Premio Bizzarri, il regista Silvano Agosti presenta il documentario ‘Il fascino dell’impossibile’

Premio Bizzarri, il regista Silvano Agosti presenta il documentario ‘Il fascino dell’impossibile’

di Rosita Spinozzi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO, 2016-07-12  È un gradito ritorno al Premio Bizzarri quello del regista, sceneggiatore e scrittore Silvano Agosti che, nella serata di mercoledì 13 luglio, presenterà in Palazzina Azzurra la sua ultima creatura cinematografica ‘Il fascino dell’impossibile’ (27’). Il documentario narra la storia di Luigi Orazio Ferlauto, oggi ultranovantenne, che per sua stessa ammissione ‘fa quello in cui crede e crede in quello che fa’. Dopo la fine della guerra, superando ogni sorta di avversità Ferlauto ha creato a Troina (piccolo centro in provincia di Enna) L’Oasi, una struttura ospedaliera specializzata nella ricerca sul ritardo mentale e centro di ospitalità e terapia riservato ai disabili, attualmente accreditata al servizio sanitario nazionale. L’Oasi nasce dalle macerie materiali e morali lasciate dalla guerra e dal fascismo, e da quelle stesse ceneri è risorta dando vita ad uno spazio inizialmente gestito da una quindicina di volontari, oggi divenuto uno dei centri d’eccellenza italiani per la diagnosi, cura ed ospitalità di bambini e adulti affetti  da ritardo o altri disturbi mentali, con all’attivo più di mille collaboratori impegnati ogni giorno per rendere questo spazio sempre più confortevole e simile ad un posto in cui trovare rifugio. Agosti sceglie di raccontare questo luogo attraverso un’intervista al suo fondatore, alternando immagini di vita quotidiana all’interno dell’Oasi. Nelle riprese il regista mette in risalto la bellezza dei luoghi e delle persone senza indugiare inutilmente sul ‘disturbo’. Agosti sottolinea l’evidente benessere dei frequentatori dell’Oasi, la mente illuminata del fondatore di questa grande opera sociale e di quanti ogni giorno la tengono amorevolmente in vita. Il fascino dell’impossibile’ è un documentario vicino alla dimensione del sogno, realizzato da un grande artista che sa arrivare alle persone come pochi altri, pur avendo scelto di diffondere produzioni indipendenti. È umano l’obiettivo di Agosti e ci racconta un mondo in cui ‘‘i gabbiani’ non vengono tenuti in gabbia ma lasciati liberi di volare, anche se a loro modo’.Un mondo dove è la diversità a renderci unici, non l’essere tutti uguali. Il progetto Oasi, grazie alla determinazione del suo fondatore, guarda al futuro come Città aperta, per garantire alle famiglie dei disabili la certezza che anche dopo di loro i figli continueranno ad avere assistenza.

Silvano Agosti ha frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si è diplomato nel 1962. Nel 1967 ha esordito nella regia cinematografica con il lungometraggioIl giardino delle delizie, film che si avvale delle musiche di Ennio Morricone. Da metà anni Settanta si avvicina alla tematica della follia realizzando Matti da slegare con Marco Bellocchio, Sandro Petragliae Stefano Rulli. La pellicola è stata girata all’ospedale psichiatrico di Colorno, presso Parma, e propone una nuova interpretazione del rapporto cinema-verità, documento e fiction incentrato sul tema dell’istituzione manicomiale, ispirandosi alla teoria di Franco Basaglia. Con gli stessi amici realizza un’inchiesta televisiva in quattro puntate, La macchina cinema, cui fanno seguito vari documentari e programmi didattici. Agosti ha fondato la casa di produzione 11 marzo Cinematografica, cooperativa che produrrà tutti i suoi film, invitati al Festival Internazionale di Venezia (Quartiere in concorso nel 1986). Sul piano dell’attività letteraria vanta diversi romanzi candidati al Premio Strega e testi di poesia. Per la Rai ha realizzato la serie 30 anni di oblio e 40 anni di oblio con i materiali da lui stesso girati nel decennio 19681978. Ha collaborato anche ad alcuni programmi televisivi di Fabio Volo. Nei suoi film Agosti preferisce non avvalersi di una troupe tradizionale:si occupa personalmente della maggior parte dei ruoli produttivi, inclusi fotografia e montaggio, nella convinzione che un cineasta debba supervisionare tutti gli aspetti della creazione di un’opera per evitare che l’idea originale venga compromessa dall’intervento di troppe persone.  

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