e nonostante continue richieste di spiegazioni avanzate dal Comitato alla Direzine dell’AV5, non sono state colmate per svariati motivi e giustificazioni.
2- Costi di costruzione In un documento del 5 novembre 2019, i Sindacati confederali hanno espres- so “Forti preoccupazioni”, “critiche”, “dubbi sulla sostenibilità economico finanziaria” da parte della Regio- ne Marche per la realizzazione di tre ospedali (Pagliare, Macerata e Pesaro). Oltre alla “totale assenza di in- formazioni sui tre project financing che si vogliono far partire, che la Giunta regionale continua a mantene- re” e all’assenza di “un confronto su merito e cifre e di elementi per una stima precisa”, valutando una spe- sa complessiva di tre miliardi. Si consideri che il nuovo Policlinico di Milano, con 900 posti letto, sarà realiz- zato con 201 milioni pubblici, che il nuovo ospedale di Pisa, 30 ettari e due parchi (da 1.200 a 1.600 pl a se- conda delle necessità dell’emergenza) con 52 sale operatorie di cui 16 accanto al PS (Ascoli e SBT insieme ne hanno 10, Torrette ne ha 18), la nuova facoltà di medicina, la ristrutturazione del vecchio ospedale a fini abitativi e oltre 4.000 posti auto costeranno, complessivamente, 500 milioni pubblici (358 per il solo ospe- dale) mentre per l’ospedale di Pagliare, senza alcun progetto conosciuto, si è parlato anche di 250 milioni più canoni di 25 o 30 anni (non si sa neanche questo). Teramo 600 pl: 300 milioni con il project.
3- Scelta del sito di Pagliare Nasce ben prima del voto non ponderato dei sindaci, nasce già nel 2000. Inoltre il voto che non tiene in alcun modo conto della popolazione reale e della concentrazione di utenza. Non è stato mostrato alcun progetto, solo una slide, nella quali veniva presentato come nuovo ospedale di ‘eccellenza’ una struttura con le caratteristiche previste dal Balduzzi per un primo livello, e senza nessuna spiegazione tecnica sulla richiesta di 37 ettari, superfice che è quasi il doppio di quella di Torrette e della fa- coltà di medicina che occupano, insieme, 20 ettari. Neppure è stato indicato il numero delle sale operato- rie, aspetto focale per un ospedale, a differenza di quanto accaduto nel 2017 a Macerata dove il Presidente Ceriscioli presentò ai Sindaci un progetto dettagliato del nuovo ospedale, presentando anche i piani per la nuova viabilità. La zona della costruzione fu scelta solamente alcuni mesi dopo che i Sindaci avevano potuto studiare il progetto: 15 ettari per un ospedale di 550 posti letto.
4- Piano Sanitario Regionale 5 febbraio 2020 Piano sanitario regionale 2020, pag. 55: Ospedale unico di 1 livello su tre presidi, Jesi – Senigallia – Fabriano. AP e SBT no. Se così fosse, il distretto di SBT con 96.895 abitanti resterà senza ospedale, mentre i distretti di Senigallia (77.773 ab.) e quello di Jesi (61.896 abitanti) manterranno l’ospedale. Sempre a Macerata, nell’ottobre 2017, il presidente Ceriscioli, con un comunicato stampa della Regione, parlò di “permanenza degli ospedali di San Severino e Camerino per la montagna, di Civitanova Marche per la costa, con il mantenimento del pronto soccorso e dei livelli essenziali”. Civitanova sarà presidio ospedaliero di base a tutti gli effetti. ”Siamo perfettamente dentro le linee del Decreto 70 del 2015”.
5- Taglio dei posti letto La regione ha disposto, in modo riservato e senza alcuna motivazione tecni- ca, il taglio dei posti letto di un ospedale pubblico per assegnarli alle cliniche private, addirittura anche di altre province (vedi Sassocorvaro), come affermato dalla dott.ssa Sansoni, direttrice sanitaria di AV5, in oc- casione della recente commissione consiliare. E il taglio dei posti letto si accompagna, necessariamente, ad un taglio del personale, medico e infermieristico. Riprendendo il discorso dei 100 milioni che si potrebbero rispamiare senza il project financing: 20 milioni per AV. Un medico costa 100 mila euro, un infermiere 50.000, ossia 50 medici e 200 infermieri oltre a 5 milioni di attrezzature. Ma poi con 200 infermieri sarebbe ancora giustificabile assegnare l’assistenza domiciliare in appalto ai privati? Questo è il problema grosso.
