Mario Vespasiani, “Cavalcare la tigre”. Incontri sull’arte e sul coraggio

Ripatransone – Il titolo che Mario Vespasiani ha assegnato a questa serie di incontri estivi dedicati ai giovani, riprende il motto cinese che suggerisce, in quel felino caro all’autore, un’appropriata metafora del tempo che stiamo vivendo, esortando a non affrontare la Tigre (le difficoltà) direttamente o di tentare la fuga di fronte a lei, ma di saltarle in groppa e correre insieme nell’impresa ardua di resisterle e perfino di usare la sua forza come mezzo di conoscenza e di libertà estrema. Il momento attuale fatto di contrasti e dolore, ma anche di stimoli e nuove opportunità è per Mario Vespasiani un’occasione per temprarsi, per affinare ancor più lo sguardo sulle reali urgenze e sui valori non negoziabili. Per l’artista è necessario quantomai ora maturare una filosofia di vita chiara, una sorta di galateo morale per rimarcare una propria identità senza però estraniarsi dal quotidiano. Gli incontri che partono dall’osservazione profonda, hanno l’obiettivo di sensibilizzare nei giovani partecipanti uno sguardo libero e indipendente, vivace e curioso. Un modo per sviluppare la propria capacità di attenzione verso se stessi e gli altri, per difenderla e comprendere le diversità. Gli incontri tracceranno un percorso che passa dalla meditazione alla comprensione dell’abusato termine “bellezza”, dalla simbologia del colore e del suo uso inconsapevole, fino alla creazione di un’opera collettiva.
Mario Vespasiani è tra i pochi artisti professionisti italiani a non aver abbandonato i propri luoghi di nascita e di averli costantemente valorizzati con iniziative culturali durante tutta la sua carriera e tale progetto nato in collaborazione con il Gr. Est. Parr.le 2020 è uno di questi.

 




Germano Celant in un ricordo di Mario Vespasiani

Dalla voce dell’artista un ritratto del celebre critico d’arte.

A livello grafico il 2020 doveva essere l’anno perfetto, per via di quell’abbinamento cronologico che dona alla forma dei suoi numeri un calcolo facile e pulito, un alternarsi fluente, che serpeggia nel due e si placa nello zero, formando un uroboro immobile ma in eterno movimento, simbolo dell’energia universale che si consuma e rinnova continuamente nella natura ciclica delle cose. Quattro numeri che sovrapposti come amanti com-baciano e perfino spariscono l’uno nell’alto, forse portando con sé troppi amici e conoscenti e con essi la libertà di far ciò che ci pare, di andare ovunque e con chi si vuole. Siamo entrati in tempo rallentato, ansioso e sospettoso, che magari condurrà a nuove riflessioni, forse più mature e indipendenti, rispetto alla bulimica voglia di popolarità e di quelle esperienze che sembravano non avere fine. Dal volere tutto al vedere tutto siamo adesso ognuno col nostro sguardo, che quando evade dal monitor, prosegue e insegue quel panorama che si scorge dalle proprie case, ultimi luoghi sicuri della terra, che resistono agli assalti di un nemico assurdo che predilige le persone fragili, provate e chi ha compiuto buona parte del suo cammino. Impossibile lavorare con questo clima, soprattutto quando si ha la possibilità di poterlo fare, perché avviene il paradosso in cui mente e corpo si oppongono, anche se si è in piena forma, perchè entrambi percepiscono che l’energia è cambiata e ora va indirizzata altrove, con precisione. Ma principalmente va armonizzata dal pensiero che si muove tra acque agitate e dal futuro gesto fisico da compire, per ritrovare la sua efficace naturalezza.

In una tale riappropriazione del rapporto uomo-natura su cui riflettevo con Mara nei giorni scorsi, netta come la doppia cifra del 2020 ci è apparsa la figura di Germano Celant, scomparso in queste ore in un altro numero pieno, 80 quello dei suoi anni, per via di quel virus che divide e disorienta.
Nel 1997 da giovanissimo studente dell’Istituto d’Arte andai a vedere la sua Biennale di Venezia e negli anni a venire acquistai per la mia biblioteca una serie di corposi cataloghi da lui curati. Critico d’arte, fondatore di quel movimento che evidenziava nell’importanza del gesto artistico una chiara presa di posizione rispetto a un’arte patinata e consumista che stava prendendo piede alla fine degli anni ’60. Fece quello che oggi sembra impossibile, visto il solipsismo di critici e artisti, raccogliere intorno a sé un gruppo di artisti e tutti italiani: siamo nella sua Genova alla galleria La Bertesca e ci sono Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini , uniti nell’abbraccio di un termine “Arte Povera” da lui teorizzato e di cui si sarebbe parlato a lungo. Attraverso l’utilizzo di materiali di fattura umile, organici o deperibili e privi di valore intrinseco, prese avvio una narrazione che si sarebbe collocata in opposizione alla mercificazione dell’artista e della sua opera. Il movimento rifiutando quell’arte luccicante, derivata dal boom economico e da una società sempre più organizzata e sviluppata tecnologicamente, puntava al recupero dell’azione e del fattore contingente, della concezione antropologica e di un’attitudine poetica, con un occhio al minimalismo e alla land art americana, ma con una spinta mediterranea. Nato nel 1940 Celant è diventato nel corso della sua lunga carriera di critico militante (guerrigliero anche nell’aspetto) uno dei maggiori curatori al mondo, lo ricordo a Venezia e nelle collaborazioni con la Fondazione Prada, nel suo tipico stile bianconero, lo si distingueva già da una certa distanza per via del contrasto della sua chioma d’argento (Argento anche il nome del figlio) in rapporto al completo scuro, spesso di pelle, arricchito da una serie di ornamenti che come amuleti indossava al polso e sulle dita, debitrici nel gioco del biliardo di quelle geometrie, che come lui ammetteva, lo avevano in qualche modo formato, nel saper dosare abilità e invenzione.

