Riapertura delle scuole, il saluto cordiale dei Vescovi delle Marche

MESSAGGIO COMUNE AGLI STUDENTI DEI VESCOVI DELLE MARCHE PER L’INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO

2020-09-12 – Vi giunga il saluto cordiale dei Vescovi delle Marche a pochi giorni dalla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado. È una riapertura desiderata ma anche un po’ temuta, perché la ripresa del nuovo anno scolastico sarà segnata in maniera significativa dalla pandemia che sta colpendo tutto il mondo.
Nei mesi passati andava di moda disegnare un arcobaleno beneaugurante con la scritta ottimistica: andrà tutto bene. Da Vescovi e da credenti vorremo trasmettervi di più, soprattutto quella speranza cristiana che S. Paolo nella lettera ai Romani ha espresso con una celebre frase: “tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio”. Indicando che con la forza dell’amore di Dio per noi e nostro per Lui si può trarre un frutto di bene anche da situazioni tutt’altro che positive e tutt’altro che rare nella vita.
Anche questo anno che si preannuncia complesso ed impegnativo per tutti, produrrà certamente dei frutti di bene con il vostro impegno e l’aiuto di Dio. Vorremmo indicarvene alcuni per sostenere ed incoraggiare la vostra speranza.
La scuola, prima che un travaso di nozioni, deve essere scuola di vita che impara dalla vita. Questo tempo di vita difficile che abbiamo davanti ci può insegnare tante cose a partire dal valore dell’impegno e del darsi importanti regole di comportamento e di azione, segno tangibile di rispetto per sé e per gli altri.Il modo di giungere a scuola, di trascorrervi la giornata, di vivere cose banali come i minuti di intervallo dovrà cambiare rispettando le norme che, da mesi, stanno cercheranno di tutelare la salute di tutti. Quando voi tutti, insegnanti, personale e studenti, vivrete queste fatiche giornaliere pensate perché e per chi lo fate. Lo fate per tutelare la vita vostra e quella degli altri, in particolare dei più fragili, i malati e gli anziani che sono più esposti al rischio del contagio. Anche ai più piccoli tra voi viene chiesto questo atto di responsabilità e di amore generoso verso gli altri, senza promettervi regali in cambio, ma solo avendo fiducia in voi e nella vostra capacità di essere ogni giorno più maturi e responsabili. Crediamo che fra qualche anno si parlerà di voi – la generazione del Covid – come di una generazione speciale: cresciuta nel valore e del rispetto degli altri con una convinzione ed una forza encomiabili.
Dall’esperienza che vivrete, potrete imparare la comprensione del valore di quello che oggi ci manca e che in passato davamo per scontato: la bellezza di un abbraccio affettuoso, la spontaneità del correre assieme ridendo e cantando, il valore di una carezza, l’impegno suggellato da una stretta di mano. Se questa esperienza vi farà crescere più coscienti del valore e della preziosità del vostro corpo e di quello degli altri, avrete imparato tanto, forse molto più di quello che potremmo insegnarvi in condizioni normali.
Infine siete chiamati a provare l’esperienza che: non tutto si può avere, non tutto si può fare. Questa esperienza di povertà, potrà aiutarvi a comprendere meglio la vita di tanti bambini, ragazzi e giovani che in altre parti del mondo, vivono la povertà come esperienza quotidiana e perenne.
Da adulti infine vogliamo ringraziare tutto il mondo dei lavoratori della scuola. Anche perché affrontate una prova che non è senza rischi per voi e per le vostre famiglie, ma è proprio quando questo lavoro si fa col cuore, si vive come un’autentica vocazione, anche con sincero sacrificio personale, che si costruisce un futuro migliore per tutti. La vocazione dell’educatore nasce, cresce e si fortifica più nei momenti di difficoltà, che quando tutto scorre facilmente in discesa.
Siamo fiduciosi che il mondo della scuola, rispondendo alla sua prima “chiamata” ad essere promotrice di curiosità intelligente, sia capace di individuare, nel corso dell’anno scolastico, nuove motivazioni e frutti di bene che, in questo momento, sembra difficile riconoscere.
Vogliamo infine incoraggiare i genitori, che sono certo preoccupati della salute dei figli, ma comprendono anche il grande valore della formazione e dell’istruzione, un bene che dobbiamo garantire ai figli con una collaborazione sempre più stretta tra scuola e famiglie.
Giunga a tutti voi la nostra benedizione assieme all’assicurazione che vi saremo vicino con la preghiera e quando sarà possibile e gradito anche venendovi a trovare a scuola. In nessun lavoro, infatti, si smette mai di imparare ed anche a noi Vescovi, ogni tanto, tornare a scuola fa proprio bene.
A presto”.




