Walter De Berardinis presenta la “Ricerca storica sui caduti della 1a Guerra Mondiale”

L’ANA di Cermignano e Teramo pubblicano la ricerca del giuliese De Berardinis sui caduti della 1° G.M.

Presentata sabato la ricerca sui 66 caduti della 1° G.M.

Tra i morti: 2 medaglie al V.M., un sacerdote e 5 con la divisa USA

 

Cermignano. Sabato scorso, nella sala del consiglio comunale, è stata presentata l’ultima ricerca storica sui caduti della 1° Guerra Mondiale di Cermignano a cura del giornalista giuliese Walter De Berardinis. Erano presenti all’evento storico-patriottico, portando i loro saluti: il Sindaco di Cermignano, Santino Di Valerio; l’Alpino e consigliere comunale, Leonardo Rapacchietta; la direttrice dell’Archivio di Stato di Teramo, Carmela Di Giovannantonio e il nuovo Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Giulianova, il T.V. Claudio Bernetti. La ricerca ricalca i due precedenti lavori editi dalla casa editrice Artemia Nova di Mosciano Sant’Angelo diretta da Maria Teresa Orsini: “Quando C’Era la Guerra” su Giulianova e “I caduti di Fano Adriano”. La ricerca è stata dedicata al prozio dell’autore, il Caporale Alpino Carlo De Berardinis del 7° Rgt Alpini, btg. Feltre, 24° compagnia, morto a Caoria di Canal San Bovo (TN), il 15 settembre 1917 alla conquista del Monte Cauriol in trentino.

da sx Rapacchietta, Sig.ra Anna TRIMARELLI, Di Giovannantonio e De Berardinis

Il lavoro è stato reso possibile grazie all’interessamento del Consigliere comunale Leonardo Rapachietta, partendo dalla lettura dei nomi dei 57 caduti trascritti sulla lapide posta alla base del monumento ai caduti della 1° Guerra Mondiale, opera monumentale realizzata nel 1922 dall’artista teramano Pasquale Morganti (Teramo, 7 gennaio 1861 – Teramo, 16 giugno 1940). Nove sono stati i caduti in più ritrovati durante le ricerche presso l’Archivio di Stato di Teramo e l’Archivio comunale.  I caduti di Cermignano per la stragrande maggioranza appartenevano alla Fanteria (43), pochissimi agli altri corpi: Alpini (3), Bersaglieri (3), Genio (4), Mitraglieri (3), Artiglieri (4), Sanità (1), Cavalleggeri (1). La maggior parte dei caduti erano contadini, carrettieri, pastori e cavallari, pochissimi sapevano leggere e scrivere. Per un piccolo comune posto tra il Vomano e il Piomba, salta agli onori della cronaca ben due medaglie: La Medaglia di Bronzo al Valor Militare a Palizzi Costantino, classe 1893, del 17° reggimento, 7° compagnia (partito il 21 maggio dalla sede di pace di Ascoli), morto il 9 giugno 1915, alla conquista di Sant’Elia (San Pietro Dell’Isonzo); la Medaglia d’Argento al Valor Militare, a Castiglione Campitello, morto il 18 giugno 1918 durante i combattimenti sul Piave. Nonostante molti ragazzi di Cermignano tornarono dall’America per servire il proprio paese, ci furono altrettanti giovani cermignanesi che si arruolarono nel nascente esercito americano per partecipare, nel 1917, alla guerra contro la Germania sul fronte francese, ad oggi non sappiamo quanti giovani vestirono la divisa americana, ma purtroppo sappiamo i nomi di cinque di loro che rimasero vittime sul suolo francese indossando la divisa USA. Grazie alla passione e lavoro certosino del collega di Pavia, Luca Angeli, il quale ha redatto i profili di questi poveri soldati, oggi siamo a conoscenza di questi cinque ragazzi morti in terra straniera con un’altra divisa e citati nei rispettivi albi d’oro, USA e Italia: Regolo Matriciani, Marano Di Martino, Costantino Castiglione, Gennaro Scipione e Francesco Di Sabatino, mentre i primi quattro sono sepolti nel cimitero militare di Romagne Sous Montfaucon in Francia, l’ultimo fu sicuramente rimpatriato a Cermignano, visto che non si trova traccia della sua sepoltura. L’ultimo caduto da segnalare è un giovane sacerdote di Cermignano, Enrico De Iovita, nato il 15 ottobre 1884, da Candeloro e Eugenia Mattucci, partito con la 5° compagnia di Sanità, morto il 31 ottobre 1918 nell’ospedale militare di tappa nel veronese a Bovolone.

Questi i nomi dei 66 caduti censiti da De Berardinis:
Andreone Costantino, Caforno Donato, Caralla  Lorenzo Cardosi Giuseppe, Castiglione Costantino, Castiglioni Campitello, Ceci Oreste, Centerba, Domenico, D’Alesio Domenico, D’Alesio Giovanni, De Dominicis Giuseppe, De Iovita Domenico, De Iovita Enrico (Sacerdote), Del Cane Domenico, Del Cane Giuseppe, Delli Compagni Ercolino, Delli Compagni Pietro, Di Battista Alfonso, Di Battista Antonio Di Battista Antonio, Di Francesco Francesco, Di Gabriele Giustino, Di Gregorio Alessandro, Di Gregorio Pasquale, Di Marco Filippo, Di Marco Giorgio, Di Marco Pietro, Di Martino Eugenio, Di Martino Marano, Di Pietro Eugenio, Di Pompeo Carmelo, Di Sabatino Francesco, Di Saverio Luigi, Di Valerio Orazio, D’Ignazio Agostino, Fabbri Pietro, Fulminis Pietro, Giovannucci   Giovanni, Giuliani Marcellino, Iannetti Innocenzo, Iovannone Domenico, Lelli Ercole, Maranella Luigi, Marcelli Ettoli, Martella Serafino, Matriciani Regolo, Mattucci Luigi, Misantone Donato, Pallizzi Costantino, Paolone Nicola, Pennese Giuseppe, Sacripante Antonio, Sacripante Costantino, Sacripante Giuseppe, Sacripante Marino, San Lorenzo Nicola, Santori Vincenzo, Saputelli Berardo, Saputelli Domenico, Saputelli Marano, Schioppa Domenico, Schioppa Gaetano, Scipione Gennaro, Taralli Giovanni, Visciotti Donato, Zampini Antonio.




