Cossignano e la crisi politica, replica del Sindaco Vesperini: “Cossignano deve andare oltre il proprio ‘ombellico’!”

Cossignano, 2020-05-10 – Riceviamo e pubblichiamo integralmente la replica del Sindaco Vesperini che non si è fatta attendere

 

“…hanno voluto fare sciacallaggio politico… Cossignano deve andare oltre il proprio ‘ombelico’!”

Cossignano, 2016-05-14 – Ob.70-300 f. 82mm d. f/9 t. 10sec. cavalletto

“Non ho tradito Cossignano, ma lo hanno fatto proprio i consiglieri che si sono dimessi, coloro che mi hanno chiamato, e con insistenza, alle elezioni di maggio 2019 .
Io ho accettato con verifica della situazione per la mia candidatura, ma ho subito puntualizzato “ non voglio essere un sindaco di paglia” e non voglio fare tappezzeria.
E nel trascorrere dei mesi i consiglieri non hanno mai accettato la mia posizione quando ho sempre detto “ vorrei essere il sindaco di tutti”.: non lo hanno mai accettato
Ha dato fastidio che io ascoltassi anche le esigenze di chi non era mai stato ascoltato nei 15 anni dalla precedente amministrazione .
Cossignano è un comune in cui la maggior parte degli incarichi istituzionali , determinanti nella gestione amministrativa, sono concentrate da sempre in una stessa persona.
Non ho mai ostacolato l’iter burocratico progettuale, nonostante la mia responsabilità da sindaco, ho dato grande fiducia e autonomia.
Riferisco alcuni esempi di conflittualità tra i consiglieri che demandavano sempre al responsabile di area tutte le decisioni in merito.
Ho cercato di approfondire i provvedimenti a questi delegati, ma quando ho cercato di rispettare ed ampliare il cronoprogramma con opportunità di crescita verso progetti, anche culturali e sociali, è stato difficilissimo perché non hanno voluto allargare i propri “ limiti”.
Forse la mia vera responsabilità è stata di aver incentivato il protagonismo dei giovani.
E quindi l’errore di aver dato spazio a progettualità giovanili contro lo spopolamento a favore della coesione sociale.
In un comune che ha subito il sisma del 2016, ma dove vari finanziamenti di sostegno già ricevuti e non ancora realizzati , non si è voluto poter sviluppare potenzialità soprattutto tra i più giovani
Così è stato anche con il progetto di inclusione sociale per diversamente abili.
Dopo anni di conflittualità con la Diocesi ed in particolare col Parroco, è stato impostato finalmente col mio contributo, l’accordo con la Parrocchia per riattivare “l’oratorio” e l’opportunità di recuperare uno spazio nel centro storico come il “ campetto di calcio “ che risultava da anni abbandonato e motivo di discussioni, da destinare ad attività ludico- sportiva dei giovani, anche questo non è stato sostenuto dai consiglieri perché motivo di ” immaginarie discussioni” di parte, comunque la lista sarebbe lunga e ci sarà modo di integrarla
Sono stati realizzati convegni e mostre , non solo sagre, ma questo non è piaciuto ai consiglieri. abituati alla politica che distoglie.
Errore mio è stato forse aver chiesto un bilancio partecipato
Io mi sono impegnato a dare un contributo, e penso di averlo dato.
E’ questo un momento particolare per l’amministrazione , in un momento di crisi sanitaria e sociale, in cui si la lascia il comune senza il DUP e bilancio approvato.
Il mio augurio a Cossignano che possa continuare con serietà ed onestà e che abbia un sindaco che si metta a disposizione a beneficio della comunità senza interessi e con la capacità di saper “ vedere”
Cossignano è un comune che mi conosce molto bene e che ho conosciuto fin da bambino- Cossignano deve andare oltre il proprio “ombelico”
E spero che i Cossignanesi sappiano valutare che, nonostante una pandemia, hanno voluto fare sciacallaggio politico.
Giancarlo Vesperini”

Terremoto politico a Cossignano: l’intero gruppo di maggioranza si dimette

 

 




Terremoto politico a Cossignano: l’intero gruppo di maggioranza si dimette

Cossignano, 2020-05-09 – Riceviamo e pubblichiamo integralmente

 

“Vesperini tradisce la fiducia e il rispetto degli impegni presi in campagna elettorale.

