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La forza degli ultimi nel progetto di Sara Annovi

di | in: Interviste

Sara Annovi

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di Raffaella Milandri

 

Il progetto “Sightless”, di Sara Annovi, che si basa su una esperienza personale e uno studio sul mondo dei senzatetto, vuole mettere a fuoco la cecità indotta dalla differenza di condizione sociale, in particolare nei confronti degli ultimi. Una ricerca importante, dalla quale si estrapola una profonda riflessione sui valori dell’uomo e della società attuali. Sara ha vissuta ella stessa come una senzatetto, in una comunità di polacchi. Ho incontrato Sara Annovi, in arte Sarah Stuart, sia alla Biennale di Firenze che ad un evento internazionale ad Assisi, grazie all’amico comune Giovanni Iovene, pittore e curatore di eventi artistici di spessore.


Sara, come è nata la passione per la fotografia, prima ancora della opera di film-making?

Esattamente, le mie video-produzioni sono nate in un secondo tempo. Sin da quando avevo 12 anni ho iniziato a partecipare a importanti contest di Fotografia, della Contrasto e poi di Lifeframer. In maniera particolare mi sono avvicinata alla fotografia documentaria e al ritratto, e poi sono entrata all’Accademia Italiana di Firenze. Cio’ che mi ha spinto alla scelta dello scatto, rispetto ad altre arti visive, e’ stato inizialmente la mia poca confidenza ad avvicinarmi socialmente alle persone: la camera costituisce una barriera e un’unione al contempo, permette di costruire un personale spazio di interpretazione ed azione e congela una connessione con il soggetto fotografato. Ho scoperto quanto potessi diventare potente suggellando un momento con la macchina fotografica, e il vero valore della fotografia, sin dagli ultimi anni del liceo: scattare foto mi dava energia, entusiasmo, non era piu’ solo un hobby, era diventata un’esigenza, seguiva la mia idea di vita, il mio lifestyle. Sono del ‘93, una generazione dove la potenza dell’inventiva si e’ in parte afflosciata perché tutto e di piu’ e’ già stato proposto, toccato e addirittura plagiato. Come fotografa difendo la mia parte artistica, ma purtroppo ciò che vende oggi e’ spesso il fine commerciale dell’immagine e non la qualita’ artistica . Fotografare significa comporre un’immagine e scrivere con la luce: il fotografo estrae una parte di realta’, la reinterpreta, non la riproduce.

La storia di Sightless nasce dalla relazione con questo giovane senzatetto polacco e con i suoi amici. Cosa La ha maggiormente incuriosita di questo mondo “diverso”, con ritmi di vita e regole decisamente inusuali per noi “borghesi”?

Pur se io provengo da una famiglia medio-borghese, non mi sono sentita poi così diversa da quelle persone che, indipendentemente dagli anni passati in strada, sono umanamente e civilmente così simili a noi. Mi ha colpito il loro inusuale rispetto degli spazi, dal momento in cui, in territorio pubblico, non esistono privatizzazioni e all’aria aperta tutto dovrebbe essere accessibile. Mi sono resa conto di quanto il tetto per loro fosse diventato un fattore accessorio; il senso dell’onore e del rispetto che questi polacchi avevano per la quiete e per il sonno di ognuno, dopo ore di burla e qualche bicchiere di troppo, erano sicuramente più difficili da mantenere in uno spazio condiviso, che loro sono in grado di privatizzare in maniera ammirabile. Hanno “colonizzato” una chiesa a Gavinana, e il parco attorno ad essa. Lo Zio piu’ saggio del gruppo, che tutti amano chiamare “Clint Eastwood”, si svegliava alle cinque ogni giorno e con le mani imperterrito raccoglieva cicche, riordinava il posto letto, igienizzava con alcol le poche posate ricevute dalla Caritas, e cercava di mantenere in ordine la strada, dove ragazzi adolescenti e piromani passavano di notte lanciando cartacce bruciate, incendiando cassonetti . Loro non sono per niente disagiati in quanto vagabondi, e sono abituati ad arrangiarsi. Ho scoperto che vivere all’aperto può costituire una “droga”; che talvolta non esiste una concezione di giusto e sbagliato; che un materasso e’ sicuramente piu’ comodo ma agli occhi della fame, come alle mense e riuniti in uno spoglio spazio comune, eravamo tutti esseri umani e che quindi di un “materasso” si può fare a meno. La civiltà, intesa come una non-necessaria patina comportamentale e sociale con cui siamo cresciuti, e il galateo che ci hanno impartito, possono sicuramente arrivare a dividerci dalla semplicità dei nostri istinti, dal cameratismo universale che gli uomini dovrebbero avere gli uni per gli altri. L’intesa e la forma comunitaria che questi individui, pur non integrandosi nella nostra società, sono riusciti ad instaurare è sufficiente a mantenerli in vita, rinunciando anche al denaro. Questa esperienza mi ha fatto godere ogni attimo abbandonando l’ansia frenetica, portata dalla competizione di tutti i giorni, nella ricerca disperata di un’identificazione nel mio lavoro. Ero Sara, nessuno mi conosceva, ma sentivo di conoscere tutti, e mi sentivo di controllare quell’aspetto di me “ribelle” passando inosservata. Come diceva il saggio Clint Eastwood ero libera dai canoni, dallo stress, imposti dal Conformismo. Ero curiosa di scoprire quanto a loro basti poco per stare bene, e come io invece sia piena di esigenze. Di colpo, immergendomi nel loro mondo, mi sono sentita stranamente soddisfatta. Non potevo tradire le loro usanze, nel momento in cui ero parte del gruppo, e questo ha battuto addirittura le norme e i principi con cui ero stata allevata; mi davano la libertà di potermi dissociare e di poter scegliere chi essere ad ogni momento, in quanto mi apprezzavano come quella ragazza, un po’ ingenua e studiosa, che il mio ex aveva presentato loro.