Presepe Vivente Giulianova, Walter De Berardinis: dimissioni irrevocabili

Lettera aperta di Walter De Berardinis all’Associazione Unica Stella e Parrocchia di San Flaviano: dimissioni irrevocabili da portavoce e addetto stampa della manifestazione Presepe Vivente Giulianova (TE).

Con la presente rassegno in modo irrevocabile le mie dimissioni da portavoce e addetto stampa della manifestazione storica giuliese del 26 dicembre “Presepe Vivente” organizzata dall’Associazione Unica Stella e Parrocchia di San Flaviano di Giulianova.

Mi dispiace abbandonare all’inizio della 22° edizione il gruppo di lavoro con cui ho condiviso dei bellissimi momenti di lavoro e progettazioni per ogni edizione. Da ben 22 anni ho cercato di dare il massimo contribuendo, per le mie competenze, alla crescita di una grande realtà associativa che da anni realizza magistralmente uno dei più belli presepi viventi della nostra regione.

Walter De Berardinis

Ringrazio lo storico regista Domenico Canazza, il parroco emerito del Duomo di San Flaviano Don Domenico Panetta e il nuovo arrivato Don Enzo Manes, tutto lo staff dell’associazione Unica Stella, i figuranti, gli attori, i vari amministratori comunali, la Giulianova Patrimonio, i dipendenti del Comune di Giulianova, gli organi di polizia (Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia Urbana), le associazioni cittadine (Croce Rossa Italiana, Protezione Civile, Carabinieri e Polizia Penitenziaria) e le varie Natività che in 22anni si sono alternati con GRANDI sacrifici FISICI ed ECONOMICI. Un particolare ringraziamento alla stampa (carta stampata, radio, tv e web) per l’attenzione riservata al sottoscritto e all’intera manifestazione con rilievi nazionali, vedi la presenza su RAI 1. Vorrei ringraziare tutti singolarmente, ma mi rendo conto che in 22anni siamo stati veramente tanti, considerato che già dalla prima edizione il sottoscritto partecipò come figurante.

Oggi la mia partecipazione all’evento termina con questo comunicato. Esco senza sbattere la porta consapevole di aver contribuito da giuliese alla crescita della mia città rinascimentale. Lascio nel modo più sereno possibile il gruppo senza dare spiegazioni specifiche sulle mie decisioni irrevocabili.

Giulianova, 21 dicembre 2017




Scoperta la targa ricordo del Legionario Cecoslovaco Jan Kelbl

 

Unico esempio in Italia di memoriale per un soldato Ceco della Legione combattente in Russia.

La delegazione dell’I.N.G.O.R.T.P. riceve le Ambasciate della Repubblica Ceca e Slovacca in Italia

Walter De Berardinis nominato consulente storico dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerre

Ricordato da parte degli Alpini Cecoslovacchi il nonno del promotore Carlo De Berardinis a 100 anni dalla morte (1917-2017)

 

 

Giulianova, 30 settembre 2017 – Grande accoglienza ieri per le delegazioni delle due Ambasciate della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca in Italia, rispettivamente rappresentate dai Consglieri Jozef Spanik e Lubica Salvatova Baiocchi. Alla cerimonia erano presenti numerosi autorità militari, civili e tutto il mondo associativo delle rispettive unità armate. Il Tenente a riposo, Rosario Cupini, ha svolto il ruolo di Cerimoniere coordinando i due cortei composti da italiani e Ceco-Slovacchi. A fare gli onori di casa è stato Walter De Berardinis, nella doppia veste di Commissario provinciale dell’Istituto Nazionale delle Guardie d’Onore al Pantheon e promotore dell’iniziativa storica-patriottica, ad illustrare brevemente le vicissitudini del soldato Jan Kelbl morto a Giulianova nel 1919 che, (registrato all’anagrafe di Giulianova erroneamente Giovanni Kelbl, Greco-Slovacco) dopo aver indossato la divisa dell’Impero Austro-Ungarico e successivamente liberato dai russi, si unirà alla Legione Cecoslovacca, morirà alla stazione ferroviaria di Giulianova mentre rimpatriava. Momento toccante della giornata è stato lo scoprimento della Lapide Bronzea donata dalla Legione alla Città di Giulianova con accanto la targa con testo storico realizzato con le ricerche di De Berardinis. Hanno tolto le rispettive bandiere Ceca, Slovacca e Italiana che coprivano la lapide: Milan Bachan, Colonello del Ministero della Difesa della Repubblica Ceca; Milan Mojzis, Segretario esecutivo dell’Associazione dei Legionari Cecoslovacchi e il Tenente di Vascello Clarissa Torturo, Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Giulianova. Successivamente, i rispettivi stati nati dalla disciolta Cecoslovacchia, hanno depositato due corone (con i colori nazionali di blu, bianco e rosso) con il Consigliere Ceco Jozef Spanik e la Consigliera Lubica Salvatova Baiocchi; per la Città di Giulianova era presente l’Assessore alla Cultura e Manifestazioni, Fabrice Ruffini. Nella parte finale della manifestazione ci sono stati gli interventi finali dei due consiglieri delle Ambasciate, del Presidente del Consiglio Comunale Jurghens Cartone,Walter De Berardinis e la chiusura affidata al mecenate Gabriele Barcaroli, Direttore della Gamma Investigazioni di Tortoreto, autore del sostegno economico e logistico di tutto l’evento culturale. Altro momento toccante della giornata è stata la visita dei Legionari con la divisa storica degli Alpini della 1° Guerra Mondiale nella cappella di famiglia (100 anni dalla morte) del nonno dell’autore delle ricerche, Carlo De Berardinis (1888-1917) Caporal Maggiore Alpino del 7° Reggimento Alpini, Battaglione Feltre, 24° compagnia, morto sul Monte Cauriol il 15 settembre 1917, presente a Giulianova con una targa-memoria all’interno della cappella di famiglia, visto che fu sepolto nel cimitero di Caoria di Canal San Bovo (TN) e poi sepolto nel Sacrario Militare Nazionale di Castel Dante di Rovereto (TN). Per onorare le due delegazioni straniere è stato offerto un buffet aperitivo presso i locali dell’Hotel Cristallo. Al termine della serata Walter De Berardinis e Gabriele Barcaroli sono stato omaggiati con crest ed altri simboli della Legione Cecoslovacca, di cui potranno fregiarsi nelle prossime manifestazioni pubbliche dei Cechi e Slovacchi. La Città di Giulianova, presente con il Capo di Gabinetto del Sindaco Sandro Galantini e l’Assessore alla Cultura Fabrice Ruffini, hanno ricevuto da entrambe le ambasciate doni e ricordi culturali. Mentre, Giovanni Lafirenze, del Dipartimento Ordigni Bellici Inesplosi dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, ha consegnato l’investitura ufficiale a Walter De Berardinis per far parte della stessa associazione e organizzare eventi culturali con tema gli ordigni inesplosi in Italia.

