Un ringraziamento a Mario Logli

Mario Logli con “I castelli della memoria” nell’estate 2018 ha esaltato la bellezza dei nostri borghi di Candelara e Novilara

La Pro Loco di Candelara e l’Accademia AIIA vogliono ricordare con queste riflessioni un grande amico del nostro territorio, Mario Logli, che ci ha lasciato sabato 30 maggio. Il primo pensiero va alla moglie Antonietta ed alle figlie Laura e Marcella, che perdono un marito ed un padre fantastico, ma tutti noi perdiamo un amico.

Nel 2017-18, quando il maestro Mario Logli accolse l’invito di esporre sulle nostre colline di Candelara e Novilara, come prima cosa aprì le porte della sua case e naturalmente della sua famiglia. La gestazione dell’esposizione durò un anno. Come prima cosa con Mario si fece un sopralluogo dei due spazi espositivi, si concordarono i dettagli e, soprattutto, visitammo il territorio. Mario, durante i viaggi in macchina, voleva conoscere la storia di quel territorio e delle persone, perché solo così era sicuro di poterlo raccontare con la sua pittura.

Mario era molto attento, sempre sorridente e salutava tutti. Tutte le volte che arrivavamo a Candelara, appena sceso, guardava nella casa di fronte all’alimentari e diceva “chi sa se c’è Mafaldo”, un abitante del paese che spesso era alla finestra, e si salutavano. Si erano conosciuti così. Durante l’inverno, spesso ci sentivamo telefonicamente e mi raccontava come nel suo laboratorio di Milano stava lavorando alacremente; diceva: “vedrai che cose belle ti ho fatto”.

Al termine dell’inaugurazione della mostra “I castelli della memoria”, con sede a Candelara, era rimasto molto contento perché la popolazione aveva partecipato ed accolto il suo invito ma, soprattutto, dopo aver visitato l’esposizione avevano capito che Logli non aveva portato in mostra i quadri più belli della sua produzione, ma aveva studiato con perizia il territorio. Non era una bella mostra esposta nel nostro territorio, ma una mostra interamente dedicata alla promozione del nostro territorio immortalato dal suo pennello magistrale. Scherzando mi diceva sempre: “quando ti ricapita una mostra così?”. Ma, altra cosa che gradi, fu l’omaggio musicale che la banda fece alla moglie Maria Antonietta che aveva festeggiato il compleanno qualche giorno prima dell’inaugurazione.

Mario non smetteva mai di sorprendermi: negli ultimi giorni del 2018 avevo ricevuto una sua chiamata e, appena risposi al ricevitore, sentii il suono di una pianola; quindi egli esordì cantando gli auguri di buon anno, e con il suo sarcasmo mi disse: “se non te li faccio io gli auguri cantati!”.

Nonostante i successi artistici e la fortunata carriera lavorativa, Logli era rimasto una persona semplice e di grande compagnia. Quando sedeva a tavola raccontava aneddoti della sua gioventù, delle sue esperienze lavorative ed artistiche. E con orgoglio, non potevano mancare ricordi delle sue imprese sui tornei di tennis. Ogni tanto inseriva qualche frase in dialetto per strappare un sorriso ai suoi uditori.

Ma nel suo cuore c’era un grande desiderio che purtroppo non è riuscito a realizzare: avrebbe voluto organizzare una grande mostra a Pesaro, in un luogo simbolo qual è la Rocca Costanza. Quando lo sentivo al telefono mi raccontava: “forse stiamo pensando ad una grande esposizione a Palazzo Ducale di Urbino, alla Rocca di Senigallia e Gradara… e forse riusciamo anche alla Rocca Costanza!”. Purtroppo anche durante la preparazione della grande mostra del 2017, con tre sedi storiche meravigliose, non è riuscita a fare tappa a Pesaro. Forse per questo l’anno successivo accettò di esporre sulle colline che circondano la città?

Nulla venne lasciato al caso; cercammo di curare tutto nel dettaglio, perché voleva che fosse una grande mostra. Per questo motivo coinvolse l’amico professore dell’università di Urbino Giorgio Nonni, curatore del testo critico realizzato per il pieghevole. Per l’inaugurazione volle invitare personalmente tutti gli amici ed estimatori.

Dobbiamo ringraziare il maestro Logli che, dopo essere stato ambasciatore della città ducale di Urbino, ha voluto cantare, immortalare e salvare dalla distruzione del mondo anche i nostri borghi di Candelara e Novilara, elevandoli da terra, ancorandoli su una massiccia zolla terrestre che si stacca e si libra nel cielo in cerca di salvezza. Logli ascende in cielo i due castelli. Intorno ai bei paesaggi dolci delle colline tipiche del territorio marchigiano incombono gli “Invasori” mostri tipici del suo linguaggio pittorico, fatti di scarti industriali, che mettere a rischio la salute del nostro ecosistema ambientale. Altri dipinti invece, mostrano discariche a cielo aperto in un paesaggio idilliaco: Logli vuol ammonirci a preservare i valori morali ed tutelare ambiente che ancora le nostre piccole comunità conservano, a non barattarli in cambio di una società cosmopolita che non ha più valori.

L’ultimo contatto che ho avuto con lui fu pochi giorni dopo il lockdown, quando telefonicamente ci salutammo per rassicurarci e mi riferì di aver scelto di trascorrere questo periodo a Pesaro; desiderava fare una nuova esperienza in estate con l’accademia AIIA, come nel 2018, quando realizzò la copertina del volume illustrato dai bambini delle scuole primarie di Santa Maria dell’Arzilla e di Sarnano. Anche in quella occasione era stato gentilissimo e una domenica mattina aveva accettato d’incontrato i bambini durante il soggiorno a Novilara ed era stato molto gentile con loro, presentando la sua grafica alla presenza del governatore Ceriscioli.

Quando nella scorsa estate il conte Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina gli organizzo una mostra alla sua galleria degli specchi all’Alexander Museum Palace si raccomando della mia presenza all’inaugurazione e soprattutto mi prego “preparati una bella domanda da farmi” e credo che gli sia piaciuta.

Oggi, il maestro Logli come i suoi borghi salvati del suo pennello si è staccato da terra ed è salito in cielo, lasciando un grande eredità morale da tutelare.

Grazie Mario!




Dove fare attività motoria? 3° percorso: da Carignano a Candelara attraversando Novilara, il borgo dell’arte

Candelara – Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta del territorio collinare pesarese tra paesaggio, arte, storia e curiosità. Un modo di divertirsi ed ossigenare lo spirito in alternativa alla discussa movida che vediamo nelle località di mare e nelle grandi città.

