dall’Amat

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2019-03-09

FABRIANO, TEATRO GENTILE DOMENICA 10 MARZO

CON IL BAULE DEI SOGNI PROSEGUE LA STAGIONE DEDICATA AI RAGAZZI

 

Domenica 10 marzo al Teatro Gentile di Fabriano con Il baule dei sogni prosegue la stagione per i ragazzi promossa dal Comune di Fabriano con l’AMAT e realizzata con il contributo di Regione Marche e MiBAC.

In una soffitta riposa un baule. Nel baule riposano oggetti, fantasie, storie, personaggi. Un personaggio apre quel baule ed ecco… lo spettacolo comincia. Anche se siamo in una soffitta non dobbiamo ingannarci, può accadere di tutto: di vedere il cielo, il mare, di stare in casa e perfino in un mondo immaginario. […] Tutto nasce da un baule da dove escono gli oggetti più disparati e di uso comune, i quali vengono di volta in volta trasformati e rivissuti in chiave fantastica: ecco allora che ci troviamo alle prese con palloncini che prendono vita, strane presenze di antichi fantasmi, robot tecnologici, bastoni animati, come pure con un aereo e una nave che ci portano a scoprire un fantomatico tesoro in un’isola misteriosa dell’oceano, fino a far arrivare gli extraterrestri sul palcoscenico per l’inizio di un’altra avventura. Lo spettacolo, vissuto solo attraverso la capacità evocativa del gesto e del movimento, usa il linguaggio del corpo per esprimere sensazioni e stati d’animo che via via si susseguono durante questo viaggio fantastico in un mondo fatto di oggetti, di sogni, immagini ed emozioni […] un susseguirsi di vicende tra lo strampalato e il reale che lasciano spazio al mondo creativo di chi guarda e vive le sensazioni trasmesse. La colonna sonora che accompagna lo svolgersi della vicenda e l’uso sapiente delle luci e degli oggetti diventano importante complemento ad uno spettacolo che coinvolge bambini e adulti.

Lo spettacolo – prodotto da Ruvido Teatro – è scritto e interpretato da Fabio Bonso e Aldo Baroni, le musiche originali sono di Moreno Barbazza e Mario Tiffi, le scene di Massimo Checchetto, le luci di Luca Seno e i costumi di Simonetta Nardi.

Per informazioni: biglietteria del teatro 0732 3644. Inizio spettacolo ore 17.

MARTEDÌ 12 MARZO AL TEATRO SANZIO DI URBINO

LA SCUOLA DELLE MOGLI DI ARTURO CIRILLO

Martedì 12 marzo prosegue al Teatro Sanzio di Urbino la stagione promossa dal Comune con l’AMAT. In scena La scuola delle mogli di Molière nella traduzione di Cesare Garboli, interpretato e diretto dalla sapiente regia di Arturo Cirillo, in scena al fianco di Valentina Picello, Rosario Giglio, Marta PizzigalloGiacomo Vigentini, e prodotto da Marche TeatroTeatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Napoli.

La scuola delle mogli è una commedia sapiente e di sorprendente maturità – afferma Arturo Cirillo – vi si respira un’amarezza ed una modernità come solo negli ultimi testi Molière riuscirà a trovare. Vi è la gioia e il dolore della vita, il teatro comico e quello tragico, come in Shakespeare. Il tutto avviene in un piccolo mondo con pochi personaggi. M’immagino una scena che è una piazza, come in una città ideale, con la sua prospettiva, la sua geometria, ma dove dentro all’abitazione principale, vi è una lunga scala di ferro che porta ad una camera che è come una cella, una stanza delle torture, e un giardino che assomiglia anche ad una gabbia. L’azione avviene nello spazio tra questa casa ed un’altra, appartenenti entrambe al protagonista, il quale si fregia di un doppio nome e di una doppia identità, come doppia è la sua natura. Egli è uno spietato cinico ma anche un innamorato ossessivo, un indefesso fustigatore delle debolezze altrui come anche una fragilissima vittima del proprio gioco. Al centro una giovane donna cavia di un esperimento che solo una mente maschilista e misantropica poteva escogitare: è stata presa da bambina, orfana, e poi lasciata nell’ignoranza di tutto per poter essere la moglie ideale, vittima per non dire schiava, del futuro marito che la dominerà su tutti i piani, economici, culturali, psicologici. La natura, l’istinto, l’intelligenza del cuore renderanno però vano il piano penitenziale e aguzzino che si è tramato intorno a lei. Una commedia alla Plauto che nasconde uno dei testi più moderni, contraddittori ed inquieti sul desiderio e sull’amore. Dove si dice che la natura da maggiore felicità che non le regole sociali, che gli uomini si sono dati. Dove il cuore senza saperlo insegna molto di più di qualsiasi scuola. Dove Molière riesce a guardarsi senza pietismo, senza assolversi, ma anzi rappresentandosi come il più colpevole di tutti, il più spregevole (ma forse anche il più innamorato), riuscendo ancora una volta a farci ridere di noi stessi, delle nostre debolezze ed incompiutezze, della miseria di essere uomini”.