6- Infrastrutture Riprendendo quanto detto a proposito di Macerata, su sanità e viabilità, riteniamo necessario che vi siano chiari impegni sugli annosi problemi della viabilità nella nostra provincia: l’autostrada con il dibattito sulla terza corsia; una bretella che possa snellire il grande traffico sulle direttrici cittadine, alleggerendo le concentrazione di agenti inquinanti, migliorando così la qualità della vita dei cit- tadini; una metropolitana di superficie, considerata la valutazione favorevole in proposito delle FFSS, che possa utilizzare la strada ferrata per evitare il ricorso massiccio all’automobile, con fermate intermedie tra San Benedetto e il futuro nuovo ospedale nella zona costiera, proseguendo verso nord con fermate intermedie tra le stazioni, anche a Grottammare e Cupra. Perciò scelta del luogo del nuovo ospedale di SBT e la contemporanea creazione di una viabilità ecologica. 1) Date queste premesse [punto 2], ritenete ancora indispensabile e conveniente il ricorso al project financing con il pagamento di canoni venticinquennali ai privati?
2) Sulla scelta del sito di Pagliare [punto 3] ritenete che quanto avvenuto nell’AV5 sia un modo corret- to e trasparente di procedere e dialogare con le istituzioni locali, i tecnici e le popolazioni, anche in riferimento alla prima domanda?
3) Sarà costruito un ospedale nuovo per acuti in sostituzione della vecchia struttura del Madonna del Soccorso? E se sì, l’ospedale nuovo si costruirà in prossimità della costa?
4) Se invece l’ospedale nuovo sarà a Pagliare, i due ospedali ora esistenti (Ascoli e San Benedetto) avranno entrambi ancora il Pronto Soccorso e reparti con letti per acuti? Oppure, poiché tutti i can- didati parlano di due ospedali, insieme a Pagliare resterà solo Ascoli? Sarebbe equilibrata una sani- tà di questo tipo anche in relazione a quanto visto nel piano sanitario regionale? [Punto 4]
5) Se resteranno i due ospedali già esistenti, anche con nuovi edifici, rientra nei vostri programmi una distribuzione razionale dei reparti e dei servizi, che abbia riguardo per i dati epidemiologici del ter- ritorio costiero e dell’entroterra e dell’affluenza storica, che eviti duplicazioni, sprechi ed inefficien- ze? Oppure si continuerà a mantenere l’attuale disparità, anche riguardo alla dotazione di persona- le, a favore del capoluogo di Provincia?
6) Poiché la popolazione dell’AV5 ha la maggiore percentuale di anziani delle Marche, sarà creato un ospedale di Comunità almeno per la zona Nord della provincia, che è la più distante dai due noso- comi esistenti, come primo segno di maggiore integrazione tra ospedale e territorio?
7) Quale sarà il ruolo del privato nella sanità della nostra provincia? [Punto 5] Si intende incrementare il budget delle strutture private, continuando a disinvestire nel pubblico, o ci sarà una inversione di tendenza e si comincerà ad investire in professionalità ed attrezzature nei nosocomi pubblici? Con siderando che al momento i posti letto del privato, a San Benedetto, rappresentano il 43,7% del to- tale: vi sembra una percentuale corretta oppure eccessiva?
8)Per i motivi [punto 1] che hanno portato alla creazione del Comitato, ritenete corretto lasciare l’intero potere decisionale, in campo sanitario, nelle mani dei politici che hanno scelto i dirigenti, i quali procedono troppo spesso per ordini di servizio estemporanei, o invece ritenete necessario che siano assunte decisioni condivise e, soprattutto, motivate tra politici e tecnici?
9) Cosa pensate delle proposte sulla viabilità [punto 6] discusse da molti anni, e quali sono a vostro modo di vedere le opere prioritarie da realizzare insieme alla “ristrutturazione” e potenziamento della sanità pubblica ospedaliera e territoriale? In quali di queste opere pensate di investire e otte- nere risultati concreti nell’arco del vostro mandato in Regione?
10) Uno degli argomenti dibattuti in modo frequente negli ultimi tempi è la provincia unica Ascoli Pice- no-San Benedetto del Tronto: ritenete che sia arrivato il momento di discutere della provincia unica di Ascoli-San Benedetto del Tronto, visto che ormai le due città hanno lo stesso numero di abitanti, che l’indotto economico si concentra in particolare in prossimità della costa, ove nei mesi estivi si arriva anche al raddoppio dei residenti? Ritenete che con pari dignità amministrativa sarebbe più semplice armonizzare e riequilibrare, oltre al peso politico ed alla distribuzione di tutti i servizi ai cittadini, anche le dotazioni ponderate di tutte le strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali, tra le due città e i due territori interno e costiero? Intendete avviare l’iter per il raggiungimento di tale risultato?
Il presidente del Comitato
Dr Nicola Baiocchi

