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Paolo Benvegnù @ Il Colle Bello, Ripatransone (AP) – 26.07.2020

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Paolo Benvegnù continua a sondare gli abissi dell’animo umano. E’ partito dal proprio personale abisso, ormai più di sedici anni fa con il primo album solista “Piccoli fragilissimi film”, per poi gradualmente abbracciare gli abissi della lontananza, della diversità, dell’altro in senso lato. Ormai padrone di uno stile che sa essere preciso e raggelante, ma anche sciogliersi nella più pura forma di abbandono, il songwriter lombardo incanta la platea del Colle Bello di Ripatransone compiendo il miracolo che si ripete immancabilmente ad ogni suo spettacolo: far assumere alla personale verità di chi ascolta i contorni di un’irreale chiarezza. Le canzoni del nuovo album “Dell’odio dell’innocenza” offrono una chiave di lettura preziosa per orientarsi nel nostro tempo rovesciato, in particolare Pietre, un’ode alla rarità e alla durezza ascetica della poesia (“il silenzio è la verità/la verità/…/io conosco gli umani/e preferisco le pietre”), e Infinito 3, mirabile sintesi della trama amorosa che Paolo intesse sin dagli esordi (“ci sono giorni per riconoscersi/ed altri ancora per abbandonare/l’anima intera/l’anima al mondo/innamorato di te”). Man mano che le parole si sovrappongono, si accumula densità poetica e la chitarra elettrica viene scossa con intensità crescente, il buio si riduce ad una fessura schiacciata dalla luce. La musica diventa rivelazione, anche quando i brani sono datati e si credevano già assimilati nel loro significato più intimo: accade, per esempio, con Nel silenzio, recupero da un ep del 2007, o con Simmetrie, canzone d’amore aliena ripescata dalla discografia degli Scisma, band degli anni Novanta con cui Paolo ha iniziato a tracciare la sua traiettoria artistica. Le canzoni sono essenziali nella versione voce/chitarra elettrica, sono privi di fronzoli e di autocompiacimento: Il mare verticale viene bruscamente interrotta prima del sing-along finale, Avanzate, ascoltate spogliata dell’enfasi, ridotta all’osso e lasciata nuda a galleggiare mentre la serata si avvia alla fine.

Dopo la chiusura affidata ad una cover particolarmente sentita di Hurt (Nine Inch Nails / Johnny Cash), Paolo lascia il palco tra gli applausi e si riposa qualche minuto prima di essere raggiunto da alcuni valorosi che lo acclamano per il pezzo perfetto del suo canzoniere, stasera eccezionalmente assente dalla scaletta, Cerchi nell’acqua. Lui, da generoso dispensatore di bellezza e da gentiluomo qual è, imbraccia di nuovo la chitarra e regala l’ultima perla di una serata che conferma il suo posto tra i (pochissimi) giganti della nostra canzone d’autore.

 

 

 

 

© 2020, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.


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