La terza tappa, che oggi proponiamo, è di circa 12 Km, in buona parte in salita. Quindi l’ideale è fare questo percorso in bicicletta, ma qualche temerario allenato può affrontarlo anche a piedi.

La nuova passeggiata riparte da Carignano terme, metà del nostro 2 itinerario. Torniamo sui nostri passi su via Bevano, riattraversiamo il ponte sull’omonimo rio, attraversiamo la strada provinciale 45 e si prosegue poi per le vie Fenatacci e Casale. La strada, dopo poche centinaia di metri, inizia a salire con meravigliosi tornanti che si aprono un varco tra vigneti ed oliveti. Mentre salite, fermatevi a guardare indietro la bella pianura verde, ancora coltivata; noterete piccoli appezzamenti di terreno agricolo, ognuno con il proprio casale. Sono pochi gli agricoltori di professione: la terra qui è coltivata da amanti dell’agricoltura che si dedicano a questa passione dopo il lavoro; spesso sono figli di contadini.

Lungo questa strada, a due km dal centro di Novilara, sulla destra, facciamo molta attenzione ad un piccolo cortile protetto da alcune piante. La nostra meta è la casa della famiglia Cardoni (costruita a metà del secolo scorso): su un lato è stata ricoperta con un interessante murales realizzato dall’artista di famiglia Giacomo, che da qualche anno vive e risiede ad Amsterdam. L’opera è stata realizzata in tre fasi di lavoro, tra il 2015 ed il 2017, ma l’artista non la ritiene ancora terminata. Forse, in una delle prossime visite alla famiglia, potrebbe essere che faccia un aggiornamento della composizione. Il murales è nato per trasformare la grande facciata come supporto per raccontare una storia disegnata ed il suo percorso formativo. Infatti, ha dichiarato: “trovo che la facciata della casa in cui son cresciuto per la maggior parte del tempo sia come una pelle; come la corteccia di un albero che racconta gli anni e le fasi della vita”. Questo murales, realizzato su una casa della dolce campagna marchigiana, ha arricchito l’ambiente agreste, sdoganando l’idea che la street art non sia solo un mezzo per recuperare le periferie delle città o le zone più malfamate, ma in realtà possa arricchire tutto il territorio che sia territorio urbano o rurale. Secondo me potrebbe avere una potenzialità turistica se costruissimo un percorso di street art nella campagna.

Nell’ultimo anno Giacomo ha lavorato al progetto di costruire il museo pirata, all’interno di una barca, rielaborando il concetto di pirateria stessa come atto di libertà socio-politico, anche se nel mese di giugno, con i suoi compagni di avventura, dovrà sgomberare lo spazio.

A questo punto riprendiamo il nostro percorso lungo via del Casale e, al suo termine, prima dell’innesto con la strada provinciale 61, normalmente ad orario di pranzo e cena possiamo notare una lunga fila di macchine parcheggiate sul ciglio della strada. Si tratta dei clienti del ristorante trattoria “Il Pergolato dalla Maria”, uno dei tre ristoranti di Novilara, quello più famoso, addirittura citato nella seconda replica dello spettacolo comico di Fiorello al Palas. Lo show-man, la prima sera che telefonò non trovò posto e fu costretto a prenotare per il giorno dopo, mentre Dario Fo fu più fortunato, aspettando solo una mezz’ora prima di sedersi. Da non dimenticare che la trattoria è ospitata all’interno del vecchio ospedale dei pellegrini di Novilara

Il piatto tipico di Novilara sono le tagliatelle coi fagioli, che è anche il piatto protagonista della sagra storica del paese. La festa fu ideata alla fine degli anni Settanta, con il nome di festa della tagliatella e del vino; si teneva nel mese di settembre e negli anni Ottanta ottenne il massimo splendore per essere poi interrotta per problemi organizzativi. È stata ripresa dai giovani del paese nel 2012, spostata in estate e focalizzata solo sulla tagliatella. Oggi è chiamata “arte e gusto”. Le famose tagliatelle possono degustarsi oltre che dalla Maria, anche all’osteria “del giogo” e alla locanda “Ricci”, questi ultimi posizionati all’interno del borgo fortificato.

Riprendiamo il percorso in salita della SP61 e dopo poche centinaia di metri troviamo l’ingresso fortificato al castello, la nostra meta. A Novilara nel 1475 Camilla d’Aragona incontrò il suo promesso sposo Costanzo Sforza, signore di Pesaro. Nel 1513 il duca di Urbino Francesco Maria I Della Rovere concesse Novilara in feudo a Baldassarre Castiglione, l’autore del Cortegiano. Tale evento è ricordato su una targa posizionata di recente sul muro della chiesa appartenuta alla confraternita del Santissimo Sacramento, che è posta proprio al centro del paese. L’architettura settecentesca è molto graziosa da visitare (aperta in occasione delle messe).

L’invito che vi proponiamo è quello di fare un bel giro delle mura castellane; qui potrete ammirare una vista fantastica sul mare, e nelle belle giornate di sole, senza foschia, anche il Monte Conero, oppure potrete spaziare lo sguardo sull’entroterra e cercare di indovinare il nome dei paesi che scorgerete. Nel 2013 e 2014 parte il progetto “Novilara: il borgo dell’arte”; in questi due anni si organizzano in estate tre grandi mostre. La sede principale delle mostre sono le ex-scuole di Novilara, un edificio dalle forme lineari e severe che sorge sull’ex-chiesa della confraternita di San Giuseppe. All’interno del paese poi vengono posizionate delle sculture.

Nella seconda edizione si è concretizzata una convenzione per una mostra con il Comune di Pietrarubbia: vennero esposte le opere degli alunni del TAM, Trattamento Artistico dei Metalli. Molte delle opere concesse per la mostra sono rimaste esposte nel borgo e ancor oggi si possono ammirare; sono il segno di una stagione breve ma intensa che purtroppo non è riuscita a radicarsi tra la popolazione. D’estate l’Accademia AIIA di Candelara, continua da oltre vent’anni ad utilizzare il piano terra per esposizioni temporanee, mentre al secondo piano c’è il Museo Archeologico con le riproduzioni dei reperti della Civiltà Picene.

A questo punto non rimane altro che riprendere la SP61, in direzione Candelara, e lungo il percorso fare attenzione alle due opere di Blub che si possono incontrare.