Durante questi anni abbiamo vissuto una trasformazione totale della società, la quale sembra oggi essere la paradossale produttrice dell’uomo e di conseguenza dell’arte, che subisce l’ordine delle cose. Ed anche se ribelle, provocatoria, dai contenuti espliciti deve comunque rimaner confinata all’interno del sistema, come una forma di intrattenimento, in cui perfino i più intransigenti si sono adattati alle regole del mercato. L’arte ha da tempo perso la qualità visionaria ed iniziatica, che io invece inseguo costantemente nel mio lavoro. Mi auguro che la scomparsa di Celant aiuti a rimettere al centro l’autenticità e le differenze di ciascuno di noi, ognuno col proprio aspetto e stile, con le singole interpretazioni del presente, le quali non devono essere popolari e condivise, né volte alla ricerca del consenso. Al concetto commerciale di “nuovo” dovremmo sostituire quello epico di “originale”, concedendo più tempo alla creazione e ancor più alla comprensione dell’opera, che non può più avere la stessa velocità di assimilazione di un’immagine pubblicitaria e neppure l’appeal appariscente per spiccare tra migliaia nello stand e nel brusio di una fiera. Così come le opere d’arte devono ritrovare i loro contenuti simbolici, così l’artista deve rintracciare se stesso e riconoscersi in modo netto: dote che apprezzai immediatamente in Germano Celant. Mi appariva misterioso e difficile, sfuggente e garbato, e dall’impostazione che prendevano le cose, individuavo subito che c’era lui e non un altro.

 




Quando il linguaggio artistico è in grado di unire cuori e distanze

Quando il linguaggio artistico è in grado di unire
 
 
Per aspera ad astra (attraverso le asperità sino alle stelle) è una esortazione a non abbattersi di fronte agli ostacoli e alle difficoltà, un motto latino che l’artista Mario Vespasiani ha voluto prendere come spunto per avviare evento unico, di condivisione attraverso l’arte della profonda osservazione di noi stessi, in questi momenti eccezionali.
Considerato il periodo di assoluta emergenza che il Paese sta vivendo e a seguito delle restrizioni governative – che per prevenire la diffusione del contagio, impongono a tutta la popolazione di rimanere nelle proprie case – questa frase è stata adottata per provare ad unire idealmente cuori e menti, presi da ansie e preoccupazioni. 
L’iniziativa nasce dalla sensibilità di Mario Vespasiani, il quale ha pensato di trasformare il suo sentimento di vicinanza e di incoraggiamento in una “mappa dell’universo quotidiano” da costruire insieme. Invitando ciascuno a scattare una fotografia originale e inaspettata di un particolare del luogo ove ci si trova a vivere catturando i dettagli astratti e carichi di colore di cui ciascuno è protagonista e scopritore.
In una recente intervista, alla domanda: Crede che attraverso l’arte sia possibile fornire un contributo all’emergenza che sta vivendo l’Italia e il mondo?
L’artista Vespasiani risponde:
• Credo nell’arte come fonte di elevazione spirituale, nel sentimento di unione col tutto, con le altre culture e le altre storie, col Creatore e con la terra, con gli artisti del passato e con chi magari la usa solo da sfondo ignorandone origine e significato. Da artista mi sento chiamato a difendere la mia società con le armi che ho in mano, che sono quelle delle sensibilità e della cura, sia verso i capolavori che verso le persone, che li apprezzeranno e che magari ne aggiungeranno di nuovi. Ognuno di noi deve fare qualcosa, ma nel rispetto altrui e nel considerare, ora, adesso che siamo in allarme, l’importanza della libertà, dei diritti ottenuti, delle conquiste raggiunte, che forse fino a ieri avevamo dato per scontato. Siamo chiamati a fare delle scelte per la salvaguardia di un pianeta che ci sta dando da tempo segnali di malessere, prima che lo faccia lui stesso con le sue regole. Allo stesso modo siamo tenuti alla salvaguardia della psiche umana e della sua anima, la prima che non ha più un solido legame col vero, la seconda col trascendente.

Lo scopo dell’evento è sia di sensibilizzare all’osservazione profonda e meravigliata di ciò che abbiamo intorno e che spesso non notiamo, ma anche di costruire un racconto che nasce da una condizione inusuale. Viene richiesta una sola immagine per ciascuno, la quale inizialmente sarà pubblicata in rete e poi con le altre formerà un’opera collettiva a tutti gli effetti. Per aspera ad astra richiama anche un ulteriore elemento significativo, ossia il cercare le forme astratte nel mondo visibile degli oggetti.

L’idea prosegue la ricerca di Mario Vespasiani nell’indagine del mondo, interiore ed esterno, dell’infinitamente grande come del minuscolo, in un percorso artistico ventennale che lo ha visto affrontare scienza e spiritualità, sapienze orientali a quelle occidentali e collaborare con le maggiori istituzioni e con autorevoli studiosi di varie discipline. In un momento così delicato, l’artista ha scelto di fare rete non solo tra gli operatori del settore, colpiti nella maniera più dura e forse anche più profonda dalle conseguenza di questo morbo, ma anche tra le persone sparse un ogni angolo del paese, di ogni età e livello culturale, per mostrare la bellezza dello stare insieme, nella diversità, anche quando le più impensabili barriere non lo permettono.

