Macerata d’Estate: Boldrini semplicemente immenso nella poesia

Macerata, 2018-07-12 – Nell’ambito di “Macerata d’Estate”,  programma d’iniziative organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Macerata, è andato in scena  Maurizio Boldrini del Minimo Teatro con il recital poetico “Le differenze della voce”.  Le parole tremano quando incontrano la voce di Maurizio Boldrini, come se sapessero di essere liquidate, acquarellate,  a tratti scolpite, sospese sulle nuvole dell’emozione e rimandate al suono dell’origine. I numerosi spettatori convenuti  ieri sera nell’accogliente cortile del palazzo, nel cuore di Macerata,  oltre che trovarsi immersi in una magia, sono stati testimoni in ascolto dell’unico artista che oggi in Italia sappia essere erede della grande tradizione dei poeti della voce, tradizione che annovera artisti diversissimi come, ad esempio,  Nando Gazzolo, Riccardo Cucciolla, Carmelo Bene, Demetrio Stratos.  Ecco,  Maurizio Boldrini è nella sua unicità di scrittura vocale non riconducibile a nessuno dei citati eppure è come se portasse in sé il compendio della secolare ricerca dell’espressione poetica. Egli non legge, scrive con la voce nell’immediato dell’esecuzione, sommando la sua poesia a quella del testo labirintico, quindi nessuna possibilità d’uscita per il pensiero, crea per maestria e  incanto l’unico luogo possibile, quello dell’ascolto, il luogo raffinatissimo,  astratto, sospeso della sensazione. Per l’occasione gli sono state amiche complici le voci poetiche di Maria Callas, Rossella Or, Riccardo Cucciolla, Mario Luzi, Giuseppe Ungaretti,  Dino Campana, Guido Garufi, Remo Pagnanelli, Eugenio Montale, Andrea Zanzotto, Giampaolo Vincenzi, Giovanni Prosperi, Emilio Villa, Carmelo Bene, Pier Paolo Pasolini, tutti vivi, tutti presenti!




La deriva della percezione

 “DRAMMATURGIA A SCALARE” DEL MINIMO TEATRO
 
 
MACERATA – L’artista Mauro Mazziero, in una delle sue presenze al  Minimo Teatro di Maurizio Boldrini, ritrasse gli attori in scena mossi dall’aria della poesia e pose sul disegno il timbro del Minimo messo a rovescio. “Drammaturgia a scalare”, presentata domenica scorsa dalle classi della Scuola di Dizione Lettura e Recitazione e di Ingegneria Umanistica, rovescia le forme studiate della tradizione classica in tensioni e combinazioni attoriche che obbligano a un nuovo codice di scrittura testuale e teatrale. Nella prima parte della serata “Base della prova” si inizia con il conforto della tipica timbrica del Minimo applicata a brani didattici. Trenta minuti in cui la poesia testuale è in equilibrio con la poesia dei corpi e delle voci di quattro bravissime allieve al primo anno di corso: Martina del Bianco, Elisa Frascolla, Chiara Marresi, Francesca Pesaresi. Uno strano equilibrio in cui ci sono imprevedibili scarti di senso, procedimenti ritmici che superano quelli della danza e della musica, mandando alla deriva occhi e pensiero. Dopo 10 minuti di pausa, tocca al saggio di due ragazzini, i più piccoli allievi di Boldrini: Gianmarco Giorgi (12 anni) e Nicolò Marcattili (10 anni). Ci si aspetterebbe un po’ di accondiscendente tregua per gli ospiti spettatori, invece i due fanciulli passano con disinvoltura da Shakespeare, Leopardi, Palazzeschi, Montale, Pinter, Govoni a testi da loro stessi composti con un ritmo serratissimo e con l’estro da consumati attori sono capaci di mutare rapidamente dalle tecniche del comico all’umore della tenerezza struggente.