Un anno fa: il terremoto

 

di Carlo Bresciani, Vescovo

 

La notte del 24 agosto di un anno fa fummo svegliati all’improvviso da un letto che sembrava ondeggiare sul mare, da pareti che oscillavano paurosamente, da calcinacci che cadevano all’improvviso e da una grande paura, non solo per quello che vedevamo, ma soprattutto per quello che poteva essere capitato altrove. Dove era l’epicentro di tanto sconvolgimento? Che intensità aveva avuto là il terremoto? Le notizie immediatamente raccolte dalla televisione non furono rassicuranti e apparve subito la gravità eccezionale con i tanti dolori e lutti che aveva provocato.

Un anno è passato, altre scosse sismiche e la neve hanno peggiorato la situazione, tante sofferenze e fatiche sono passate.

Guardiamo indietro: molto si è fatto, ma non tutto è sistemato: molte case, chiese e scuole sono ancora inagibili. Altre sono state riaperte. Molte casette provvisorie sono state consegnate, molte restano da approntare. Moltissimo resta da fare. In pochi secondi si distrugge il lavoro di secoli e ci vogliono anni e anni per recuperare il recuperabile. Quanto è fragile il nostro mondo!

Sia nell’immediato che successivamente, l’impegno di molti è stato encomiabile, non solo negli aiuti materiali, ma anche nel sostegno morale, spirituale e psicologico. La caritas nazionale e quelle locali si sono attivate immediatamente con interventi molto concreti. È scattata la solidarietà dei tempi difficili, quella che in queste occasioni il nostro popolo sa riscoprire e al quale va dato merito.

Ora dobbiamo guardare avanti. I nostri territori e le nostre comunità non devono morire, la solidarietà non deve spegnersi: è un compito che tutti dobbiamo assumerci fino in fondo, nei rispettivi campi di responsabilità senza deleghe improprie. Le procedure burocratiche, pur necessarie, rendono più lenti di quanto si vorrebbe, e forse si potrebbe (con inevitabili polemiche), gli interventi promessi al più alto livello politico. Vanno snellite e accelerate al massimo possibile, rispettando la legalità.

Solo nella solidarietà e nella collaborazione attiva di tutti (privati e istituzioni) è possibile guardare al futuro con speranza e ridare speranza a chi ha perso tutto. Occorre partire il più presto possibile con una ricostruzione materiale, ma anche morale, che renda più sicure e resistenti le nostre case e i nostri paesi.

Prego perché questo avvenga il più presto possibile: lo dobbiamo a questi nostri fratelli e concittadini così duramente provati da questa grande calamità.

San Benedetto, 24 agosto 2017

+ Carlo Bresciani

 




Emergenza Neve e Terremoto: lettera del Vescovo Carlo Bresciani

San Benedetto del Tronto, 2017-01-18 – Le prove della vita, purtroppo, non arrivano mai isolate. È così anche per noi in queste giornate di intenso freddo, forte vento e di grandi nevicate che stanno isolando molti paesi dell’interno, i quali si trovano senza luce, senza riscaldamento e anche senza acqua.