Nella carriera di Vespasiani sono stati sempre presenti i colori, in quanto ogni opera ha rispecchiato per lui una particolare descrizione simbolica, data non solo dai temi ma anche dalle tonalità che i suoi abbinamenti trasmettono. L’artista ha puntualmente fatto riferimento all’energia che si manifesta attraverso le vibrazioni cromatiche e spesso, anche per via dei grandi formati adoperati, i suoi dipinti sono stati percepiti come sessioni di cromoterapia. A ciascun partecipante viene perciò richiesto anche di far attenzione alle sfumature dei colori che più lo attraggono, perché nelle cromie come nelle forme astratte, ognuno ritroverà la propria personalità, che nel progetto completo dovrà riconoscere in mezzo a quelle di tutti gli altri.

Dichiara ancora Mario Vespasiani nell’intervista: 
• Vorrei provocare un sentimento trasparente di semplicità, nell’osservare un dettaglio, un oggetto che è stato sempre fisso lì e magari meravigliarsi per come ci è arrivato e per chi ricorda. Il progetto avrà completamento se sarà spontaneo, ossia se poi qualcuno nello svegliarsi di fianco a chi ama, gli dirà quello che ha sempre trattenuto: ci siamo ancora e ti voglio bene.
 
PER ASPERA AD ASTRA 
La visione quotidiana del nostro universo

Come partecipare:
1) Osserva con attenzione quello che ti circonda in casa.
2) Scopri negli oggetti, nei dettagli, nei profili, le forme astratte che attraggono il tuo sguardo.
3) Aggiungi (se vuoi) nome, cognome e la città dove hai scattato la foto.
4) Invia la tua migliore foto all’indirizzo: info@mariovespasiani.com
5) Le immagini diventeranno parte di questo grande racconto collettivo visibile su Instagram.
6) L’opera crescerà sul web e quando raggiungerà una certa ricchezza e varietà, diventerà reale.

Cos’è un’opera astratta: L’arte astratta è fatta di immagini che esprimono concetti attraverso la combinazione i forme, colori e linee,
si ottiene semplificando sempre più l’immagine, fino a renderla irriconoscibile e affidando ai colori e alle nuove forme che si creano altri significati.




Mario Vespasiani, l’indagine del profondo dallo zen a Yves Klein

Mario Vespasiani – Blue Horizon
Da una settimana è in corso presso lo spazio One Lab Contemporary nelle Marche, una significativa quanto salutare mostra d’arte contemporanea, che pone all’attenzione la componente intellettuale e simbolica della pittura, che descrive la discesa nel profondo, mediante l’uso di un unico colore, il Blu. L’artista Mario Vespasiani, che negli anni ha elaborato opere e tematiche di notevole spessore, maturando la propria ricerca senza rimaner imbrigliato nel proprio stile, svela un ulteriore fase creativa, accostando le tonalità dei blu, presenti in differenti opere realizzate in vari periodi della sua carriera. Un percorso progressivo, che si comprende pienamente osservando il sentimento di totale fusione con la vita, che ha guidato l’artista durante ciascun ciclo pittorico. Molti studiosi hanno fatto riferimento alla pittura di Vespasiani come una pratica Zen e per il suo interessamento alle discipline orientali è stato spesso paragonato a un samurai, nel vestire con naturalezza i panni di un monaco-guerriero dell’arte, che sa alternare pratica e meditazione, azione e contemplazione.
 
Dello Zen Vespasiani adotta la metodologia dello spirito e della coscienza della mente che conduce all’aderenza con la realtà, al qui ed ora, per agire attimo per attimo e dunque evolvere il proprio sé con naturalezza. Tra i grandi maestri del novecento che hanno seguito un percorso analogo, quello del francese Yves Klein (1928-1962) rappresenta un caso emblematico, per essersi dedicato prestissimo all’arte e per aver intrapreso la disciplina del judo, che si è rivelata fondamentale nell’affinare la sia la sua facoltà di concentrazione che la sensibilità. In Klein pervade un culto dell’invisibile, una sublimazione del colore totale, mentre in Vespasiani il colore diventa ipnotico, suadente e musicale. Il timbro monocromatico di Klein in Vespasiani deflagra in più punti, come a evidenziare i tocchi e i dettagli. Entrambi fanno riferimento alla condizione di un uomo che aspira all’eterno, a una dimensione sovrastorica. Il blu di Klein è un abbraccio cosmico, vellutato, che impregna l’atmosfera, assorbe e calma. Richiama cielo ed acqua senza raffigurarli e trasporta in un “nulla” insondabile, pregno di una tinta oceanico e della vertiginosa profondità del cosmo.
Risulta interessante notare come entrambi gli artisti considerino il blu come una figura e non solo colore, e dato che sa invadere con potenza e forza sia i confini del reale che quelli psicologici, richiama puntualmente quel concetto descritto di fusione di arte e vita. Con questo progetto Vespasiani mette in risalto la componente emotiva e concettuale che si cela dietro ogni quadro, mediante la relazione che si instaura con tutte le altre sfumature presenti nelle due sale, che attingono alle più varie scale tonali, in un percorso che consente di sperimentare l’effetto della cromoterapia insita nell’energia del colore. Tuttavia se per Klein la celebrazione del blu ha rappresentato il vertice sublime della sua carriera, la scelta di Vespasiani non deriva da una preferenza sugli altri colori, bensì dall’aspetto simbolico ad esso collegato, che più rappresenta il suo sentire, nel riferimento allo spirituale. La mostra Blue Horizon è dunque un’esperienza sensoriale di esplorazione di uno spazio vivo, che tocca l’epidermide di una pittura spaziale, capace di rigenerarsi come sfiora le acque, per poi palpitare di tutti i toni degli spazi siderali. Avverando così la previsione del francese quando dice: “il pittore del futuro sarà un colorista come non se ne sono ancora mai visti”. 