La classe del Minimo Teatro

A seguire il cuore della serata: “Altezza dell’esempio”, monologhi e dialoghi esemplari per la comprensione dello sviluppo delle forme drammatiche. In scena Valentina Lauducci con un “Riccardo III” straripante di colori espressivi e trascolorazioni; Lorenzo Vecchioni e Alessandro Corazza in una funambolica parodia di “Otello e Jago”; Lorenzo Tombesi in geometrica sospensione monologante con l’Ulisse dalla “Pentesilea” di Kleist; Serenella Marano con le allucinanti parole del “Manifesto futurista” di Marinetti che l’attrice ha liquidato alla fine con un solo gesto; Francesco Bernabei colpisce con la “Blusa del bell’imbusto” di Mayakovsky e subito dopo restituisce l’anima melanconica del poeta con la sua lettera d’addio; Maria Chiara Mannetta e Simona Branchesi cambiano totalmente rotta con un frammento da “La lezione” di Jonesco, pazza imprevedibile ed esilarante versione; Francesca Pesaresi in un frammento da “Il guardiano” di Pinter schizza a nervi il gergale dell’autore; Serenella Marano, Elisabetta Moriconi e Jennifer de Filippi, rispettivamente al microfono con “Petrolio” di Pasolini, “Robespierre” e “Advocata” di Giovanni Prosperi, trasportano il pubblico in una dimensione di commozione pura.
Ore 23.00, la serata è molto calda, alla temperatura si sommano i gradi dell’emozione, è qui che inizia “a scalare” il vertice dell’inaudito, del mai visto: “Area della sensazione”, che vede artefici gli stessi attori e attrici della parte precedente. Qui il racconto cessa, il Minimo Teatro fissa e combina etimi verbali e gestuali fuori da ogni pregressa logica drammaturgica, un’ora di perfetto vuoto trasfigurato dalla luce.

Chiara Marresi, Maurizio Boldrini, Elisa Frascolla, Francesca Pesaresi e Martina del Bianco




La “Drammaturgia a scalare” al Minimo Teatro

MACERATA – «La storia della drammaturgia moderna non ha un ultimo atto; su di essa non è ancora calato il sipario (…) la storia dell’arte non è determinata da idee, ma dal loro realizzarsi in forma». Così scriveva Peter Szondi al termine di “Teoria del dramma moderno” , saggio limpidissimo e imprescindibile per gli studi e le pratiche teatrali. Per Maurizio Boldrini fin dai tempi in cui fu studente al DAMS, il libro di Szondi, insieme ad altri capisaldi, è stato più di un riferimento, una “ossessione” da coltivare, sviluppare e da “realizzare in forma”. Studiando, ricercando, elaborando per tanti e tanti anni al Minimo Teatro con le classi della Scuola di Recitazione e di Ingegneria Umanistica, Boldrini e i suoi allievi sono in grado di presentare “Drammaturgia a scalare”, è una nuova frontiera espressiva che rende gli attori operatori in grado di trovare “etimi” verbali e gestuali, poi combinabili in nuova scrittura scenica non più catalogabile nelle consuete categorie drammaturgiche. Domenica primo luglio “Drammaturgia a scalare” viene presentata al Minimo Teatro: “Area della sensazione” che inizierà alle ore 23.00 sarà lo studio effettivamente dimostrativo dello “scalare”, ma è preceduto da altre due momenti, alle ore 20.00: “Base della prova”, semplice saggio su pezzi didattici che sono appunto alla base della preparazione dell’allievo; alle ore 21.30: “Altezza dell’esempio”, pezzi che forniranno appunto l’esemplificazione di alcune forme classiche di composizione drammatica e poetica. Queste due fasi saranno presentate in modo intenzionalmente “rudimentale”, si fa per dire, “rudimentale” al modo del Minimo, proprio per evidenziare la differenza che consegue con “Area della sensazione”. Si alterneranno sul piccolo palco del Minimo: Martina Del Bianco, Elisa Frascolla, Chiara Marresi, Francesca Pesaresi, Gianmarco Giorgi, Nicolò Marcattili (nella prima parte); Francesco Bernabei, Simona Branchesi, Alessandro Corazza, Jennifer De Filippi, Valentina Lauducci, Maria Chiara Mannetta, Serenella Marano, Elisabetta Moriconi, Francesca Pesaresi, Lorenzo Tombesi, Lorenzo Vecchioni (nella seconda e terza parte). La serata è naturalmente dedicata alla memoria di Peter Szondi.