 




Dove fare attività motoria? 2° percorso: da Candelara a Carignano nella memoria del xx. secolo

Candelara – Lo abbiamo già detto la settimana scorsa che le nostre belle e dolci colline sono un’ottima soluzione a Km 0 per fare attività motoria in questo tempo di fase 2; la nostra rigogliosa vegetazione ristora non solo l’occhio ma anche l’anima. Fra l’altro è difficile immaginarsi qui un sovraffollamento, come potrebbe invece verificarsi nella zona mare della città dove saremmo richiamati dal canto seducente del nostro Adriatico, che ci è stato negato per due mesi, o dalla golosità di un buon gelato artigianale da asporto.

Ripartiamo per un nuovo percorso dalla Pieve di Santo Stefano di Candelara, dove ci siamo interrotti la scorsa settimana. La nostra meta finale di oggi è il villaggio termale di Carignano, con un itinerario di 10 km. Il percorso è adatto per essere fatto in bicicletta, ma naturalmente una persona allenata può farlo anche a piedi o di corsa; in alternativa, consigliamo di fare il primo tratto con l’automobile.

Dalla Pieve dirigetevi verso Rondello ed imboccate la strada Ferriera; percorretela tutta fino a Santa Maria dell’Arzilla. È una strada interessante, immersa nel verde, che dalla collina di Candelara porta alla pianura del torrente Arzilla. All’inizio della strada troverete l’intersezione con via Cava che prende il nome proprio dall’attività omonima. Sulla sinistra l’ex-villa Almerici, ora Berloni, di cui abbiamo parlato nel precedente itinerario (1). Al termine di via Ferriera girate a sinistra sulla strada provinciale n. 45; percorretela ancora per 4 km, quindi girate a sinistra (seguendo il percorso della vecchia strada) e troverete un borgo di case. Tra le tante c’è n’è una che merita la nostra attenzione, ma dovete essere molto attenti: percorsi 500 metri dallo spartitraffico, c’è un vicolo che riporta alla strada maestra; beh se alzate gli occhi, vedrete una casa parzialmente coperta dalla vegetazione, con alcuni scarabei sulla facciata. Ecco questa è la nostra meta. Si tratta del laboratorio dello scultore Giovanni Gentiletti, oggi trasformato in un piccolo museo dall’amore delle figlie e della moglie che sono sempre disponibili ad accogliere turisti ed appassionati d’arte (naturalmente anche questo è chiuso al pubblico causa pandemia). Se siete interessati ad una visita mandate una email all’indirizzo: g_ilaria@yahoo.it. Se potessimo varcare il cancello in ferro troveremmo un cortile dove da un lato c’è la casa (oggi trasformata interamente in spazio espositivo ed il cui restauro si è concluso da pochi mesi) e sul lato opposto c’è un piccolo edificio in muratura che era il vero e proprio laboratorio di Gentiletti; oggi è stato trasformato in aula video. Ma la cosa più bella è questo giardino dove, tra fiori e piante aromatiche, compaiono improvvisamente le belle sculture sbalzate, cesellate e le grandi composizioni dell’ultimo periodo che sono imponenti e mostrano grande fortezza. Insomma un piccolo cortile che ricorda l’hortus conclusus medievale, la cui bellezza sta proprio nella commistione tra la natura e le sculture frutto dell’ingegno di Giovanni Gentiletti. Prima di uscire guardiamo ancora la facciata principale della casa: dall’interno possiamo vedere tutti gli scarabei cesellati che la decorano.

Proseguiamo lungo la piccola strada in direzione della località di Maggiotti; oggi sono solo un gruppo di case disperse nella lussureggiante campagna fanese, ma una volta erano una piccola comunità. C’era il fabbro Caterbo e la sua fucina si affacciava all’interno di una grande aia; i suoi clienti erano tutti i contadini della zona. All’intersezione con la strada provinciale si riconosce per le forme architettoniche la presenza dell’ex-consorzio agrario, da alcuni anni abbandonato dopo la chiusura del negozio di prodotti agricoli. L’attività di granaio di cereali è invece stata sospesa da tanti anni. Queste grandi cattedrali nel deserto, o forse sarebbe meglio dire nella campagna, sono un simbolo di una civiltà, quella contadina, oggi scomparsa. E tra qualche anno le giovani generazioni, se non fosse per la scritta a rilievo, non sapranno più identificarli. Dinnanzi una piccola e diroccata casa in laterizio c’era il vecchio negozio di alimentari della zona, oggi trasferito qualche centinaio di metri più in là in un nuovo edificio, dove è stato trasferito anche il bar ed alimentari oggi dal nome esotico di Zanzibar. Ma noi attraversiamo la strada provinciale e ci interniamo in direzione di Carignano lungo la strada molino Maggiotti, che poi diventa Via Bevano, che si fa sempre più interessante e romantica, in quanto la campagna torna ad essere protagonista e l’asfalto sembra una ferita in un tappeto verde. La strada procede in discesa e ci porta a percorrere un ponte; prima del ponte ha sede lo storico mulino Ciavarini, oggi trasformato in un agriturismo atipico. La Ciavarini è una famiglia di mugnai dal XIX secolo; l’attuale impianto è del 1890 ed è un molino a palmenti (a pietra) in cui producono svariate farine: di mais, ceci, grano duro e tenero, castagne e fava. Nel loro sito internet, www.ciavarini.com, trovate tutte le informazioni sui loro prodotti ed attività.

Oltrepassato il ponte, sempre in direzione dell’antico paese di Carignano, che è una frazione del comune di Fano. Esso deve il suo nome alla nobile famiglia da Carignano; Carinus o Carìnius era il nome del proprietario terriero, di epoca romana: fundus carinianus.

Il cui del paese, oggi distrutto, dominava la sovrastante collina. La torre del castello, di proprietà della famiglia Rinalducci dal secolo XVII, sarebbe stata usata per l’avvistamento di navi barbaresche o turche, avversarie dello Stato Ecclesiastico e per segnalare atti ostili, e comunque a difesa della città di Fano. La torre sorge sopra il borgo a 180 m s.l.m., in località Castellaro; la sua presenza la si può datare almeno al 1348.

Ma la nostra meta è il borgo posto a valle, dove si trova il Fosso Bevano; lì aveva sede lo stabilimento termale, una struttura che nel XX. secolo era rinomata. Negli anni Novanta era stata rilanciata ed oggi versa in totale abbandono. Appena si arriva la prima struttura che si vede è l’ex-hotel ristorante Regina (della famiglia Benoffi), oggi completamente in degrado e recintato da una rete metallica da cantiere. Poco più avanti, sempre sulla destra, si staglia un altro edificio che è quello dell’ex-hotel “4 fonti” che era stato riconvertito in centro di cura termale nell’ultimo restauro con la riapertura del villaggio termale. Questi due edifici si caratterizzano per l’amplia ed alta volumetria e non si amalgamano all’interno del paesaggio agreste, quello di una dolce campagna coltivata che prevede la presenza solo di qualche casa agricola o villetta con forme più rispettose dell’ambiente.