Il cuore di Sightless: qual é è il cuore della storia, e la morale che ne ha voluto trarre e divulgare attraverso le immagini?

Sightless nasce per far riflettere le persone sul valore della comunita’ inteso come gruppo di persone che agiscono con lo scopo unico e imprescindibile di sopravvivere. Il messaggio dietro questo progetto da una parte tocca il tema della minoranza sociale, dall’altra quella della disoccupazione, perché possa aprire gli occhi sulla condizione dei cittadini in generale. In caso non ci fosse una soluzione, dopo il pignoramento della propria casa per esempio, come fare per non perdere l’entusiasmo, come fare a non commettere atti di disperazione? Credo che la scelta della strada non sia certo una scappatoia, ma la scelta di questi polacchi è ammirabile e spunto di riflessione: affrontare la strada, senza tempo per rimpianti o rancore, ma con una continua dedizione all’aiuto reciproco. Il segreto di “Sightless” è nel mettersi nei miei panni, una ragazza che non ha nulla in comune con il resto del gruppo, eppure riesce a vivere due vite differenti senza sentirsi per forza in dovere di giudicare e di seguire norme comportamentali prestabilite. Il mio progetto vuol suggerire quanto tempo si potrebbe guadagnare invece di perderlo dietro futili preoccupazioni, spendendolo per cambiare lo stile della propria vita e fare in modo che anche l’esperienza più drammatica possa trasformarsi in un’avventura, in un riscatto, in una possibilità di azione. Sightless, in quanto futura trasposizione cinematografica, vuole essere anche un piccolo corso di pronto soccorso e una sorta di incitamento all’auto-gestione. I personaggi di Sightless non sono degli eroi, ma degli Anti-Eroi, come Noi, come Tutti.

Ci parli del progetto cinematografico relativo a Sightless

Sto definendo le ultime pagine dello script. Ho intenzione di fare un crowdfunding per finanziare il progetto, e parte del ricavato andrà a beneficio della costruzione di strutture per senzatetto e per i loro cani. Molti attori saranno presi direttamente da ambienti di strada. Le location individuate per la realizzazione sono la Scozia, alcuni sprazzi della Polonia del Nord, centri urbani metropolitani come Firenze, Milano,Venezia. E magari anche la Grande Mela. Un grande progetto, che potrebbe arrivare al Festival di Cannes, di Venezia e di Toronto, seguendo gli standard neorealisti dei Contest.

Futuri programmi?

Sto lavorando a diversi progetti fotografici, a un canale Youtube, e a un progetto nell’ambito della carcerazione. Per completare il progetto di Sightless ho maturato il tema della reclusione, operando come volontaria per il giornale dei Ristretti Orizzonti di Padova. Il mio target è concentrarmi sugli emarginati, gli inetti, le persone recluse: rispecchia il mio continuo interesse verso il più debole, incluso chi viene descritto come pericoloso socialmente. Sto anche collaborando con band musicali per la realizzazione di video e short film, sviluppando una mia “estetica” del suono.

Cosa pensa del mondo della fotografia e dei media oggi? Come si trova, come giovane fotografa, ad affermare il suo lavoro e la sua opera?

Io sono un po’ old-school, mi appoggio a quello che mi disse un grande maestro e direttore della fotografia, Luciano Tovoli: ”Per fare questo lavoro, devi indossare delle buone scarpe”, ovvero bisogna dosare il piu’ possibile il proprio carisma, avere pugno forte e avere una predisposizione attitudinale positiva. Invece che lasciarsi scoraggiare da chi e’ arrivato prima di noi, bisogna carpirne quanti piu’ segreti possibile ed essere curiosi. Spesso chi primeggia toglie ai giovani la forza di mettersi in gioco e di provarci solo per paura di essere superato. I giovani sono freschi, dinamici, e con occhi spalancati osservano il mondo desiderosi di sapere. In una professione come questa sapersi vendere e credere nelle proprie competenze e’ l’ingrediente principale per avere successo. Credo che molti fotografi della mia eta’ vengano abusati e messi alle strette al punto da non ricevere quanto meritano. Bisogna sempre mantenere un piano B,C,D e così via, ma mai arrendersi.