Mario Vespasiani
Blue Horizon
One Lab Contemporary
Corso Vittorio Emanuele II, 32-34 
Ripatransone AP
dal 21 dicembre al 26 gennaio 2020
orario di apertura: tutti i giorni previa conferma
info e visite guidate: 333.6361829
Mario Vespasiani nasce nel 1978. Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. Espone giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche. Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensione.  Ha esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre. Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo. Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi Visionari. Nel 2017 è stato in mostra a Venezia e Monaco di Baviera nella collettiva Our place in space promossa da NASA ed Esa che prosegue nel 2018 in un tour mondiale. Nello stesso anno organizza Indipendenti, Ribelli e Mistici, una rassegna di incontri interculturali che ha coinvolto numerosi studiosi provenienti da vari ambiti. Sempre nel 2017 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ha celebrato il quarantennale con la sua mostra personale dal titolo Fly Sky and Air.  Nel 2018 inaugura la mostra Lepanto dedicata alla famosa battaglia, nel Museo Diocesano di Gaeta dove è conservato lo stendardo della flotta. Nel maggio 2019 è stata presentata al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) la quarantesima pubblicazione dedicata al suo lavoro. Nello stesso anno si tiene la mostra Underworld dedicata al tema dell’inconscio visto attraverso la metafora delle creature marine, successivamente si sono svolte le personali dal titolo Il tempo dei trentasei giusti a Villa Caldogno nel vicentino e al Museo Michetti in Abruzzo, la mostra Eschatology, opere monumentali sul mistero ultimo.

 




Mario Vespasiani, “Blue horizon”

Ripatransone – Nella ricerca di Mario Vespasiani il colore ha sempre assunto un ruolo predominante, al punto che tutti i soggetti studiati e rappresentati attraverso la sua pittura non possono essere scissi dalla componente cromatica che li raffigura. In quanto secondo l’autore ogni immagine avrebbe richiesto esattamente quei toni anziché altri. Con la mostra Blue Horizon che si inaugura sabato 21 dicembre nelle Marche, presso lo spazio One Lab Contemporary di Ripatransone, verrà presentato un aspetto inedito che raccoglie ed esalta una delle tinte utilizzate da Vespasiani nei vari cicli pittorici. Saranno dunque esposte opere provenienti da varie collezioni e realizzate nel corso degli anni che hanno la caratteristica di avere il Blu quale colore predominante. Si tratta di un progetto che intende mettere in risalto la componente emotiva e concettuale che si cela dietro ogni quadro, mediante la relazione che si instaura con tutti gli altri presenti nelle sale, dalle medesime scale tonali. Un percorso dall’effetto cromoterapico, in quanto l’artista ha sempre ritenuto fondamentale l’energia che ogni colore riesce a scaturire. La scelta di partire dal Blu, non deriva da una preferenza sugli altri colori bensì dall’aspetto simbolico che più rappresenta la ricerca di Vespasiani, la quale affonda le sue basi in chiari riferimenti allo spirituale. Nelle tele, appartenenti a vari periodi e a celebri cicli tematici, si svela la capacità dell’artista di attingere alle sapienze sia orientali che occidentali. Dai cieli del cristianesimo, alla pelle delle dio egizio Amon, all’aspetto di Krishna, come al Blu che in Cina viene indicato come simbolo dell’immortalità, molti di questi elementi vengono richiamati dai dipinti di Vespasiani, che ha l’abilità di saper rinnovare le forme conservandone però la tradizione. Un tono capace di allentare il battito cardiaco e di stimolare sensibilità e quiete, la riflessione contemplativa e la meditazione; nel mito il Blu è riconosciuto come il colore dei coraggiosi, specie nella sua sfumatura azzurra. Prodotto già a partire dal 2200 a.C. nell’antico Egitto è ritenuto un portafortuna nell’aldilà, mentre in Grecia lo indossavano i sacerdoti di Chronos, in seguito nel 1700 con la scoperta del blu di Prussia venne invece diversifica la gamma degli scuri. Nell’opera di Vespasiani vanno colti i riferimenti al soffitto della tomba della regina Nefertari, come al mauseoleo di Galla Placidia a Ravenna o alla cappella degli Scrovegni a Padova. Ma anche riguardo la scenografia teatrale, per via dei grandi formati che ha da sempre adoperato, non si può non citare il fondale di Schinkel presente nel Salone delle Stelle realizzato per il Flauto Magico di Mozart. Tra le varie tonalità di Blu impiegate da Vespasiani nel corso degli anni spiccano: i toni del celeste, del carta da zucchero, del ceruleo, del cobalto, del pavone e dell’oltremare, passando dal Blu di Persia al Blu di Prussia. Nei secoli questo colore è stato sempre più utilizzato, al punto che Yves Klein decise di brevettare una sua tinta oltremare che utilizzò praticamente per tutte le sue opere. Oggi che non è più necessario frantumare lapislazzuli per ottenerlo rimane evocativo di uno stato d’animo, perfino quando nella sua componente musicale tocca i tasti della malinconia e diventa blues. Dato che il colore scatena una reazione chimica e un fenomeno psicologico, esercita un influsso che sollecita sia la memoria che tutti i sensi. Mario Vespasiani con questa mostra contrappone all’aspetto più evidente alla nostra società, l’impatto formale ed estetico, l’elemento secondario ma non meno importante che sono le sfumature, le molteplici dimensioni sensoriali che nelle opere come in ciascuno di noi, determinano la direzione dello sguardo e dei pensieri.
 