Maurizio Boldrini del Minimo Teatro all’Università di Siena con Carmelo Bene

Siena – A Siena giovedì 10 maggio, nell’ambito di “Ciclomaggio 2018 – Carmelo Bene. Uno straniero nella propria lingua”, si svolge una giornata di studi su Carmelo Bene presso l’Aula musica di via di Fieravecchia 19. L’iniziativa è organizzata dall’Università di Siena, Dipartimenti di “Filologia e critica delle letterature antiche e moderne” e di “Scienze storiche e dei beni culturali”. Al mattino dalle ore 11.00 “Sugli scritti letterari” con gli interventi di Marco Capriotti, Simone Giorgino, Franco Vazzoler, nel pomeriggio dalle ore 16.00 “Sul teatro” con gli interventi di Paola Bertolone, Maurizio Boldrini, Armando Petrini.

Maurizio Boldrini

Il libro di Maurizio Boldrini “Lezione su Carmelo Bene” (Minimo Teatro/ Edizioni), oltre al suo valore intrinseco poiché esemplificazione delle tecniche operatorie dell’artista, si sta trasformando in un viatico per collegare persone e situazioni di studio molto diverse e geograficamente distanti:  la lezione su Bene si è spostata dal Minimo Teatro di Macerata alla Philosofarte di Montegranaro, dal Trinity College di Dublino a Oskenè di San Giovanni Rotondo e ora arriva a Siena.
Maurizio Boldrini la figura di Carmelo Bene è fulcro di un grande interesse!
Lo è sempre stato, da vivo e da morto, io cerco solo di contribuire a far mutare l’interesse da fascinazione in effettivo studio. L’invito per Siena mi è giunto direttamente da studenti e studentesse dell’Università che organizzano annualmente “Ciclomaggio”, ciò mi fa particolarmente piacere perché sono giovani che organizzano direttamente il loro studio con il coraggio di chiamare e ascoltare chi può essere “strumento” del loro interesse. Dissuado sempre dal farsi prendere dalla bellezza del soggetto studiato, così faro a Siena, per fornire qualche indicazione sulle tecniche operatorie e per mostrare dove è arrivata la “microchirurgia vascolare delle parole” grazie a tecniche di Carmelo Bene combinate con altre ingegnerie.




A Dublino giornata memorabile per la cultura maceratese

Dublino – Il 2 febbraio il Minimo Teatro di Macerata si è trasferito per un giorno dai 60 metri della sua sede di Sforzacosta ai 190.000 metri del Trinity College University al centro di Dublino. Su invito di Giuliana Adamo e Bianca Battilocchi del Department of Italian, il direttore del Minimo, Maurizio Boldrini, ha tenuto la sua “Lezione su Carmelo Bene” di fronte a un pubblico di studenti e professori convenuto presso Trinity Long Room Hub. Boldrini è stato introdotto dall’intervento di Gianluca Pulsoni, studioso ascolano presso la Cornel University di New York, ha esordito portando il saluto degli allievi della Scuola di Dizione Lettura e recitazione e della Scuola di Ingegneria Umanistica attraverso una poesia dell’allieva veterana Elisabetta Moriconi.

L’incontro fra Boldrini e il Presidente della Repubblica Irlandese Micheal Higgins