A tutto questo si è aggiunto oggi un nuovo forte sciame sismico, con ripetute scosse di magnitudo oltre il quinto grado. Anche se in questo momento non ho notizie di danni alle persone, ma alle cose sì (il tetto dell’abbazia di Montesanto è crollato, per esempio), non posso non pensare con apprensione alla paura e ai grandi disagi che molti stanno sopportando e che si aggiungono a quelli dei terremoti precedenti.

Penso soprattutto a quelle persone che, isolate e sole, non possono avere il conforto neppure di una parola amica. Penso alle grandi fatiche di chi sta cercando di portare aiuto, affrontando un tempo così inclemente.

Dobbiamo farci coraggio. Evitiamo lo scoraggiamento. In questi frangenti, in cui esperimentiamo con sofferenza tutta la nostra impotenza, cerchiamo di aiutarci e sostenerci a vicenda in quello che possiamo. Potremo così, se non evitare, almeno lenire le difficoltà con il conforto e l’aiuto reciproco.

Sono vicino con l’affetto, il pensiero e la preghiera a tutti coloro che sono nella prova. Con papa Francesco dico a tutti: “non perdiamo la speranza”.

E il Signore, Dio misericordioso, benedica tutti e doni a tutti la sua pace.

+ Carlo Bresciani

Vescovo




Inizio anno scolastico: il messaggio del Vescovo

 

San Benedetto del Tronto, 2016-09-14 – Il messaggio del Vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Carlo Bresciani rivolto a tutti gli studenti, docenti e personale della scuola.

 

Carissime ragazzi e ragazze,

riprende a suonare la campanella della scuola.

Vi penso tutti indaffarati a controllare zainetti, libri, quaderni, tablet e quant’altro, ma sopratutto vi penso gioiosi di incontrare amici, docenti e personale della scuola: persone e ambienti conosciuti e familiari che hanno condiviso e condivideranno un pò di ansie, delle vostre fatiche e delle vostre soddisfazioni.

È bello vedere che anno per anno crescete in età e maturità. Noi adulti vi osserviamo con soddisfazione e, anche se non sempre ve lo diciamo, lo facciamo con segreto compiacimento. Con la scuola e tutte le altre offerte formative vogliamo accompagnarvi e prepararvi al meglio ad affrontare l’avventura della vita.

Ci aspettiamo molto da voi e io so che potete dare molto di più di quello che certe rappresentazioni superficiali mostrano. Per esempio, a fine luglio sono stato a Cracovia, per la GMG dei giovani (un milione e seicentomila giovani in festa!) e ho constatato di cosa sono capaci i giovani, intendo riferirmi proprio ai giovani della nostra diocesi.

Anch’io vi osservo con compiacimento quando ho occasione di incontrarvi il mattino per strada, quando andate a scuola, o nelle vostre aule e vi accompagno con profonda simpatia.

All’inizio di un nuovo anno, permettetemi di augurare un buon anno scolastico, a voi, ai vostri docenti e a tutto il personale della scuola. Prego per voi e di cuore invoco su tutti voi la benedizione del Signore.




Amoris Laetitia, Vescovo Bresciani: “Una esortazione che trasuda speranza”

di Carlo Bresciani, Vescovo

DIOCESI – Pubblichiamo la riflessione del Vescovo della diocesi di San Benedetto – Ripatransone – Montalto, Mons. Carlo Bresciani sull’esortazione apostolica “Amoris laetitia” di Papa Francesco sull’amore nella famiglia.

 

Vescovo Bresciani: “La gioia dell’amore, l’Esortazione apostolica post-sinodale ‘sull’amore nella famiglia’, porta non a caso la data del 19 marzo, festa di san Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Essa, molto attesa, raccoglie i risultati dei due sinodi sulla famiglia indetti da papa Francesco nel 2014 e nel 2015.

Il titolo stesso dell’Esortazione dice il tono generale che la percorre: una meditazione sulla bellezza dell’amore tra uomo e donna alla luce del progetto di Dio; una bellezza che le tante difficoltà (e talora crisi) che connotano il suo cammino non riescono ad oscurare nel cuore e nel desiderio dell’essere umano. I rimandi alla bellezza della vita familiare sono continui e carichi di concretezza e di esperienza. Papa Francesco entra, con cuore di pastore, nelle realtà quotidiane della vita familiare, con semplicità e con grande profondità, come è caratteristica sua peculiare.