 

Gli organizzatori dell’evento storico-militare

TESTO TARGA: In questo cimitero riposa la salma del legionario cecoslovacco JAN KELBL

Il 13 aprile 1919, a Giulianova, all’età di 40anni, cessava di vivere il soldato della Legione Cecoslovacca in Russia, Jan Kelbl, proveniente dal porto di Napoli dopo l’imbarco nella città portuale di Vladivostok (Russia) sulla nave italiana “Roma” con a bordo i primi soldati feriti e ammalati. Lui e il suo contingente lasciarono la Siberia per approdare in Italia per tornare nel suo paese d’origine, la neonata Cecoslovacchia. Per le ferite e la successiva malattia contratta durante il trasporto ferroviario, fu lasciato alla stazione di Giulianova, per poi giungere cadavere nel vecchio ospedale civile dove venne confermata la sua morte alle ore 6,00. Nato a Hrušovany il 7 maggio 1879, nella provincia di Hustope?e, si trasferisce a Židlochovice, nella Moravia meridionale dell’attuale Repubblica Ceca. Di professione postino, aderisce al gruppo sportivo Sokol (Falco), movimento ceco per lo sport e centro didattico morale e intellettuale per l’indipendenza nazionale. Nel 1914, allo scoppio della 1° Guerra Mondiale, forzatamente, viene arruolato nell’esercito dell’Impero austro-ungarico nel 99° reggimento fanteria con il grado di Caporale. Il 12 ottobre 1915, durante i combattimenti contro l’esercito russo, presso Luc’k, città dell’Ucraina nordoccidentale, viene catturato dalle truppe nemiche. Il 15 luglio 1917 a Lukaševka, provincia di Kyev in Ucraina, entra a far parte della Legione Cecoslovacca in Russia con il grado di fuciliere fino alla sua morte con lo stesso grado.

Nel pieno del centenario della 1° Guerra Mondiale, con questa targa, vogliamo ricordare il Patriota cecoslovacco Jan Kelbl, per aver dato la propria vita per l’autodeterminazione dei Cechi e Slovacchi attraverso la nascita della Cecoslovacchia come uno Stato democratico ed indipendente. I cittadini dei due Stati successori – La Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca – sono oggi perfettamente integrati nell’Unione Europea.

 




Lo storico Walter De Berardinis scopre un caduto della Legione Cecoslovacca seppellito a Giulianova

Cerimonia di posa della lapide bronzea in memoria di JAN KELBL

 

Presenti le Ambasciate della Repubblica Ceca e Slovacca in Italia

Il Direttore di Gamma Investigazioni in veste di sostenitore dell’evento

 

Giulianova, 30 settembre 2017 – In occasione del centenario dell’inizio e della fine della 1° guerra mondiale, 1914/1918, proseguono i momenti di commemorazione dei caduti della Grande Guerra anche nella città di Giulianova. Sabato 30 settembre 2017, alle ore 16,30, all’ingresso del Cimitero monumentale verrà scoperta la lapide bronzea donata dai legionari Cecoslovacchi alla Città di Giulianova proveniente direttamente da Praga; la lapide sarà affiancata da una targa che spiega le vicissitudini del soldato della Legione Cecoslovacca morto nel 1919 a Giulianova. La cerimonia ufficiale inizierà alle ore 16,30, quando il cerimoniere della giornata, il Tenente d’Artiglieria (in congedo) Rosario Cupini, organizzerà il corteo con i labari e le bandiere dal Viale delle Rimembranze fino ad arrivare all’ingresso del Cimitero. Milan Bachan, Colonello del Ministero della Difesa della Repubblica Ceca; Milan Mojzis, Segretario esecutivo dell’Associazione dei Legionari Cecoslovacchi e il più alto in grado militare presente al momento, scopriranno la lapide togliendo le rispettive bandiere: Ceca, slovacca e italiana. Seguirà il silenzio con un trombettiere e la benedizione da parte di Padre Vito, cappellano dell’Associazione Italiana Artiglieri sezione Giulianova-Teramo. Di seguito si muoveranno verso la lapide Jozef Spanik, Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Ceca; Lubica Salvatova Baiocchi, Consigliera dell’Ambasciata della Repubblica Slovacca; Fabrice Ruffini, Assessore al Turismo e Manifestazioni della Città di Giulianova, posizioneranno una corona d’alloro con fiori dei tre colori delle rispettive bandiera: blu, bianco e rosso. Sarà Walter De Berardinis, nella doppia veste di Commissario provinciale dell’Istituto Nazionale delle Guardie d’Onore al Pantheon e promotore dell’iniziativa storica-patriottica, ad illustrare brevemente le vicissitudini del soldato Jan Kelbl morto a Giulianova nel 1919 (registrato erroneamente Giovanni Kelbl, Greco-Slovacco), dopo aver indossato la divisa dell’Impero Austro-Ungarico e successivamente liberato dai russi, quella della Legione Cecoslovacca. Porteranno i saluti per i rispettivi stati nati dalla disciolta Cecoslovacchia: Jozef Spanik, Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Ceca e Lubica Salvatova Baiocchi, Consigliera dell’Ambasciata della Repubblica Slovacca; per la Città di Giulianova prenderà la parola Jurghens Cartone, Presidente del Consiglio Comunale. Chiuderà la giornata ricordo, Gabriele Barcaroli, Direttore della Gamma Investigazioni di Tortoreto, sostenitore dell’intera manifestazione. Alla giornata presenzieranno gli ex Legionari provenienti dalla Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca; mentre tutte le associazioni combattentistiche e le forze di Polizia presenzieranno all’evento. Barcaroli e De Berardinis, sempre nella mattinata di sabato, saranno ospiti dei legionari, in un’altro incontro a Sulmona.