Apre la lezione leggendo un frammento da “Letania per Carmelo Bene” di Emilio Villa, entra in trattazione sulle tecniche operative di Carmelo Bene con pochi e dettagliati esempi estratti dal “Riccardo III” e da “Invulnerabilità’ d’Achille”, conclude in “leggerezza” con un’analisi comparata della canzone “A mano a mano” nella doppia interpretazione di Cocciante e Gaetano per sintetizzare le differenze tra il fare della rappresentazione simulante e il fare dell’artefice-attore. Si commiata con due poesie di Dino Campana e Giovanni Prosperi. Alla lezione di Boldrini ha fatto seguito la proiezione del film, bellissimo e dall’alto valore documentativo, “Nell’insonnia di avere in sorte la luce” di Giorgio Maria Cornelio e Luca Matteo Rossi, allievi di Boldrini e da due anni studenti al Trinity College, direttori dell’intera giornata convegnistica “Performative Arts Today” che ha visto gli interventi della più importante poetessa irlandese Eiléan Nì Chuillenain, di Giuseppe Sterparelli regista di un film su Villa e Burri, Antonio Presti direttore della Fondazione Fiumana d’Arte. Forte e intensa anche la presenza-assenza della poetessa Antonella Anedda interpretata con grazia e tenerezza da Giuliana Adamo e raffinato il concerto finale che ha visto protagonisti il pianista Leonardo Colazzo e la soprano Patrizia Zanardi. Tra gli artisti in mostra nelle diverse forme anche i marchigiani Osvaldo Licini, Magdalo Mussio, Silvio Craia, Remo Pagnanelli, Stefano Scodanibbio (sue le musiche del film di Cornelio e Rossi), Mariano e Giovanni Prosperi, Elisabetta Moriconi, Valentina Lauducci, Vincenzo Consalvi. A imprevisto suggello della memorabile giornata a Dublino l’incontro e il saluto della truppa del Minimo Teatro con il Presidente della Repubblica Irlandese Micheal Higgins e Signora.

 




Ci sono le scuole di recitazione, poi c’è il Minimo Teatro

La prossima settimana inizia per la trentacinquesima volta il corso annuale della Scuola di Dizione Lettura e Recitazione del Minimo Teatro diretto da Maurizio Boldrini.
MACERATA, 2017-11-04 – Qualcuno ha scritto: “ci sono le scuole di recitazione, poi c’è il Minimo Teatro”, già, la vicenda della Scuola maceratese è da sempre caratterizzata da una unicità distintiva data da più elementi: innanzitutto le indicazioni fornite agli allievi sono frutto di combinazioni interdisciplinari di altissimo livello, non si riproducono in facili cliscé, ogni lezione è un viaggio di conoscenza sia per il maestro che per l’allievo, inoltre il Minimo opera, suo malgrado, senza contributi pubblici, in ambito teatrale non esiste a livello nazionale un altro caso simile di massima scientificità ed altrettanta indifferenza istituzionale. Le ricerche sul linguaggio teatrale praticate al Minimo Teatro sono riferimento anche in ambito medico, architettonico, filosofico, antropologico. Per quanto poi riguarda l’ambito propriamente teatrale, le esperienze della Scuola di Dizione Lettura e Recitazione sono approdate in ambiti internazionali quali: IRCAM di Parigi, Institut del Teatre di Barcellona, prossimamente al Trinity College di Dublino, si sono occupati del Minimo la radio francese e la RAI, il regista Luca Ronconi nelle sue “Voci per l’attore di teatro” cita Maurizio Boldrini, unico italiano vivente in mezzo a nomi grandissimi del panorama internazionale.

Dott. Boldrini qual è la sua impressione dominante ad inizio del 35° “viaggio” del Minimo?
Una impressione di estrema precarietà, quella che si potrebbe chiamare la “storia” del Minimo coincide con la sua “poesia”, taluni ne riconoscono, o credono di riconoscerne la storia, pochi sanno leggerne la poesia.
Parole amare per un inizio!
Per me ogni lezione che tengo è come se fosse la prima e l’ultima, da 35 anni, ciò significa che non faccio repliche, è costante, invece, un’anelito verso la progressione della conoscenza, però intorno il plauso alla mediocrità e la violenza dell’indifferenza aumentano di consistenza, è una battaglia ardua quella del Minimo Teatro e non ho voglia di passare né per una vittima, né per un eroe, vorrei solo continuare a studiare e a far studiare.
Cosa invece la conforta?
L’attenzione, la generosità di amici, la scintilla che brilla negli occhi di un allievo quando insieme scopriamo una cosa che io e lui prima non sapevamo. Al Minimo abbiamo ribaltato il concetto di “recitazione”, niente a che fare con la finzione e il mascheramento, è un gioco serio che impone ai partecipanti il riconoscimento e la prova delle personali essenze vitali. Al Minimo non si finge la vita di personaggi, si prova a vivere.
Ci sono ancora alcuni giorni utili per le iscrizioni di nuovi allievi: Minimo Teatro, borgo Sforzacosta 275, Sforzacosta di Macerata, tel 347 1054651.



