Mam, Museo d’Arte sul Mare: la storia – 11

Mam, Museo d’Arte sul Mare: la storia – 11

LE OPERE DEL MAM E LA LORO STORIA – 11

di Piernicola Cocchiaro

 

 

 

San Benedetto del Tronto, 2018-11-07 – Un altro nuovo post con le foto delle opere del MAM realizzate durante l’undicesima edizione di “Scultura Viva”, nel 2007 e la loro storia.
Le foto sono tratte dal catalogo del Festival dell’Arte sul Mare 2018, realizzato da Fabrizio Mariani, mentre la storia e’ tratta dal libro “Cercavo proprio te” di Piernicola Cocchiaro

Scultura Viva 2007

L’anno della rinascita

Nel maggio del 2006 fu eletto nuovo Sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari, già vicesindaco durante il secondo mandato Perazzoli. Gaspari era un fan di “Scultura Viva”, aveva sempre partecipato a tutte le cerimonie di chiusura tenutesi e questo mi autorizzò a pensare che forse con lui Sindaco, il simposio avrebbe potuto riprendere il suo regolare svolgimento.
Così, dopo aver aspettato che avesse finito di organizzare la sua nuova amministrazione ed aver aspettato che fosse superata la pausa estiva e il mese di Settembre che serve più che altro per riscaldare i motori ormai raffreddatisi durante le ferie, in ottobre mi recai a trovarlo in Comune nel suo nuovo ufficio.
Con molta schiettezza, lo misi di fronte a due possibilità, una era di lasciare morire definitivamente Scultura Viva, considerato che già quell’anno non si era svolta e l’altra invece era quella di rilanciarla alla grande, considerando però un nuovo finanziamento di almeno 20.000 euro, che consentisse anche la stampa di un catalogo a colori. Con mia grande soddisfazione, il sindaco optò per la seconda soluzione e fu così che nacque il nuovo progetto di Scultura Viva che avrebbe visto la sua 11^ edizione nel giugno 2007.
Oltre al catalogo a colori, l’altra novità di quell’anno, fu il fatto che Carlo Melloni lasciò la direzione artistica del simposio che creò in città tante gelosie sin dalla sua nascita e che così decisi di prendere io, in aggiunta a quella organizzativa. Per prima cosa, cercai di internazionalizzare ancora di più il simposio, invitando da quell’anno tutti artisti stranieri e solo due italiani, l’artista locale e quello di livello nazionale. Non era difficile scegliere il gruppo degli artisti, ormai tutti avevano il loro indirizzo di posta elettronica e internet nel frattempo era cresciuta, diventando una valida collaboratrice.
Inoltre ormai “Scultura Viva” era conosciuta e la fama del simposio si era notevolmente diffusa nell’ambiente degli scultori. Le richieste di partecipazione erano tante e arrivavano da ogni parte d’Europa e anche da oltre Atlantico. Così bastava che io vedessi le foto delle opere ed i curriculum che i richiedenti mi inviavano in e-mail, per capirne le qualità e scegliere chi invitare.
Per la critica che spiegava il significato delle opere che sarebbero state realizzate e la ricerca artistica dello scultore invece ricorsi ad un semplicissimo quanto valido stratagemma. Chiesi agli artisti selezionati di inviarmi oltre al bozzetto, anche una breve descrizione critica, fatta da loro o da qualche critico d’arte, sia del significato dell’opera che avrebbero realizzato, che della loro propria ricerca artistica. Così non dovetti far altro che virgolettare, sul catalogo le loro dichiarazioni, aggiungere il loro nome sotto e il gioco era fatto.
Quell’anno le richieste furono veramente tante e questo mi permise di scegliere gli artisti agevolmente. Invitai tre scultrici, una belga, una spagnola e una portoghese e quattro scultori, un irlandese, un russo e i due italiani Gualtiero Mocenni e il locale Giuseppe Straccia.
Gualtiero era un omone grande e grosso di Milano che era nato a Pola, in Istria quando ancora era italiana ed era uno scultore e pittore molto famoso. Le sue opere erano veramente interessanti, ricche di carattere ed erano molto apprezzate dalla critica milanese e nazionale. Fu una bella esperienza conoscerlo e legammo immediatamente, dando vita così ad un rapporto che dura ancora oggi.