TESTO TARGA: In questo cimitero riposa la salma del legionario cecoslovacco JAN KELBL

Il 13 aprile 1919, a Giulianova, all’età di 40anni, cessava di vivere il soldato della Legione Cecoslovacca in Russia, Jan Kelbl, proveniente dal porto di Napoli dopo l’imbarco nella città portuale di Vladivostok (Russia) sulla nave italiana “Roma” con abbordo i primi soldati feriti e ammalati. Lui e il suo contingente lasciarono la Siberia per approdare in Italia per tornare nel suo paese d’origine, la neonata Cecoslovacchia. Per le ferite e la successiva malattia contratta durante il trasporto ferroviario, fu lasciato alla stazione di Giulianova, per poi giungere cadavere nel vecchio ospedale civile dove venne confermata la sua morte alle ore 6,00. Nato a Hrušovany il 7 maggio 1879, nella provincia di Hustope?e, si trasferisce a Židlochovice, nella Moravia meridionale dell’attuale Repubblica Ceca. Di professione postino, aderisce al gruppo sportivo Sokol (Falco), movimento ceco per lo sport e centro didattico morale e intellettuale per l’indipendenza nazionale. Nel 1914, allo scoppio della 1° Guerra Mondiale, forzatamente, viene arruolato nell’esercito dell’Impero austro-ungarico nel 99° reggimento fanteria con il grado di Caporale. Il 12 ottobre 1915, durante i combattimenti contro l’esercito russo, presso Luc’k, città dell’Ucraina nordoccidentale, viene catturato dalle truppe nemiche. Il 15 luglio 1917 a Lukaševka, provincia di Kyev in Ucraina, entra a far parte della Legione Cecoslovacca in Russia con il grado di fuciliere fino alla sua morte con lo stesso grado.

Nel pieno del centenario della 1° Guerra Mondiale, con questa targa, vogliamo ricordare il Patriota cecoslovacco Jan Kelbl, per aver dato la propria vita per l’autodeterminazione dei Cechi e Slovacchi attraverso la nascita della Cecoslovacchia come uno Stato democratico ed indipendente. I cittadini dei due Stati successori – La Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca – sono oggi perfettamente integrati nell’Unione Europea.

 




E’ scomparso il decano dei giornalisti giuliesi, Lino Manocchia

 

(Giulianova, 20 febbraio del 1921 – New York, 4 marzo 2017)

 

Giulianova, 4 marzo 2017. Oggi, a New York, intorno alle 10,00 del mattino, le 16,00 italiane, è scomparso il decano dei giornalisti giuliesi e italo-americani, Lino Manocchia. Ne danno notizia i familiari, la direttrice della casa editrice “Artemia” di Mosciano Sant’Angelo, Maria Teresa Orsini e il collega di giulianovanews.it, Walter De Berardinis, amico personale del giornalista giuliese. Nonostante avesse da poco compiuto 96 primavere, l’anno scorso ancora dialogava via cavo e skype con la direttrice e i collaboratori della Artemia editrice, con cui si stava lavorando per l’ennesimo lavoro editoriale che seguiva lui stesso da New York. Sono addolorata – afferma Maria Teresa Orsini – un giornalista dai modi cortesi e affabili. Una grande personalità e caparbietà, dovuta – continua la Orsini – al fatto che aveva perso il papà (il giornalista Francesco Manocchia) sotto i bombardamenti degli angloamericani a Giulianova nel 1943/1944; ed era reduce dalla prigionia in Germania, dopo essere stato sul fronte balcanico. Abbiamo perso – conclude Maria Teresa – un grande italo-americano, sicuramente nei prossimi mesi lo ricorderemo come giusto che sia per le grandi personalità. Anche il collega Walter De Berardinis lo ricorda così: alla fine del 1998 e gli inizi del 1999, in qualità di redattore del quotidiano online giulianova.it, di proprietà della società “Genesi” di Marco De Merulis, decidemmo di dedicare una rubrica da New York con il grande Lino Manocchia e successivamente emigrò nella mia testata giulianovanews.it; poi seguì la biografia mia e quella della scrittrice Alida Scocco Marini e successivamente due libri “Lino e il microfono” (le sue migliori interviste con i grandi dell’epoca) e “Quando c’era la guerra” ( dove si ricordava il papà nella 1° guerra mondiale), entrambi editi dalla Artemia editrice di Mosciano Sant’Angelo. Perdo un amico, un collega ed anche un pezzo di storia giuliese. Frequenti e notturne, le tante telefonate che Lino mi faceva perché dimenticava il fuso orario tra New York e Giulianova. Devo ringraziare il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Stefano Pallotta, che durante il premio “Polidoro” a L’Aquila ci consegno una targa d’argento alla carriera per Lino Manocchia. Mi dispiace che le varie giunte regionali abruzzesi, nonostante mie sollecitazioni, non attribuì mai la prestigiosa medaglia “Aprutium” premio dedicato agli abruzzesi che si sono distinti fuori dai confini nazionali.