L’intero gruppo di maggioranza si dimette.

Il 9 maggio, data difficile da dimenticare, tutti i consiglieri di maggioranza di Cossignano hanno rassegnato le proprie dimissioni. Tale decisione, presa all’unanimità e non a cuor leggero, scaturisce dopo lunghi mesi di tormentate riflessioni, sul perdurare di una condotta politica e amministrativa incauta assunta da Giancarlo Vesperini. Da quando si è insediato, Vesperini non ha mai garantito un rapporto di fiducia e una leale collaborazione con i componenti del gruppo ed ha gravemente privato la maggioranza consiliare di ogni capacità di indirizzo politico. Ha cercato irragionevolmente la discontinuità con il passato, indebolendo e mettendo a rischio iniziative e progetti importanti per la cittadinanza, già messi in campo con tanta fatica e impegno. Nella sua quotidianità ha mostrato totale inadeguatezza ad assolvere i compiti propri del Sindaco, dispregio anche per i più elementari procedimenti amministrativi, confondendo gravemente il rapporto della componente politica con la componente tecnica. Nelle sue richieste ha sempre mostrato di sottovalutare qualsiasi tipo di parere e la rigidità strutturale del bilancio comunale. Si è rilevato completamente slegato da ogni problema reale e da una visione complessiva dell’attività amministrativa che ha subito forti rallentamenti. In un momento di grande difficoltà dettate anche all’emergenza epidiemologica Covid-19 non ha mai coinvolto il gruppo anche delle più semplici valutazioni. In undici mesi di mandato, più volte gli è stato chiesto di prestare ascolto e rispettare gli impegni da lui assunti in campagna elettorale, ma è stato invano. Anzi controproducente. Ha continuato a narrare il solo e suo personale punto di vista, a rappresentare solo se stesso e a mostrare inaspettatamente una serie di limiti. Talvolta si è mostrato anche supponente e irrispettoso. E’ stato tollerato molto, forse pure troppo. Vesperini si è reso infedele alla parola data, tradendo la fiducia dell’intero gruppo ed il mandato elettorale ricevuto non rispettando i fondamenti del programma di mandato approvato nel primo consiglio comunale. Tutto ciò ha portato inevitabilmente a dover rassegnare le dimissioni, dolorose ma necessarie, quale atto di lealtà e responsabilità nei confronti di tutta la Comunità perché il gruppo ha sempre preteso il massimo della serietà e onestà nella guida del paese, un governo locale operoso, affidabile, attento alle esigenze di tutti. Ora, in questa nuova e breve fase transitoria del commissariamento, c’è la certezza che si procederà responsabilmente, come più volte è stato chiesto in questi mesi, con il portare avanti la grande mole di lavoro presente in Comune, servizi ed investimenti frutto di grossi sforzi amministrativi sinora profusi e ottenuti con tanta caparbietà, anche in tempi più difficili causati dalla crisi sismica ma non solo, così come è scritto negli atti amministrativi. Aspetti fondamentali per l’avvenire di Cossignano e che, come è ben noto, stanno molto a cuore a ciascun consigliere dimissionario. Pertanto si ripartirà da qui, dalle cose indispensabili, fiduciosi che la Comunità non dimenticherà l’importante percorso di cambiamento che negli anni è stato fatto tutti insieme e, soprattutto, consapevoli che dagli errori si impara e se ne può uscire più maturi, più forti e uniti di prima.”

 

Cossignano e la crisi politica, replica del Sindaco Vesperini: “Cossignano deve andare oltre il proprio ‘ombellico’!”

 

 




Ospedale “bolla colossale”?

di Giancarlo Vesperini*

 

 

San Benedetto del Tronto – C’è una scarsa richiesta di informazione e di dibattito nella opinione pubblica e nella politica cittadina sulla sanità locale. L’occasione poteva essere la nomina del nuovo direttore di zona che conosce bene le problematiche della sanità locale, e può esprimere (con riconosciuta professionalità acquisita in competenza ed esperienza in strutture sanitarie d’eccellenza nazionale) le criticità dell’area vasta 5.

Dopo anni di botta e risposta tra regione, dirigenza sanitari ospedale e associazione comuni del piceno facendo finta di ignorarsi a vicenda , quello che resta è solo un “incompiuta” del tutto inadeguata per la governance dell’area vasta 5.

