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Festival Ferré 2015, ventennale nel segno della giovinezza e della varietà artistica

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Benjamin Clementine ©

di Rosita Spinozzi SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dieci e lode. È il voto che merita la 20^edizione del Festival Ferrè, concepita all’insegna del rinnovamento e di una eccellente varietà artistica che ha portato sul palco del Teatro Concordia, nelle serate dell’11-12-13 giugno, circa trenta musicisti uniti dalla passione per il carismatico chansonnier Léo Ferré, […]



Festival Ferré, standing ovation per Benjamin Clementine

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Benjamin Clementine ©

San Benedetto del Tronto, 2015-06-13 – 02:16:02 – Serata dell’internazionalità di altissimo livello con il fenomenale Benjamin Clementine, la star del momento, che con la sua voce notturna e dolce, tenera e possente, e con la sua sincera vena poetica esaltata da una musicalità che ha assorbito il meglio della grande canzone sia francese che afro-americana, ha toccato […]



Alabama Shakes “Sound & Color”

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Con il secondo album di una carriera già lanciatissima, gli Alabama Shakes confermano quanto di buono avevano fatto con l’esordio (“Boys & Girls” del 2012) e vanno oltre. La loro formula di funk’n’soul dalla forte impronta rock’n’roll si perfeziona e, in alcuni pezzi, fila in modo talmente superbo da vincere qualsiasi difesa.



“C’è luce negli oceani più profondi”: intervista a Scott Matthew

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Scott Matthew (foto di Michael Mann)

L’artista australiano parla di “This Here Defeat”, il suo disco più difficile e sofferto, e forse anche il più bello.



“Il mio sublime è la miseria”: intervista a Paolo Benvegnù

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Paolo Benvegnù (foto di Mauro Talamonti)

Ultimo approdo di una ricerca musicale, concettuale ed esistenziale mai doma, “Earth Hotel” è un disco suddiviso in stanze, in ognuna delle quali abita un personaggio o una lacerazione, un amore o una distanza, il mondo visto con la fatica del sensibilista. Non è un disco facile, occorre pazienza per farsi largo in una scrittura densa come mai prima d’ora e una certa dose di coraggio per fronteggiare il lato peggiore di noi stessi, svelato in brani come “Nuovosonettomaoista”, “Divisionisti” e “Piccola pornografia urbana” in una sorta di seduta analitica liberatoria e collettiva.



Tweedy @ Het Depot, Louvain – 15.11.2014

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Jeff Tweedy @ Het Depot, Louvain – 15.11.14 (foto www.ilmascalzone.it)

Si chiude a Louvain, pochi chilometri fuori Bruxelles, il tour con cui Jeff Tweedy ha portato in giro per l’Europa le canzoni del suo primo album solista, “Sukiarae”, un affare di famiglia composto di sorprendenti ballate agrodolci dedicate alla moglie Susan e registrate con il primogenito Spencer alla batteria. “Sukiarae” è un lavoro capace di mescolare con nonchalance il gusto pop di Ray Davies e John Lennon con almeno quattro decenni di musica americana, dosando le lezioni di Gram Parsons, The Band, R.E.M., Will Oldham, Elliott Smith con l’obliqua introspezione tipica del songwriting di Jeff Tweedy.



Nickolas Butler “Shotgun Lovesongs”

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“Shotgun Lovesongs” (Marsilio; pag. 320, euro 18,00 – traduzione di Claudia Durastanti)

Una parabola americana che indaga i temi della famiglia, dell’amicizia e della fama.



Joe Henry “Invisible Hour”

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“Invisible Hour” è una raccolta di undici rigorosi lamenti che, sebbene pretendano la vibrante intensità dell’ascolto solitario, hanno il pregio di lasciar sempre intravedere l’ottimismo. E’ un disco a mezz’aria tra condivisione e intimità, prosciugato di tutto il superfluo pur nella sua prolissità, semplicemente immancabile come ogni disco di Joe Henry.



“We Were Here”, intervista ai Turin Brakes sul nuovo album

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Olly Knights e Gale Paridjanian presentano il loro sesto album



David Foster Wallace e Mark Costello “Il rap spiegato ai bianchi”

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“Il rap spiegato ai bianchi” (minimum fax, 2014 – euro 12,50)

Quando scrisse, a quattro mani con Mark Costello, “Il rap spiegato ai bianchi”, David Foster Wallace non era ancora un autore-mito ma aveva già pubblicato due titoli – il romanzo “La scopa del sistema” e la raccolta di racconti “La ragazza dai capelli strani” – che l’avevano segnalato come uno degli scrittori più geniali della sua generazione. Soltanto un lustro più tardi avrebbe tirato su quel sontuoso monumento all’ambizione artistica che è “Infinite Jest”, ma la sua cifra stilistica nel 1989 era già perfettamente riconoscibile.



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