Proseguiamo lungo la strada principale e sulla destra notiamo un parco con molti alberi ad alto fusto, il cui ingresso è caratterizzato da due edifici in muratura gemelli; all’interno trova posto una palazzina costruita nel 1922, sede storica delle terme. Le terme di Carignano erano specializzate per la cura e prevenzione delle disfunzioni epato-biliari e delle malattie dell’apparato digerente, cure inalatorie ed irrigazioni per la cura di malattie e di disturbi infiammatori delle vie respiratorie. Le acque termali sono di tipo solfureo, bicarbonato-alcalino-magnesiache, clorurate e salsobromoiodiche. Dal lato opposto della strada un grande parcheggio, oggi deserto, realizzato per accogliere gli ospiti. Su un lato vediamo l’ultimo fantasma di questo villaggio: si tratta della sede dello stabilimento che imbottigliava l’acqua Orianna, con le grandi cisterne ricoperte dal muschio e ancora le casse gialle in plastica per le bottiglie di vetro a rendere. Anche questo è un retaggio di una società scomparsa che oggi acquista acqua proveniente da posti distantissimi, confezionata solo nelle bottiglie di plastica.

Il nostro viaggio nella memoria termina qui, alle Terme di Carignano, che nel XX. secolo sono state protagoniste di quel mito della cura della persona. Negli ultimi vent’anni la politica ha spesso proposto un rilancio di questo territorio, con questa particolare potenzialità turistica, ma senza un riscontro fattivo ed oggi continua ad essere un villaggio abbandonato, ma con un grande fascino e sicuramente una storia che andrebbe raccontata.




Dove fare attività motoria? A Candelara tra natura, storia e arte

1° percorso: nelle dolci colline di Candelara: tra natura, storia e arte

Da alcuni giorni il nostro sindaco Matteo Ricci, attraverso dei video sui social, moltiplica gli appelli di non concentrarsi tutti nella zona mare e, soprattutto, in spiaggia in occasione del week-end che si prospetta all’insegna del sole e bel tempo. Le alternative proposte sono le passeggiate nei tanti parchi cittadini; del resto il sole è ovunque.

Noi come Pro Loco aggiungiamo che c’è un bellissimo sole anche nelle nostre belle, dolci e verdi colline di Candelara. Perché non approfittare in questo week-end per venire a fare attività motoria nel nostro territorio? Purtroppo, se come Pro Loco non possiamo fornire accoglienza turistica per la situazione contingente legata al Covid-19, la scelta di diradare la popolazione sull’entroterra è vincente. Abbiamo per questo deciso di proporre nelle prossime settimane dei percorsi differenti che possano accontentare gli amanti della natura e della cultura.

Del resto le attuali norme non proibiscono di prendere l’auto o la moto per spostarsi all’interno dei confini regionali per visitare le bellezze del nostro territorio e sicuramente qui non troverete assembramenti di persone che invadono il territorio collinare pesarese. L’incantevole borgo di Candelara è lieta di proporre una passeggiata che può iniziare dalla pieve tardogotica di Santo Stefano (che è sempre stata aperta per la preghiera individuale, anzi dalla settimana scorsa il parroco ha distanziato le panche e messo dei simpatici cartelli con il particolare della “Creazione” di Michelangelo per invitare le persone a mantenere il distanziamento sociale). La pieve è un edificio unico delle Marche per il suo impianto a croce greca; al suo interno conserva meravigliosi affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi, insieme a maestose pale d’altare. Prendiamo ora il viale “della Rimembranza” caratterizzato dagli alti alberi che, con la loro cadenza regolare, conducono al bel borgo ottocentesco di Santa Lucia. Lì all’ingresso si può notare il circolo Acli, con le forme severe e geometriche di metà del XX secolo, oggi arricchito dalla paper art di Zed1. Attraversiamo il borgo ottocentesco, con le case colorate in arancio, giallo e altre dalle belle facciate in laterizio, che terminano nella piazza caratterizzata dalla sede dell’ex-Comune. Lungo questa strada si stia attenti a notare le opere dello stret artist fiorentino Blub, che ha inseminato il paese la scorsa estate in occasione della sua mostra. Proseguite la vostra camminata oltrepassando il fornice, e proprio quando siete li sotto fermatevi alzando gli occhi: alla Vostra sinistra vigila la porta d’accesso al paese un’immagine della Vergine; rivolgete a Lei una preghiera benaugurante. Proseguendo il percorso sulla via maestra a destra svetta la meravigliosa chiesa settecentesca di San Francesco, che attende un restauro per essere restituita al pubblico. Era la chiesa più ricca di Candelara; oggi purtroppo è diroccata e privata dei suoi manufatti dorati. Alle sue spalle un meraviglioso giardino anch’esso dimenticato in attesa di cure. Lì non perdetevi la bella ceramica policroma dell’artista maceratese Silvio Craia dedicata al tricolore italiano e la cisterna decorata con i soprannomi delle famiglie di Candelara, opera dello street artist ferrarese Andrea Amaducci in occasione dell’inaugurazione della sua mostra alla Sala del Capitano. Tornate sui vostri passi e difronte alla chiesa potete scorgere la bellissima sede della Soms, che comprende il palazzo Carletti, recentemente restaurato, ed il corpo novecentesco della sala polivalente. Il percorso prosegue lungo le mura dove lo sguardo può spaziare fino all’Appennino marchigiano. Quasi al termine della via si arriva alla chiesa detta di Santa Lucia, in realtà dedicata a San Giovanni: pochi sanno che qui aveva sede l’antico ospedale per accogliere i pellegrini (una specie di ostello odierno) diviso in sezione maschile e femminile, ma le cronache raccontano che di notte spesso gli ospiti riuscivano ad eludere i controlli e gli amanti si ricongiungevano. Qui è interessante notare come su alcune abitazioni ci sono ancora dei ferri che servivano per legare i cavalli o gli animali da soma fuori dalle abitazioni. Prima di tornare al fornice d’ingresso si incontra la scultura del “Vescovo Stefano” , opera del pesarese Terenzio Pedini che ha voluto donare alla comunità di Candelara una delle sue sculture più belle: la leggenda racconta che, dopo la sconfitta di Legnano nella disputa del potere tra Imperatore e il Papa, il vescovo Stefano in sfregio al potere papale nascose l’imperatore Barbarossa a Candelara, nel 1176. Alle spalle della scultura una serie di case in mattone: si narra che siano state fatte costruire dalla filantropia della beata Michelina, che ha fondato anche l’ex-convento francescano di Candelara. Oggi queste case, di proprietà del comune di Pesaro, sono state trasformate in sede di due attività economiche. Non si può proseguire se non scendendo per andare a vedere la porta d’accesso dal basso e proseguendo verso la chiesa dei Genga, incastonata in un edificio rurale, e poi tornando indietro potete chiedere a qualche abitante le indicazioni per la piccola via carraia che conduce al lavatoio di Candelara restaurato pochi anni fa. Un luogo ameno e piacevolissimo; per raggiungerlo bisogna attraversare la campagna ancora coltivata di Candelara. Vista la fonte si prosegue la strada in salita e dopo poche centinaia di metri si torna sulla strada maestra e si vede la meravigliosa villa Almerici, ora Berloni. Il fascino di questa struttura esternamente ricorda le forme di una fortezza mentre all’interno abbondano le delizie e le decorazioni tipiche delle ville gentilizie del Settecento a firma del geniale Vanvitelli.

