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Mam, Museo d’Arte sul Mare: la storia – 13

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Mam 13

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LE OPERE DEL MAM E LA LORO STORIA – 13

di Piernicola Cocchiaro

 

 

 

San Benedetto del Tronto, 2018-12-02 – 
Un nuovo post con le foto delle opere del MAM realizzate durante la tredicesima edizione di “Scultura Viva”, nel 2009 e la loro storia.
Le foto sono tratte dal catalogo del Festival dell’Arte sul Mare 2018, realizzato da Fabrizio Mariani, mentre la storia e’ tratta dal libro “Cercavo proprio te” di Piernicola Cocchiaro.


Scultura Viva 2009

L’anno del dragone

“L’anno del dragone” è un famoso film di Micheal Cimino del 1985, interpretato da Mickey Rourke e John Lone. Anche Scultura Viva si può dire che abbia avuto il suo “Anno del dragone” o meglio “L’anno dei dragoni” e fu proprio il 2009. Naturalmente, la nostra storia non si svolgeva nella Chinatown di New York, come quello di Cimino, ma semplicemente lungo il molo sud di San Benedetto e invece di Mickey Rourke e tanti cinesi, c’era un solo cinese che però si chiamava Emil Adamec. A dire il vero Emil non era proprio cinese, cinese e immagino che lo abbiate capito anche voi. Si, viveva a Honk Kong, ma era ceco, nel senso naturalmente che era nato nella Repubblica Ceca.
Il nostro scambio di e-mails prima del simposio fu lungo e faticoso. Lui si era fissato che voleva realizzare una scultura usando ben 9 blocchi affiancati di travertino. Ogni blocco sarebbe stato un dragone e avrebbe rappresentato una nazione, diceva. Ci volle la mia pazienza e diplomazia a convincerlo che non avrebbe potuto fare nove sculture in soli sei giorni e dopo diverso tempo, riuscii a convincerlo di scolpire solo sei blocchi.
Mi disse che da Hong Kong si sarebbe recato nella Repubblica Ceca per prendere gli attrezzi e poi avrebbe raggiunto San Benedetto. Ero molto curioso di conoscerlo, anche perchè in internet c’erano diversi siti che parlavano di lui e di un suo strano progetto artistico internazionale che si chiamava “Agopuntura della terra”. Pensavo che da Praga sarebbe venuto a San Benedetto in macchina, visto che mi aveva anticipato che avrebbe portato con se diversi grandi attrezzi del suo laboratorio e quindi la mia sorpresa fu grande quando mi informò all’ultimo minuto che sarebbe invece arrivato in pullman.
Quando lo andrai a prendere alla fermata dell’autobus con il quale aveva attraversato mezza Europa, mi trovai di fronte ad un uomo non tanto grande, con i capelli quasi biondi e lunghi, raccolti dietro la testa a coda di cavallo e con due grandi occhi azzurri. La cosa che mi colpì di piu’ fu il grande maglio di acciaio che portava con se. Poteva pesare almeno 8 chili ed aveva un manico in legno lungo oltre un metro. Non era un attrezzo da lavoro, era praticamente un’arma. Lui infatti mi raccontò che a Praga non volevano farlo salire sull’autobus con quell’arnese, perchè credevano che fosse un terrorista o qualcosa del genere.
Affianco a se c’erano due enormi bauli neri, di quelli che si aprono verticalmente dividendosi in due. Dopo essere riusciti a malapena a caricare i due bauli sulla mia macchina, lo accompagnai all’Hotel Sabbiadoro, dove quell’anno, l’Associazione Albergatori “Riviera delle Palme” ospitò gli artisti.
In albergo trovai i due italiani Maurizio Perron e Emanuele Rubini e l’italo canadese Domenico Di Guglielmo. Rubini era uno scultore di Bitonto, molto bravo, che aveva partecipato anche alla biennale di Venezia. Scolpiva delle forme molto sinuose che, diceva lui, erano la sintesi della sensualità femminile. Oltre a loro quell’anno parteciparono Francesca Bianconi, una giovane scultrice di origini sambenedettesi, la svizzera Blanka Bernasconi, la turca Evrin Kilic ed il locale Francesco De Angelis.
I lavori più ammirati furono quello di Emanuele Rubini e di Domenico Di Guglielmo. La scultura di Rubini era praticamente un’opera a tutto tondo, di notevole dimensione e composta da due forme molto sinuose, compenetranti, che aveva anche un titolo un pò osè “Sono dentro te”, mentre Di Guglielmo realizzò una bellissima opera ispirata alle onde e ricca di movimento e ritmo chiaroscurale. Anche Perron fece un bellissimo lavoro, molto originale e così pure Francesca Bianconi che dimostrò un’esperienza scultorea inaspettata.