 

 




Sanità: per il Mattone o per il Malato?

San Benedetto del Tronto – Sanità: per il Mattone o per il Malato? E quali infrastrutture?




Drago qui e scarico li

San Benedetto del Tronto, 2020-09-04 – Drago qui e scarico li

 

 

 

 

Iniziano oggi i lavori di spostamento dei sedimenti dell’imboccatura del Porto di San Benedetto

 




L’irriverente. Finalmente possiamo dormire tranquilli, il Tg1 ci ha informati che Briatore è stato dimesso dall’ospedale e va a casa della Santanché

Firenze, 29 Agosto 2020. Erano giorni e giorni che non riuscivamo a dormire tranquilli, con risvegli in bagni di sudore, per la preoccupazione del ricovero al San Raffaele di Milano di Flavio Briatore. Ma oggi seguendo il Tg1 in apertura e dando anche un’occhiata online ad alcune prime pagine di noti quotidiani, ci siamo tranquillizzati:  il manager del Billionarie in Sardegna, dove ci sono stati una sessantina di infettati per covid-19, è stato dimesso e farà la sua quarantena a casa. Ma ci siamo preoccupati quando abbiamo sentito (sempre le stesse fonti, inclusa quella della tv di Stato) che sarebbe stato ospitato a casa di Daniela Santanché… urka, ma la nota imprenditrice rischia la vita… ma ci siamo informati meglio ed abbiamo scoperto che Briatore non sarà sotto lo stesso tetto della senatrice di Fratelli d’Italia, ma avrà a disposizione un’ala indipendente della villa di tre piani.Ah, meno male che la vita non è solo tuoni e fulmini, ma ogni tanto si vedono pezzi di cielo sereno che si fanno spazio tra quei nuvoloni che intristiscono e rendono pericolosa la nostra vita in periodo di pandemia.

Oltre alle cronache quotidiane (grazie Tg1) ora attendiamo con ansia i giornali specialistici, cosiddetti scandalistici. Loro sì che saranno una fonte inesauribile per la nostra serenità, con tutti i particolari del caso, le foto, le frasi “rubate” e le interviste a quelli che in qualche modo hanno anche a che fare con il nostro beniamino.

Ci è venuta in mente una frase “Dio li fa e poi li accoppia”.
Ma si sa, siamo irriverenti.
E comunque ora andiamo a portare la spesa al nostro vicino di 83 anni, rilasciato/scappato dalla Rsa qui vicino, e che passa la quarantena nei 35 metri quadri di una seconda casa messa a disposizione da chi ce l’ha ad una associazione caritatevole.

Nel frattempo, crediamo sia proprio il caso di cercare l’ultima bolletta della luce ed avere la conferma che attraverso essa stiamo pagando l’imposta per il possesso dell’apparecchio tv, il cosiddetto canone… quindi ci informiamo e vediamo un po’ come liberarci di questo apparecchio e non continuare a dare il nostro contributo a chi apre il Tg di Stato con queste notizie.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori
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Maurizio Boldrini: “Stefania Monteverde e Francesca D’Alessandro, questa sarebbe stata la partita!”

MACERATA, 2020-08-28 – Riceviamo e pubblichiamo una riflessione estemporanea di Maurizio Boldrini

 