Si tratta di un documento molto lungo (264 pagine e 325 paragrafi), che scoraggia una lettura frettolosa, ma esige un approfondimento paziente. Il papa, infatti, riconosce la complessità della moderna vita familiare e invita fortemente tutti i pastori e gli operatori della pastorale familiare ad accompagnare con affetto ogni persona a prescindere dalla sua situazione familiare o da quanto si senta lontano dalla Chiesa. Esorta ad aprire le braccia, in particolare verso tutti coloro che “vivono nelle più disparate periferie esistenziali” (n. 312), così da costruire un mondo “dove nessuno si senta solo” (n. 321).

Carlo Bresciani, Vescovo

Carlo Bresciani, Vescovo

Il papa sa benissimo che non esistono ricette facili, soluzioni semplici, ma neppure facili eccezioni alla verità dell’amore coniugale e familiare, né vuole introdurre alcuna forma di lassismo dottrinale. Ma sa anche che la coppia e la famiglia, oggi come non mai, hanno bisogno di essere accompagnate, aiutate a fare discernimento nelle difficoltà e ad essere integrate con le loro fragilità nella comunità cristiana.

Compito della Chiesa è aiutare ognuno ad esperimentare l’amore incondizionato di Dio, soprattutto chi si sente ferito negli affetti e nelle relazioni familiari. Ognuno deve essere aiutato a discernere, con umiltà e sincera ricerca della volontà di Dio, la propria situazione esistenziale, senza trascurare le esigenze della verità e della carità del Vangelo e la fedeltà all’insegnamento e alla tradizione della Chiesa. Un discernimento alla ricerca di un cammino autentico di fede e di crescita nell’amore, possibile a tutti perché Dio si rivolge a tutti e dona a tutti la grazia del suo amore e della sua misericordia, sia pur dentro la inevitabile complessità delle situazioni personali e familiari.

Il papa desidera che i cattolici divorziati e risposati civilmente si sentano e sappiano di essere parte della Chiesa: non sono scomunicati (n. 243). Ricorda che, anche se non possono partecipare pienamente alla vita sacramentale della Chiesa, sono vivamente incoraggiati a prendere parte attiva alla vita della comunità, la quale li deve accogliere, accompagnare e integrare con benevolenza: “Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia ‘immeritata, incondizionata e gratuita’” (n. 297). La loro partecipazione alla vita della comunità può esprimersi in diversi servizi ecclesiali, cosa molto importante anche per la ricaduta che ciò può avere sulla cura e l’educazione cristiana dei figli che pure devono essere inseriti nella comunità cristiana.

Riservandoci l’impegno a una presentazione alla diocesi dell’Esortazione del papa, in modo più preciso e articolato, cosa che qui non è possibile fare, mi pare importante, per cogliere lo spirito che muove tutto lo scritto papale, citare un passo dell’ultimo numero della stesso. Dice il papa: “Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre,ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare (…). Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! (…). Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa” (n. 325).

Una cosa è impressionante: l’Esortazione trasuda comprensione, affetto, empatia, vicinanza al cammino e alle difficoltà di ogni famiglia. Esprime incoraggiamento, invita al superamento di ogni timore ad abbracciare il sacramento del matrimonio, parla il linguaggio dell’esperienza e della speranza. Trasuda speranza, e speranza in abbondanza. Offre l’immagine di un padre che, senza nascondere nessuna verità, si china con la braccia aperte ad accogliere tutti, con l’ansia di donare a tutti la misericordia di Dio esortando a non scoraggiarsi mai: “Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare!”, senza scoraggiarsi per le difficoltà, solo così potrere godere la gioia dell’amore”.