 

“…Le avversità possono essere delle formidabili occasioni”

Thomas Mann, scrittore (1875-1955)

Lino Manocchia

L’Incredibile storia del decano dei giornalisti giuliesi

di Walter DE BERARDINIS*

 

Pasquale, Omero, Marino Manocchia, per tutti Lino, nasce all’alba (3,00) di un freddo mattino a Giulianova alta il 20 febbraio del 1921, nell’abitazione di Via XX settembre (centro storico) è il primogenito del giornalista e scrittore, il Cav. Francesco Manocchia, poi scomparso nel bombardamento su Giulianova del 29 febbraio del 1944, e di Filomena Spadacci, d’origini toscane. Quel giorno, davanti all’ufficiale dell’anagrafe si presento il papà Francesco con due suoi amici come testimoni: Tommaso Lattanzi, impiegato e Pasquale Galantini, proprietario. Dal matrimonio di quest’ultimi, nacquero anche i suoi tre fratelli: Franco, giornalista del Corriere della Sera; Omero (poi morto per malattia a 17 anni) e Benito (per tutti Benny), corrispondente della Rusconi dagli USA. In realtà il vero nome di Lino è Pasquale (nome del nonno paterno), Omero (nonno materno) e Marino (lo zio paterno di Pittsburgh). Anche se in famiglia lo chiamavano tutti con il diminutivo di Pasqualino, ma per tutti era semplicemente, Lino. L’infanzia a Giulianova viene vissuta soprattutto con i nonni paterni, Pasquale, noto calzolaio della città (poi morto all’età di 94 anni) e della nonna, Lucia Macellaro, casalinga (abitavano dietro l’odierna scuola elementare Edmondo De Amicis, in Via Diaz). Si narra che aveva accarezzato il sogno della vita eclesiastica tanto da costruirsi un altarino in casa dove recitava preghiere e andava a suonare le campane nel vicino Duomo di San Flaviano. Tanto fu che il padre in una delle tante trasferte romane per lavoro contatto personalmente il cardinale Alessio Ascalesi (Afragola, 22 ottobre 1872 – Napoli, 11 maggio 1952) per farlo entrare al seminario di Teramo dove rimase solo due anni. Non mancheranno le occasioni per frequentare i nonni materni in Toscana, nel borgo di Montefollonico, frazione del Comune di Torrita di Siena ed anche a Montepulciano, dove viveva la zia, sposata con un ricco commerciante di stoffe. A Giulianova, gli amici più cari che frequentava erano: Carlo Marcozzi (poi sposato con la Branciaroli), Guido Pompei, Renato Campeti, Ernesto Ciprietti, l’affezionato Giancola e poi Giorgio De Santis, figlio del Sindaco, il geometra Bruno Solipaca, Dante Paolini (giocatore di serie A negli anni 40’/50), Poliandri, Rossi, Epimerio Taffoni, quest’ultimi noti sportivi giuliesi. Intanto il padre, cerca di investire i suoi risparmi nell’ acquisto di una cartoleria/edicola in città ed anche un piccolo appezzamento di terra. Nel frattempo la famiglia si sposta, vicino alla Chiesa di Sant’Anna, dietro il Torrione ed infine, alla fine degli anni ’30 nel palazzo dietro il Comune, dove viveva anche Renato Morganti, padre della sua maestra Maria. Finite le scuole del regno, si iscrive al Regio Istituto Tecnico Industriale “Raffaele Pagliaccetti in  Piazza Vittorio Emanuele II (oggi Piazza della Libertà), diretto dal Dott. Marucci. Alla fine degli anni ’30, quasi diciottenne, ebbe modo di conoscere e frequentare l’Avv. Attilio Re. Le prime battute dell’Avvocato furono profetiche: “perché non scrivi come tuo padre francescuccio, scrivi sul nostro Giulianova calcio. Se sbagli ti aiuto io”. Arrivò quel giorno, la squadra vinse e dovette mantenere la parola data. Poco dopo si recò al Caffè di Germano, nel cuore di Corso Garibaldi, l’Avvocato lesse l’articolo ed approvò. Scese in tutta fretta le scalette che conducono al lido e trasmise, con l’unico telefono pubblico, tutto l’articolo alla redazione. Quel primo articolo gli consentì di prendere la tessera d’ingresso al campo. Il padre, severo, insistette per non farlo continuare, è gli ripeteva sempre: “ con questo mestiere ci si muore di fame”. Ma lui serafico rispondeva: “Ma papà, tu sei un morto di fame!”. Poi iniziò le cronache della famosa Coppa Alleva, in occasione della festa della Madonna dello Splendore del 22 aprile e la sua partecipazione a bordo della splendida Lancia Lambada di Pierino De Felice, con tanto di premiazione con la banda di Introdacqua, diretta dal noto maestro Di Rienzo. Poi tutte le cronache del calcio giuliese: vero, vivo, combattuto sempre nella lealtà, quello di Paolini, Taffoni, Poliandri, Rossi, contro squadroni del calibro della Maceratese, Sambenedettese, Fermana, Teramo, Chieti, Vasto ed altre.

Strano destino quello di Lino, un bel giorno la sua famiglia ricevette dai due fratelli paterni (Gino e Marino Manocchia, proprietari di una fabbrica di tabacchi in Pennsylvania) i biglietti che li avrebbe portati in America. Ma la nonna, Lucia Macellaro, di instabile salute, convinse suo padre a restare a Giulianova.

Con l’avvento del Fascismo, ma anche durante la sua formazione scolastica, partecipò con i movimenti giovanili dell’epoca. Con il tema “Guardo in alto, ammiro e penso”, partecipò agli Agonali Fascisti per le scuole giuliesi, piazzandosi ai primi posti. Poi ci furono le selezioni provinciali a Teramo. Arrivò prima, ma dopo un consulto della giuria, fu retrocesso al secondo posto con un diploma e il primo premio andò al nipote di un funzionario di stato. Si presentò anche agli Agonali sportivi della provincia, partecipò ai cento metri con un paio di scarpette bianche da ballo, mentre il rivale teramano, Lanciaprima, arrivò prima, ma con delle vere e proprie scarpe da ginnastica. Mestamente di accontentò del secondo posto tra gli applausi dei presenti. Dopo la fine della scuole superiori, trovò posto a Torino come supplente (Italiano e Tecnologia).