Di Giuseppe Straccia invece me ne parlava da circa due anni prima Piero Brandi, un giovane geometra di Pagliare, impiegato all’Ufficio Urbanistica del Comune di San Benedetto, che non perdeva occasione per illustrarmi le qualità artistiche di quel suo concittadino autodidatta ogni volta che avevo occasione di incontrarlo per via del mio lavoro di architetto. Una sorta di Ligabue del piceno a suo parere. “Sta facendo una casa a Pagliare con tutte facce incastonate nei muri e nel giardino ci saranno cinquanta, cento sculture” mi diceva entusiasta ogni volta che gli capitava di parlarmi di Peppino. Qualche mese prima dell’inizio della 11^ edizione di Scultura Viva, mi diede delle foto delle sue opere e quando io vidi la foto del monumento funebre che Peppino aveva fatto al suo cane, mi convinsi ad invitarlo. Così, ebbi la fortuna di conoscerlo e da allora siamo diventati veramente amici. Presto scoprii che Peppino non era solo un bravo scultore autodidatta, ma anche un grande collaboratore. Aveva un cuore d’oro e questo lo portava ad aiutare gli altri artisti che per un motivo o per un altro, avevano qualche problema. Inoltre, un pomeriggio si e uno no, faceva portare sul molo da sua moglie Antonietta, che aiutava il figlio Emiliano nel ristorante che aveva sul lungomare, crostini di vario tipo, pizzette e ogni altro ben di Dio accompagnato da un ottimo vino, per far fare merenda agli artisti.
Quell’anno, durante il simposio, si ripetè quasi la stessa scena di cui fu interprete nel 1998 il portoghese Joao Antero. Infatti lo scultore irlandese James Gannon fu incerto per quasi due giorni sulla scelta del blocco di travertino da scolpire e addirittura in crisi, arrivò perfino a cambiare totalmente progetto, nonostante l’originario fosse stato già pubblicato sui cataloghi a colori del simposio. James avrebbe dovuto realizzare un bassorilievo con degli alberi, se non ricordo male e invece alla fine realizzò un bassorilievo che rappresentava dei pesci guizzanti stilizzati in una maglia modulare molto interessante.
Come era prevedibile, l’opera più apprezzata fu comunque quella di Gualtiero Mocenni che anche se astratta, conquistò il pubblico per la sua forte personalità. Gualtiero fece una scultura di forma cubica che rappresentava il movimento delle onde del mare. Aveva scelto un bel blocco bianco e compatto di travertino e lo aveva scolpito sia sulla faccia anteriore, che sulla sua parte superiore. Le onde stilizzate davano alla scultura un effetto chiaroscurale molto dinamico e anche il titolo “Un cubo di mare” fu veramente appropriato.
Anche la scultura di Giuseppe Straccia fu molto apprezzata dal pubblico, forse per la sua semplicità e il suo essere naif. Fece il ritratto di Cristoforo Colombo e sulla sinistra scolpì una delle sue tre famose caravelle. La cosa interessante è che ancora oggi, il suo “Cristoforo Colombo” è una delle opere più fotografate e filmate del molo sud.
L’edizione di quell’anno ebbe il maggior successo di sempre, forse soprattutto per il catalogo a colori che costituiva una vera novità e che da allora diventò un ambito oggetto da collezionare. Quello delle precedenti dieci edizioni, era un catalogo di non più di trenta pagine in bianco e nero con la sola copertina a colori e si limitava a descrivere la ricerca artistica degli scultori che avrebbero partecipato e l’opera che avrebbero realizzato. Il nuovo catalogo invece era costituito da una sessantina di pagine tutte a colori, delle quali, circa la meta’ costituivano una preziosa raccolta fotografica, divisa per edizioni, di tutte le opere realizzate dal 1996.
Fu insomma un’ottima edizione e soprattutto quello fu l’anno della rinascita di “Scultura Viva”.

 

 

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