 
In occasione della mostra sarà disponibile l’ultimo numero del magazine Eventi Culturali, che ha dedicato a Mario e Mara la copertina e un ampio servizio interno.
 
 
Mario Vespasiani nasce nel 1978. Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. Espone giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche. Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensione.  Ha esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre. Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo. Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi Visionari. Nel 2017 è stato in mostra a Venezia e Monaco di Baviera nella collettiva Our place in space promossa da NASA ed Esa che prosegue nel 2018 in un tour mondiale. Nello stesso anno organizza Indipendenti, Ribelli e Mistici, una rassegna di incontri interculturali che ha coinvolto numerosi studiosi provenienti da vari ambiti. Sempre nel 2017 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ha celebrato il quarantennale con la sua mostra personale dal titolo Fly Sky and Air.  Nel 2018 inaugura la mostra Lepanto dedicata alla famosa battaglia, nel Museo Diocesano di Gaeta dove è conservato lo stendardo della flotta. Nel maggio 2019 è stata presentata al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) la quarantesima pubblicazione dedicata al suo lavoro. Nello stesso anno si tiene la mostra Underworld dedicata al tema dell’inconscio visto attraverso la metafora delle creature marine, successivamente si sono svolte le personali dal titolo Il tempo dei trentasei giusti a Villa Caldogno nel vicentino e al Museo Michetti in Abruzzo, la mostra Eschatology, opere monumentali sul mistero ultimo.



Mario Vespasiani, “L’abisso intorno”

L’arte e le sue molte vie nell’opera di Mario Vespasiani

La continua evoluzione della pittura di Mario Vespasiani

L’artista scrive un testo letterario e la sua interpretazione diventa un quadro da immaginare.
2019-11-22 – Nel corso degli anni abbiamo avuto modo di assistere alla trasformazione del sistema artistico mondiale, dal ridimensionamento del ruolo di molte gallerie al pullulare di fiere specialistiche, dalla perdita di smalto della critica, all’avvento aggressivo di Internet nella promozione come nella vendita e di conseguenza l’arte si è sempre più occupata del contingente, dell’aspetto materialista e meno di quello poetico del linguaggio. Tra quegli artisti che hanno cavalcato il decennio senza cedere alle mode, ma interpretando il rinnovamento Mario Vespasiani apre un capitolo a sé. Quarantuno anni e oltre venti di carriera – solo nel 2019 ha all’attivo tre mostre personali di cui una in corso con opere monumentali di dieci e venti metri di lunghezza – ha dimostrato una capacità unica di tradurre attraverso la pittura, una viva e lucida lettura del quotidiano. Dipinti, istallazioni, libri e presentazione hanno confermato l’abilità di chi non si ferma sulle qualità tecniche ma vuole esplorare le possibilità del mezzo pittorico, assorbito prima di tutto a livello mentale. Di questi giorni è l’uscita su YouTube, di una nuova opera, di un brando che vuole attraverso le sole parole, evocare nella mente degli ascoltatori, un grande quadro, dove si possono percepire non solo le immagini ma anche una storia più grande, da cui prende vita il progetto che la racchiude. Mario Vespasiani già avvezzo alla scrittura – Planet Aurum è il suo precedente libro di letteratura – ritorna alla parola e mediante la sua sensibilità costruisce un racconto che non è immediatamente visivo, ma che risuona delle stesse tinte cromatiche per cui lo si conosce. L’abisso intorno titolo del brano è un racconto iniziatico, parla del cammino che ciascuno compie alla scoperta di sé, ma visto però nell’occhi dell’altro, nell’aspetto speculare, bianco e nero, maschile e femminile, dove l’uomo trova il suo vero volto e l’artista la sua musa. Attraverso la magistrale interpretazione di Ilaria Cuoci, tra le figure più originali del cinema italiano, ne scaturisce una storia da ascoltare con estrema attenzione, perché ogni frase lascia trapelare raffinate suggestioni, perfino tra le pause.
Mario Vespasiani – L’abisso intorno
testo: Mario Vespasiani tratto dalla trilogia Mara as Muse
durata: 11 minuti
voce: Ilaria Cuoci

 

 




Mario Vespasiani, “L’Abisso intorno”

…ecco un quadro che si fa racconto, non dipinto ma da immaginare tra le parole…

 

 

2019-11-22 – “Tra i nuovi progetti, un racconto che ho scritto e che è presente in uno dei libri della trilogia Mara as Muse. Rispetto ai dipinti questa è una novità, semplicemente perché ho cambiato linguaggio, ma l’immaginario (come il tocco) rimane lo stesso”

 

 

 

 

 




Mario Vespasiani, “Eschatology” in mostra con opere inedite al MuMi

Al Museo Michetti l’artista Mario Vespasiani in mostra con opere monumentali

L’esposizione intitolata Eschatology presenta opere che indagano il mistero ultimo, si snoda in un percorso che sollecita più livelli di significato.

Un’esperienza che conduce lo spettatore a cogliere lo spirito che pervade il mondo, attraverso simboli e toni cromatici puri, figurazione e astrazione.