Finito il periodo torinese, il padre lo iscrive al Regio Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini” di Forlì, per istradarlo ad una sicura carriera militare nella Regia Aeronautica Italiana. Un bel giorno, in visita al Regio Collegio, arrivò il Duce in persona, da buon giuliese si fece avanti per stringergli la mano. Al termine della visita ufficiale, il redattore dell’EIAR (l’agenzia di stampa governativa) dettò il resoconto della visita, ma il suo collega aviere, preso dall’emozione non riuscì ad affilare una parola. All’ora il Colonnello lo chiamò e gli chiese di trascrivere il resoconto. Poi, dopo la stesura, lo stesso Mussolini lo visionò e si congratulò con lui e chiese chi era quel bravo ragazzo. Quando rispose con nome e cognome, il Capo del Fascismo sorrise ed esclamò: “…sei il figlio di Francesco?”. Infatti, il padre, allora era il corrispondente da Teramo per il “il Popolo d’Italia”, il quotidiano del Partito Nazionale Fascista. Poco dopo, allo scoppio la guerra, inquadrato nella Regia Aeronautica Italiana, verrà trasferito a Mostar, nell’ex Jugoslavia. Ebbe modo di incontrare con il concittadino, Elio Fracassa, già esattore delle giocate delle lotterie di stato. Dopo la resa dell’Italia dell’8 settembre, e dopo una lunga odissea dentro i vagoni merci, come giovane sottotenente, fu internato in uno stalag nelle zone di Francoforte sul Meno, in Germania. L’internamento era stato così duro, che anche oggi fatica a ricordare quei terribili giorni di sofferenza.

Dopo tre anni di dura prigionia, viene rimpatriato, ma fa l’amara scoperta che suo padre è morto a causa di un ennesimo bombardamento angloamericano su Giulianova. La bomba, caduta il 29 febbraio del 1944, aveva centrato in pieno il palazzo (dietro l’odierna sede comunale). Morirono molti condomini e per fortuna si salvarono la Madre e i suoi tre fratelli. Tra l’altro, uno dei fratelli, Benito, fu colpito da ben 30 schegge. Poi gli anni duri della ricostruzione, venticinquenne, con una vita tutta da inventare, con i primi lavori con il Comune di Giulianova, organizzando eventi per le feste d’estate, un modo per aiutare la madre ed i suoi tre fratelli più piccoli. Innamoratosi della sua concittadina, Ada Di Michele, figlia di emigranti italiani già negli USA, nata nell’Ohio, sfocerà in matrimonio il 15 luglio 1948, nella parrocchia del lido. Intanto aveva ripreso le collaborazioni con diverse testate giornalistiche italiane, molte delle quali dirette dai colleghi di suo padre Francesco. Ma anche a livello locale seguiva le vicende della sua città. Come quella dell’Avv. Riccardo Cerulli, che voleva “annettere” la frazione di Cologna (Roseto degli Abruzzi) a Giulianova. Poi la battaglia giornalistica in favore della salvaguardia dell’ex Colonia Rosa Maltoni Mussolini. C’erano anche le grandi serate al Kursaal, dove allestiva delle splendide serate con cantanti, sfilate di Miss, orchestre e balli, tutto intorno al mitico Trenino di Santa Fè, un trenino dove venivano approntati dei mini locali per servire gli avventori; successivanete cambio nome in “Il Calipso Fiorito” e poi la famosa “Lanterna Blu”; dove si esibirono i migliori cantati dell’epoca: Mina, Jula De Palma, Peppino Di Capri, Nicola Arigliano, Nico Fidenco, ecc. Nonostante l’impegno e la voglia di riscatto, per Lino si profilava la via dell’espatrio per accarezzare il sogno americano. Era nei primi giorni di marzo del 1949, quando, con il piroscafo Vulcania si imbarcò a Napoli insieme alla moglie (tratta Genova-Napoli-New York) alla volta degli USA. Salutò Giulianova con una serata indimenticabile a casa di Bruno Solipaca ed in compagnia di Giorgio De Santis, Dante e Renato Granata, Claudio Gerardini, Carlo Marcozzi e Renato  Lattanzi.