La nostra camminata torna verso il quartiere di Rondello: oggi l’agglomerato è stato inserito dentro il paese, ma fino a due decenni fa aveva il suo cartello stradale che rivendicava la sua autonomia rispetto a Candelara ed aveva naturalmente il suo negozio di alimentari con la mitica Mariola ed il suo quaderno di chi segnava e pagava a fine mese. Una volta c’era anche il presidio dei Carabinieri. Oggi è tutto scomparso e nulla fisicamente rimane a testimonianza di ciò, se non i ricordi degli storici abitanti. È tempo di riprendere il cammino, per tornare verso il nostro punto di partenza, ma prima di risalire in macchina non possiamo non fare una tappa allo storico cimitero locale, con il bellissimo corpo centrale fondato nell’Ottocento, con i primi campi d’inumazione che presentano ancora le originarie numerazioni. Le belle cappelle funebri dei borghesi e le tombe degli abitanti più noti del paese e tante storie che potrebbero essere raccontante dagli abitanti. Così nel silenzio rispettoso della nostra storia del passato si conclude la nostra passeggiata, certi di aver fatto sicuramente un po’ di attività fisica ma, soprattutto, di aver conosciuto e riveduto alcuni luoghi con occhi nuovi.

Al termine di questo bel percorso, sicuramente in tempi normali uno avrebbe piacere di un bell’aperitivo o di sedersi a tavola in uno dei nostri ristoranti con cucina tipica locale; purtroppo ciò non sarà possibile questa volta ma i nostri ristoranti “da Fiorella”, “osteria delle Candele” e “ses60ntarestaurant” si sono riconvertiti e sono aperti per la consegna a domicilio o take away. Quindi prima di tornare a casa potrete acquistare i cibi tipici della nostra terra e portali a casa vostra dove potrete gustarli insieme ai vostri cari.

 




Arte e distanziamento sociale

Candelara – A seguito della diffusione del Covid19 il nostro paese si è bloccato; tutte le attività, ad esclusione di quelle lavorative, sono state congelate. I luoghi della cultura biblioteche, musei e teatri sono stati i primi ad essere chiusi, dimenticandosi del mantra mediatico della nostra civiltà che denuncia che siamo un popolo che non frequenta né musei né teatri. Una scelta surreale questa di chiudere i luoghi della cultura e lasciare aperte ad esempio le palestre (sigh)? Sarei curioso di sapere se in Italia vendono più abbonamenti le palestre o i teatri e qual è la percentuale di vendita delle carte fedeltà per i sistemi museali. Qualche settimana dopo, il Governo si è trovato costretto a bloccare su scala nazionale tutti gli spostamenti che non fossero finalizzati ad esigenze di lavoro, salute, spesa e poche altre attività inderogabili. Siamo invitati al distanziamento sociale, a non organizzare nessuna attività di gruppo in questi giorni ma, per fortuna, abbiamo gli strumenti multimediali che ci vengono in aiuto e ci fanno sentire meno soli.

La mannaia della sospensione è caduta anche sul nostro piccolo festival “CandelarArte” che quest’anno giunge alla decima edizione. Il primo appuntamento era previsto per la domenica delle Palme; l’inizio slitta invece a data da definirsi… Impossibile ipotizzare un nuovo giorno, in quanto non sappiamo quando questa emergenza sarà terminata e quando potremmo tornare alla nostra vita normale.

Peccato che questa pandemia colpisca l’edizione del decennale, con tanti progetti e nuovi contatti con gli artisti per lavorare ai progetti di trasformare Candelara in un Borgo-Museo d’arte contemporanea. Ma si tratta solo di una breve pausa: infatti, appena si potrà riprenderemo le riunioni organizzative interrotte e riprogrammeremo un cartellone. Verrebbe quasi da pensare che l’edizione del decennale sia uguale alla prima, realizzata in poche settimane di programmazione e che fu comunque una bella edizione costruita sulla volontà di chi ha creduto nel progetto. Sicuramente dopo questo lungo periodo di isolamento avremo ancora più voglia di stare insieme. Il mio desiderio personale è quello di poter rientrare presto nella mia amata Candelara.

Insomma anche questa pausa forzata diventerà occasione di riflessione per programmare al meglio le attività. Infatti, in questi giorni in cui siamo bloccati in casa, con i miei collaboratori stiamo pensando ad attività di promozione dei nostri beni culturali da attivare non appena la situazione tornerà alla normalità. Sono tempi d’oro anche per ripensare al materiale da pubblicare nel sito e costruire anche percorsi guidati da suggerire ai turisti. E come ci dicono tutti, queste occasioni di crisi rappresentano un’opportunità di crescita per pensare a costruire un nostro nuovo futuro.

Qualche anticipazione della nuova edizione di CandelarArte sicuramente prevederà una mostra collettiva nei mesi centrali dell’estate, in cui progettare una rimpatriata degli artisti che in questi 10 anni sono stati protagonisti, ma vedrà anche il coinvolgimento di nuovi artisti ed espressioni d’arte che magari saranno protagonisti di monografiche nei prossimi anni. Ci sarà una mostra che farà un report sullo stato del linguaggio artistico nel nostro territorio e su quello nazionale.

Un altro progetto a cui sto lavorando è quello di creare un archivio, al momento digitale, in cui raccontare e raccogliere la storia degli artisti espressione del nostro territorio.