+ Carlo Bresciani




Pasqua, gli auguri del Vescovo

San Benedetto del Tronto, 2016-03-26 – Gli auguri del Vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Carlo Bresciani, rivolti a tutte le persone della nostra diocesi

 

Carissimi fedeli della diocesi,

il Signore ci concede ancora una volta di rivivere la gioia della Pasqua in questo anno Santo della Misericordia.

 

Si, la Misericordia di Dio, che si è manifestata in Gesù, una volta ancora ci conferma il suo amore di Padre che non abbandona nella morta, ma la vince richiamando alla vita. La promessa di una vita eterna oltre la morte, che Gesù ha offerto a tutti coloro che credono in Lui e seguono la sua Parola, si è realizzata in primo luogo nella risurrezione della Sua carne mortale dopo l’atroce morte in croce.

Dio è sempre fedele alle sue promesse e la sua Parola si è dimostrata veritiera. Nella Pasqua noi celebriamo la fedeltà di Dio e siamo nella gioia, perché ne abbiamo avuto la prova della risurrezione di Gesù. Qui si fonda per tutti noi una speranza sicura che non delude: seguire la via che Gesù ci ha indicato porta alla vita eterna. Con Gesù, il nostro – e quello di tutto il creato – è un destino di vita e non di morte.

 

Carissimi fedeli, in questo giorno santo gioiamo con Gesù di questa verità. Rinnoviamo la nostra speranza, continuando a invocare la Misericordia di Dio per noi e per tutta l’umanità, affinché la resurrezione sia per tutti una resurrezione per la vita e non per la morte.

Buona Pasqua in Cristo Gesù, Signore nostro, il Risorto da morte.

 

Il vostro Vescovo Carlo Bresciani. 

Santa Pasqua 2016




Celebrazione Natalizia del Vescovo al Centro Biancazzurro

di Davida Zdrazilkova Ruggieri

 

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO, 2015-12-17 – OGGI PRESSO IL CENTRO BIANCAZZURRO SI E’ SVOLTA LA CONSUETA CELEBRAZIONE NATALIZIA DEL VESCOVO MONS. CARLO BRESCIANI RIVOLTA AL MONDO DELLA FRAGILITA’ E ALL’ASSOCIAZIONISMO CHE LA SOSTIENE. PRESENTI: CENTRO DIURNO E COSER BIANCAZZURRO, CENTRO DIURNO UNITALSI, LA CASA DI RIPOSO PELAGALLO, CASA LELLA, TIPI LOSCHI, ANFASS DI GROTTAMMARE E MARTINSICURO, CENTRO DIURNO PER DISAGIO MENTALE, BOCCIOFILA SAN BENEDETTO DEL TRONTO, FABBRICA DEI FIORI E WILD BOYS ‘80. NELL’OCCASIONE E’ STATO PROIETTATO UN VIDEO NATALIZIO REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON L’UNITALSI, BIANCAZZURRO E WILD BOYS ’80 PER AUGURARE A TUTTI I PRESENTI UN NATALE SERENO. ERANO PRESENTI PAOLO PERAZZOLI, IL CONSIGLIERE ROBERTO BOVARA, IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE MARCO CALVARESI, ANTONIO CAPRIOTTI. PER IL SETTORE SERVIZI SOCIALI L’ASSISTENTE SOCIALE DOTT.SSA GRAZIELLA CAPECCI.

Mons. Bresciani

Mons. Bresciani

WILD BOYS’80 CHRISTMAS

Pubblicato il 17 dic 2015

Buon Natale da:WILD BOYS80,COOP SOCIALE BIANCAZZURRO,UNITALSI SBT

 

Ph © Davida Zdrazilkova Ruggieri
Copyright © 
Press Too srl – Riproduzione riservata
nb: per immagini ad alta definizione scrivere a redazione@ilmascalzone.it

 




Messaggio del Vescovo Carlo Bresciani alla marineria Sambenedettese

A tutti i pescatori

Carissimi pescatori di San Benedetto del Tronto,

dopo la lunga pausa di sospensione della pesca, finalmente tornate in mare per riprendere il vostro prezioso lavoro. Avete nel frattempo avuto la possibilità di risistemare le vostre barche, ma anche di godere di un po’ di riposo e di vita familiare più distesa. Anche se la pausa vi è costata in termini di guadagno economico, ripartite più sicuri con le barche e più carichi di affetti familiari.