Tante e troppe parole si sono succedute in questi anni sulla sanità regionale e sul modo di fare salute.

Non c’è ancora un’idea giusta su quali interventi attuare nelle due strutture ospedaliere del piceno.

Certamente riformare la sanità picena è il tema cruciale ma anche spinoso nella pratica politico-amministrativa, non facile da attuare per le molte opposizioni con risvolti elettorali ( ma delle scelte che scontentino qualcuno andranno pur fatte).

Negli ultimi 15 anni diverse chimere hanno attraversato e incantato il discorso pubblico sulla sanità ospedaliera locale: il mito dello sviluppo auto-propulsivo (movimento sanitario di difesa dell’ospedale) sulle nomine primariali che hanno determinato solo un cambiamento generazionale senza caratterizzare e migliorare le professionalità nei vari reparti.

E’ deludente ammetterlo, sia per chi ha sempre sostenuto e sostiene con convinzione professionale e senza nostalgie la sopravvivenza dell’Ospedale purchè radicalmente riformato, sia per chi, come ex-direttori generali ,con coerenza ne hanno sempre difeso la soppressione proponendo un ridimensionamento, forzando le regole della dignità e sovranità professionale sanitaria.

La verità è che più che un ridimensionamento è in atto l’ulteriore tentativo di snellire a colpi di “accetta” e con molta fretta la partecipazione ed eliminazione professionale di reparti, non consentendo intromissioni o deviazioni da linee politiche regionali già assunte.

Questa pseudo-riforma ospedaliera in area vasta 5 segue un’altra ristrutturazione ospedaliera , figlia mal riuscita della cultura sanitaria della politica regionale ( inquinata dalla provenienza di un gruppo di direttori generali dalla confinante Emilia-Romagna) e fu del tutto fallimentare (13 direttori generali, 13 direttori amministrativi, 13 direttori sanitari, in una regione con un milione e mezzo di residenti).

Nessuna affezione per la “vecchia” struttura ospedale “Madonna del Soccorso”, se rimane così, da sempre sosteniamo il dimezzamento di alcuni reparti per rinforzare ad esempio un DEA.

Attualmente abbiamo 2 versioni di assistenza sanitaria nel piceno: ospedale S. Benedetto che ha perso requisiti canonici e ospedale di Ascoli che al contrario li dovrebbe possedere tutti.

Si è proposta l’alternativa dell’Ospedale di Vallata, o Ospedale del “Marcuzzo”, scelta politica più corretta per il ridimensionamento territoriale, tenendo conto della sanità privata presente che attualmente nella crisi organizzativa professionale nella struttura pubblica, è una valida risorsa sanitaria.

Da troppo tempo, siamo davanti al paradosso di una sanità senza salute, priva cioè di quella incalzante corrente di pensiero politico-amministrativo che nel passato seppe rappresentare con dignità i diritti dei cittadini di paesi con strutture sanitarie come Ripatransone, Montefiore dell’Aso.

Auguriamoci che la nomina recente del direttore generale e del cambiamento politico-amministrativo regionale emerso dalle recenti elezioni, (abbiamo mantenuto un consigliere sanbenedettese ) stimolino dibattito partitico e opinioni pubbliche varie testimoniando che qualcosa sta cambiando.

Ben vengano entusiasmo e coraggio amministrativi.

C’è sicuramente molta strada da fare, ma può non essere lontano il giorno in cui le due strutture sanitarie, si riconosceranno in una struttura unica e più produttiva di salute per la sanità nel territorio piceno.

Dobbiamo sbarazzarci di dogmi, dottrine, ideologie. A mente sgombra si progettano grandi cose.

Diversamente, ci si ripete.

* Consigliere di Maggioranza Dott. Giancarlo Vesperini




Il bilancio della discordia

di Giancarlo Vesperini*

 

San Benedetto del Tronto, Consiglio comunale del 30/07/2015 –  

Faro’ una considerazione molto breve. Per motivare il mio voto favorevole.

Molto è stato già detto nel merito con competenza tecnica e troppo con arroganza e supponenza per un esasperato protagonismo.

Questo bilancio è una risposta concreta, all’altezza di quell’evento epocale che è la crisi finanziaria ancora in atto. Un giusto bilancio secondo principi di “adeguatezza”, ”proporzionalità” e ”gradualità” dettato dall’evidenza dei numeri e condizionato dalla ricerca di sintonia con le aspettative dei cittadini, la crisi continua a rendere un lusso i diritti.