Minimo Teatro: Scuola di Dizione Lettura e Recitazione, dal 1982 al 1592

MACERATA – Scuola di Dizione Lettura e Recitazione, Minimo Teatro, Maurizio Boldrini: sono tre sinonimi che dal 1982 identificano l’esistenza di un’arte non incline alle mode e fatta di quello studio capace di tracciare nuove mappe per la conoscenza. Un’esistenza difficile quanto ostinata, addirittura un fastidio per coloro che vorrebbero trastullarsi con il risaputo, con i luoghi comuni che spesso fraintendono il teatro. Ma gli echi d’alta quota del Minimo Teatro, di tanto in tanto, sono capaci di oltrepassare le Alpi e di arrivare in luoghi impensabili, ad esempio in Irlanda: ad inizio del prossimo anno Boldrini è stato invitato a tenere lezione al Trinity College di Dublino, prestigioso istituto d’istruzione a livello mondiale fondato da Elisabetta I nel 1592. 

Elisabetta I

Il Minimo Teatro, dai suoi 60 metri ai 220.000 metri d’estensione del Trinity, c’è da perdersi. Intanto a Sforzacosta di Macerata il Minimo deve mantenere i 60 metri in cui opera, impresa ardua, per chi è da sempre controcorrente. Intanto sono aperte le iscrizioni al 35° anno di corso della Scuola di Dizione Lettura e Recitazione. I nuovi allievi, oltre a lezioni a piccoli gruppi, frequenteranno anche lezioni individuali e laboratori. La didattica, inizialmente, prevede l’applicazione di elementi base quali la corretta dizione, l’impostazione fonatoria, la lettura espressiva, le dinamiche di gesto, movimento, azione e pian piano, per otto mesi, gli allievi potranno affrontare materie più complesse quali la recitazione in versi, il rapporto voce-musica, la scrittura poetica, la micro cinesica, le dinamiche del monologo, fino al superamento delle tradizionali categorie drammaturgiche. Tre sono i laboratori integrativi previsti: scrittura, radiofonia, cinematografia. Sarà attivata anche una classe per i più piccoli. Invece, con un mese di anticipo, è iniziato il 14° anno di corso di Ingegneria Umanistica, la frontiera più avanzata del Minimo Teatro. Consiste in una classe di allievi veterani (ma anche i nuovi iscritti potranno parteciparvi come uditori), che quest’anno si dedicheranno a tre parole: segreto, desiderio, immaginazione che saranno studiate e praticate attraverso cinque discipline: teatro, cinema, medicina, filosofia, architettura. Per informazioni e iscrizioni:Minimo Teatro, borgo Sforzacosta 275, Macerata, telefoni 0733 201370, 347 1054651.

 

 




Osvaldo Fanella: “Le parole delle foglie che cadono”

Presentazione dell’ultimo libro di Osvaldo Fanella
MONTEFANO (MC) – Domenica 10 settembre, ore 21.30, presso il Convento dei Servi di Maria San Filippo – Chiostro dei Frati, sarà presentato l’ultimo libro di Osvaldo Fanella: “Le parole delle foglie che cadono” (Affinità Elettive, Ancona).  Alla presenza dell’autore, interverranno Antonella Ventura presidente dell’Associazione Arte per le Marche e Maurizio Boldrini direttore del Minimo Teatro che leggerà estratti dall’opera poetica.