 

“In teologia e nelle religioni l’escatologia è una dottrina tesa a indagare il destino ultimo del singolo individuo, dell’intero genere umano e dell’universo. E in quanto legata alle aspettative fondamentali dell’uomo, influisce (o potrebbe farlo) sulla visione del mondo e sulla condotta quotidiana”. Mario Vespasiani parte da questa riflessione per approfondire la sua personale indagine interiore in rapporto agli avvenimenti del panorama mondiale, realizzando – come sempre accade nella sua ricerca – un progetto specifico, di opere inedite che si relazionano anche con lo spazio che le accoglie. Per la mostra al museo Michetti, ha voluto misurarsi con un tema di grande complessità, stimolato anche da due grandi dipinti realizzati da Francesco Paolo Michetti a fine ‘800, che raccontano il tema del Sacro ai suoi giorni. 

Nelle due opere monumentali, gruppi di pellegrini, sfilano in processione circondati da animali e da un effetto evanescente che confonde primo piano e sfondo, religiosità e leggenda. Queste caratteristiche, presenti fin dall’esordio anche nell’indagine di Vespasiani ora diventano impressionanti nelle dimensioni, infatti anche le sue due tele arrivano a sfiorare ciascuna i dieci metri di lunghezza, proprio come quelle di Michetti. Le opere descrivono, nella loro impronta visionaria, due differenti momenti che possono svolgersi nella vita ciascuno come in un universo parallelo, in ogni giornata come in quella finale. Nella prima opera vengono rappresentati due pavoni, che al centro della composizione si affrontano in una sorta di scontro oppure in una danza rituale: qui l’autore porta a focalizzare lo sguardo verso le due estremità dove colori caldi e freddi si separano e dove l’aspetto florido e rigoglioso della natura si distingue da quella arida e gelida. Nell’altra opera uno sfondo montuoso vede lo svolgersi di una serie di apparizioni di figure simboliche, umane e di animali, leggendarie e geometriche. Anche in questo dipinto l’autore chiama ciascuno all’interpretazione di uno scenario a più livelli, che si svela passeggiandogli di fronte, dato che per le dimensioni induce lo spettatore alla partecipazione fisica oltre che mentale. 
 
La mostra ha un carattere iniziatico, si scende lungo le scale del museo per poi risalire, si oltrepassa una scritta che come una lapide è posizionata sopra l’architrave e si poi entra in un mondo che si svela a ciascuno secondo le proprie conoscenze. Mario Vespasiani è tra i pochissimi artisti contemporanei a far riferimento alle tradizioni spirituali e ad aver riflettuto sin dal principio della sua carriera sulle domande fondamentali dell’uomo, proponendo delle interpretazioni simboliche, mediante l’uso della metafora e concependo la pittura come personale strumento di indagine sugli eventi del mondo, sia esso visibile che invisibile. Nell’attuale inflazione di immagini, le sue opere pur rappresentando realtà tangibili, non sono fedeli descrizione di un frammento di esistenza, ma indicano un’ascesa verso l’uno, come se fossero una spinta che tende alla totalità. Nel vent’anni di ricerca Vespasiani si è distinto per il sapiente uso del tono cromatico, capace di rendere l’esperienza visiva più che concettuale, contemplativa, perché parla dei tempi quotidiani e della loro concezione ideale ed eterna. Difatti in un universo composto da sistemi aperti che entrano in comunicazione gli uni con gli altri, possiamo scoprire innumerevoli forme di relazione e partecipazione, e che ciascuno in base alla propria sensibilità può intuirne il significato, fino a percepire la bellezza misteriosa che regola gli eventi.
 
Le due grandi opere acquistano ampio risalto nelle sale del museo che si pongono quale contesto ideale per un progetto ambizioso, sia per dimensioni ma soprattutto per la volontà dell’autore di aprire una soglia che sovrappone precisi elementi naturali, che vanno ben oltre le realistiche categorie del nostro mondo. Per Vespasiani l’anima, concepita come una presenza individuale vincolata alla corporeità, anche senza la creatura, non sparisce ma vive una trasformazione e dunque queste due opere si pongono come le prime luci di un aldilà visibile ad occhio nudo. La cosmologia e la teologia trovano allora in tali dipinti il loro itinerario, verso la pienezza e lo sviluppo di altre forme di vita, sorprendenti, ma in continuità con la storia che le ha precedute. Con Eschatology Mario Vespasiani ci fa affacciare dal quel varco, in cui risplende nella fine, la luce del nuovo inizio.

Biografia

Mario Vespasiani (1978) è un artista visivo italiano.

Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. Espone giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche. Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensione.  Ha esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre. Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo. Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi Visionari. Nel 2017 è stato in mostra a Venezia e Monaco di Baviera nella collettiva Our place in space promossa da NASA ed Esa che prosegue nel 2018 in un tour mondiale. Nello stesso anno organizza Indipendenti, Ribelli e Mistici, una rassegna di incontri interculturali che ha coinvolto numerosi studiosi provenienti da vari ambiti. Sempre nel 2017 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ha celebrato il quarantennale con la sua mostra personale dal titolo Fly Sky and Air.  Nel 2018 inaugura la mostra Lepanto dedicata alla famosa battaglia, nel Museo Diocesano di Gaeta dove è conservato lo stendardo della flotta. Nel maggio 2019 è stato presentato al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) il quarantesimo libro dedicato al suo lavoro. La sua mostra Underworld dedicata al tema dell’inconscio visto attraverso la metafora delle creature marine, si è conclusa in settembre, mentre è in corso la personale dal titolo Il tempo dei trentasei giusti a Villa Caldogno nel vicentino.