Dal punto di vista POLITICO: Credo giusto puntare a togliere a questa coalizione di centro-sinistra quell’etichetta di amministrazione delle tasse che gli impedisce di parlare compiutamente alla città che lavora e produce.

(Siamo attualmente spronati alla “sobrietà”, ma in verità ci si pretende intimoriti dai possibili contraccolpi personali delle proprie decisioni. Ci si esorta a essere “responsabili” nelle scelte e quel che davvero si vuole è che si agisca condizionati dalla ricerca di sintonia con le aspettative dei cittadini.)

Scaricare ogni volta tutte le varie problematiche solo su chi governa è troppo comodo politicamente

(Oggi la sostanza del problema di fondo è la medesima: quali rapporti possono esserci tra l’amministrazione e i partiti . Tali da far combaciare il peso soverchiante dei partiti, i suoi modelli ideologici, economici, culturali, con le esigenze di governo di una amministrazione.

(si è sempre detto il partito fa politica e l’amministratore governa). In questa occasione il problema non sarebbe così drammaticamente evidente se ad alcuni del partito fosse riuscita l’operazione di trasformare la loro potenza elettorale, in aspirazione al dominio come esercizio di un’egenomia per cui alla fine appare sempre a chi osserva dall’esterno come un’espressione diretta di puri rapporti di forza e pertanto qualcosa di autoritario e necessariamente odioso e appare fondamentalmente autoreferenziale, incapaci di proporre alla città una prospettiva che vada oltre il feticistico “ rispetto delle regole” e solo alle loro. Queste”regole”di partito non possono andar bene come norma fondamentale di sostegno per un progetto politico-amministrativo quale è il bilancio di previsione)

Mi dispiace che nonostante le esperienze fatte in vari anni e l’impegno personale di diversi consiglieri non si nota attualmente la” politica” quella con la P maiuscola come spesso si è detto! : quella cosa fatta di passioni e di audacia, di lungimiranza e di creatività.

Vignoli ha denunciato una mediocrità culturale-politica nella maggioranza, ma deve riconoscere che ha contribuito la minoranza che non ha svolto il ruolo di opposizione e non ha obbligato una risposta puntuale della maggioranza. 

Dal punto di vista ECONOMICO il bilancio affronta il cuore dei problemi strutturali della città, questa amministrazione ha compreso che la pressione fiscale troppo elevata su quanti pagano le imposte soffoca la possibilità di ripresa economica, ha attuato una politica che interviene non più e non solo sui meccanismi, cioè sull’HARDWARE della macchina amministrativa, ma sul SOFTWER cioè sull’intelligenza profonda che permette a una città di evolvere, di confrontarsi con le esigenze reclamate dei cittadini. Tutto questo con le difficoltà incontrate in questi anni nella revisione della spesa pubblica e che fanno ben sperare sul fatto che questa possa essere una risposta alla domanda di recupero delle risorse.

Sono d’accordo con chi mi ha preceduto in maggioranza e confermo che questo bilancio è accompagnato da realismo gestionale necessario a evitare delusioni nei cittadini e nel rispetto di chi potrà proseguire a gestire politicamente questa città.

Questa è capacità, correttezza, concretezza di questa amministrazione.

 

(Il bilancio va approvato dall’unità della maggioranza e non minato da” consiglieri” che sempre hanno svolto il ruolo di precari e stampelle per chiedere sempre il conto del loro sostegno.

Questa occasione è una sfida tra conservazione e innovazione.

Risolto il problema dei numeri rimane il problema politico con chi scommette ancora alla fine del mandato contro questa amministrazione e restano nello stesso partito e in maggioranza.

Gli stessi che dopo essersi divisi nel voto “regionali” si dividono ancora nelle scelte condivise dalla maggioranza di cui fanno parte per questo bilancio.

Oggi non è in ballo il salvataggio dell’amministrazione Gaspari ma, il salvataggio della nostra città.

E non basta dire che si volta pagina ne può essere considerata una vera soluzione dare ancora incarichi a chi sostiene un sistema per il quale l’interesse personale o di correnti o di comitati di potere partitico prevale sull’interesse di amministrare questa città.