Infine, come è stato più volte detto, c’è la volontà di trasformare il paese di Candelara in un Borgo-Museo d’arte contemporanea con una campagna di acquisizioni di opere d’arte che possano potenziare il nostro patrimonio culturale, attraverso non solo l’opera di molti street artist che già si sono messi a disposizione del progetto, ma anche con la collocazione di sculture di artisti storici del nostro territorio. Anzi l’appello è a chi volesse aderire gratuitamente al nostro progetto: sarebbe un bel segno per far ripartire il nostro territorio. Giovannino Guareschi, al suo inimitabile parroco don Camillo fece pronunciare queste parole: “il nostro Paese diventerà un piccolo paradiso in terra …il primo sole che porterà, … il lieto annuncio del risveglio”.

Lorenzo Fattori
(curatore “Festival CandelarArte”)




Grafologia, grande successo di pubblico per la conferenza del prof. Bevilacqua

Candelara – Domenica 16 febbraio, in occasione della Stradomenica, la biblioteca San Giovanni ha ospitato il primo appuntamento del “CandelarArte Festival”. Il direttore artistico ha ricordato che quest’anno siamo arrivati alla decima edizione ed ha ringraziato tutti per l’affetto dimostrato, promettendo che sarà un’edizione ricca di appuntamenti e curiosità. L’Assessore al Rigore del Comune di Pesaro, Riccardo Pozzi, ha ringraziato per l’impegno profuso in questi anni dalla Pro Loco di Candelara nell’organizzare sempre serate interessanti di approfondimento culturali.

La sala della biblioteca era “sold out” con un pubblico variegato composto da molti curiosi affascinati dal tema della serata, ma anche appassionati e studiosi della materia. Un pubblico che ha resistito ad una lunga conferenza ed al termine ha rivolto tante domande e curiosità al relatore. Il dibattito è stato interrotto alle 19 perché la biblioteca doveva chiudere.

Il prof. Alberto Bevilacqua, proveniente dalla Marca di Ancona, ha presentato il suo libro dal titolo: “La grafologia come paradigma olistico con particolare riferimento alle patologie tumorali e respiratorie Manuale divulgativo-didattico per una conoscenza più avanzata dell’uomo” edito da “Il lavoro editoriale”. È un volume enciclopedico frutto di ben sette anni di lavoro e ricerche. Un testo che vuole essere un compendio su una materia interessantissima, ma ancora poco indagata e valorizzata in campo medico.

Il relatore ha affermato che la scrittura è un capolavoro, un linguaggio che contraddistingue l’uomo e che nessuna altra forma di essere vivente o computer ha sviluppato. La calligrafia può rivelare – ad una attenta e seria lettura della stessa – molti aspetti biologici, neurologici, fisiologici, psicologici e spirituali, indicando altresì potenziali o reali disagi e disturbi di varia natura, fino al rischio di manifestazioni patologiche psichiche e somatiche correlate. Infatti, la scrittura si modifica secondo il nostro stato di salute; naturalmente si modifica quando c’è un evoluzione od involuzione culturale, tanto che ha affermato Bevilacqua che esercitarsi a scrivere in bella grafia può aiutare a vivere meglio ed a mettere ordine dentro di sé.

Nell’ultima parte della serata il prof. Bevilacqua ha illustrato l’analisi di 14 campioni di scrittura dello street artist fiorentino BLUB, che ha accettato un’intervista manoscritta in occasione della sua mostra a Candelara.

La grafia è stata analizzata sulla base delle tre istanze fondamentali dell’individualità umana: la fase degli istinti, quella delle emozioni e dei sentimenti ed, infine, quella della logica e della ragione. La persona è dotata di facilità e agilità nel muoversi nell’ambiente passando agevolmente dalla fase tensiva di potenza a quella distensiva di spontaneità nei rapporti interpersonali e sociali in generale. Nel versante delle emozioni e dei sentimenti, la persona si pone nella relazione con l’altro con un primario atteggiamento interiore di preparazione all’incontro, quasi come una sorta di analisi e studio preventivo dell’ambiente esterno per poter governare la dinamica comunicativa e rimanere protagonista principale della conduzione della relazione. Relativamente all’istanza della logica e della ragione, prevale un’intelligenza fervida ed esuberante, agile e legittimamente orgogliosa, anche se, alle volte un po’ eccessiva del proprio valore esistenziale. L’intento volitivo è sempre costruttivo e conciliativo e quasi mai improntato allo scontro. Alla domanda del pubblico: “può spiegarci sul campione di scrittura da quali elementi grafici ha tratto la sua domanda?” il professore Bevilacqua ha detto che è difficile indicare singoli esempi ma è il frutto di una lettura generale. Comunque, per semplificare, potremmo dire che la calligrafia di Blub è armoniosa; le lettere sono ben collegate e disposte ordinatamente sul foglio. Si può notare che le lettere scendono e salgono rispetto al rigo in modo sinuoso. Ciò significa che la persona è ben disposta al dialogo con i suoi interlocutori, sà trovare mediazioni però non è disposta a rinunciare o barattare i propri principi.

Blub, dopo aver letto la propria relazione grafologia tramite mail ha commentato da bravo toscanaccio: “…ma sto tipo è un fenomeno… Non lo sapevo di essere così equilibrato. Che dire Lorenzo è stata una graditissima sorpresa, un bel regalo”.

Lorenzo Fattori
(curatore “CandelarArte”)




La grafologia come paradigma olistico

Candelara – Domenica 16 febbraio, alle ore 16.30, la biblioteca San Giovanni di Pesaro (Via G. Passeri, 102), “CandelarArte Festival” ospita il prof. Alberto Bevilacqua di Ancona che presenterà il suo libro dal titolo: “La grafologia come paradigma olistico con particolare riferimento alle patologie tumorali e respiratorie Manuale divulgativo-didattico per una conoscenza più avanzata dell’uomo” edito da “Il lavoro editoriale”.

La scrittura costituisce la più complessa attività antropologica e cerebrale raggiunta dall’uomo nel corso della sua evoluzione. Attraverso lo studio del suo movimento e delle sue forme grafiche, essa permette di intercettare i meandri più profondi della psiche come l’istintualità, l’affettività, le emozioni, le capacità intellettive e quelle socio-relazionali. La mano è, infatti, in una relazione profonda con il cervello; i segni che la scrittura lascia sul foglio di carta attraverso la mano sono anche una traccia neurofisiologica del soggetto scrivente, che il grafologo è in grado di decodificare. Ma la scrittura offre anche la possibilità di individuare eventuali anomalie psicomentali e somatiche preesistenti che consentono di ‘diagnosticare’ vari disagi e di ‘prognosticare’ eventuali rischi di evoluzione degenerativa organica, offrendo la possibilità di mettere a punto strategie di intervento mirate al ripristino dello stato di salute. Il trattato, ispirato da una visione olistica della medicina e frutto di una lunga esperienza di studio grafologico e clinico, rappresenta una prima “summa” delle opportunità che questa scienza può offrire alla terapia medica e alla conservazione del benessere.