Chi è Sara Annovi, in arte Sarah Stuart

Produttrice, screenwriter, direttrice della fotografia e regista di corti, video e shortfilm, artista espositrice in collaborazione con Giovanni Iovene, l’ambizione di Sarah Stuart, lo pseudonimo di Sara Annovi, e’ lavorare nel settore cinematografico e nella direzione della fotografia in ambiente americano.

Nata a Carpi (MO) nel 1993, si diploma al Liceo Classico di Correggio, si laurea all’Accademia di Arte, Fashion & Design di Firenze, specializzandosi in produzione fotografica e Nuovi Media visuali. Frequenta un Master di Cinematografia alla Shot Academy di Roma. Durante la stesura della tesi in “Direzione della Luce Naturale: riflessione sul Dogma 95 di Lars Von Trier”, farà conoscenza di personaggi e maestri cinematografici del settore fra cui Luciano Tovoli. Ottiene riconoscimenti artistici di spessore; realizza cataloghi e servizi fotografici per Marianna Ferrara, fashion designer russa. L’incontro con il curatore artistico Giovanni Iovene, durante l’evento culturale e la sfilata di moda al Wien Italianisches Kulturinstitute in cui riceve il titolo di fotografa ufficiale, seguirà la sua presenza attestata dal Ministero della Cultura in quanto video-montatrice, operatrice anche nelle successive mostre artistiche, fra cui la Biennale di Firenze, Grand Palais a Parigi, la Mostra di Assisi in cui espone i suoi scatti fotografici del progetto “Sightless” concentrato sul ritrarre la realtà dei senzatetto, e dal quale scaturisce il piano per un futuro lungometraggio. Tra le sue esperienze formative, uno stage per i Ristretti Orizzonti, giornale di Padova che tratta specificamente della carcerazione; un lavoro come fotografa, assistente e marketing content assistant per Daniela De Montby, brand di grande successo; una esperienza di filmmaker presso la Guestlist Magazine durante la quale entra in contatto col mondo musicale rapper, drum and bass e con artisti quali Token, Strike, Eminem e nel blues, soul, country con gli Arthur’s Brothers. A Firenze produce video musicali per Simon & The Strangers, di cui realizza il video ufficiale, e a Cibeno, in collaborazione con Maximilian Parolisi, produce un video artistico visuale per il lancio di una sua personale produzione “Something New”. A Londra collabora come videoassistentee runner in alcune film produzioni fra cui quella di “A change of Heart for Fred”, della regista Tiana Linden. In ordine di realizzazione le opere che le hanno fatto vincere alcuni contest: alla Toscana Film Commission “Living the Sound of the Street” nel 2014, “Motivational Video” nel 2015, “Stanislaw Builder Interview and Dance Performace”, “Opus Ballet Show recordings”nel 2016, “God is a Dj”, nel 2017, “Une tragédie comique” 2017, “Anya Walking Prayer” 2016/2017, “Meeting Her” uno script per la FMA School a Firenze, ora sotto la supervisione della Lions Gate, “As much as Dorian” 2017. Attualmente sta lavorando a SIGHTLESS, a una delle sue ultime produzioni a Londra “Documentary about homeless”, “Felicidade: an anthropologist ’ study on happyness”, “The day we never met”, “LM 3 MEZZI”; coinvolta nella progettazione di una video musicale country per gli Arthur’s Brothers e un film basato sulla pellicola di Edgar Allan Poe. Un video musicale che sta partorendo sopra una delle base strumentali prodotte da Strike Force. Nel 2017 riceve l’opportunità da parte del team Maremma Ventura attuale Esplorando di poter costituire la camera operatrice assistente durante un documentario intitolato “Cacciatori di Miniere” per il Gavorrano Park; in concomitanza con ciò lavora per una produzione indipendente CinePhotoArt, coordinata da Marco Kroma, una web serie alchimista e gotica di cui curerà la direzione della fotografia.

In un canale Youtube cui produce film review, intervista altri artisti nel settore e prosegue nella realizzazione di shortfilm, come di puntate per film-produzioni di cui lei stessa cura lo script, insieme ad altri artisti coinvolti nel panorama internazionale, fra cui l’art-director August Ryder e il sound designer Jimbo. Realizza per gli attori che collaborano con un personale showreel da presentare alle case di produzione.

 

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29 luglio 2018 alle 14:38 | Scrivi all'autore | | |

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