Le scene dello spettacolo sono di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le luci di Camilla Piccioni e le musiche di Francesco De Melis, eseguite da Francesco De Melis (chitarra classica), Caterina Dionisi(pianoforte), Casco Maria Livio (computer), Lorenzo Masini (chitarra acustica) e Orlando Trotta Paik (clarinetto e percussioni).

Per informazioni: biglietteria del teatro 0722 2281. Inizio spettacolo ore 21.

 

 

LA COMICITÀ SURREALE DI FLAVIA MASTRELLA E ANTONIO REZZA

MERCOLEDÌ 13 A SAN COSTANZO CON PITECUS E GIOVEDÌ 14 MARZO A MACERATA CON FRATTO _ X

La comicità surreale di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, “Leoni d’oro alla carriera” alla Biennale di Venezia, l’uno performer-autore e l’altra artista autrice, insieme dall’87 firmando a quattro mani l’ideazione e il progetto artistico degli spettacoli, giungono nelle Marche: mercoledì 13 marzo al Teatro della Concordia di San Costanzo con Pitecus – nell’ambito di TeatrOltre promosso dall’AMAT, con i Comuni del territorio, la Regione Marche e il MiBAC – e giovedì 14 marzo al Teatro Lauro Rossi di Macerata con Fratto _ X, appuntamento fuori abbonamento della stagione promossa dalComune di Macerata con l’AMAT.

Poeti dell’assurdo, protagonisti di suggestioni quasi fotografiche e di duetti ai limiti del nonsense dalla dirompente comicità, Flavia Mastrella e Antonio Rezza sono personaggi anticonvenzionali e straordinari interpreti dell’insensatezza che spostano continuamente l’asse delle certezze dello spettatore raggiungendo un pubblico ampio e soprattutto trasversale.

Pitecus racconta storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie rendono comici e aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio. I personaggi sono brutti somaticamente e interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, quasi fumettistiche. Pitecus si scaglia contro la cultura dell’assopimento e della quiescenza creativa. Pitecus è uno spettacolo di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, con Antonio Rezza, quadri di scena di Flavia Mastrella, assistente alla creazione Massimo Camilli, disegno luci di Daria Grispino, produzione RezzaMastrella con TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello.

“Il telecomandato gira in cerchio: la spensieratezza non ha luogo – scrivono Antonio Rezza e Flavia Mastrella nelle note allo spettacolo Fratto _ X – entra la ferraglia con la pelle appesa. E con la voce forte. Si gira e se ne va. Urla da lontano parole piene d’eco. Torna e se ne va. L’eco ammutolisce. Un taxi perduto è un lamento mancato, disperazione in cerchio con autocritica fasulla, vittimismo di regime, modestia tiranna e tirannia del consueto. Tutto ciò che si assomiglia va al potere. E Rocco e Rita a fare uno il verso non dell’altro ma dell’uno. A imitar se stessi c’è sempre da imparare. Ma chi imita se stesso è la cancrena nell’orecchio di chi ascolta. E marcisce l’ambizione. L’ansia non è uno stato d’animo ma un errore posturale. Forma e demenza non viaggiano mai sole. Tra le dune di un deserto, uccelli migratori volano felici sulla testa di due uomini sereni, lievemente turbati dall’arroganza del potente di turno, essere antropomorfo con le braccia malformate dal compromesso elettorale. La cultura è fatta a pezzi da chi ama sceneggiare. E poi la voce di uno fa parlare l’altro che muove la bocca per sentito dire. E si lamenta del suo poco parlare con la voce che lo fa parlare. Litiga con la voce che lo tiene al mondo. Applausi a chi ha ben poco da inchinare. Rarefatta dalla santità, Rita da Cascia oltraggia la provenienza, si ama non per sentimento ma per residenza: siamo sotto un fratto che uccide, si muore per eccessiva semplificazione. Il lottatore di sumo desume che dedurre è un eccesso. Sindoni a confronto con cartoni animati redentori. Guerrieri di ritorno da niente e specchi carnefici a mettere parole in bocca allo specchiato”.

Fratto – X è uno spettacolo (mai) scritto da Antonio Rezza, in scena con Ivan Bellavista, l’habitat è di Flavia Mastrella, assistente alla creazione Massimo Camilli, il disegno luci è di Mattia Vigorielaborato da Daria Grispino. Lo spettacolo è una produzione RezzaMastrellaFondazione Teatro Piemonte Europa e TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello. Info: San Costanzo 0721 3592515, 366 6305500, Macerata 0733 230735. Inizio spettacoli: San Costanzo 21.15, Macerata 21.

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