Questi sono i contenuti enciclopedici sviluppati nel volume. In occasione dell’incontro pesarese il prof. Bevilacqua si concentrerà nello sviluppare una relazione dal titolo: “Quei segni che lo stress psicoelettromagnetico lascia sulla carta: dissonanze neuromuscolari ed ormonali quantico-vibrazionali”. Gli studi e le ricerche nel campo dell’elettromagnetismo e dell’oscillazione inducono a considerare che anche la nostra scrittura possa esserne coinvolta, essendo la più elevata, raffinata e globale espressione della complessa attività neurofisiopsicologica vibrazionale dell’uomo.

Di fatto lo stress psicoelettromagnetico, di qualunque natura, agisce sull’individuo ed è probabile che si depositi anche nei risvolti e nelle pieghe del flusso grafico.

In tal senso la scrittura può diventare una puntuale rivelatrice anche di possibili aspetti biologici, neurologici, fisiologici, psicologici e spirituali alterati, indicando altresì potenziali o reali disagi e disturbi di varia natura, fino al rischio di manifestazioni patologiche psichiche e somatiche correlate.

Nell’ultima parte della serata, il prof. Bevilacqua procederà ad analizzare analiticamente la scrittura dello street artist fiorentino BLUB, che ha accettato un’intervista manoscritta in occasione della sua mostra a Candelara. Il professore cercherà di tracciare un profilo della persona dell’artista per definire il profilo temperamentale e caratteriale dell’anonimo artista che ha conquistato il piccolo borgo medievale di Candelara.

Il “CandelarArte Festival” ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Pesaro ed Urbino, del Comune di Pesaro, del Consiglio di Quartiere n. 3 delle Colline e dei Castelli e dell’Accademia AIIA. Informazioni sui prossimi eventi possono essere visualizzati consultando il sito www.candelara.com.

Lorenzo Fattori
(curatore “CandelarArte”)

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Il prof. Alberto Bevilacqua ha una quarantennale esperienza come ricercatore ed esperto grafologo in numerosi progetti di ricerca medica e di utilizzo della grafologia ad orientamento medico in campo psicologico, oncologico, nella cura di malattie neuro-endocrine e immunitarie, nei quali ha sviluppato metodologie che si ispirano ad una visione olistica del paziente. Ha studiato la grafologia alla Scuola Superiore di Studi Grafologici dell’Università di Urbino negli anni ‘70, perfezionandosi nel 2000 presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Ateneo urbinate. Diplomato in Medicina Integrata presso la Scuola Specialistica Internazionale di Medicina Avanzata e Integrata e Scienze della Salute (SIMAISS) di Perugia. Ha collaborato con gli Ospedali di Ancona ed Osimo, con il Centro di Anoressia di Todi, con l’Istituto Oncologico Marchigiano e con alcune istituzioni scolastiche. Ha insegnato la grafologia in numerosi corsi, presentato relazioni a convegni scientifici e pubblicato diversi articoli e saggi sull’argomento. È stato per lungo tempo coordinatore della Sipnei (Società Italiana di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) per la Regione Marche.




caro amico Bansky

Caro Bansky,

chi ti scrive è un operatore culturale che dà voce ad una piccola comunità collinare. Un paese di soli mille abitanti, ubicato nella Regione Marche in Italia, il cui borgo storico è stato costruito e forgiato in epoca rinascimentale ed ampliato nell’Ottocento e Novecento.

Durante la scorsa estate ha scoperto e vissuto sui suoi muri la bellezza della street art. Non nego che alcuni di noi, quando hanno saputo di questo progetto per il centro storico, erano molto perplessi; forse sarebbe dire che erano proprio contrari. Ma oggi, dopo i primi interventi di Blub, la maggior parte degli abitanti hanno cambiato idea e sono diventati entusiasti di questa esperienza. La street art abbiamo scoperto noi candelaresi che è un’espressione d’arte imprevedibile ed incontrollabile; ogni giorno puoi risvegliarti con l’incognita, il desiderio e la speranza di aprire la propria finestra, o uscire dal proprio uscio ed incontrare una nuova opera. Un’arte che può portare un sorriso, una gioia inaspettata nei nostri cuori.

Con questo progetto di street art abbiamo scoperto che l’arte contemporanea, o meglio l’arte urbana, può convivere con la bellezza architettonica del nostro Borgo, anzi può valorizzare ed arricchire il nostro tessuto urbano fatto di piccoli scorci dovuti alla presenza delle chiese e dei palazzi storici. È una via per valorizzare la bellezza, per continuare a tracciare un segno per chi verrà dopo di noi. Anche la nostra epoca lascerà un segno indelebile nella storia di questa piccola comunità. L’idea è quella di trasformare il piccolo paese in un museo a cielo aperto, o meglio dire un museo diffuso. Grazie all’amministrazione comunale, alla Pro Loco ed alle generosità degli artisti il progetto è partito.

Allora caro amico Bansky, sappiamo che è impossibile solo immaginare che tu riesca a venirci a trovare per portare un sorriso anche nella nostra piccola comunità. Impossibile pensare che i nostri muri possano servirti per scrivere una pagina del tuo libro di protesta verso l’ordine costituito. Però vogliamo almeno sperare di farti sapere che abbiamo delle pagine bianche da scrivere. Volevamo farti sapere che soprattutto i ragazzi, che sono il futuro di questa comunità, si chiedono: “ma Bansky perché non lo invitiamo a Candelara?” Dentro di loro c’è il desiderio dir poter vedere un loro mito, un grande della storia dell’arte contemporanea, anche nel loro paese. Perché dobbiamo deludere le loro speranze? Perché dobbiamo censurarci? Ci ho riflettuto molto ed è giusto provare a scriverti.

Qual è stata la magia della street art nel nostro paese? Quella di unire persone di età, cultura e stato sociale differente, avvicinare soprattutto chi non entro mai in un museo al meraviglioso e onirico mondo dell’arte.

A noi piace sognare che tu leggerai la nostra lettera aperta, una lettera di una comunità verso un’icona del nostro tempo, un idolo dei giovani. E semmai volessi far parte di questo progetto, volessi affacciarti al nostro mondo, noi ne saremmo felicissimi e grati soprattutto perché alimentaristi l’unione di questa comunità e, come hai fatto in altre occasioni, rafforzeresti lo spirito cooperativo della nostra società che vuole ancora respirare aria pura ed essere un faro illuminante per il proprio territorio.