Osvaldo Fanella, che ha operato in ruoli di vertici presso grandi gruppi industriali e dei servizi, già membro del Management Board Sida Group e del Management Academy Istituto di Studi direzionali, ha pubblicato altri due libri di poesie e racconti: “Note dal mercato dell’acqua” (Edizioni Universitarie Romane, 2006) e “Come il sasso sull’onda ogni sera” (Marte Editrice, Teramo 2012). Alla prima lettura la scrittura di Fanella si mostra garbata, gentile ed ha una caratteristica tipica della poesia vera: appena girata la pagina per passare a un’altra poesia il lettore è portato a ritornare indietro e a riposare l’immaginazione nella pagina precedente, scoprendo che l’abito semplice della parola indossato da Osvaldo Fanella è un velo dal quale traspare un’anima bella di sogno e di futuro, una scrittura che “obbliga” il pensiero ad essere coscienza e conoscenza.




Il “Minimo Teatro” presenta il nuovo corso di “Ingegneria Umanistica”

MACERATA – Giovedì 7 alle ore 21.00 presso il Minimo Teatro (Borgo Sforzacosta 275) Maurizio Boldrini presenta il programma del nuovo anno di corso di Ingegneria Umanistica, la disciplina che studia e apre il linguaggio teatrale verso altri orizzonti scientifici per integrare e superare le rispettive conoscenze settoriali.

Gli allievi opereranno su tre parole chiave: segreto, desiderio, immaginazione, che saranno indagate e connesse da diversi “punti di vista”: teatrale, cinematografico, medico, architettonico, filosofico. All’incontro potranno accedere liberamente non solo allievi ed ex allievi ma anche tutti coloro che sono interessati ad avvicinarsi alle particolari elaborazioni dell’Ingegneria Umanistica. (Tel. 347 1054651).



Cicale e campane:  musica perfetta per le “Spoglie d’Adelchi” del Minimo Teatro

 

Macerata – Montegiberto nel fermano è uno dei pochissimi comuni delle Marche a non essere dotato di una sala teatrale, molti anni or sono aveva un bellissimo teatro tutto in legno che fu demolito per ricavarne uffici comunali. Probabilmente è  per riscattarsi da questa mancanza che la comunità di Montegiberto si concede di ospitare periodicamente quel capitale di arte che è il Minimo Teatro di Macerata, diretto da Maurizio Boldrini. Lo scorso anno gli allievi della Scuola di recitazione del Minimo teatralizzarono tutto il centro storico di Montegiberto con una indimenticabile “Notte shakespeariana”.  

 Invece lo scorso venerdì alle ore 23.30, nel suggestivo cortile della Sala delle Volte, il Minimo Teatro ribalta completamente la prospettiva dell’ anno passato con uno spettacolo intimo e al tempo stesso pregno di una  fortissima liricità: “Spoglie d’Adelchi”, studio scenico derivato (alla deriva) dall’Adelchi di Manzoni. Prima dello spettacolo i ragazzi di Montegiberto hanno letto con precisione e tenerezza alcuni estratti dall’Adelchi, gli hanno  fatto eco con  consueta maestria quattro allievi del Minimo, Simona Branchesi, Carla Camilloni, Maria Chiara Mannetta, Lorenzo Tombesi. A questa prefazione, che per sua bellezza da sola sarebbe bastata come dono agli spettatori, ha fatto seguito “Spoglie d’Adelchi”. I cinquanta minuti di ingegneria poetica di questo spettacolo producono scariche e improvvise sospensioni  sensoriali,  in continua variazione e trascolorazione. E’ la macchina della sensazione, talmente messa a punto che può contenere anche le contingenze spaziali della situazione, durante lo spettacolo hanno suonato più volte le campane della torre a segnare il tempo, il loro suono con la perfezione del caso ha scandito le scene più movimentate, mentre il frinire delle cicale esaltava la sospensione gestuale degli attori, ecco i magnifici sette: Jennifer De Filippi, Valentina Lauducci, Elisabetta Moriconi, Serenella Marano, Francesca Santinelli, Lorenzo Vecchioni, Simone Verducci. Organizzazione: Zefferina Remia, Edelvais Totò. Supporto logistico: Fausto Giusti. La serata è stata promossa dal Comune di Montegiberto, dalla Pro Loco e da “segreti” mecenati privati.