Ora lo sappiamo. Il premier Conte soffre d’insonnia

Ora lo sappiamo. Il premier Conte soffre d’insonnia

Così, mentre il Paese dorme o cerca di dormire, lui, a rete unificate, fa conferenze stampa (anche senza la stampa) annunciando chiusure, vecchie e nuove, invitando alla coesione con parole da libro Cuore ma soprattutto dimenticandosi di firmare i relativi decreti che, puntuali, arrivano dopo 24 ore.

Così abbiamo assistito alla corsa notturna per un posto sui treni diretti al sud, ai supermercati presi d’assalto, allo jogging sì, allo jogging no, ma solo attorno al tuo isolato, alle industrie che devono chiudere (sentiti i sindacati) alle industrie che non devono chiudere, a quelle che un po’ chiudono e un po’ stanno aperte (e i sindacati che minacciano lo sciopero).

Non ne azzecca una.

E l’Italia non ha bisogno di un azzeccagarbugli. Non ha bisogno di un premier che soffre d’insonnia e costringe milioni di italiani a stare attaccati a Facebook o alle edizioni straordinarie notturne dei tg per sentire annunci che precedono i decreti o che vengono modificati nel prosieguo della notte.

L’avvocato del popolo, che ha mandato in confusione il Governo e il PD, non può continuare a intestarsi battaglie, mai vinte, contro il Coronavirus.

Non può continuare a pensare che la lotta al Covid-19 sia anche una lotta contro i governatori del nord (e per giunta leghisti o di centrodestra).

Gli appelli del Presidente Mattarella perché il Paese sia unito e combatta insieme questo flagello, sbattono inutilmente con il premier, dotto di citazioni compreso Churchill, ma non all’altezza di un compito così gravoso che la storia gli ha assegnato.

Così le Regioni vanno ormai per fatti loro adottando misure ancor più drastiche di quelle di un Governo sempre indietro di un passo rispetto alle decisioni da assumere.

L’Italia, ora, subito, ha bisogno di coesione e di unità. Signor Presidente della Repubblica, intervenga. Intervenga ora, subito. Faccia cessare questo balbettio confuso e restituisca al Paese unità e coesione.

Il Coronavirus non può essere un campo dove piantare bandierine di maggioranza o opposizione, se non vogliamo che diventi un campo di cipressi.

Ascoli Piceno, 23/03/2020

Piero Celani

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