Questo modello di tutela di certi interessi per favorire una futura campagna elettorale per una prossima amministrazione, deve finire e non deve fare “ scuola”, è stato un ricatto odioso e irresponsabile un antico modo di fare politica che dimostra l’ignoranza, l’incapacità di un impegno possibile per non alimentare ulteriormente il movimento dell’anti politica.

Basta dire “ è sempre colpa di qualcun altro”. Devono scusarsi con i sambenedettesi che li hanno votati )

 

 

Il sindaco ha cercato con professionalità politica la possibilità di far concludere in modo leale e rispettoso la nostra collaborazione politico-amministrativa.

 

Ora vorrei riportare una riflessione che possa essere utile a ognuno di noi impegnati nel sociale.

C’è una priorità morale.

La tesi economica attuale che riguarda lo scarto tra il benessere di pochi e le difficoltà economiche di molti è diventato un tema cruciale.

La disuguaglianza, ha preso il centro del discorso politico nazionale ed internazionale e che ancora non sappiamo affrontare.

E come dice Danilo Taino: “Le differenze di patrimonio sono ancora alte come quelle di reddito, ma nel frattempo sono nati i servizi sanitari.”

L’istruzione si è allargata a dismisura. Gli avanzamenti tecnologici hanno distrutto diseguaglianze in misura impensabile: il telefonino, la televisione, internet, le automobili mettono tutti sullo stesso piano.

Quindi l ‘innovazione sociale e l’innovazione tecnologica sono forze egualitarie che hanno rivoluzionato il mondo. C’è una dose di ideologia dietro le teorie sull’ingiustizia della diseguaglianza e la questione è diventata una narrazione politica potente.

Non possiamo far finta di non accorgercene se vogliamo continuare ad avere un ruolo.

Diversamente lasceremo il campo a politiche che affrontano la questione con soluzioni deleterie.

Il fondo monetario internazionale nei giorni scorsi ha calcolato che l’aumento dell’1% della quota di reddito accaparrata dal 20% più ricca della popolazione riduce la crescita economica dello 0,08% nel giro di cinque anni.

I canali attraverso cui ciò avverrebbe possono essere diversi: chi è in basso nella scala del reddito ha maggiori difficoltà ad accedere ad una buona sanità o a una buona scuola; tende a indebitarsi di più, chiede politiche di sostegno.

Alcuni economisti sostengono che un euro in più a un povero verrà speso e farà crescere l’economia, un euro in più a un ricco finirà in banca.

Le differenze sociali hanno conquistato il centro del discorso politico: è un terreno nel quale sarebbe più corretto parlare di povertà invece che di disuguaglianza, dal momento che non sono affatto la stessa cosa.

Quindi se la disuguaglianza ci preoccupa, dovremmo preoccuparci di noi stessi. Perché il vero nodo è la povertà.

Alcuni filosofi invitano a concentrarsi più sull’eliminazione della povertà che sulla riduzione della distanza tra ricchi e poveri. PERCHE’? perché la povertà è una condizione dolorosa, è un elemento che non si riesce a sradicare dalla vita sociale, mentre la disuguaglianza può apparire più suscettibile di un controllo. O forse è facile vedere la disuguaglianza come ingiustizia, mentre la povertà può essere imputata ai fallimenti personali del povero.

Quindi un obiettivo ragionevole non è l’uguaglianza, ma l’auto sufficienza. Se la politica offre la possibilità di raggiungere una posizione nella quale una persona possa trovare la vita soddisfacente, allora non è particolarmente importante se ci sono persone che occupano posizioni superiori.

La povertà non implica disuguaglianza infatti i filosofi

( anche Aristotele: ETICA NICOMACHEA ) che si sono interessati di questo argomento socio-politico hanno proposto: occorre promuovere misure per garantire a chiunque di avere abbastanza per vivere, senza doversi preoccupare se ha meno di altri.

Certamente c’è difficoltà politico sociale per affrontare la tematica, potrebbe aiutare una legislazione mirata, naturalmente, ma alcune disuguaglianze sono cosi profondamente radicate nella natura dell’uomo che si rivelano relativamente immuni alle diverse forme di manipolazione sociale. In conclusione: avere meno degli altri non è uno scandalo; il dramma è la povertà.

( oggi ne parla solo il Papa Francesco).

 

*Consigliere di Maggioranza Dott. Giancarlo Vesperini