Arrivato a New York, visse un periodo nel Bronx, nel quartiere “Piccola Italia”, poi nella zona del Westchester, oggi nota zona residenziale. All’inizio si arrangiava facendo il macellaio con il suocero (già cittadino americano), ed inseguito, con un cuoco sorrentino aprì un ristorante “da Capri”. Uscito fuori dal mondo della ristorazione, per via degli inizi di collaborazioni con la “Voice of America” e anche come corrispondente dall’estero per giornali italiani. Iniziò anche con la tv americana, presentando un programma televisivo settimanale sulla rete “Wevd” e uno radiofonico sulla “Whom”. Mentre, si stavano aprendo le porte dei famosi studios americani con le “prime” mondiali del mondo della celluloide. Numerosi e tanti, furono gli attori ed attrici che ha intervistato e conosciuto dei quali conserva ancora preziose foto. Ha incontrato ed intervistato personaggi come: Frank Sinatra, Dean Martin, Perry Como, Rocky Marciano, Juan Manuel Fangio, Mario Andretti e tanti altri illustri personaggi. Durante il lavoro con Voice of America, Manocchia ha avuto modo di intervistare cinque Presidenti americani: Eisenhower, Kennedy, Johnson, Carter e Clinton. Manocchia trovava anche il tempo per inviare, tramite la Voice of America, servizi regionali per l’Abruzzo, con la Rai di Pescara, allora diretta dal noto giornalista Dino Tiboni. Iniziò come corrispondente del “Messaggero” di Roma, il “Secolo XIX” di Genova, la “Gazzetta di Mantova”, ed altri. Poi l’incontro con il grande giornalista Luigi (Gino) Palumbo che lo portò a “Sport Sud” e poi al “Corriere della Sera”, dove collaborò per nove anni, per poi passare alla “Stampa” di Torino. E’ stato anche cofondatore di “Stadio” di Bologna, assieme a Remo Roveri ed altri, poi divenuto “Stadio-Corriere dello sport”, la cui collaborazione continuò anche dagli Stati Uniti con interessanti reportage. E’ stato inviato speciale di importanti testate, narrando della “SAC”, la Linea aerea strategica degli Usa, un paio di lanci di satelliti in coppia col compianto collega Ruggero Orlando, ricevendo anche dalla Commissione della Rai il più alto elogio per una sua trasmissione sull’anno geofisico. Senza trascurare di intervistare tanti abruzzesi in America, narrando le loro “odissee”. Corrispondente ventennale con i settimanali automobilistici “Rombo” (con il giornalista teramano  Marcello Sabbatini, recentemente scomparso), “Autosprint” e “Controsterzo”, ora concentra la sua attività, malgrado le numerose primavere, ancora pubblica i suoi lavori su Internet. La sua famiglia è nata nel giornalismo, dopo Lino, emergono Franco, ex redattore del “Corriere della Sera” e poi Benny (Benito), anch’egli dagli Stati Uniti per la “Rusconi”. Manocchia ha avuto numerose offerte per scrivere qualche libro sulla sua attività americana e soprattutto sui 40 anni ad Indianapolis” la famosa 500 miglia, la corsa più spettacolare del mondo. Oggi Manocchia vive a Cambridge nello stato di New York, insieme a suo figlio Adriano (sposato anche lui con la giuliese, Teresa Schiavi), noto artista e suo nipote Adriano Jr, manager del reparto ricerche della Cornell University di Ithaca a New York. Nonostante l’età, sfidando spesso i disagi dei voli aerei, segue le varie manifestazioni motoristiche delle quali è un noto esperto, incontrando famosi attori americani, appassionati di motori, una passione nata da un’intervista a Tazio Nuvolari, prima di una Coppa Acerbo a Pescara. A cavallo della fine degli anni ’90 e gli inizi degli anni 2000 inizia una fitta corrispondenza via mail e via cavo con il sottoscritto, poi sfociata nella collaborazione con il mio giornale giulianovanews.it e successivamente con il giornale online diretto dal collega Ludovico Raimondi, giulianovailbelvedere.it. Successivamente inizia le collaborazioni abruzzesi con News Italia Press; la Gazzetta del Sud africa; primadanoi.it, abruzzopress.info del collega Marino Solfanelli,  Nell’aprile del 2008, proposi un riconoscimento pubblico a Lino tramite la Regione Abruzzo con il premio Aprutium e al Comune di Giulianova, con una targa di riconoscimento, ma senza esito in entrambi i casi. Nel dicembre 2014 fui più fortunato, grazie alla mia proposta e all’impegno profuso del Presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta e la commissione giudicatrice della XIII edizione del Premio Polidoro ritenne di assegnare un encomio per la carriera al “nostro” Lino Manocchia. La cerimonia di premiazione si svolse venerdì 12 dicembre, presso l’auditorium Bper a L’Aquila con la prestigiosa presenza del Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, Prof. Francesco Sabatini e la presenza delladirettrice della Artemia, Maria Teresa Orsini che ritirò il premio. In realtà a Lino il 24 ottobre 2013, a Giulianova, durante la presentazione del suo volume  dal titolo “Lino e il microfono”, fu omaggiato dalla sua Giulianova grazie proprio alla casa editrice Artemia Editrice diretta da Maria Teresa Orsini. Oltre agli innumerevoli riconoscimenti durante la sua professione ricevuti nella sua straordinaria carriera, Manocchia, il 23 aprile 1946, a firma del Ministro della Casa Reale Lucifero Falcone (Falcone Lucifero dei marchesi di Aprigliano (1898-1997)), fu nominato Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia. Oltre all’encomio, anche la la mia testata online www.giulianovanews.it ha ritenuto di omaggiare il giornalista giuliese con una targa di merito consegnata a L’Aquila nel 2014, che recita la seguente frase: “al decano dei giuliesi Lino Manocchia, dedico questa frase di Enzo Anselmo Ferrari (Modena, 18 febbraio 1898 – Modena, 14 agosto 1988) “Sono i sogni a far vivere l’uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo.” Con l’opera “La lotteria, un campo tedesco per prigionieri di guerra” al commendatore Lino Manocchia vinse il premio “MONTEFIORE NEL MONDO”, era il 28 Settembre alle ore 15.00 presso il Teatri Malatesta di Montefiore Conca. Da non dimenticare le uniche due biografie pubblicate su Lino: una del sottoscritto sull’annuale storico “Madonna dello Splendore” e successivamente dall’amica e collega, Alida Scocco Marini nel secondo tomo di “Conosciamoci e facciamoci conoscere”; Poi lAccademia Culturale Internazionale di San Giovanni Crisostomo, presieduta dal Presidente, Giuseppe Del Zoppo il 17 agosto 2013, presso la sede del Centro Culturale San Nicola a Pescocostanzo (AQ), in occasione del Premio culturale Internazionale, “ SAN GIOVANNI CRISOSTOMO “ premiarono me e Lino per l’attività giornalista

 

Lino Manocchia: “Rifarei tutto, ma cancellerei i dolori della guerra”. Mentre scrivevo questo breve profilo biografico, gli ho chiesto: ricominceresti da capo senza cambiare nulla? Lui mi ha risposto: “Certo che accetterei. Ma cancellerei la parentesi della prigionia in Germania e la perdita di mio padre sotto le bombe. La vita mi ha dato tanto ed io le sono grato insieme alla Provvidenza che mi ha guidato, aiutato e sorretto,  facendomi acquisire una esperienza favolosa. Ringrazio anche il dono della capacità di volgere in gioco le più crudeli avversità di comunicare col pubblico, in un sapiente dosaggio di ruoli. La mia vita è un romanzo multicolore, bello, reso affascinante dalla moltitudine di soggetti incontrati e trattati.” Credo, alla luce di quanto raccontato, che questo illustre giuliese, ultra 90enne ed ancora in attività, abbia una miscela esplosiva di estro e di calcolo, di impulsività e scetticismo, condito dalla spregiudicatezza che accomuna molti giuliesi conosciuti fin adesso. Eppure non c’è stato interlocutore più amabile, agguerrito e conversatore come lo è lui. Uno che si reputa “artigiano” della penna. Un cronista chiaro nell’esposizione dei fatti raccontati. Che magnifico istrione questo Lino Manocchia,  nato a Giulianova quasi 96anni fa. Credo che la Città di Giulianova lo debba onorare con un encomio pubblico per aver portato il lavoro e la laboriosità di noi giuliesi fuori dai confini nazionali e con la speranza che lo faccia il CRAM Abruzzo per un abruzzese che ha onorato la sua regione.