Vi auguro che la pausa pesca abbia abbondantemente ripopolato il mare, così che il vostro lavoro e le vostre fatiche siano maggiormente ricompensate da un mare generoso, come è il nostro.

So che ci sono ancora preoccupazioni per il dragaggio del porto, ma che vanno via via risolvendosi, almeno per un po’ di tempo, rendendo così più sicuro il vostro entrare e uscire dal porto stesso. Ci sono anche altre problematiche che gravano sul vostro lavoro, anche per queste la Chiesa vi è vicina.

Carissimi pescatori, accompagno il vostro lavoro con la mia preghiera e la mia benedizione. Il Signore ricompensi abbondantemente le vostre fatiche, vi protegga rendendo sicuro il vostro navigare, donandovi un mare amico, e vi accompagni sempre insieme alle vostre famiglie.

San Benedetto del Tronto, 28 settembre 2015

Il vostro vescovo  

+ Carlo Bresciani




Anniversario del Vescovo Carlo Bresciani

San Benedetto del Tronto – Domani, sabato 6 giugno alle ore 21.00 presso la Cattedrale Madonna della Marina festeggeremo il 40° anniversario dell’ordinazione presbiterale del nostro Vescovo Carlo Bresciani.

“Nel suo strato sacerdotale ogni vocazione sacerdotale è un grande mistero, è un dono che supera infinitamente l’uomo” (San Giovanni Paolo II)

Desideriamo ritrovarci insieme al nostro Vescovo per la celebrazione eucaristica per ringraziare il Signore di questo grande dono.

Tutte le comunità della diocesi sono invitate a partecipare: pregheremo per il nostro Vescovo, perchè, per amore di Gesù, possa essere sempre “a servizio del suo corpo che è la Chiesa”.

Il Signore ci conceda di vivere questo anniversario come momento di profonda comunione nella fraternità e nella gioia.

A Maria, Madre dei sacerdoti, affidiamo il cammino della nostra chiesa locale”.

Il Vicario Generale

Mons. Romualdo Scarponi




Il mondo vuole la festa, ma non vuole il festeggiato

Vescovo Carlo Bresciani S. Messa di Natale: “Singolare paradosso: il mondo vuole la festa, ma non vuole il festeggiato”

 

San Benedetto del Tronto, 2014-12-25 – Santa Messa di Natale, le parole pronunciate dal Vescovo Carlo Bresciani: “Siamo oggi nella gioia: gioia perché la lieta notizia del Natale è “Dio non si è mai dimenticato del mondo, non si è dimenticati di me, di te”, anzi si mette in cammino sulle nostre strade per venire a incontrarci e dirci con tutto l’ardore del suo amore che gli stiamo a cuore e che ci ama, perdutamente. Il nome del suo amore è Gesù, il Figlio eterno del Padre, mandato nel mondo per noi. Dio non si limita a scrivere sui muri, come fanno gli innamorati, dichiarando così pubblicamente il loro amore. Ma, in fondo scrivere sui muri non costa molto, caso mai sporca soltanto. Dio fa molto di più: si abbassa fino a noi, e, da ricco che era, in Gesù si fa povero come noi per arricchire noi della sua povertà.

Questa è la risposta di Dio all’indifferenza del mondo che l’ha dimenticato e pretende, tronfio dei propri progressi tecnico-scientifici, di poter fare a meno di Lui e del suo amore. Ma noi siamo ricchi di strumenti e poveri di relazioni e di amore, per questo diventiamo sempre più indifferenti al Dio che si fa vicino a noi. In altre parti del mondo, purtroppo si esperimenta una vera ostilità che arriva all’aperta persecuzione.

