“Pareidolia”, intervista a Marina Rei

 

E’ uscito ieri “Pareidolia”, il nuovo album di Marina Rei. La pareidolia è la capacità di vedere forme ordinate e familiari in immagini dalla forma casuale, un fenomeno subcosciente che consente di distinguere, per esempio, un volto umano in un ammasso di nubi. Un po’ la libertà che può prendersi l’ascoltatore nell’interpretare i brani del disco. “Pareidolia” vede l’artista romana in grande forma e brani come “Lasciarsi andare”, “Se solo potessi”, “Vorrei essere” e “Fragili” sono tra i migliori incisi in vent’anni di carriera. Dopo le collaborazioni con i migliori nomi dell’indie italiano per il precedente “La conseguenza naturale dell’errore”, stavolta ad aiutare Marina nella produzione c’è Giulio Ragno Favero (One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori) e il risultato è un lavoro di spessore, compatezza e anche di invidiabile varietà di registri.

 

Cosa c’è dietro il titolo dell’album, “Pareidolia”?
Oltre ad essere il titolo di una canzone e al di là della definizione in sé, è una parola che nasconde un enorme senso di libertà.
Il disco è musicalmente aggressivo però è anche capace di offrire una gemma melodica come “Se solo potessi”. L’equilibrio è uno dei segreti del disco?
Non so, non trovo il disco aggressivo, trovo che sia musicalmente moderno.
Com’è stato lavorare con Giulio Ragno Favero?
Illuminante, creativo, stimolante.
Qual è stato il suo principale contributo all’esito finale di “Pareidolia”?
Abbiamo scritto insieme, ci siamo dedicati alla scrittura per un anno. Inoltre, il suo grande supporto è stato negli arrangiamenti.
E quant’è stato importante per “Pareidolia” il fatto che tu potessi pubblicarlo per la tua etichetta?
Non è il primo disco che produco ed è già il secondo che pubblico sulla mia etichetta. E’ diventato ormai importante e necessario per permettermi la totale libertà creativa, cosa che ogni artista dovrebbe avere.
Sono passati vent’anni dal tuo esordio. C’è qualcosa che non rifaresti?
Anche più di vent’anni se calcoliamo gli anni precedenti al mio primo disco in italiano. Col senno di poi, ogni cosa potrebbe essere fatta meglio. Ma se così fosse, non riusciremmo a diventare quello che siamo, a migliorare e a correggere.
Di cosa sei più orgogliosa invece?
Di essere un’artista e una musicista che cerca di tirar fuori sempre un bel po’ di coraggio, e di riuscire ancora a fare della musica il mio lavoro dopo tanti anni, nonostante le enormi difficoltà che si incontrano continuamente. Se un giorno non dovessi più riuscirci, sarei comunque orgogliosa del percorso che ho fatto e della persona che sono diventata. Del resto non si può piacere a tutti, l’importante è sapere di aver fatto tutto secondo la propria onestà intellettuale.