 

MARIO VESPASIANI – Eschatology – opere monumentali sul mistero ultimo

a cura di: Giuseppe Bacci

sede: MuMi Museo Michetti
indirizzo: Piazza San Domenico, 1 – Francavilla al Mare (CH)
periodo espositivo: fino al 19 Novembre 2019
orari: tutti i giorni da martedì a domenica dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00

informazioni: Tel. 085 4913719 ? ?339.8895499 (Giuseppe Bacci) ? info@fondazionemichetti.it

INGRESSO LIBERO




Mario Vespasiani, “Eschatology” al MuMi stupisce ancora

Mario Vespasiani nei musei

Mario Vespasiani stupisce ancora, ora in una mostra museale eccezionale

Francavilla al Mare – Venerdì 1° novembre 2019 alle ore 17:00 presso il MuMi Museo Michetti, Piazza San Domenico, 1 – Francavilla al Mare (CH), sarà inaugurata la mostra personale di Mario Vespasiani dal titolo Eschatology – opere monumentali sul mistero ultimo a cura di Giuseppe Bacci con il patrocinio del Comune di Francavilla al Mare.

Un progetto site specific dal forte impatto installativo-ambientale in quanto verranno esposti due inediti dipinti ad olio, di circa 10 metri di larghezza per 2 di altezza, realizzati appositamente per il luogo. Opere che si relazionano non solo con l’imponenza dello spazio museale e con quei riferimenti allo spirituale presenti fin dagli esordi nella ricerca di Vespasiani, ma anche con le due splendide tele, analoghe per tema e dimensioni conservate al piano terra, realizzate da Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 1851 – Francavilla al Mare, 1929) per l’Esposizione Universale di Parigi dell’anno 1900.

L’esito che ne deriva è stupefacente: non solamente per le misure delle tele, per quanto eccezionali, ma per il taglio cinematografico e per la pittura aurorale di sublimazione spirituale che avvolge lo spettatore, ampliandogli le percezioni emotive. Le due opere-installazione di grandissime dimensioni sono attuali non tanto per l’esito pittorico quanto per lo stato d’animo generato, che si colloca a trapasso della postmodernità. Sul palcoscenico di Vespasiani la scenografia sembra disegnata dalla fantasia di un mistico: il paesaggio appare ora lunare ora tibetano; il racconto passa da una rappresentazione antropologica ad una religiosità ancestrale, per approdare a soluzioni che non sono semplicemente pittoriche, ma intravvedono il tentativo di condurre lo spettatore ad ulteriore attraversamento.

Anche in questa esposizione Mario Vespasiani si conferma uomo-artista visionario, mostrando una ulteriore tappa che si innesta in un percorso ventennale di notevole complessità. La mostra va ben oltre i consueti e pur altissimi riferimenti chiamati in causa dal prestigio del luogo espositivo. Sul piano dei contenuti e dell’aspetto formale, il valore e l’attualità dell’evento sta nell’ardua scelta di approfondire il tema escatologico mediante l’uso originale e sapiente di simboli e metafore. In teologia e nelle religioni l’escatologia è una dottrina tesa a indagare il destino ultimo del singolo individuo, dell’intero genere umano e dell’universo. E in quanto legata alle aspettative fondamentali dell’uomo, influisce (o potrebbe farlo) sulla visione del mondo e sulla condotta quotidiana, Mario Vespasiani parte da questa riflessione per approfondire la personale indagine interiore in rapporto agli avvenimenti odierni e che le menti più sensibili riescono già ad intuire dai molteplici segnali che affiorano dall’osservazione del panorama mondiale.

Biografia

Mario Vespasiani (1978) è un artista visivo italiano.

Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. Espone giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche. Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensione.  Ha esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre. Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo. Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi Visionari. Nel 2017 è stato in mostra a Venezia e Monaco di Baviera nella collettiva Our place in space promossa da NASA ed Esa che prosegue nel 2018 in un tour mondiale. Nello stesso anno organizza Indipendenti, Ribelli e Mistici, una rassegna di incontri interculturali che ha coinvolto numerosi studiosi provenienti da vari ambiti. Sempre nel 2017 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ha celebrato il quarantennale con la sua mostra personale dal titolo Fly Sky and Air.  Nel 2018 inaugura la mostra Lepanto dedicata alla famosa battaglia, nel Museo Diocesano di Gaeta dove è conservato lo stendardo della flotta. Nel maggio 2019 è stato presentato al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) il quarantesimo libro dedicato al suo lavoro. La sua mostra Underworld dedicata al tema dell’inconscio visto attraverso la metafora delle creature marine, si è conclusa in settembre, mentre è in corso la personale dal titolo Il tempo dei trentasei giusti a Villa Caldogno nel vicentino.

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MARIO VESPASIANI – Eschatology – opere monumentali sul mistero ultimo

a cura di: Giuseppe Bacci

sede: MuMi Museo Michetti
indirizzo: Piazza San Domenico, 1 – Francavilla al Mare (CH)
inaugurazione: Venerdì 1 Novembre ore 17:00
periodo espositivo: 1 – 19 Novembre 2019
orari: tutti i giorni da martedì a domenica dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00

informazioni: Tel. 085 4913719 ? ?339.8895499 (Giuseppe Bacci) ? info@fondazionemichetti.it

INGRESSO LIBERO

 




Il tempo dei trentasei giusti, le visioni notturne e leggendarie di Mario Vespasiani

Mario Vespasiani in mostra in uno dei siti patrimonio UNESCO
Caldogno – Dopo la mostra dell’artista internazionale Roman Opalka, un altro grande evento conferma la qualità della stagione espositiva di Villa Caldogno, un progetto site-specific realizzato dal talento visionario di Mario Vespasiani dal titolo Il tempo dei trentasei giusti, che si svolge nelle sale del piano nobile di quella che è considerata una delle più celebri ville venete, opera dell’architetto Andrea Palladio, già patrimonio UNESCO.
 