“Per quest’anno sono libero da candidatura comunale, ha ricevuto diverse proposte ma ho dovuto rispondere no per motivi di salute. Quindi mi diverto liberamente  con qualche riflessione estemporanea sui candidati e sulle prospettive di questa prossima competizione.  Intanto una costatazione, scorrendo l’elenco dei sindaci dal dopoguerra ad oggi si noteranno parecchi nomi d’avvocati, si sa che a Macerata ci sono più avvocati che panettieri, e non deve sembrare strano che ci siano tanti sindaci avvocati, poiché a Macerata c’è uno studio d’avvocatura che da decenni, da dietro le quinte, ma non tanto, detta le sorti di questa città. A mio padre già 55 anni or sono fu detto che se voleva affrancarsi dal suo faticosissimo lavoro alla fornace Smorlesi, avrebbe dovuto fare la fila da un notabile parlamentare maceratese, il nome lo conoscono tutti, inutile farlo. Mio padre, su certe cose impaziente come me, fece un paio di volte la fila dei questuanti nel suo studio, dopodiché gli strappo la tessera della DC in faccia, e per molti anni fece il muratore prima di “riposarsi” a fare il bidello. Bisognerebbe scrivere un libro su questo signore e prima di lui sulla sua famiglia perché non credo ci sia in Italia una persona che per tanti anni è stata influente e lo è ancora sulle sorti amministrative di una città operando da dietro le quinte, come Lorenzo De’ Medici a Firenze, ma lui non durò così tanto. Ora questa persona, simbolo storico maceratese, da una pare ha fatto tanto del bene a molti maceratesi, incalcolabili sono i posti di lavoro che ha procurato, ma sì facendo ha tagliato le gambe a tanti, tanti valenti professionisti, artisti, lavoratori che non erano della sua “parrocchia”, un danno enorme per la città, così relegata a una provincialità mediocre, surclassata solo da singoli operatori che per estro e genialità personale pur vivendo e resistendo in tale mediocrità sono riusciti a scavalcare il “ghetto” con le loro opere, imponendosi a livello nazionale e internazionale.  Fatto sta che uno dei candidati Sindaci 2020 è ancora un avvocato emanazione di questo sistema secolare, maceratese tipico: però ha un volto simpatico, un po’ troppo furbo, ma va bene, e poi il nome: Narciso Ricotta, accoppiata più simpatica non si può, ed onore ai genitori per il coraggio nella scelta di Narciso. L’altro principale candidato, completamente diverso  è Sandro Parcaroli, è ancora un pesce fuor d’acqua, sembra disorientato, non è certo un maceratese tipico, è dell’alto maceratese, un territorio e un indole completamente diversa dalla città e dalla costa, passo lento e resistente, un passo che dovrebbe uscire alla distanza, appare come persona elegante, un po’ “fulardato”, ma non ha lo svantaggio di Della Valle che per quando elegante-sportivo voglia sembrare, proprio non gli riesce. E poi è artefice di una grande azienda e saprà certo creare un gruppo all’altezza della situazione per la gestione del Comune. Poi c’è il terzo incomodo (taccio gli altri perché proprio non avrei nulla da dire): Roberto Cherubini, che venderà cara la pelle, appare come una persona semplice nei modi e nelle cose da fare, mi pare proprio una persona assennata, e faccio finta che non appartenga ai 5 stelle. 
La questione però è che a Macerata ancora una volta pare andare in direzione sbagliata, il santo di Macerata è quel controverso di San Giuliano, non è San Giusto che riporta il Giusto. Già il giusto, per questa tornata elettorale il giusto, senza le solite influenze con febbre di potere, sarebbe stata una onesta competizione tra due candidate, e sui nomi non c’era un gran che da pensare: Francesca D’Alessandro per il centro destra e Stefania Monteverde per il centro sinistra, semplice e stop, il resto è la solita Macerata piccola che vuol fare la grande. Ecco il perché, conosco Francesca D’Alessandro da quando giovanissima fu allieva della mia Scuola di Recitazione: bravissima come attrice, bravissima come allieva, seria e precisa, poi ci perdemmo di vista, la ritrovai moglie e madre altrettanto brava, impegnata su più fronti, capace di tenere sotto controllo tutto, e poi la rividi come se non fossero passati anni, la stessa vitalità e passione di allora, buon segno di vita vissuta bene. Un discorso a parte per Stefania Monteverde, la criticai aspramente (troppo aspramente, e me ne sono scusato) per diverse cose, persi il controllo quando vidi la foto di lei col sindaco sul trenino sotto l’orologio della torre civica (per me restaurato in maniera orrida).  Però, c’è un però per me determinante. Da 40 anni ne ho conosciuti tanti di assessori alla cultura, e ne potrei citare di bravi, mi limito al primo, dall’aspetto burbero e dal cuore d’oro: Calise. Però al di là delle scelte, per me alcune decisamente contestabili, riconosco che Stefania Monteverde tra tutti gli assessori alla cultura è colei che ha svolto una mole di lavoro enorme, raggiungendo risultati importantissimi specie sul fronte musei, biblioteca, vitalità estiva della città, insomma al tempo stesso è stata capace di fondare istituzioni durature e i  cosiddetti eventi effimeri che “fanno gioco”. Quando si è trattato di votare alle primarie del PD per la scelta del candidato sindaco, con coraggio e un po’ vergognoso mi sono presentato alla porta della sede del PD per votare Monteverde, speravo di passare in incognito, invece mi conoscono tutti e tutti m’hanno salutato con estrema sorpresa, in più quando esco incontro due care amiche che anche loro vanno per votare Monteverde, mi fanno: Maurizio ma che ci fai qui! E va bè una volta sono entrato anche nella sede del PD, ma per una ragione che sentivo profondamente giusta! La partita invece si giocherà tra maschi, peccato proprio, questa era la volta giusta delle due donne che ho nominato, sarebbe stata semplicemente la sfida più giusta. Macerata invece “toppa” ancora, nel segno aleatorio di una unità d’intenti, che presto si sfalderà sotto i colpi delle prime delusioni. Spero almeno che le due signore, in virtù dei risultati certamente buoni che otterranno saranno onorate con incarichi importanti. E come si dice: vinca il migliore! Adesso che mi ricordo: tra i politici, ma come si fa a tenere da parte Mandrelli, è non solo la persona più competente, ma studiata, con grandissima esperienza e intelligenza, che forse la sua testa spiccherebbe troppo dalla mediocrità circostante! Ah Macerata Macerata… Per rendere meno provinciale Macerata occorrerebbero poche cose da realizzare, radicali nella forma e quindi nei contenuti, ma queste idee me le tengo per me perché ne circolano tante, troppe in giro. E non andrà tutto bene come replicato dallo stupido slogan: ma andrà come è possibile, nella fondata speranza di una Macerata sempre migliore. PS -Per il Sindaco uscente Romano Carancini: di lei è stato detto molto bene e molto male, non se ne preoccupi, per quanto mi riguarda sento di ringraziarla, sono un lettore di professione e a me basta il dettaglio della sua espressione quando Macerata non fu scelta come capitale della cultura, ricordo quel suo volto incapace di celare il disappunto: un fanciullino al quale era stata sottratta la marmellata, bellissimo e onesto.”

