Mam, Museo d’Arte sul Mare: la storia – 18

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LE OPERE DEL MAM E LA LORO STORIA – 18
L’anno di Zed1 all’Agraria.

 

 

di Piernicola Cocchiaro

 

 

 

San Benedetto del Tronto, 2019-02-08 – Di seguito le foto delle opere del MAM realizzate durante la diciottesima edizione di “Pittura & Scultura Viva”, nel 2014 e la loro storia.
Le foto sono tratte dal catalogo del Festival dell’Arte sul Mare 2018, realizzato da Fabrizio Mariani, mentre la storia e’ tratta dal libro “Cercavo proprio te” di Piernicola Cocchiaro.

Il grande murale di Zed1 all’Agraria

Il 2014 può senzaltro essere definito l’anno di Zed1, pseudonimo di Marco Burresi da Certaldo, vicino Firenze. Avevo scelto Marco su internet, insieme agli altri artisti che avrebbero partecipato alla 17^ edizione di Scul.tura Viva, ma non immaginavo che, con la sua creatività, avrebbe rivoluzionato l’intero simposio.
Quell’anno tornai al format classico, che prevedeva la partecipazione di otto artisti, quattro pittori muralisti e quattro scultori. Oltre a Dulk e Mr.Chapu che erano stranieri ed esattamente spagnoli, per la sezione pittura murale invitai anche Zed1, uno street artist italiano molto affermato e Grazia Carminucci, una nota pittrice locale. Per la sezione scultura invitai la coreana, Ho-Young, Im, la californiana Dana O’Donnell, l’italiano Francesco Mazzotta e lo scultore locale Elia Orrù che era il figlio della pittrice Grazia Carminucci. Elia veramente viveva a Milano, ma a me sembrò una bella cosa far partecipare allo stesso simposio madre e figlio.
All’ultimo minuto Francesco Mazzotta dovette rinunciare perchè costretto a subire un intervento chirurgico ed allora fu sostituito da Giuseppe Straccia, il mio fedele assistente di campo che, come sempre, avrebbe comunque realizzato una scultura tra un aiuto agli artisti e l’altro e con il quale dunque
risolsi il problema senza troppi sforzi, anche se il catalogo era già stato stampato.
Come sempre, prima del simposio ebbi un lungo scambio di e-mails con gli artisti e soprattutto con i pittori che, convinti del fatto che avrebbero impiegato poco più di due giorni per realizzare le loro opere, mi domandavano se potevano lasciare il simposio prima della sua chiusura, una volta finito il murale, invece di stare a San Benedetto tutta la settimana.
Anche Marco me lo chiese ed io, come agli altri, gli risposi che lui aveva la possibiliutà di scegliere tra due opzioni e cioè arrivare a San Benedetto a metà settimana e andare via il giorno dopo la cerimonia di chiusura, oppure arrivare il primo giorno del simposio e andare via a metà settimana. La risposta che ricevetti fu per me una bomba. Mi disse che sarebbe rimasto a San Benedetto anche una settimana o dieci giorni in più, se gli avessimo fatto dipingere un grande murale su qualche grande muro della città. Lui avrebbe realizzato l’opera gratuitamente e il Comune avrebbe dovuto solo ospitarlo e fornirgli i colori e la piattaforma elevatrice.
Non me lo feci ripetere due volte e subito mi recai in Comune per girare la notizia al sindaco, chiedergli se era d’accordo e quale, secondo lui, poteva essere il muro più adatto. Coinvolsi anche il suo segretario personale e oltre a lui anche il direttore dell’URP. Spiegai loro che quella era un’occasione unica che non potevamo perdere e tutti furono d’accordo sul fatto di procedere. Poi ognuno di loro mi suggerì un muro diverso e appena li lasciai li andai a fotografare per poi, una volta a casa, inviare le foto a Marco.
Lui fu entusiata e scelse di dipingere il muro più grande, quello che era stato suggerito dal sindaco e che era situato nel quartiere Agraria a Porto d’Ascoli. Il muro era la facciata di testa di una di due palazzine di edilizia economica e popolare e fu anche questo il motivo che convinse Marco a sceglierlo, oltre al fatto che era grandissimo, con i suoi 18 metri di altezza per 10 di larghezza. Marco non aveva mai realizzato un murale così grande e quella sarebbe stata una sua scommessa e dunque anche la mia.
Il simposio iniziò senza problemi e la domenica mattina, come sempre, tuti gli artisti incominciarono ad organizzare i propri lavori. I due spagnoli avrebbero realizzato un unico murale di 12 metri di lunghezza, mentre la Carminucci e Zed1 avrebbero dipinto singoli murali di 6 metri di lunghezza ognuno. Zed1 iniziò alla grande, ma dovette sospendere il suo lavoro per tornare a Certaldo per il funerale della nonna. Tornò dopo tre giorni, quando gli altri muralisti avevanop già praticamente finito i loro lavori. Nonostante il ritardo, Zed finì il suo murale la mattina dell’ultimo giorno.
Anche tra gli scultori ci fu qualche problema di ordine familiare e lo spagnolo, che fortunatamente aveva finito il lavoro, dovette abbandonare il simposio senza partecipare alla cerimonia di chiusura. Nonostante tutto, le opere di quella 18^ edizione furono tutte di buon livello. La più apprezzata fu quella di Peppino che si intitolava “Tipo da spiaggia” e rappresentava una persona che prendeva il sole su un asciugamano rosso (si fece dare la vernice da Zed1 per colorarlo) circondato da tre gatti ed un paio di cani.
Finito il simposio, a differenza degli altri partecipanti, Zed1 rimase a San Benedetto, in attesa di iniziare a dipingere il grande murale dell’Agraria. Nel frattempo, con la sua simpatia , conquistò tutti gli ospiti dell’Hotel Cristall nel quale alloggiava ed era diventato molto amico dei proprietari Milena e Giancarlo.
Dopo qualche giorno, appena fu disponibile la piattaforma elevatrice da 24 metri, saltò nel secchiello e posizionandosi quasi centralmente, iniziò a studiare la parete che aveva di fronte, facendo degli strani movimenti con l’asta telescopica di alluminio di quattro metri che impugnava. Dopo una ventina di minuti fissò sulla sua sommità un rullo da imbianchino e incominciò la sua avventura.
Vederlo dipingere su quella parete fu un’esperienza unica e affascinante. Ormai aveva preso confidenza con il cestello della piattaforma elevatrice che anche se continuava ad oscillare soprattutto quando raggiungeva la massima altezza, non lo preoccupava più come prima. Nei giorni a seguire aumentarono sempre di più i capannelli di persone che con il naso all’insù si formavano sotto la grande parete, mentre alcuni residenti della palazzina si avvicendavano nel portargli primi e secondi piatti caldi.
Praticamente Zed1 divenne una leggenda e una grande novità non solo per il quartiere, ma anche per l’intera città.
Prima di partire gli chiesi chi potesse consigliarmi per continuare l’esperienza che lui aveva iniziato con il suo bellissimo murale. Vicino alla grande parete che lui aveva dipinto, ce n’era infatti un’altra esattamente uguale e pensai che sarebbe stata un’ottima idea realizzarvi un secondo murale delle stesse dimensioni. Mi consigliò gli Orticanoodles, un collettivo milanese guidato da due giovani artisti compagni d’arte e di vita, Wally e Alita.

 

 

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