Lorenzo Fattori

Curatore CandelarArte




Anche Zed1 arriva a Candelara

Nella notte un altro street artist fiorentino ha arricchito i muri di Candelara con le sue opere di paper art: “Zed1” arriva nel paese delle candele dopo l’inseminazione estiva di“Blub”

Candelara – Il piccolo borgo di Candelara riceve ancora una volta a sorpresa la visita di uno degli street artist più noti nel panorama italiano. Dopo l’inseminazione artistica estiva di Blub, questa mattina sono state ritrovate tre opere cartacee di “Zed1”, classe 1977. Artista poliedrico, nonostante la giovane età ha ottenuto importanti commissioni in Italia, in Europa e nel mondo (ad esempio Tokyo, Usa, Messico e Capoverde). La sua poetica pittorica è stata definita “uno splendido disincanto dal sapore felliniano”. Zed1 ha iniziato la sua carriera realizzando murales a spray su muri o treni riproducendo un tag col il suo nome con lo spray. Con il trascorrere del tempo le lettere sono diventate in 3D, poi si sono trasformate gradatamente in personaggi umanoidi. È lui stesso che racconta che la scrittura dipinta non gli bastava più; aveva bisogno di raccontare delle storie. È il 2002 quando crea la sua prima pittura istoriata: un pinocchio marionetta rimasto imbrigliato nel suo stesso filo, proprio a simboleggiare che è rimasto vittima delle sue stesse scelte sbagliate. La pittura di Zed1 è sempre graffiante e critica verso i temi che analizza. Oggidì oltre gli spray utilizza anche rulli, vernici e pennelli. Nella sua pittura ama sperimentare; può operare in maniera veloce e schizzata, o non finita, ma anche con una maniacale cura del dettaglio.

I lavori di ZED1 sono popolati da burattini, elfi, clown, personaggi immaginari al limite tra l’onirico ed il surreale, in un’atmosfera sognante e melanconica. Ultimamente si è cimentato in un nuovo progetto di wall painting. L’artista realizza queste opere con doppi strati di disegno, di pittura e di carta; solo l’interazione del fruitore, del passante, o lo scorrere del tempo potranno rivelarci questo profondo scavare in superficie. Un’erosione dell’immagine introspettiva. Una mutazione che filtra attraverso la caducità della materia, perché tutto può cambiare.

Zed1, come Blub, è uno degli artisti che da qualche anno propone la sua opera nei centri urbani, attraverso l’utilizzo della “paper art”. Attraverso interventi di applicazione di carte su sportelli delle utenze o direttamente sui muri, come Blub, Nian Art, Carlabru, Fone, Mehstre, Ache77, Exitenter, e Ska_art, utilizzando colle naturali di modo che i supporti non abbiano problemi; con il tempo le carte si usurano e si autodistruggono da sole senza lasciare danni alla superficie sulla quale sono applicate, ma allo stesso tempo anche il proprietario del supporto utilizzato può rimuoverle senza problemi. La cosa affascinante è che alcuni di questi interventi riescono a storicizzarsi e durano per anni.

Perché Zed1 è arrivato a Candelara? Sicuramente la presenza estiva di Blub, che ha riscosso grande successo di pubblico, ha creato i presupposti e la curiosità tra gli altri artisti di visitare questo piccolo paese che vuol diventare un piccolo museo a cielo aperto. Zed1 ha già affermato in alcune interviste che “restano poche le città illuminate che rispettano e agevolano … (la street art) e sono quasi sempre piccoli paesi”. Ma perché fare paper art? Lo spiega sempre lo stesso artista: “ho iniziato ad attaccare i poster negli ultimi anni per un bisogno di evadere dalla mia carriera di muralista che negli ultimi anni è diventato un fenomeno decorativo che tende ad allontanare chi, come me, dipinge in strada per raccontare storie”. A Candelara sulla facciata novecentesca del circolo Acli ha lasciato l’opera “Le Carte” e la coppia dei suoi cuori intitolata “Quel cuore da proteggere”. L’artista prosegue affermando che “il cuore racconta una mia personale inquietudine rispetto al vivere di oggi e la continua mancanza di rispetto fra le persone… munito di un giubbetto antiproiettile per difendersi dagli attacchi esterni”. Difronte al cuore sta il cervello, munito di pistola. L’artista afferma così che il “cervello Pensante” è un pericolo per il cosiddetto ordine costituito. L’intento di Zed1 con queste sue due opere è quello di far riflettere il pubblico e stimolare una ribellione ed una presa coscienza di sé. L’altra opera “Le Carte” racconta la rivincita del 2 di picche sulla regina di Cuori, una composizione simpatica e seducente che in realtà nasconde una profonda critica ironica sempre verso i poteri forti.

Siamo orgogliosi che un altro artista abbia avuto il piacere di arrivare a Candelara. Tutti sono invitati a postare le loro foto con l’hashtag #zed1_marco, in maniera che l’artista abbia un riscontro del gradimento incontrato dalle sue opere e, così facendo, magari anche altri street artist siano interessati a venire.

 




“Blub” è tornato a Candelara

Nel borgo di Candelara lo attendevano da tempo e Blub non ha deluso i suoi amici di Candelara: nel borgo nuove opere dello street artist fiorentino

Candelara da tempo attendeva il ritorno dello street artist fiorentino Blub e lui non ha voluto deludere i suoi amici e fans. Come sua abitudine, è arrivato di notte per lasciare nuove opere nel borgo ed all’esterno del centro abitato. Tra i soggetti più interessanti vi è l’installazione del dittico di Natale con da un lato il ritratto di Babbo Natale, naturalmente con immancabile mascherina da sub, e dall’altro lato si vede il braccio del Santa Claus mentre scrive sul muro con una bomboletta la frase “Una coscienza risvegliata è un vero dono”. Come abbiamo più volte detto, Blub con il suo progetto #lartesanuotare vuole portare un sorriso alla gente ma, soprattutto, sensibilizzarla ad una riflessione critica del momento storico che viviamo. Entrambe le opere poi trovano posto anche all’interno del villaggio di Natale, nella casetta di Mamma Natale dove riceve i bambini!

Altra bellissima installazione è quella che vede fronteggiare la “Ragazza con l’orecchino” al “Van Gogh”, un’interessante installazione dedicata alla pittura del Nord Europa. Inoltre sono state sostituite alcune carte che si erano rovinate con il maltempo delle ultime settimane, in quanto Blub ci teneva che i turisti che giungeranno numerosi a Candelara possano vedere e gustare al meglio la sua arte urbana: proprio per questo motivo ha deciso di installare alcune opere lungo le vie principali che conducono al paese, cosicché i turisti possano già vederle mentre percorrono la via che conduce al paese delle candele.