Non so se farà piacere e se leggera questo mio pezzo Lino, il “monello” come lui e il collega Ludovico Raimondi amano spesso chiamarmi, spera che i posteri possano in seguito rileggere e riscoprire chi della giuliesità prima e l’italianità dopo, ha dimostrato di farsi valere fuori dai confini regionali; mentre scrivo quest’ultime righe penso a mio fratello Arino che ha dovuto emigrare per realizzarsi niente di poco meno che a Tokyo e alla sfortunata sulmonese Fabrizia Di Lorenzo che aveva appena accarezzato il sogno di realizzarsi fuori i confini nazionali. Non me ne voglia Lino, ma a queste due ultime persone va il mio pensiero di abruzzese e giuliese.

 




Walter De Berardinis vince il Premio nazionale giornalistico “Vivi l’Abruzzo” sezione storia


Mosciano, 23 Dicembre 2015 – Rosciano (PE). Con l’articolo “Giulianova sotto le bombe nella 1° e 2° guerra mondiale”, uscito sulla rivista storica “Madonna dello Splendore” che viene editata ogni 22 aprile a Giulianova in occasione della festa mariana, il giornalista giuliese Walter De Berardinis si è aggiudicato il primo posto nella sezione “storia” del Premio nazionale giornalistico “Vivi l’Abruzzo” – Rosciano 2015. L’ideatore del premio, il dott. Enrico Trubiano, in compagnia del sindaco di Rosciano Alberto Secamiglio e dell’Assessore alla Cultura Marilena D’Amato, hanno premiato De Berardinis per l’impegno e la costanza nel trovare documenti inediti in Inghilterra, USA e Australia, riguardanti fatti accaduti oltre 70anni fa. Quest’ultime ricerche sono state poi pubblicate dalla casa editrice di Mosciano Sant’Angelo, Artemia edizioni di Maria Teresa Orsini, insieme al lavoro riguardante i caduti della 1° guerra mondiale dal titolo “Quando c’era la guerra” di Francesco Manocchia.




Premio Roccamorice 2015 a Walter De Berardinis

Presentato il progetto per i caduti di Fano Adriano ed in futuro Campli
Donati volumi alla biblioteca di Roccamorice e De Berardinis si è reso disponibile a mettere online la sua biblioteca privata

Mosciano Sant’Angelo, 3 agosto 2015 – Giornata intensa e piena di proposte al “Premio dell’Editoria Abruzzese – Città di Roccamorice – 2015”, l’autore e giornalista giuliese, Walter De Berardinis, dopo aver ricevuto il “Premio per la promozione e diffusione della cultura e dell’editoria abruzzese” ha presentato pubblicamente il progetto che sta portando avanti con la casa editrice Artemia edizioni di Mosciano Sant’Angelo in tutta la provincia di Teramo per ricordare i caduti della grande guerra, poi sfociato nella prima pubblicazione del libro di Francesco Manocchia “Quando c’era la guerra”. Per la metà di agosto sarà ospite del Comune di Fano Adriano per presentare e onorare i caduti della grande guerra, 31 giovani fanesi caduti durante il primo conflitto mondiale del 1915-1918, ed in futuro anche per Campli. 


Non solo, in collaborazione con la Proloco di Fano Adriano, saranno consegnati i diplomi pergamenati alle famiglie e discendenti di questi giovani e valori eroi fanesi in occasione del centenario dell’entrata in guerra. Sul palco, insieme al premiato De Berardinis, sono saliti la responsabile marketing della Artemia,  Luisa Ferretti e anche il suo editore, l’amministratrice delegata di Artemia, Maria Teresa Orsini, la stessa ha omaggiato il Sindaco di Roccamorice Alessandro D’Ascanio, di alcuni volumi della stessa casa editrice per incrementare la biblioteca civica in corso d’ampliamento.

Anche l’autore, Walter De Berardinis, nel ricevere dalle mani del Sindaco e del Presidente dell’Associazione Editori Abruzzesi, Marco Solfanelli, il premio, ha invitato tutti gli editori presenti ad aiutare il Comune di Lanciano, capofila del progetto, per mettere in rete tutte le biblioteche private e pubbliche abruzzesi online. Anche De Berardinis si è reso disponibile ad entrate nel sistema online con la sua ponderosa biblioteca privata ricca di testi e documenti acquisiti in tanti anni di attività, compreso dei fondi donati da alcune famiglie.




Premio dell’Editoria Abruzzese a Walter De Berardinis

Mosciano Sant’Angelo, 31 luglio 2015 – Con la seguente motivazione: “Premio per la promozione e diffusione della cultura e dell’editoria abruzzese”,  domenica 2 agosto 2015 dalle ore 18:00, nel corso della manifestazione del “Premio dell’Editoria Abruzzese – Città di Roccamorice – 2015”, l’Associazione Editori Abruzzesi ha deciso di assegnare cinque riconoscimenti di merito ad altrettante personalità che nel corso del biennio 2014-2015 che si sono distinte per particolari meriti. Anche il coautore della ristampa del libro di Francesco Manocchia “Quando c’era la guerra” edito dall’Artemia edizioni di Mosciano Sant’Angelo, Walter De Berardinis, giornalista e scrittore giuliese, sarà insignito del prestigioso premio. Da anni, l’autore, conduce una ricerca sui caduti giuliesi della 1° guerra mondiale scoprendo che ai 96 caduti iscritti sulla lapide posta sulla facciata del Duomo di San Flaviano, devono essere aggiunti altri 24 nomi, per un totale di 120 caduti non tutti trascritti nei famosi 31 albi d’oro del Ministero della Difesa. Il premio giunge a coronamento del faticoso lavoro di ricerca dell’autore impresse proprio nel libro edito dalla casa editrice Artemia diretta dalla Sig.ra Maria Teresa Orsini, con l’introduzione di Sandro Galantini e i disegni di Vladimiro Di Stefano. Il volume, oltre che acquisito dalle biblioteche della nostra regione, sta varcando i confini nazionali, visto che tra i caduti giuliesi c’è anche un italoamericano, Flaviano Di Donato, morto in Francia nel 1917 con la 58° fanteria del corpo volontari americani, ed oltre che essere citato nell’albo d’oro dell’allora Ministero della Guerra (volume secondo Abruzzi e Molise) edito nel 1927, è ricordato anche nel libro d’oro dei caduti americani della grande guerra, l’originale è custodito nella Biblioteca Nazionale del Congresso Americano. Il volume, visto il successo, è stato distribuito in tutte le edicole cittadine e le principali librerie abruzzesi.