Le opere inedite di Vespasiani si pongono in dialogo con gli affreschi cinque-seicenteschi presenti nelle tre stanze scelte, che illustrano gli svaghi e i divertimenti quotidiani della vita dell’epoca, tra giocatori di carte e suonatori. Mario Vespasiani (1978) ha concepito questi recenti dipinti in relazione alle immagini presenti sulle pareti affrescate, sia nel tema che con le tonalità, interpretando questi episodi come racconto di un’umanità distratta dalla urgenze del quotidiano, presa dai vizi e dal passatempo. Ha associato in ciascuna sala tre quadri che descrivono un particolare mondo notturno dove appaiono uccelli di varie specie, che silenziosi osservano lo spettatore, attenti ad ogni segnale, al punto di svanire un un battito d’ali. Nella ricerca dell’artista, sono fondamentali i simboli e le metafore, infatti i volatili più che una fedele descrizione ornitologica, rappresentano il ruolo che ciascun individuo ha sulla terra e le sue responsabilità, in base al talento ricevuto e alla missione da svolgere.
 
Sia il titolo che la mostra si rifanno all’interesse di Vespasiani per la spiritualità che lega Oriente ed Occidente. In questo caso l’autore attinge alla sapienza ebraica, infatti secondo quanto sta scritto nel Talmud in qualsiasi momento della storia, ci sono sempre trentasei giusti al mondo che vivono senza essere consapevoli della loro natura “speciale”. Nessuno li conosce nel momento del loro operato – sono in un certo senso “nascosti” – ma la loro presenza assicura l’esistenza del mondo stesso perché, per amor loro, Dio non distrugge il pianeta terra. La tradizione ritiene che le loro identità siano sconosciute anche tra di loro e che, se uno di loro giungesse a comprendere il vero scopo della propria esistenza, allora verrebbe immediatamente sostituito da un altro giusto. Nell’anonimato ritengono di compiere solo il proprio dovere di uomo e donna, nulla più. Neppure loro stessi sanno di essere tanto importanti, ma riconoscendo il male e le sofferenze e se ne fanno carico perché non possono tollerare simili ingiustizie proprio per il proprio “innato status di Giusti”.
 
Nelle grandi tele il fondo scuro del blu notte, richiama il contesto nascosto e riservato in cui operano queste figure, non protagoniste alla ribalta, ma attente e silenziose, non generiche ma precise, inoltre ogni uccello è anche la rappresentazione di un simbolo, caro alle varie culture, sia nella specie come nel colore. Mario Vespasiani in un quotidiano che si svela nelle spaventose disparità tra gli esseri umani, nelle distanze tecnologiche che separano perfino tra le pareti di casa o che atterrisce di fronte agli abissi insondabili di ogni anima, vuole sensibilizzare l’orientamento individuale a percepire l’aspetto più profondo che ci fa sentire esseri uniti tra noi, alla madre terra e all’opera della creazione. Confida l’autore che la mostra deriva anche dall’incoraggiamento a fare il bene, che ricevette quando era giovanissimo studente da parte del leggendario ciclista Gino Bartali, che circa venti anni dopo sarebbe stato dichiarato dallo Yad Vashem, per i suoi gesti di assoluto coraggio e umanità, Giusto tra le nazioni.
 
Dalle parole di Mario Vespasiani “Coloro i quali agiscono per salvare una vita umana possono essere considerati tra i Giusti
ed anche se mettono a rischio la propria esistenza, lo fanno comunque perché si sentono chiamati a farlo.
Questi uomini, come gli uccelli sono vigili e percepiscono lo svolgersi degli eventi da lontano, nell’oscurità.
Si muovono leggeri e decisi si staccano da terra, perché quella è la loro intima natura”.
 

VILLA CALDOGNO
Via Zanella 3
Caldogno (VI)
 
Giorni e orari di apertura: 
giovedi e venerdi ore 9 – 12
sabato ore 9 – 12 e 15 – 18
domenica ore 9 – 12
 
Dal 31 agosto al 3 novembre 2019
info: cultura@comune.caldogno.vi.it – proloco@caldogno.it
sito: www.villacaldogno.it
 
 
Recensione su JoyMag – Jewish, open and inclusive del 10 settembre 2019
https://www.joimag.it/mostra-tempo-trentasei-giusti-mario-vespasiani-villa-caldogno-arte/?fbclid=IwAR2MnoVJlK56fyfkurCFwC7mLZIP9CAbYFduPhUXmdPlz6q1S3VZYbuKZZw
Nelle foto: locandina, veduta esterna della Villa, installazione delle opere, l’artista Mario Vespasiani con la musa e curatrice Mara.
 
 
 
Mario Vespasiani (1978) è un artista visivo italiano.
Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. 
 
Espone giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche.
 
Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensioneHa esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. 
Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre. 
 
Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo. Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi VisionariNel 2017 è stato in mostra a Venezia e Monaco di Baviera nella collettiva Our place in space promossa da NASA ed Esa che prosegue nel 2018 in un tour mondiale. Nello stesso anno organizza Indipendenti, Ribelli e Mistici, una rassegna di incontri interculturali che ha coinvolto numerosi studiosi provenienti da vari ambiti. Sempre nel 2017 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ha celebrato il quarantennale con la sua mostra personale dal titolo Fly Sky and Air.  Nel 2018 inaugura la mostra Lepanto dedicata alla famosa battaglia, nel Museo Diocesano di Gaeta dove è conservato lo stendardo della flotta. Nel maggio 2019 è stato presentato al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) il quarantesimo libro dedicato al suo lavoro.