Emil Adamec alla fin fine non fece un gran bel lavoro, ma comunque fu il personaggio più amato dal pubblico di quell’anno. La domenica, quando iniziarono i lavori, faceva freddo e pioveva. Tutti gli altri scultori si ripararono nel container vicino al compressore dell’aria aspettando che passasse il maltempo, ma Emil, imperterrito, dopo aver indossato i pantaloni e una grande giacca di tela incerata, come quelle che indossano i pescatori norvegesi, incominciò a lavorare incurante della pioggia. Portò con se una mola con un disco diamantato da almeno 40 cm. di diametro e un vero e proprio motopicco lungo almeno 60 cm..
La mola aveva il raffreddamento ad acqua e così, Emil gettò in mare, tra gli scogli, un lungo tubo collegato ad una pompa elettrica. Il mare era mosso e presto, la pompa sbattuta dalle onde, si incagliò e smise di funzionare, anche a causa del filo elettrico che si distaccò. Questo primo incidente, fece perdere molto tempo a Emil che, con la santa pazienza, quella mattina dovette disincagliare la pompa e ripristinare i collegamenti. Lui però non si perse d’animo e andò avanti nel suo lavoro senza tanti problemi. La mattina dopo piovve ancora, ma poi il tempo piano piano si rimise e nel primo pomeriggio addirittura spuntò tra le nuvole un sole caldissimo.
Il terzo giorno di lavoro, ormai le sculture erano tutte più o meno sbozzate e già qualcuno stava iniziando a rifinirle. Emil però si rese conto di essere in ritardo e così mi chiese se era possibile lavorare di notte alla luce artificiale. Io lo accontentai e la sera stessa, dopo cena, lui tornò al molo sud per riprendere il lavoro alla luce del proiettore che gli avevo procurato.
Di solito, di sera, il molo sud si popola di pescatori che muniti di piccole luci, fissano tra gli scogli le loro canne e rimangono per due o tre ore a pescare praticamente al buio. Quella sera fu grande la loro sorpresa nel vedere sui massi una persona che lavorava alla luce di un proiettore e dopo un primo timido saluto, qualcuno incominciò a fargli domande e a fare amicizia. La voce si sparse velocemente tra tutti i pescatori notturni che a loro volta invitarono i loro amici e fu così che ogni sera, decine e decine di persone andarono a visitare Emil, portandogli da bere e intrattenendosi con lui. Era diventato una leggenda!
Alla fine dei sei giorni del simposio, i suoi sei dragoni erano finiti e colorati e la sua soddisfazione fu veramente grande. Le sue disavventure non finirono però, perchè il giorno dopo la sua partenza, ricevetti una telefonata con la quale in un inglese un pò sofferto, Emil mi disse che aveva dimenticato il portafoglio con tutti i documenti in albergo e che alla frontiera non l’avevano riammesso. Mi raccontò che aveva già informato l’agenzia dell’autobus che da San Benedetto arrivava a Praga, del fatto che io avrei presto portato là il suo passaporto e il suo portafogli per farglieli riavere una volta che l’autista avesse raggiunto la frontiera ceca, dove lui avrebbe aspettato. Così feci, ma nel suo portafogli non c’era più un euro.
Gli artisti sono così, stanno con la testa tra le nuvole, direte voi, si, ma Adamec era particolare. L’ho rincontrato in internet per caso, qualche tempo fa. Il suo progetto internazionale di agopontura della terra risultava ancora attivo, ma in aggiunta, ho visto su Wikipedia, che non solo erano aumentati i suoi titoli (agricoltore, fabbro, saldatore, viaggiatore, regista, geologo, astronomo, sciamano e taoista) rispetto a quando partecipò a Scultura Viva, ma addirittura, quale sostenitore della monarchia costituzionale, nell’agosto 2012, si era candidato a Presidente della Repubblica Ceca per le elezioni presidenziali del 2013.

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2 Dicembre 2018 alle 1:54 | Scrivi all'autore | | |

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