Il mondo sta diventando sempre più indifferente a Dio: no, non necessariamente in modo apertamente ostile a Lui, ma indifferente sì. Si tratta di una indifferenza talora un po’ infastidita, perché semplicemente non vorrebbe sentirne parlare, quasi che il semplice parlarne sia offendere la sensibilità di qualcuno. La società deve essere laica, vivere come se Dio non esistesse, così si tende ad affermare con un non celato senso di liberazione. Singolare paradosso: il mondo vuole la festa, ma non vuole il festeggiato. “Che importa che Lui ci sia o no alla festa; divertiti, mangia e bevi e non ti preoccupare d’altro”.

Carissimi, forse state pensando che sia un tantino esagerato e che in questo Natale sia preso da un accesso di depressione o sconforto. Vi assicuro che non è così: godo profondamente nella meditazione di un Dio che viene a cercarmi e sono veramente lieto anche per voi, perché so che, se Dio vi cerca, Lui arriva anche dove io non potrò mai arrivare. Ma non posso non guardare al di fuori di questa nostra cattedrale oggi particolarmente gremita da voi cari fedeli che con il calore della vostra fede la rendete più bella e più accogliente, e allora un velo di rammarico intacca la mia gioia.

Guardando fuori, non posso non notare l’indifferenza sempre più accentuata che ferisce il cuore di Dio. Un’indifferenza che, siamo sinceri, passa dentro le pieghe della stessa comunità cristiana, delle nostre famiglie. Rischiamo di essere preoccupati di sottolineare se le luminarie natalizie sono più e meno vistose di quelle dell’anno scorso, siamo invece meno preoccupati per la poca accoglienza di Colui che celebriamo in questo Natale. Siamo un po’ come coloro che curiosano nella casa dello sposo, commentano gli arredi con i quali ha preparato la casa, ma non prestano attenzione allo sposo che ha invitato e a quello che egli ha da dire.

Forse non siamo molto diversi da coloro che intenti a far festa, non avevano posto a Betlemme per ospitare quel Bambino che stava per nascere per gridare loro quanto Dio li amava. A Lui doveva bastare una stalla, ma fuori dall’abitato così da non disturbare troppo la festa. Appunto, fuori dall’abitato, dai luoghi in cui si vive. Faccia pure, purché non ci disturbi.

Oggi noi ricordiamo nella gioia un Dio che viene nel mondo, Egli si fa di nuovo bambino, ma a chi interessa veramente che sia povero, non arrivista, non vendicativo, che non venga in cerca di denaro o di potere, ma sia armato solo della volontà incrollabile di Dio di dire anche all’ultimo suo figlio, a quel figlio dimenticato da tutti, ma che Lui non cessa di amare, e per dire a noi che, se anche noi, con Lui, non amiamo questo ultimo suo figlio, non siamo ancora veri figli suoi?

Carissimi, non è forse vero che oggi nei nostri Paesi che eravamo soliti chiamare cristiani c’è molta indifferenza, che ci stiamo un po’ tutti abituando a non prendere più in seria considerazione la logica di Dio che sta dalla parte dei poveri, arrivando fino al punto da sfruttare i poveri per interessi inconfessabili? ? quasi inevitabile: l’indifferenza verso Dio diventa l’indifferenza verso i tanti modi in cui oggi la dignità umana è calpestata, le persone sfruttate a scopo di lucro, costrette ad emigrare o cacciate dalle loro case.

L’indifferenza a volte sembra nascondersi dietro una patina cristiana, – “ma come, io sono cristiano!”, “ma come, io ho frequentato addirittura l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e ho studiato teologia!” mi sento talora dire -, ma che ne è di quanto Lui ci insegna nel suo Natale, attraverso quel modo preciso nel quale si è realizzata la sua nascita a Betlemme? Parliamo di Dio e poi viviamo agendo come se Dio non esistesse: il divertimento prima di tutto, gli affari sono affari, gli interessi sono interessi, il potere, il denaro e il successo vengono prima di tutto, agli affetti non si può comandare, e quindi se non è più gratificante stare con quel coniuge, lo scarico e ne cerco un altro, se il figlio non è desiderato è mio diritto sopprimerlo. Devo forse continuare con questa penosa lista? Questi sono tutti modi di essere indifferenti nei confronti di quanto Gesù nel Natale dice dell’amore di Dio per ogni uomo. Vedete: si può essere indifferenti verso Dio, mentre si parla di Lui e si fa festa per Lui!