 




Promuovere la centralità ospedaliera del Madonna del Soccorso

San Benedetto del Tronto, 2020-08-23 – Riceviamo e pubblichiamo

Promuovere la centralità ospedaliera del Madonna del Soccorso, da sempre in prima linea nella gestione dei pazienti, e riconsegnare il personale sanitario nei reparti e al pronto soccorso oggi al di sotto delle necessità

“La voce politica massimale è quella di costruire ” a tutti i costi ” l’ospedale nuovo, perdendo di vista questioni funzionali e vitali per le attività dei reparti e dei servizi. Se da una parte il Candidato Acquaroli afferma che farà funzionare i due Ospedali (e per noi va bene) dall’altra il Candidato Mangialardi parla di servizi territoriali da portare avanti ( e per noi non va bene). Attualmente il Madonna del Soccorso si ritrova con oltre 30 posti letto in meno tra ortopedia e chirurgia; il pronto soccorso,  con una carenza medici senza precedenti ( 15 medici più il primario) sostiene a stento l’azione assistenziale a sostegno della medicina d’Urgenza che possiede 13 posti letto ubicata  al piano -1; due Osservazioni temporanee poste al piano-2 del pronto soccorso di cui una con 8 posti letto ed una con 12 posti in box barelle, per un totale di 20 letto. Questo per tamponare la mancanza dei posti letto. 

Benito Rossi

Mancano all’appello 6 medici e così procedendo non si lavora in sicurezza, né per l’organico né per l’ubicazione delle stanze separate e promiscue  ubicate  sul piano del pronto soccorso. I medici per il pronto soccorso vanno reperiti e quelli che ci vogliono rimanere occorre tenerli. Se poi, il pronto soccorso, la medicina d’Urgenza e le osservazioni temporanee covid e non covid non interessa, lo dicano chiaramente. 

A volte ci chiediamo dove stanno le forze sociali a fronte di tutto questo. Altro che offerta territoriale! Così si sta minando seriamente la centralità ospedaliera con il chiaro intento di portarci ad essere ospedale di base.”

Orgoglio Civico 

Presidente Benito Rossi