Sì, è vero, mi preoccupa questa indifferenza nei confronti di Dio che vedo aumentare nei nostri giovani e nei nostri adulti. Mi domando come e in quale delle grotte interiori di questi nostri fratelli posso portare Gesù per destarli dalla loro indifferenza, far sì che nasca anche per loro e possa giungere a loro il suo amore.

Mi preoccupano tradizioni natalizie svuotate del loro senso religioso e catturate da logiche che nulla hanno a che vedere con la fede e con la necessità che si dialoghi con il mondo di oggi. L’apertura di Dio al mondo che Gesù nel Natale manifesta in maniera insuperabile, e che noi siamo chiamati a imitare, non ha nulla a che vedere con l’andare incontro al mondo eliminando Dio come un carico ingombrante.

Grazie al cielo, molti fedeli e molte nostre parrocchie mostrano una sensibilità verso Dio e verso il povero che mi commuove: lì veramente c’è un cuore che sta ascoltando Dio, lì c’è una vera culla preparata per accoglierlo. Lodo il Signore per parrocchie e fedeli che nel Natale pensano anche a chi nella vita è molto provato da situazioni disagevoli. Questo mi fa dire che il Dio che viene non cade nel vuoto e nella completa indifferenza di tutti e questo rinfranca la nostra speranza. Vedo famiglie in cui si coltiva un amore semplice ma vero per il Signore, ho visto giovani e ragazzi che stanno crescendo in una fede fatta non solo di parole, ma di scelte di vita coraggiose e coerenti.

Carissimi, Dio continua a nascere oggi e a generare vita. Dio continua a generare il suo corpo, la Chiesa, spesso silenziosamente. Non ve ne accorgete? Il baccano del mondo no, ma noi sì, per questo oggi siamo nella gioia e non siamo come coloro che non hanno speranza, ma con gli angeli cantiamo: gloria Dio e pace in terra agli uomini che Egli ama.

Buon Natale, a voi cari fedeli. Buon Natale a tutti, perché Dio viene per tutti, nessuno escluso”.

 

Vescovo - pranzo di Natale

Vescovo – pranzo di Natale

Il vescovo Carlo e il segno dell’accoglienza

Il Vescovo Carlo Bresciani per il pranzo di Natale ha accolto in casa propria i meno abbienti.

Il Vescovo Carlo Bresciani: “Accogliere qualcuno in casa il giorno di Natale è ovviamente solo un segno, per quanto importante: si tratta di richiamare alla memoria che l’ospitalità e l’accoglienza è l’attenzione che dobbiamo avere gli uni verso gli altri, soprattutto verso chi vive in situazioni disagiate. Si tratta di un’attenzione che deve invadere tutti i nostri giorni, perché l’accoglienza di Dio passa attraverso l’accogliere colui che incontriamo anche inaspettatamente sul nostro cammino, come è capitato al Buon Samaritano, come è capitato ai pastori che sono andati alla grotta senza sapere che andavano a incontrare il Figlio di Dio venuto sulla terra.”

Il Vescovo durante il pranzo ha ascoltato le storie degli ospiti e ha offerto loro i migliori manicaretti preparati dalle suore per l’occasione.

Facciamo sì che tutti giorni sia Natale: durante l’anno anche noi possiamo accogliere in casa i meno fortunati, che non sono soltanto coloro che hanno problemi economici ma anche coloro che sono poveri di famiglia o di amicizie, tutto questo per far sì che nessuno sia solo e abbandonato, è accogliere Dio che è nel prossimo.